Nube tossica e file interminabili

Ancora con le file interminabili agli aeroporti, con questa nube di polveri, col vulcano che ha paralizzato l’Europa e ha persino fatto slittare la Formula Uno.
I tg non fanno altro che farci vedere scene di persone in fila, o mezze addormentate sui sedili delle sale d’attesa degli aeroporti, ad intervistare gente che cerca disperatamente un treno per tornarsene a Zurigo. A ogni ritardo, ad ogni volo cancellato i giornalisti fanno salti di gioia: così hanno tanto da parlare nelle edizioni di mezzogiorno, mettendo in secondo piano la crisi governativa.
Sembra che ne facciano una missione personale, una maratona di quanti più giorni è possibile, non si stancano mai, poco importa se ormai da tre giorni non fanno che ripetere le stesse frasi.
Ci propinano scene come questa:
e qualche simpaticone ha pure promosso l’iniziativa di ribattezzare il color grigio “Fumo di Londra”, “Fumo d’Islanda”.
Ma venissero qui, a vedere le file che si fanno ogni giorno alla posta: altro che addormentarsi! Una volta io mi sono letta tutto Il Signore degli Anelli mentre aspettavo di prendere la pensione! Venite qui, giornalisti, oppure fate un giro alle poste della periferia, tipo quella di via dell’Acqua Bullicante a Roma, altro che materassi!

...numero 108! chi è il 108?

Tre cose comuni-non comuni

In questo periodo c’è molto in giro da vedere e da annusare. C’è un mondo di fiori in esplosione, ma le cose che mi colpiscono dritte dritte al cuore sono tre: il verde scintillante delle nuove foglie di tiglio, il piccolo profumo del nasturzio e quello del legno di cipresso bruciato.

Il tiglio viene regolarmente capitozzato, ma i capitozzatori si spingono raramente nelle periferie del paesone che è Siderno, per cui alcuni esemplari stanno gettando adesso, mentre altri hanno già una chioma ben formata. Quel verde è uno stato di grazia: è un verde verde, allegro, giovane, come poteva essere il verde creato da Yavanna Kementàri alle origini di Arda.

Tropaeolum 'Milkmaid'
Il profumo del nasturzio non è noto quanto dovrebbe. Sa di miele con quel tanto di pepato che non lo rende svenevole e intossicante. E’ bello in giardino, dove però si perde un po’, ma è soprattutto bello in casa, vicino al telefono. Così, mentre si deve chiacchierare di cose inutili con i parenti, si annusa un po’ di nasturzio, e ci si sente trasportare via in un mondo di api, coccinelle, forfecchie e altri insetti.

Il terzo, il legno di cipresso bruciato. Nessuno brucia più i detriti, li gettano vicino alla spazzatura oppure i più civili chiamano il potatore e il camioncino, pagando lo smaltimento in discarica.
Altri li bruciano in giardino. Ho raramente qualcosa in contrario: è una pratica contadina rispettabile che garantisce l’eliminazione dei rifiuti quando non è possibile fare altrimenti. Se non viene bruciata gomma, e se non c’è vento e il fumo non si disperde nelle vicinanze, spesso si sentono buoni profumi di legna bruciata.
I nostri vicini bruciano le potature dei cipressi e nell’aria si spande un meraviglioso profumo d’incenso. Ci si sente rinascere e si aprono i polmoni. Allora non ti stupisci più di come questi aromi venissero usati come disinfettanti durante le pestilenze.