A Siderno esplode un geyser: popolazione nel panico

Siderno, questo piccolo paesello della Locride ci ha abituato a eventi meteorologici estivi sorprendenti e inspiegabili.
Per fortuna nessun ferito ma molti i danni causati dal più recente di tali sconvolgimenti microclimatici: un geyser apertosi in pieno centro, durante la mattina di lunedì.
Un anziano signore, tal R. F., passeggiava come ogni giorno con il suo cane Fufi per osservare le signore che escono dalla chiesa dopo la messa. Avvertito del pericolo dall’immobilizzarsi della bestia e da un improvviso latrato che ha rotto il tipico silenzio sidernese, R.F. ha fortunosamente evitato di cadere nellla voragine apertasi al centro della piazza cittadina, dalla quale è fuoriuscito un getto di aria calda e vapore bollente.
R.F. e Fufi si sono salvati, ma il getto è andato a lambire le finestre della trattoria adiacente, scrostandole da un decennio di grassi e fumi, ricadendo come una pioggia bollente sull’intera piazza, causando la morte dei pochi alberi spelacchiati.
Analizzato dalla prestigiosa Accademia delle Scienze del Lungomare, il getto è stato riconosciuto come una particolare acqua sulfurea proveniente dagli Inferi.
Tale affermazione, resa nota pubblicamente dalla triade commissariale, che negli inferi ci abita proprio, ha condotto al panico la già cagionevole salute psichica e sociale del paesello.
Le autorità religiose si sono attivate immediatamenente, e elicotteri del Vaticano hanno portato dozzine di fusti di incenso per benedire il suolo cittadino. Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, Scout, Ymca e Federtabacchini consorziati hanno già dislocato sul luogo tutto il personale disponibile.
Al momento non si hanno altre notizie, essendo stato eretto attorno al paese un cordone sanitario sorvegliato dai Navy Seal.
Vi terremo aggiornati su ulteriori sviluppi.

Q

q_star_trekQ, ti prego, portami via da qui.

Via dall’odioso nulla, dalla pozza nera dell’assenza di speranza. Portami a dormire tra le nebulose, a dormire come dorme un bambino non nato, sospesa nel vuoto eternamente silenzioso, rotolando secondo tutte le eclittiche possibili, il buio illuminato da una vicina T-Tauri e nebule di idrogeno ionizzato. Fammi dormire un sonno eonico accanto ai Pilastri della Creazione, non voglio neanche sentire il mio cuore battere, nella camera anecoica del cosmo.

Fuori dal tempo, fuori da tutto.

Pillars_of_Creation

Quando avrò riposato queste membra stanche dell’inerzia a cui sono costrette, e disincagliato il veliero della creazione dalle secche dell’apatia, fammi volare, veloce, velocissima, più veloce della luce se si può, altrimenti mi accontento di una buona approssimazione.
Attraverso Wolf 359, Cor Caroli V, Veridiano VII, Indri VIII, fammi bucare i wormholes, e cavitare nel tempo, sfilacciare il subspazio. Fammi raggiungere in un batter di ciglia l’altro braccio della galassia, e ancora oltre, verso Andromeda, Triangolo, Rosetta, Sombrero.
Fammi sfondare di forza e a testa bassa la Grande Muraglia, sconquassare i filamenti, respirare plasma, spostare le stelle dove non ce ne sono, affiancare una cometa mentre passa vicino alla sua stella ed essere fiamma accanto a lei, accompagnare i pianeti nelle loro precessioni, finché non saranno ingoiati dalle loro stelle diventate supergiganti rosse.
E voglio vedere dentro gli atomi e dentro i quanti, i fotoni , i muoni e i gluoni, e i quark top e bottom, i charmes-strange a spin semi-intero.

pleiadi

Ora schiocco le dita e in me fluirà la Natura delle Cose, la conoscenza dell’universo, e queste sciocche incongruità su cui ci arrovelliamo diventeranno per me materia di gioco. Voglio che l’universo sia il mio campo di gara. Scattare da una regione H II a una protostella, farmi investire da una supernova e sentire gli atomi di ferro che si formano attorno a me, sui polpastrelli delle dita: vederle irraggiare radiazioni. Essere presente ad una fusione tra galassie, con esplosioni cosmiche silenziose che abbacinano lo spazio, alla morte dei soli, al principio del tempo. Mettermi in faccia ad una gigante azzurra per coprire con la mia ombra un’enorme stella di neutroni, o per contro portare un fazzoletto ad una nana marrone, la stella più caccolosa che c’è, piccola come un topo, di un colore schernito.
Su piangi sulla mia spalla, non è colpa tua. Non sei brillante come Deneb, né Sirio, né Vega, ma fai impazzire gli astronomi, non ti basta? Oh be a fine girl, kiss me right now, right now, sweetheart.

OBAFGKMRNS meaning - what does OBAFGKMRNS stand for?

Giocare a nascondino tra gli anelli di un pianeta gassoso e rivelarmi in pieno come sagoma scura contro un pallido satellite rosa. Sostare tra gli ammassi di corpuscoli e planetoidi, dove si formano strane luminescenze, bianchi opachi, azzurri, malva, cremisi, bruni mischiati ai rossi. E se il suono potesse propagarsi darei vita ad assonanze insolite, trilli, tintinnii , vibrazioni, tonfi, collisioni, ritmi concitati, traffico spericolato.

Infilarmi proprio al centro di una protostella ed esserne il nucleo che inizia a bruciare elio, vivere la sua vita in tre battiti di tacco di scarpette di vernice rossa, e vederne il collasso gravitazionale, la morte, veloce, fulminea, immancabile, ovvia, naturale, consequenziale, scontata, per qualunque cosa sia fatta di materia.
Voglio volare sopra ad altri pianeti abitati, senza fermarmi: sono timida. Voglio solo darci uno sguardino e a ruotarci attorno come se dovessi avvolgerli con uno spago.
Mi apposterò vicino alla pulsar più precisa per regolare bene il mio orologio: garantito dal Ministero dei Pesi e delle Misure. Il mio orologio andrà meglio di quello di Ginevra. Ginevra dove? La Terra? Sol III, un piccolo pianeta di un sistema di una stella di tipo G, della fascia centrale del diagramma Herztsprung-Russel.

Una stella comune, una stella banale, piccina, si sa, ma chi sa se ce l’ha una grande città.

Antonimina 2

L’oroscopo delle ragazze

mustafa-soydan-zodiac-illustrations-aries-650x650Ariete:
il meccanismo della donna-slot-machine non fa per te. Non pensate subito al sesso, lettori! Ci sono donne che in ogni ambito, da quello sentimentale a quello politico, non si lasciano caricare con un gettone per dare un’illusione di successo. Il problema –per le donne NON slot-machine, sono uomini (e donne) che si comportano come tali. I gettoni sono fuori corso, però.

mustafa-soydan-zodiac-illustrations-taurus-650x650Toro:
il cielo grigio ti induce a soffermarti prima di stendere il bucato. Il vento ti spazza la gonna. Puoi gettare i panni sul prato, e scappare verso la California, o restare dove sei e cercare di capire da cirri e nembi, se pioverà o no. I capelli si scompigliano e fa freddo a luglio. Le scaglie di mare in lontananza sembrano promettere bene, la California non ti è mai sembrata tanto vicina.

mustafa-soydan-astro-illustrations-geminiGemelli:
ti aggiri tra un campo bruciato, grigio di cenere, in cui emergono nuovi germogli e qualche timido bocciolo. Non essere nostalgica verso il passato bruciato e andato via, anche perché sei stata proprio tu ad appiccare fuoco e ad alimentarlo con un comportamento irrazionale e furibondo. Il campo debbiato è pronto per la semina e il sovescio.

mustafa-soydan-astro-illustrations-cancerCancro:
una fotografia è come la nebbia: inconsistente, ma non permette di vedere oltre. Se ti porta in posti troppo lontani, nebulosi, immateriali, cancellala dal cellulare, dal desktop e soprattutto dalla mente. Riprendi un sano contatto con la realtà e le figure che la abitano. Lasciati catturare dalle voci, ascolta.

mustafa-soydan-astro-illustrations-leoLeone:
osserva i nasi. Il naso è tutto in un uomo. È l’espressione della sua originalità, un naso anonimo non cattura. Forse neanche un pirotecnico naso da festival alla Cyrano potrebbe piacerti, ma non rifiutare aprioristicamente un naso uncinato, curvo, aquilino, gobbo, stortignaccolo, ondulato, stretto, largo, ossuto o grassottello.

mustafa-soydan-astro-illustrations-virgoVergine:
credulone, un po’ goffo e tenero. Buongiorno e haiku. Facebook, whatsapp, coca-cola e Anni ’50. Il canapè, Herbert Marcuse, una montatura nera abbandonata sul tavolino da caffè. Capelli stropicciati sul cuscino. Fai attenzione a non danneggiare l’involucro perché il contenuto è fragile.

mustafa-soydan-astro-illustrations-libraBilancia:
la prossima volta controlla meglio la data di scadenza. Non essere vanesia, le lenti per la presbiopia ti danno forse un’aria da maestra elementare in pensione, ma in alcune occasioni sono indispensabili. Così come un buon mirino a infrarossi e una mano ferma.

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Scorpione:
e se lui non ti fa venire l’ispirazione, lascialo dalla mamma e vai in un’agenzia di viaggio a rifarti gli occhi sul mare di Capri e di Nicosia. Puoi anche fare un biglietto per due, e regalargli un dizionario tascabile italiano-greco moderno, sperando che acque cristalline e cieli azzurri lo riscaldino almeno un po’.

mustafa-soydan-astro-illustrations-sagittariusSagittario:
lui vestiva di nero, tu di bianco. Sempre insieme, sin da piccoli. Quando parlava lui ti incantava perché spandeva oro con le parole. Campanule azzurre e rose vedevi fiorire attorno al suo volto. Ma i cavallucci di legno fatti di stecchini non sono bastati più. Lui ha mentito ed è andato via. Ora ti manda un whatsapp ogni tanto chiedendoti come stai, conoscendo già la risposta.

mustafa-soydan-astro-illustrations-CapricornCapricorno:
lui è arrivato da te come una rondine ferita a un’ala. L’hai curato, nutrito, gli hai costruito un comodo giaciglio fatto di morbida lana e rivestito di lino fresco e bianco. Per non fargli mancare nulla l’hai messo in un posto da dove potesse vedere il cielo. Ma in gabbia. La gabbia era d’oro, tempestata di brillanti, ma alle rondini questo non interessa. Quando hai dimenticato la porticina aperta, è volato via.

mustafa-soydan-astro-illustrations-AquariusAcquario:
la tua vita gira veloce come un thriller senza fine. Se un momento devi recuperare una brutta statuetta da un cornicione di un tetto, e ti scivola la scarpa, un momento dopo scopri che i tuoi bambini hanno una terribile malattia che li rende allergici alla luce del sole e la tua collaboratrice domestica è un tipo strano. Non portare fantasmi sulle spalle: pesano, fanno umidità, e francamente, puzzano.

mustafa-soydan-astro-illustrations-piscesPesci:
immagina di essere una principessa a 42.000 piedi d’altezza. Sono circa dodicimila chilometri. È la zona in cui i raggi cosmici si frazionano, appena sopra ai comodi sedili passeggeri dei voli stransoceanici. Immagina cosa vorresti fare: sederti accanto al finestrino in business-class con la cintura allacciata, o provare una discesa libera con la tuta alare di Patrick De Gayardon?

Una brutta giornata, un bel ricordo (reloaded)

mimihawagara3Oggi è martedì 15, sera inoltrata.
Oggi mi hanno fatto ricordare di un personaggio che ha reso la mia infanzia più movimentata di quanto molti potrebbero pensare.
Da piccoletta guardavo sempre il wrestling in tv. All’epoca lo chiamavamo “catch” e i lottatori erano giapponesi. C’erano Tiger Mask, Antonio Inoki, Tastumi Fujinami.
Era tutt’altra cosa rispetto al wrestling americano fatto di schiaffoni, muscoli lubrificati, omaccioni pettinati con la coda di Barbie e calzemaglie colorate.
Era uno sport serio.

mimi hagiwara

Lo vedevamo con il commentissimo di Tony Fusaro.
Era davvero un pezzo che non ripensavo a Mimi Hagiwara, soprannominata proprio da Fusaro “la Farfallina Bianca” poichè vestiva sempre un semplice body bianco, senza nessuna decorazione. Mimi Hagiwara era un po’ la Chris Evert del catch, era bella, aveva i capelli lunghi e li lasciava liberi. Era un vantaggio per le altre lottatrici, ma lei correva il rischio perchè saliva sul ring e combatteva non solo con lo spirito del lottatore, ma anche con quel senso dell’estetica del combattimento che solo i giapponesi possiedono.

Di lei si diceva “appena alza una gamba l’avversaria è già a terra” . Era delicata e fortissima, agile e tenace.

mimi hagiwara1

Grazie Mimi, grazie per le tue gambe, i tuoi capelli, il tuo body bianco, e anche per aver lanciato qualche arbitro fuori dal ring.

L’oroscopo della settimana #2

mustafa-soydan-zodiac-illustrations-aries-650x650Ariete:
non avete tempo per parlare e gli altri lo capiscono dalla vostra camminata rapida e senza intercessioni all’ottimismo. Che voi siate uomo, donna, madre o fratello, cercate di rimanere vivi, anche se la città è un paesino e non dà le ali alle scarpe, o non è immortale e neanche un frutto da mordere. Restate vivi, e non camminate con lo sguardo a terra.

mustafa-soydan-zodiac-illustrations-taurus-650x650Toro:
le creature magiche potrebbero trovarsi anche in metropolitana, sull’autobus, in mezzo alla strada, anche se piove o tira vento. Non calpestatele, non urtatele: il fatto che perlopiù non siano visibili non è una giustificazione. Anche la gente comune –in fondo- è invisibile. E rammentate che per la gente noi siamo “gente”.

mustafa-soydan-astro-illustrations-geminiGemelli:
la malinconia vi lascia proprio sulla linea di meta, al tramonto, nel momento in cui tutto muore e si rinnova. All’orizzonte il buio disvelerà la prima stella della sera, Vespero, e nell’infinito ogni paura si confonderà con l’attesa e la speranza. I limiti e i contorni delle frontiere vi appariranno sempre più instabili e in continuo mutamento. La coda dell’occhio –in questi casi- vede molto meglio.

mustafa-soydan-astro-illustrations-cancerCancro:
le farfalle nello stomaco si muovono lentamente e sgraziate, come se le loro ali traslucide fossero stropicciate. Il vostro è un picciol fuoco che la distanza e il poco vento piano piano estingueranno senza che i tizzoni si consumino. Il vostro fuocherello non basterebbe per riscaldare il povero viandante o il monaco pellegrino. Salite su una collina e lì accendente un fuoco che oscuri la luce delle stelle.

mustafa-soydan-astro-illustrations-leoLeone:
dal fondo della coda dove siete sistemati in attesa che lo spettacolo cominci, vi cadrà lo sguardo su una chioma rossa, una ventiquattrore di pelle, il rivestimento scollato della poltrona, unghie verdi laccate con i glitter, un abito leggero con i colori della terra, scarpe lucide coi lacci, colletti chiusi fino all’ultimo bottone, degli occhiali da vista anni ‘70. E poi fari rosa e viola illumineranno la notte.

mustafa-soydan-astro-illustrations-virgoVergine:
credevate che la felicità fosse già tutta lì, per voi, sulla spiaggia. Ma le ventate sollevano la sabbia, che vi colpisce come mille aghi impazziti. L’asciugamano vi vola in faccia e non vi fa capire da che parte sia il mare, l’ombrellone si stacca dal suo palo e –come una barchetta-veleggia verso le coste abitate da antichi eroi. Ma prima o poi la tela assorbirà l’acqua, e la barchetta affonderà.

mustafa-soydan-astro-illustrations-libraBilancia:
le cose poi succedono, anche se non sapete spiegarvi né come né perché. Tutto sta nel ricordare in quale tasca o borsa avete messo il mazzo di chiavi, e poi trovare quella giusta. Non cercate di aprire il portone di casa con le chiavi dell’auto o della catena della bici. Chi dice : “Non esiste provare, esiste solo riuscire”, viene -come Yoda- da un altro pianeta.

scorpio_by_Mustafa-Soydan600_600Scorpione:
vi hanno sempre detto che i mostri non esistono, che sono fantasie dei libri e dei film. Volevano dirvi che il più delle volte è vero che non esistono creature di altri pianeti, che divorano cervelli o si nascondono nei condotti d’areazione. Esistono altri tipi di mostri però. Per sconfiggerli, chiedete aiuto agli amici, avanzate appaiati senza paura e copritevi le spalle a vicenda.

mustafa-soydan-astro-illustrations-sagittariusSagittario:
chiederete al cielo che vi faccia sparire di colpo. Ma lo sapete che neanche nelle mani di Stephen Hawking la storia può cambiare, neanche la vostra, per quanto piccola e individuale. La freccia del tempo è unidirezionale e indietro non si torna: attrezzatevi di ampolle per raccogliere lacrime e sangue.

mustafa-soydan-astro-illustrations-CapricornCapricorno:
l’inutilità è la madre del vostro fare e pensare. Non l’inutilità estetica, descritta da Wilde, e neanche quella operosa, di Aristotele. Ma la vera fatuità, l’assenza di responsabilità e l’incoscienza. Destatevi da sonno della ragione che genera mostri, per non diventare mostri voi stessi. Non adducete la ragione del sonno.

mustafa-soydan-astro-illustrations-AquariusAcquario:
è una piccola formalità: una firma su un foglio, un nonnulla. Pensate di acquistare la fama, la celebrità, di diventare dei divi da hit-parade? Un vero affare, è un’occasione, vorreste forse perderla? Ma attenzione a cosa state firmando. Il foglio non ha un aspetto un po’ ambiguo? Leggete bene i codicilli, non vi sembra che sia una stipula di cessione dell’anima?

mustafa-soydan-astro-illustrations-piscesPesci:
il ritmo del Dixie in due quarti vi dà noia, vi sembra stonato e fuori posto: meglio quello sincopato del tamburello in una tarantella, o il sibilo angoscioso della cornamusa in una marcia scozzese. Forse. Fate attenzione alle corde, dovete conoscerle bene per far muovere delle scarpe di pelle scamosciata color azzurro.

Il paradiso disabitato

Sandra Vinciguerra è senza dubbio una delle persone che hanno influenzato il mio modo di pensare attorno al giardino.

Una volta andai a La Mortella, che lei dirige, a vedere il giardino per la nuova mappa che sarebbe stata pubblicata sul pieghevole d’accoglienza.
In quell’occasione fui colta da un vero e proprio attacco di odeporofobia. Per arrivare sull’isola mi caricai di farmaci contro il mal di mare, tanto che in traghetto mi appisolai, e la sera caddi come “corpo morto cade”, in un sonno incosciente.

Era quasi autunno o giù di lì, ricordo che era fiorita una protea. Pioviccicava.
Rimasi neanche due giorni: avevo una depressione stellare.
Una sera mi gettai su una delle panchine proprio sotto la casa. Il giardino era stato chiuso quel giorno. Avevo visto gli irrigatori partire la mattina prestissimo, e il compressore girare tra le piante.
Buttata come un sacco bagnato su quella panchina, avevo davanti a me uno dei giardini più belli al mondo.
Mi sentivo male, male in un modo che non so descrivere. Come se la vita mi fosse stata prosciugata via, risucchiata dal corpo. Male come chiamarsi la morte.
La bellezza che si stendeva davanti a me non mi rincuorava, anzi, se possibile, mi toglieva speranza. Il sole moriva, allagando la fontana grande di tonalità grigio rosate, pian piano i colori si perdevano in un verde scuro indefinito, che solo la coda dell’occhio riusciva a percepire. Ho fissato lo sguardo su una sfinge coperta d’edera, e credo d’aver pianto a dirotto, o solo piagnucolato. Non ricordo bene.

Ho ripensato spesso a quel momento, e non mi sento in debito nei miei confronti. Non essere stata capace di essere felice nella bellezza non lo sento come una colpa.

Se ripenso a quel momento, adesso, che riesco ad incasellare meglio le mie emozioni, non posso non legarlo a questa foto, che tengo da circa cinque anni, in attesa di pubblicarla nel post giusto. Il post giusto è arrivato.
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Vi chiederete perchè. Seguite il mio filo logico, se non vi piace fatene un gomitolino da dare al gatto.

Ricordo con molta vivacità quel che mi disse Sandra, proprio durante quella visita: creare un giardino pubblico o condiviso è un modo totalmente differente di pensare al giardino. Eravamo alla Sala Thai, guardavamo la valle. Mi ricordo i suoi stivaloni.
Mi accorgo di aver sempre pensato al giardino in termini di comunità e partecipazione. Ringrazio di non aver mai avuto acqua a sufficienza per fare un giardino di panna montata che piace tanto oggi.

I paradisi hanno bisogno dello spirito di chi li abita.
Credo che Rosario Assunto mi ammazzerebbe, se non fosse lui stesso già morto, ma per me non c’è differenza tra le dame di corte che passeggiano a Versailles e le ragazze con i golf legati alla vita.
Versailles deve essere “transitata”. Col modo tutto inglese di suddividere i giardini, potremmo dire che ha una vocazione da pista pedonale/carrabile (sì, avete letto bene). Ieri carravano dame in crinolina, oggi carrano turisti.
Ma una Versailles vuota, e più che vuota voglio dire “svuotata”, perde il suo senso.

Non lo perde, invece, la Mortella, perchè vive di vita propria. Ecco perchè la bellezza mi ha fatto male, lì dalla panchina, perchè non potevo commuovere quel giardino col mio umore. Gli uccellini gridavano le loro gazzarre nel cielo che mano a mano si scolorava.
Io avrei potuto non esserci. E forse, non c’ero davvero.

L’oroscopo della settimana

mustafa-soydan-zodiac-illustrations-aries-650x650Ariete:
le prime quindici pagine del nuovo romanzo che state leggendo vi hanno già messo cappaò. Sarà il caso di impegnarsi un po’ di più nella lettura, o di cercare un po’ di quiete dentro di voi per capire parole, frasi, capitoli. Pronunciate il vostro nome a voce alta, e continuate a leggere. Ricordate, però, che un libro si può anche chiudere e sostituire con un altro.

mustafa-soydan-zodiac-illustrations-taurus-650x650Toro:
una foto vi guarda dal tavolino da caffè, si nasconde nel vostro disordine, tra cartoline, giornali e agende. Ricompare sempre, avreste la tentazione di gettarla via: in fondo, è inutile. Ma la lasciate lì, a farvi l’occhiolino tra il posacenere e il centrino della nonna. Una dolce tortura di cui non sapevate di non riuscire a fare a meno. Lasciatevi tormentare.

mustafa-soydan-astro-illustrations-geminiGemelli:
la Bellezza vi ha abbandonati. E non parliamo di quella del corpo, che è così transitoria e mutabile, ma quella del cuore. La luce si è spenta, hanno impacchettato il sole e chiuso la luna in un sottoscala. Siete sordi come una camera anecoica, muti come un mazzo di Tarocchi incellofanato, ciechi come la Tv messa sul canale del videoregistratore. Pegaso ha il corno spezzato. Raccoglietelo e incollatelo. Di più, non si può.

mustafa-soydan-astro-illustrations-cancerCancro:
riposando nell’oscurità, che vi apparirà insopportabilmente lunga, potreste scendere dal vostro baldacchino almeno con il pensiero, e rivolgerlo a chi vi ama. Fate chiarore, nella vostra tenebra, e assieme alla luce riportate un po’ di calore nel vostro cuore: le lampade a colori freddi non vi garantiranno né di vedere, né di capire, né di vivere nei cuori degli altri.

mustafa-soydan-astro-illustrations-leoLeone:
se dovete prendere a spallate una porta che non si apre, fatelo. Ma prima, siate sicuri di aver agito da persone intelligenti, oliando i cardini e levigando ogni spigolo. Tenete a mente che la porta potrebbe anche non aprirsi, e che voi potreste farvi male. Ma i lividi sono piccoli danni che dovrete tenere in conto. Rammentate che le porte si aprono anche tirando, non solo spingendo, e servono ad entrare, ma anche a uscire.

mustafa-soydan-astro-illustrations-virgoVergine:
se avete paura di perdere una cosa cara, non chiudetela sottochiave, non serratela nella profonda oscurità, non fate che sia inaccessibile a chiunque eccetto che a voi. Se avete paura di perderla, scriveteci sopra il vostro nome e l’indirizzo, e confidate che il mondo non sia così disumano come appare, e che se qualcuno la ritroverà, sarà così sensibile da riportarvela.

mustafa-soydan-astro-illustrations-libraBilancia:
spesso la sfortuna ha bisogno d’aiuto. La sfortuna, avete letto bene. Date una mano alla sfortuna, fate girare al contrario la ruota, cadete nel tranello teso, pungetevi il dito con la punta di un arcolaio, andate nel bosco di notte, aprite la porta segreta con la chiave insanguinata. Sarete pronti al peggio, e quando il peggio sarà sconfitto, non potrete avere altro che allori e corone.

scorpio_by_Mustafa-Soydan600_600Scorpione:
a volte l’ispirazione stenta ad arrivare, e anche quando sentite che la magia vi scivola fra le dita come polvere di fata, e che l’incantesimo sta per compiersi. Un difetto, una piccola macchia, un graffietto, una spiegazzatura, un filo fuori posto, un sibilo improvviso, vi fanno perdere il genio e vi riportano alla mediocrità. Abbassatevi, cambiate punto di vista. Camminate accucciati o salite su un muretto. Ascoltate, la polvere di fata scorre tra le dita.

mustafa-soydan-astro-illustrations-sagittariusSagittario:
cipolla, frittura, peli di cane e di gatto, muffa, sudore, elastici rotti, nove chiamate perse, 404 page not found. È la vita, come sia sia, è questa. Non mettetevi a correre sulla ruota del criceto, non cadete nel trabucco che vi impastoia e vi rende incapaci di muovervi, finché non sarete tirati su e gettati nelle vasche con gli altri pesci, a morire asfissiati senz’acqua. Le lacrime da cipolla si asciugano, gli elastici si annodano, il telefono si può spegnere.

mustafa-soydan-astro-illustrations-CapricornCapricorno:
una piccola felce dalle foglie tonde sbuca da una fessura tra le rocce di una fresca sorgente. Curatela. Per curarla non dovrete fare altro che evitare che qualcuno la curi, voi compresi. Lasciatela così, dove sta, e limitatevi a guardarla e bere dalla fonte che la bagna. Se qualcuno dovesse offrirsi di curare la piccola felce, ditegli “No, grazie, ella sa curarsi da sé”.

mustafa-soydan-astro-illustrations-AquariusAcquario:
sappiate che non c’è nessun articolo, legge, comma, normativa o codicillo che vi obbliga a rispondere al telefono. “Mobile” o “fisso” che sia. Spegnetelo. Spegnente le voci che vi tirano da ogni dove e vi strappano le carni a furia di pizzicotti minuscoli e diffusi, piccoli whatsapp che vi mordono come boccucce di piraña incattiviti da una pessima sceneggiatura di un film dell’orrore. Riprendete il controllo di voi stessi: prima le risposte alle vostre domande, poi il resto.

mustafa-soydan-astro-illustrations-piscesPesci:
degli occhi azzurri vi hanno guardato: vi avete visto dentro uno specchio di compassione. “Come mai –vi chiedete- desto compassione in chi mi conosce?”. Siete fuori strada, scambiate la pirite con l’oro, e l’oro con pirite. Non si tratta di compassione ma di semplice simpatia, affettuosità e senso di reciproca umanità. Non avete un trono da cui essere deposti, una corona che vi possa essere rubata, o dei superpoteri da perdere.

I luoghi dei giardini sono l’amore, la morte, il ricordo

Sin da giovane giardiniera ho ravvisato un legame segreto tra il giardino e la morte.
Da sempre, facendo giardinaggio, ho sentito questa idea accompagnarmi lungo un sentiero di rose e peonie. Ero divisa dalla lussuria e dal romanticismo che mi coglievano sfogliando i cataloghi di rose e il senso di morte quando ero in giardino. Potevo fissare per ore un singolo punto di una pagina del catalogo Austin e sognare amori passionali e dannati, magari un po’ teatrali, poi andare in giardino e –tra una vangata e l’altra- sentire la surreale idea di stare scavando la mia fossa.

Poi la morte arriva davvero, non la tua ovviamente, e i pensieri si fanno più logici, meno immateriali, perdono in gentilezza, guadagnano in capacità analitica.

È stata Mara Miller* ad aprirmi gli occhi: i giardini non sono un’articolazione dello spazio, ma piuttosto del tempo. Il fatto che il giardino si sviluppi unidirezionalmente lungo la freccia del tempo, la sua natura ciclica, il suo dialogo incessante col flusso del pensiero, con il nostro movimento, con la percezione fisica del nostro essere, mi convincono sempre più profondamente che il luogo dei giardini non sia solo tangenzialmente lo spazio tridimensionale, ma che la loro vera essenza debba essere collocata nella quarta dimensione.

Lo spazio sarebbe solo casuale, un “posto” a cui ancorare tutto ciò. Ecco perché le definizioni “spazio verde” e “area verde” sono incomplete, poiché vi manca l’indispensabile legame col tempo e con l’umano, che solo il “luogo” possiede.
Il vero giardino raccorda tutti questi elementi: umani, emotivi, logici, eidetici, ed ecco perché alcuni accorsatissimi giardini di grandi landscape artist mi sembrano solo delle attrazioni turistiche buone per far staccare tanti biglietti d’ingresso.

Il tempo, il paesaggio, i biglietti d'ingresso

Il tempo, il paesaggio, i biglietti d’ingresso

Mi torna sempre in mente la storia del Vicario Gibbs, come a martellarmi la testa.

Questo Gibbs visse alla fine del 1800 e partecipò ad un numero inimmaginabile di concorsi per floricoltori. Era un collezionista, un ibridatore e un uomo della sua epoca, aveva ammodernato la tenuta del padre ad Aldenham e vi produceva fiori e frutta da concorso a tutta forza.
Tra lui e il suo giardiniere si portarono a casa più di 100 medaglie della RHS.
Poi Gibbs morì nel ’32. La sua favolosa tenuta fu lottizzata e venduta. Trent’anni dopo non c’era quasi più niente del meraviglioso giardino di Aldenham.
Oggi non so cosa ci sia: una strada, un ufficio postale, una fabbrica di scarpe, dei villini popolari.

Ho sempre pensato di non essere un buon essere umano, di avere qualche avaria, di essere difettosa. Ho sperato però che avrei potuto contribuire “con il mio verso” al “potente spettacolo che continua”, e ho sempre desiderato di lasciare dietro di me se non dei buoni ricordi, almeno un buon giardino.
La storia del Vicario Gibbs ci dice che no, che non è così, che non puoi sopravvivere alla morte neanche tramite ciò che ti sopravvive, come un giardino.

Rudolf Borchardt** diceva che l’autentica poesia parla di “amore e morte”.
Mi pare che questo valga anche per il giardino: anche il giardino, quello vero, parla questi due linguaggi simultaneamente. Oggi amerai, domani morirai, e gli alberi saranno qui a vegliare sulla tua tomba, di questo sii consapevole mentre vivi, sussurra il giardino. E dunque il giardino assume un valore sacrale perché mette in comunicazione e in diretto contatto il presente (incerto) e il futuro (certo).

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Ma nel mondo moderno possiamo ancora permetterci di concedere valore sacrale al giardino, quando questo è afflitto da tecnicismi insopportabili e da autoreferenzialità e citazionismi anche un po’ ridicoli? Quanta distanza stanno mettendo tra noi e i giardini i rendering degli studi di architettura?

Per me il giardinaggio, come l’arte, è una “ricompensa”, come diceva Montale, “una forma di vita per chi realmente non vive”.

Gibbs è morto, il suo giardino pure, e io non mi sento troppo bene.

*MARA MILLER The Garden as an Art SUNY Press
**RUDOLF BORCHARDT Il giardiniere appassionato, Adelphi