Segnalo “Sunset Boulevard”

Segnalo Sunset Boulevard, un blog wordpress di un mio amico e collega, Antonio Falcone, collaboratore de la Riviera su cui tiene una rubrica di cinema dal titolo omonimo.
Per ora è agli inizi, ma dategli tempo, il ragazzo ha una bella penna e promette bene.
Consiglio agli appassionati di cinema di seguirlo.
Ho inserito il sito nel mio blogroll

Il Kitsch: dal principio all’effetto

Il Kitsch è l’arte che segue delle regole stabilite, proprio in un’epoca in cui tutte le regole artistiche sono messe in dubbio da ogni artista
Harold Rosenberg
La tradizione del nuovo

Parlando di Kitsch è sempre necessaria una certa dose di circospezione.
E’ un fenomeno che riguarda le arti e le arti applicate che si è imposto con vivacità sempre crescente dagli anni ’50 in poi, fino ad avere proprie connotazioni formali di stile o genere, esattamente come le hanno guadagnate due stili affini e per certi versi sovrapponibili come il Trash e il Camp (cfr. a tal proposito l’articolo di Marco Salvati sul sito “L’attimo fuggente” Perchè non possiamo dirci Trash?.

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Zio Paperone e Nonna Papera

Alla domanda: “Che rapporto di parentela c’è tra Zio Paperone e Nonna Papera?”, la risposta più frequente è: “Ovvio: sono fratello e sorella!”
Non è vero un beneamatissimo nasturzio…
La verità è che Nonna Papera e Zio Paperone non sono affatto parenti.
Infatti il figlio di Nonna Papera, Quackmore, sposò la sorella di Paperone, Ortensia, dalla cui “felice” unione sono nati Paperino e sua sorella Della.
Si tratta quindi di un rapporto non diretto, ma acquisito.
Perciò, Nonna Papera è effettivamente nonna di Paperino (e di Della), mentre Qui, Quo e Qua sono suoi pro-nipoti per parte di madre (Della).
Zio Paperone è nonno di Paperino, non zio ed è il padre del cognato di Nonna Papera.
Non c’è quindi nessun rapporto diretto di parentela tra Nonna Papera e Zio Paperone.

Fonti: vodandonio vodandonio.

Omsa design, shocking legs

Uno degli spot più riusciti della storia della tv. Un altro che ha resistito al logorio della vita moderna ed è approdato su youtube, nonostante il digitale non ci fosse all’epoca sua.
Elegante, raffinatissimo, giocato sul filo sottile del Camp più eighties e ironico, senza dimenticare la moda più alta e cultuale. Di una sensualità rovente e al contempo algida, distante, alla Eyes Wide Shut di Kubrik. Allusivo, ma mai evidente, trasparente come un collant. Sensualissimo e perfetto, senza sbavature, con una maniacale attenzione al minimo dettaglio, all’acconciatura, alla luce sulle labbra, al colore del rossetto, dello smalto, alla trama del tappeto e allo stile del divano. La scelta più attenta dell’espressione del viso della modella, anche se di durata infinitesimale.
Razionalissimo e misurato l’uso del colore, in pochi ma importanti elementi (a parte ovviamente le calze, che risultano effettive protagoniste dello spot, sono solo lo smalto, il rossetto e un ventaglio color verde smeraldo). Colore che si staglia elegante e vivido su un fondo scuro, un divano in pelle nera e un tappeto perfettamente bianco (ma lanoso, di consistenza vaporosa, come l’acconciatura della modella). Importanti e calcolate le aggiunte di fotogrammi in bianco e nero che affinano ulteriormente l’atmosfera.
Magistrale l’aggiunta di una colonna sonora notissima, “Bang bang” di Nancy Sinatra (tratto da Dalida), ma resa più veloce, più timbrica e incisiva.
Uno spot come se ne sono visti pochi, memorabile, veloce e rapido come un graffio di donna.

Ailanthus altissima

Mi chiedo perchè certi nomi così eleganti vengano dati a piante che nel tempo si procurano così cattiva fama. L’Albero del Paradiso non è neanche brutto, ma certo che è diventato un pericolo mortale per ecosistemi delicati. A quel che ne so è il flagello più terribile dell’Isola di Montecristo, che cela al suo interno tesori ben più grandi di quelli letterari, e che solo recentemente e parzialmente è stata aperta alle visite.
L’Ailanthus viene piantato spesso come albero da viale, per la sua resistenza all’inquinamento, alla mancanza d’acqua, agli sbalzi termici, agli insetti, e a ogni altro flagello concepibile dalla natura e dalla mente dell’uomo, in questo caso le potature selvagge che le amministrazioni comunali amano tanto.
Un Ailanthus scalvato e poi “ricresciuto” è non solo brutto, ma ridicolo. Un vero e proprio scopazzo con quelle foglie lunghe e pennate che ha. Un vero e proprio piumino per la polvere… sembra proprio uno Swiffer un po’ usato, stropicciato, lasso, con le samare che fanno la parte dei biocchi di polvere.
Non so se mi sentirei di piantare un Ailanthus, in tutta coscienza non so se me la sentirei, come non me la sentirei di piantare una Pueraria lobata.
Però lasciato un po’ a se stesso, con chioma libera di allargarsi (e il nostro amico ne ha, ne ha, oh, se ne ha)non è male. E’ molto mediterraneo, specie se piantato vicino a un pino marittimo. Una pianta di vocazione ben caratterizzata, ma potenzialmente mortale.