La High Line di New York

Paesaggio urbano

Invece di abbatterla hanno deciso di farne un viale per passeggiare. Era una vecchia ferrovia, costruita negli anni Trenta per sostituire la soprelevata che correva sopra la Decima Avenue, un viadotto pericolosissimo che fu ribattezzato “Death Avenue”.
Ha funzionato dagli anni Trenta fino agli Ottanta, portando merci, soprattutto carne di tacchino, dalla zona delle grandi pianure. In seguito allo spostamento del mercato delle carni, cadde in disuso e fu lasciata abbandonata a se stessa e in parte demolita.
Come sempre accade in casi in cui edifici e strutture vengono lasciate abbandonate, la natura rimette piede da dove era stata scacciata, e la High Line è stata invasa dalle erbacce.
Anche la storia della High Line è simile a quella dei Guerrilla gardens: un cittadino appassionato di ferrovie, Peter Obletz, muove i primi passi per una campagna in difesa della sopraelevata, finché non si costituisce un comitato spontaneo in difesa del viadotto ormai divenuto una striscia verde, il “Friends of the High Line”, diretto da Joshua David e Robert Hammond, che ha avanzato una proposta di restauro accolta dal sindaco di New York con un concorso internazionale di idee per il ripristino dell’opera dismessa (a cui ha peraltro partecipato, senza vincere, Zaha Hadid).

La presenza di erbacce è stato il catalizzatore progettuale della realizzazione della sopraelevata, di cui si è cercato di mantenere anche i binari. Il restauro è partito dal 2003 e nel 2006 c’è stata l’inaugurazione del primo tratto.
Invece di demolire una parte della storia di una città, è stato deciso di trasformarla in un parco, con una dozzina di accessi, panchine per prendere il sole canali d’acqua, erba verde, fiori,e naturalmente binari.

Panchine sulla High Line

Erba e binari


Passeggiando sulla High Line si possono vedere da sopra le auto che passano, le persone che camminano, piccole e rapide come formiche.

High Line, vista verso il basso


La High line è diventato un landmark della periferia, e uno strumento di riqualificazione urbana e sociale, con un inevitabile incremento dei prezzi degli immobili adiacenti, che dovranno necessariamente adeguare il loro status.
Si parlava di uso (non di valore d’uso, mi si permetta, che è tutt’altra cosa), di fruibilità. Ecco, questo ready made urbano, trasformato in un sinuoso percorso di cinema all’aperto, di spiagge, piscine sospese, specchi d’acqua, gallerie di cristallo, ne è una perfetta rappresentazione.
Gli americani hanno dato anche un nome a questa cosa “agritecture”.

16 pensieri su “La High Line di New York

  1. Penso possa interessarti anche la “Promenade Plantée” sul Viaduc Daumesnil, a Parigi, che è un intervento analogo (almeno dalpunti di vista tipologico) ma precedente (1995).

  2. Sì, sono interventi che ritengo essere vitali per una metropoli, non sapevo ce ne fosse uno precedente a Parigi. Mi informerò.
    Domani ricollegati, c’è un articolo sul Cheong Gyn Cheong, che mi è venuto in mente parlando della High Line.
    Non sarebbe bello se Rosanova ne parlasse? Immagino che ci siano delle difficoltà logistiche, ma anche procurandosi delle foto d’archivio, sarebbe bello avere informazioni anche su questi interventi di sapore contemporaneo oltre ai giardini più tradizionali.
    Giubbini che direbbe?

  3. Pingback: High line di New York, perfetto esempio di recupero urbano « Channelbeta

  4. Ma dove è finito il pezzo sulla High Line, nel quale Maurizio eccepiva sul recupero dell’area. Vabbè lo scrivo qua.
    Non c’avevo mai pensato e nemmeno traspare quando si elogiano questi interventi cittadini, che nel presentarli al lettore non possono trasmettere a parole e con le immagini un aspetto fondamentale spesso lasciato in secondo piano del vivere in giardino o in un parco. Il suono, o meglio, il rumore.
    Me ne sono reso conto l’altro giorno, quando ho percorso in bicicletta una ciclabile lungo il fiume Sile. Come non averci pensato prima. Un rumore, un brusio di fondo, di auto, camion, traffico per un lungo tratto congestionato dalle infrastrutture venete. Il risultato dell’intervento paesaggistico ne soffre parecchio, me lo immagino alla high-line.

    • Il rumore credo sia per un cittadino un sottofondo continuo, senza il quale forse perderebbe le coordinate. In realtà noi cerchiamo nel parco urbano qualcosa di più di quello che è stato fatto a New York, Parigi e Seul. Cerchiamo pace, riposo, socialità. Senza arrivare alla sacralità di Martella, ma cerchiamo altro che non un virtuosismo, ancorchè benefico per la qualità dell’aria. Questi progetti sono fatti (bene e giustamente, secondo me) per aumentare il valore degli immobili in quelle zone e aumentare il tenore di vita degli abitanti. Ma ci vanno più per i turisti che per chi ci vive. Mica ci puoi portare il cane a cacare nelle aiuole di Oudolf, ché ti ammazzano.
      Le piste ciclabili poi, sono molto rumorose.

  5. giuro che non lo so, l’ho cercato ma non lo trovo, nè mi ricordo a che tipo di commento ti riferisci. ma sei sicuro non sia accaduto in Compagnia del Giardinaggio: guarda che ci siamo scannati là, non qua, sulla “agritecture” e sui parchi urbani. Qua ci siamo scannati per altro, ora non ricordo neanche più per cosa.

  6. Scusa Lidia, ma che tu porteresti il cane a cagare nel parco urbano? Ti ammazzerei (virtualmente) anch’io. A parte riposo, pace e pochi rompicoglioni, in un parco urbano cercherei anche bellezza. Anche a costo di far aumentare i prezzi delle case limitrofe.

    • Porca vacca avevo scritto un bel pezzettino e mi ha buttata fuori.
      Allora, non mi sogno neanche di portare un cane sulla High Line, le cacche si fanno solo nei quartieri poveri. Non mi sogno neanche di dire che è sbagliato non avere il diritto di portare il cane sulla High Line poichè il giardino lì creato ha una simbologia che lo rende protagonista rispetto ad altre esigenze. Certo a noi canari piacerebbe che ci fossero più incolti nelle città per gli animali che vivono con noi, ma questa è tutta un’altra storia.
      Quello che volevo dire è che la High Line non parte come progettata per non sentire il rumore, come oasi di quiete e di estraniamento dalla città, tornando al messaggio di Koki. Nasce con l’intento di raccogliere le istanze di una frazione di abitanti del quartiere per trasformarla in un punto di osservazione privilegiato. Quindi anche di ascolto dei rumori cittadini. Era una parte di città, è rimasta una parte di città.

      • Certo che si, ma una esecuzione al passo con i tempi, che fa credere di portare la natura in città, con stile, stimolando un certo tipo di sensazioni, deve vedersela con il rumore che distorce non poco il risultato atteso, almeno per chi se lo aspetta. Se ne parla poco di questo, chissà com’è il Central Park da questo punto di vista.

        • Central Park è molto meno caotico, a tratti fiabesco. E’ stato concepito con indirizzo differente e in tempi più remoti. In questo Olmsted è stato un grande anticipatore. Ovviamente devi stare lontano dalle strade: 86, 97, 79 e dalla 65. Specie all’ora di punta. Non si sa mai che Bruce Willis ci giri di nuovo qualche sequel di Die Hard.

        • Il grande capo Estiqaatsi pensa che sia errore amplificare rumore nella Highline, perché urta sensibilità delle persone che passeggiano in cerca di pace e amore.

  7. Che c’entra Lidia? Certo che puoi portare il tuo cane nei parchi, basta che non caghi proprio lì. Fallo evacuare prima e poi raccoglila, almeno è questo che dovrebbero fare tutti in città, anche gli umani. La storia del rumore non c’entra niente con la Higt Line, è come un viale alberato o erbato sospeso. E’ il modo di far una camminata senza macchine tra i piedi, è anche un modo di abbellire e di rendere più vivibile una città. Voi che abitate in campagna non avete queste esigenze, noi cittadini convinti sì e ci stiamo battendo perchè vengano soddisfatte. Magari me la facessero sulla maledetta tangenziale Est a meno di 500 metri da casa mia! E magari si rivalutassero le case di quei disgraziati che ce l’hanno proprio davanti! Probabilmente se la venderebbero a qualche riccone, ma almeno ci prederebbero qualche cosa. Per quanto riguarda la storia della natura in città, sono anni ormai che io m batto perchè dentro Roma rimangano quei meravigliosi spazi di terreno agricolo, tranquillamente fino dentro al centro storico. Con le pecore. Così era ancora nel 1970, quando l’ho vista per la prima volta. Ricordo che quando abitavo a Trastevere e poi vicino al Vaticano, portavo la mia bambina a raccogliere le violette e d’estate i fiori di campo e le spighe di grano, a piedi ovviamente. Ora si sono messi anche quei … dei green guerrillia a dissodare i terreni per farci i loro “biologici” orti urbani, come se quelli dovessero salvare i terreni dalla speculazione edilizia! Niente più ginestre, niente orchidee terricole, niente lithospernum blu, rovi etc.
    Il rumore? di sottofondo c’è sempre.
    Ma lo sapete che quando vado n campagna i villici mi svegliano alle 4 o alle 5 di mattina con le loro macchine, i motorini, i tosaerba, le seghe elettriche (ora è molto di moda potare le meravigliose magnolie e ridurle a dei pali lunghissimi). Basta, tanto lo so che me ne direte di tutti i colori. Soprattutto Koki

    • Non lo porterei lo stesso un cane sulla High Line, non mi sembra corretto. So cosa può fare un cane in giardino e non vorrei beccarmi multe dagli odiosi cops americani che poi devi anche sottostare a certe dinamiche per usufruire della cauzione.
      Comunque guarda che stiamo dicendo la stessa cosa, perlomeno a me sembra così.
      Roma era molto amata dai cittadini sstranieri -specie quelli del Grand Tour- non solo per la sua incredibile ricchezza aritstica, ma per il fatto che ancora nel Novecento esistevano spazi coltivati, più o meno grandi, più o meno aperti. Per gli inglesi e gli americani della costa est era “sporcizia” o tutt’al più “folklore locale”.
      America, un grande paese.

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