Orfana della prateria

Se mi avessero detto, quando avevo quindici anni, che nella mia vita avrei letto tutto William Least Heat-Moon, avrei riso di gran cuore.

Veramente non credo neanche che Heat-Moon sia il mio genere. Non chiedetemi come ho fatto a diventarne dipendente, perchè non lo so.
Ho letto Strade Blu in un momento delicato della mia vita e ho legato il libro a particolari emozioni di libertà e conoscenza di se stessi.
Poi ho iniziato Prateria, che attorno alla centocinquantesima pagina (appena all’inizio) mi ha inginocchiata e costretta a tirarmi fuori di violenza da quel piatto mondo di erba senza fine.
Prateria è fuori commercio in Italia, perciò l’ho ritirato, con somme spese, da Abe Books, pur di averlo. Con questo risultato.
E dato che avevo ritirato anche Nikawa, mi sono poi applicata a quella avventura che mi sembrava nuova ed eccitante: l’America vista da un piccolo battello a scafo piatto, l’America vista da dentro.

Nikava, cavallina di fiume
Lo spessore di Nikawa mette a dura prova un lettore: non meno di Prateria è un lungo fiume fiume fiume fiume attento a quelle fiume fiume fiume fiume dannatissime fiume fiume secche fiume.
Dopo averlo finito, tale era il desiderio di rimanere nelle foreste e nei boschi dell’America, che ho preso, dopo tanti anni, una copia sgualcita di Walden, di Thoreau.
Ma non c’è stato verso, quella prateria appena sfiorata mi osservava dal ripiano, insieme alle sue due sorelle. Infine ho lasciato Thoreau per riprendere Least Heat-Moon.

Stasera la finirò, e sarò un’orfana in mezzo alla prateria.