Portachiavi “bomba di Urano” per #natalealverde

Natalealverde settimana 3 (1)Ieri al mio piccolo paesello è mancata la linea ADSL. Non vi dico: il panico.
Perciò arrivo oggi con ritardo e un po’ in soggezione nel presentarvi l’idea assurda che ho concepito per l’iniziativa #natalealverde.

Be’, lo sapete che io le cose le prendo sul serio, no? Mi si era intarlata in testa l’idea di un portachiavi da regalare a una amica. Ma non volevo niente a che fare con cuoio, feltro, maglia e uncinetto. Il primo per motivi ecologici, gli altri per la mia completa inettitudine al fai da te.
Mi sono ritrovata questa palletta di faggio e ho chiesto a un amico di praticare un foro da parte a parte, pensando di fissarci un nastro con un occhiello, dentro cui far passare il classico anello d’accio per le chiavi.

Il mio amico me la restituisce con dei fili di rame dentro, tanto per farmi pensare a qualche cosa di differente rispetto al classico nastrino.

Natalealverde settimana 3 (3)

Lo confesso, una volta finito non è piaciuto a nessuno, anzi, mi hanno derisa. Sentite, io l’ho fatto col cuore, magari potrà darvi qualche idea. Basta un oggetto che sia pesante o un po’ grosso, perché un portachiavi non deve essere leggero, specie se da donna. Un filo, una catenina o qualcosa che fissi il corpo ad un anello da chiavi, e basta.

Natalealverde settimana 3 (2)

Natalealverde settimana 3 (4)

Io la palletta l’ho dipinta di verde color Urano/Nettuno, ma se il vostro materiale è bello al naturale, potete lasciarla com’è. È davvero a costo zero, fatta con quello che si ha in casa. Potete prendere anche un sasso dalla spiaggia, tondeggiante e non troppo spesso. Il problema sarà praticare il foro, ma con una piccola cordicella da marinaio, sarebbe davvero grazioso.
Per quanto riguarda le decorazioni io ho usato quegli smalti un po’ glitterati e luminescenti, ma il legno recepisce bene anche le comuni tempere da scuola, purchè lasciate molto liquide, tipo velatura.
Se non avete niente e volete comunque applicare qualche tipo di decorazione, prendete piccoli ritagli, di giornali o riviste, francobolli, qualsiasi disegno vi piaccia, incollateli e passateci sopra numerose mani di colla. Maglio sarebbe una o due mani di flatting opaco (va bene anche quello in barattolo, ma meglio lo spray).

Ecco, io ci ho provato, ragazzi. Ora però voi non mi dovete ridere dietro!
Natalealverde settimana 3 (5)

Partecipano all’iniziativa #natalealverde i seguenti blog:

Aboutgarden
Art and craft
Cakegardenproject
Centopercentomamma
Comida De Mama
Con le ballerine verdi
Dana garden design
Giato Salò
Home Shabby Home
Hortusinconclusus
Piccolecose
4piedi&8.5pollici
Quattro toni di verde
SalviaeRosmarino
Shabbychicinteriors
Shabbysoul
Ultimissime dal forno
Un giardino in diretta
25mqdiverde
Verdeinsiemeweb
Il Castello di Zucchero
La malle de maman
L’ortodiMichelle
Non solo stoffa
Orti in progress
Ortodeicolori
Passeggiandoingiardino
Piciecastagne

Buono, bello, grande (È nato un bambino di cinque litri)

Misurereste il latte in metri? Quanti decimetri di latte bevi al giorno?
Misurereste la distanza in chili? Quanti chili hai percorso oggi?
Misurereste la massa o il peso in litri? Nato bimbo di cinque litri.

È il comune errore in cui cadono anche persone di genuino intelletto, di buona cultura e eloquio sperticato, nel momento in cui rivolgono o ascoltano una critica.

La critica quello strumento del pensiero che utilizziamo per incasellare ogni cosa nel suo giusto insieme.
È né più né meno che una signora filippina che vi aiuta a mettere in ordine l’armadio.
Le camicie con le camicie, i maglioni tra la roba invernale, giacche da un lato, scarpe dall’altro.

Allora attenzione a non confondere la Bellezza con la Morale (o l’Etica), o con la Quantità.

Riprendo uno scambio di battute del film “Scoprendo Forrester”:
“Così vedremo se le sue qualità vanno più in là della pallacanestro”
“Oltre”
“Cosa?”
Più in là è una valutazione di misura, oltre è una valutazione di merito”.

Ah! Il mondo delle parole, e il santissimo dizionario!
il-buono-il-brutto-il-cattivo

Bomba di semi per #natalealverde

natalealverde
Sono nuovissima di questa iniziativa blogghica, e quando Simonetta mi ha mandato il link della bacheca Pinterest ho pensato subito di fare “armi e ritagli” e tirarmi indietro.

Il miei fasti di ragazza-fai-da-te e cuciniera sono trascorsi da un bel po’, e basta farmi vedere una padella per mettermi in fuga.

In più non ho un accidente di soldi, e mi seccava spendere per una cosa che avrei dovuto solo fotografare per appiccicarla sul blog.
Tra l’altro c’era la faccenda della spugna, a tormentarmi.
Già, la spugna.
Sapete quelle spugne di rete di plastica colorata? Quelle legate al centro, che formano una palla? Quelle che costano un euro o giù di lì, e tolgono tanto bene il sudore incatramato? Ecco, quelle.
Da mesi ne tenevo una, a cui era volato via il nodo centrale, con l’intento di farci qualcosa. Una retina di plastica non si butta via, può servire a un sacco di cose: a conservare i bulbi in inverno, se vivete in zone fredde dove occorre toglierli da terra. Può servire come contenitore in molte occasioni, per le cipolle, la frutta, anche per i sassolini preziosi del mare, le conchiglie, le biglie, i soldatini di stagno, per metterci dentro semi e arachidi da dare agli uccellini.
La comodità è che basta agganciarla a qualcosa per appenderla, senza troppi problemi.
Lo scomodo è che un solo strato è troppo leggero.

“Faccio qualcosa con la spugna”, era il tarlo di questi giorni.
Ho pensato a un cesto sospeso, maaaaa… be’, non era davvero un granché: ve lo sconsiglio.
La cosa importante è tagliare il tubo in tanti pezzi uguali (io ne ho fatti solo due) e inserire un pezzo dentro l’altro, come una serie di calzini, in modo da avere una maggiore tenuta e una trama più fitta. Annodate di sotto con un elastico.

Visto che come hanging basket funzionava male mi sono detta: “Qualcosa di meno impegnativo esteticamente, ma funzionale. Faccio una bomba di semi”. Anche perchè voglio colonizzare il terreno dietro casa, che è stato recintato.

Per farla ho comprato solo un rotolo di rafia rossa, ma se avete in casa un nastrino, o anche un elastico, va benissimo. Io avevo una spugna arancione, ma se ve ne ritrovate una verde, sarà il massimo dell’abbinamento.

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natalealverde_bassa (2)Ho raccattato quel che mi sembrava più utile dal giardino: un’anforetta rotta, delle foglie secche e del terriccio.
Ho preso una bustina di semi di convolvolo, che regge bene ad un certo secco e che si diffonde in maniera spontanea, ma avrei potuto usare speronella, nasturzio, lino selvatico, ipomea, cosmea e molte piante annuali dalla fioritura primaverile, per evitare il caldo estivo che porterebbe a morte una pianta non accudita.

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Ho usato il coccio dell’ orcetto come base per la bomba (anche se atterrando si rompe non fa niente, i semi germineranno comunque). Poi l’ho foderato con foglie secche, e ho messo nell’incavo un po’ di terra qualunque.

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Ci ho poi versato una mezza bustina di semi e altro terriccio. Ho richiuso le foglie, comprimendo. Poi ho infilato tutto nella retina, richiudendo con la rafia rossa, tanto perchè è Natale, ma basta uno spago o un elastico.

Praticate qualche buco per agevolare la fuoriuscita dei germogli e la bomba è pronta per essere lanciata.

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Partecipano all’iniziativa #natalealverde i seguenti blog:

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Art and craft
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Centopercentomamma
Comida De Mama
Con le ballerine verdi
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Home Shabby Home
Hortusinconclusus
Piccolecose
4piedi&8.5pollici
Quattro toni di verde
SalviaeRosmarino
Shabbychicinteriors
Shabbysoul
Ultimissime dal forno
Un giardino in diretta
25mqdiverde
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La malle de maman
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Ortodeicolori
Passeggiandoingiardino
Piciecastagne

“Le donne vanno conquistate coi fiori” dramma orticolo di Lidia Zitara in mezzo atto e mezzo

Dramatis personae
Donna anziana
Donna giovane

che abbiamo imparato a conoscere in quest’opera teatrale.

Ambiente chiuso, casa comune, con molte scaffalature piene di libri impolverati, un divano arancione, una sola scrivania dove c’è un unico computer, un tavolino da tè ingombro di libri, senza posacenere, un cane nero è acciamballato su una poltrona.
Donna anziana è seduta in modo compunto su una seggiola verde, quella del computer, Donna giovane è seduta sulla poltrona di rimpetto a Donna anziana.

“…eh insomma, ti dico, la mattina dopo arrivavano tutti questi fiori. Ma composizioni e composizioni! Non certo roba così! E lei niente, non ne voleva a che sapere. E tutti questi fiori che continuavano ad arrivare, tanto che ne avevamo la casa ricolma! Però io mi chiedevo: perché non manda delle rose rosse? Alle donne, per conquistarle, bisogna mandare delle rose rosse! Lo sanno tutti! C’erano rose di ogni forma e colore, rosa, gialle, verdi e azzurre, ma rosse no. Allora io ho pensato: che discrezione, che persona squisita. Senonché una sera lei sparisce per tutta la notte. E il giorno dopo, cosa immagini che sia arrivato? un gran fascio di rose rosse, ma ce n’erano almeno un centinaio! Allora io ho capito tutto e mi sono detta: avevo proprio ragione, le donne bisogna conquistarle coi fiori!”

Hibiscus mutabilis

Hibiscus mutabilis
Degli Hibiscus, i libri di storia dei giardini che piacciono a me, non ne parlano molto. Lo cita Virgilio, ma come sempre i botanici moderni scombinano le carte dei vecchi poeti latini, e quella di Virgilio era l’Althaea.
Alla fine del ‘600 Gerard e Parkinson conoscevano e coltivavano la specie trionum, diffusa in Europa nelle zone umide.
Pizzetti dice “Mi vengono in mente due piante, una bella e una brutta”. La bella è il rosa-sinensis, la brutta il syriacus. Pizzetti pensava in effetti agli ibischi autostradali che infestano con loro tripudio di colori in “allegro miscuglio”, lo spazio tra le due carreggiate da Salerno a Reggio Calabria.
Vedesse ora…

Diciamocelo, non sono una fanatica degli Hibiscus, nonostante la loro appartenenza alla famiglia delle malvacee, una delle mie preferite. A differenza di Piz, a me vengono in mente piante quasi tutte brutte, con variabili eccezioni per gli ibischi palustri, che -manco a dirlo- non mi posso concedere.

I rosa-sinensis sono belli, sì, come una teglia di pasta al forno ripiena di melanzane fritte.
Mangiala ogni giorno e poi vedi. E aspetta, poi, perchè si portano dietro tutto un corredino di insettini come afidi e cocciniglia che ti infestano il giardino in due ore (2).

Qualche annetto fa l’ibisco non era così di moda. È perchè ora va l’esotico, il balinese. E questi ibischi sono stati trasformati in fiori grandi come vassoi da pizza, con colori che passano dal bruno fegato al prugna acida, dal rosa Big-Buble al giallo cheesecake. Con assortito contorno di variegature, sfumature, lumeggiature, screziature, macchioline, puntini e disomogeneità ricercate.

Insomma danno l’idea della tipica pianta plutoniana, quella che dal cazzetto centrale spara un ultracorpo, o minimo minimo un gas che ti trasforma in un servo del potere della Confraternita dei Monaci Senza Testa. O qualcosa del genere.
Li trovo francamente minacciosi, oltre che brutti.

Dopo la mania dei rosa-sinensis, ci fu quella delle specie acquatiche e botaniche, con fiori eleganti e dalle misure accettabili.
L’Hibiscus mutabilis ebbe allora (parliamo di una decina d’anni fa) il suo momento glorioso, seguito da una lenta obsolescenza.

Tornerà, perchè tutto nel giardinaggio, più che nella Storia, torna. Tornerà per il semplice fatto che alcuni ce l’hanno bello grande in giardino da tanti anni e se lo sono scordato. Quando a ricordarsi di averlo da decenni sarà un divo, una star o un maître de beauté giardincolo, vedrete tutti ripiombare sull’Hibiscus mutabilis come se fosse la perla più rara. E allora partiranno le invettive contro l’ibridazione senza freni, e tutte le varietà a fiori giganti e stracolorati: già li vedo gli articoli e i commenti, gli stati su Fb.
Tornerà perchè è una pianta semplice e gradevole, con un fiore affascinante, poco scontato, che non stanca l’occhio e la mente. Tornerà per il suo bel fogliame simile ai pampini della vite, e per il fatto di saper resistere a tutto quel corredino di insetti e nemici delle piante a cui i fioroni plutoniani cedono senza dar battaglia.
Tornerà perchè è moderatamente resistente e può dare soddisfazioni anche a chi vive in un clima fresco.
Tornerà perchè fiorisce quando meno te l’aspetti, col freddo, quasi a Natale. Tornerà perchè diventa un alberello ordinato, con la corteccia vellutata e chiara, perchè offre riparo e riservatezza. Si fa potare facilmente, attecchisce rapidamente da talea e resiste anche a quel po’ di secco estivo dei climi asciutti, e se fai qualche errore, te lo perdona.

Una pianta affidabile, di buon carattere, parca. Io l’ho detto.

#foliage #fashion #autunno 2014

Riceviamo e pubblichiamo:

“Gentile Blog di Giardinaggio Irregolare,
ti seguo da qualche mese e sento di poter trovare in te un raffronto su un argomento a me molto caro: il foliage.
Mi chiamo Assunta Maria Concetta, sono una foglia di un platano di Locri. Sono venuta al mondo questa primavera perchè per fortuna quest’annno l’albero non è stato capitozzato, come d’abitudine (testimonianza diretta del platano, che si chiama Giuseppe e ti saluta). La vita di noi foglie è molto rapida: so che lo sai perché il mese scorso passavi qui sotto e hai ripetuto una poesia su noi foglie, scritta da un tale che hai chiamato “Unghiaretti” o “Ugherotti”, non ricordo.

Appena nata ero verde, di quel bel colore che piace molto ai fotografi. Non mi addoloro di essere diventata gialla e poi marrone: è l’età che avanza, e anzi, non sono caduta prematuramente come è accaduto a molte mie sorelle.
Per me la vita è alla fine, lo so. Arriverà un colpo di vento al quale non potrò resistere, che mi staccherà via da Giuseppe e dalle mie amiche. Potrei non essere neanche più qui, nel momento in cui pubblicherai quanto ti scrivo ora.

Vorrei approfittare dello spazio che riservi alle voci piccole e sottili come quelle di noi foglie, per lanciare un messaggio al mondo: ciò che le riviste di moda del giardinaggio chiamano “foliage”, noi lo chiamiamo “morte”.

In fede,
Assunta Maria Concetta, foglia del platano “Giuseppe”, via Marconi 89044 Locri (RC)”

Per il direttore della Gazzetta di Massa e Carrara esiste la parità di genere: che vada a fare una gita dentro i centri anti-violenza così si accorge della differenza….

Per il direttore della Gazzetta di Massa e Carrara esiste la parità di genere: che vada a fare una gita dentro i centri anti-violenza così si accorge della differenza…..