L’unico frutto del’amor…è la banana, è la banaaaana…

A proprosito: quanti di voi sanno quante facce ha una banana?
Qualche giorno fa al solito quiz serale leggo la domanda: “Cos’è il banano?”. Risposte possibili: “un’erba, un cactus, un albero”.

La domanda era già stata proposta in tempi più remoti da un altro programma, ma sembra che ai quizzaroli la cosa non sia servita a molto.
La risposta più semplice “un albero”, in virtù della sua semplicità, è stata scartata. Il concorrente ha risposto “un cactus”.

Questo per condividere l’amarezza della riflessione che faccio ogni qual volta si presenta una domanda di “scienze”. La botanica e in generale il regno delle Plantae ha seminato nel corso dei decenni di quiz, più morti dell’astronomia e della religione, le altre due materie più ostili agli italiani. Domande di matematica non vengono neanche prese in considerazione in quanto inaccessibili al 99,99 periodico per cento della popolazione quizzarola italiana.

Vogliamo precisare un paio di cosette agli “autori” dei quiz? Le erbe sono una cosa, le erbacee un’altra.
E già la domanda in partenza era sbagliata.
Se già le domande in partenza sono errate questo implica che anche la popolazione “colta”, cioè gli autori dei quiz, è meno colta di quanto sia legittimo sperare.
Questo significa in breve una sola cosa: l’italia si sta unificando dopo 150 anni, per davvero, stavolta. E non grazie a Garibaldi ma grazie all’omologazione verso il basso, grazie all’ignoranza.

Prosit.

E’ morta Albertine

Al vecchio Peabody venne la folle idea di piantare alberi di pino. Alla vecchia Lidia venne la folle fantasia di poter avere un pergolato di rose lungo un passaggio di calcestruzzo. Ci piantai ‘Albertine’, ‘Tea Rambler’ e ‘Blairii n°2’.
Anche troppe.
I primi anni fecero la loro lussureggiante esplosione di fiori, con mio sdilinquimento e scioglimento in una pozza di giulebba. Un anno piantai vicino alla Blairii una comune ipomea ‘Heavenly Blue’, che raggiunge altezze inenarrabili, divenendo un lago d’azzurro svizzero in giardino.

Ma le rose, lo sanno tutti, hanno anche le spine. Come potrebbe essere diversamente? Una rosa è un’amante irraggiungibile, non si concede senza che tu soffra per lei e che le offra il sangue del tuo cuore. Casta, di fuori, ma dentro colma di desiderio. Non si lascerà possedere senza che tu abbia duellato per lei e che le abbia promesso fedeltà eterna. Anche se dopo che tu sarai stato nel suo letto un altro giovane prenderà il tuo posto tra le lenzuola ancora calde del tuo corpo.

Se la rosa non avesse le spine sarebbe una gardenia, una camelia, una potentilla. Ma non una rosa.

Un anno, quando ci fu bisogno che il camminamento in calcestruzzo fosse libero per permettere gli esercizi di riabilitazione di mio padre, tutte e tre le rose rampicanti furono ridotte all’altezza del terreno. Due si stanno riprendendo, nonostante i continui tagli che non posso impedire, ma ‘Albertine’ ha reso le armi, dopo quattro anni di penitenza. Piegata, straziata, ridotta ad un pulcino, meschina ombra di se stessa, del suo vigore di scalatrice inarrestabile, ha preferito andarsene che vivere una vita in gabbia, senza onore nè passione.
Una scelta nobile, che molti non comprendono quando si applica alla specie umana.

Meschina! Avevo da poco deciso di mandarti in un bel giardino dove saresti stata accolta per quel che sei, una regina tra le rose.
Ci andranno le tue due compagne. Tardi, troppo tardi la mia coscienza si è risvegliata per te piccola Albertine. Ti ho abbandonata, e così mi hai ripagata, andandotene senza un fiato di dolore.
Piango ora? A che serve?
Penso a te o a me, piccola Albertine? Quanto egoismo nella razza umana!

Albertine

Il burrro rammollito, un secondino, i gnocchi

La televisione sta costruendo una vera e propria para-grammatica che uno potrebbe anche trovare divertente.
Nella trasmissione in onda adesso su Rai3 un tale ha detto “burro rammolito”. Allora potremmo dire che uno che non ragiona ” ha il cervello a temperatura ambiente”.

Seconda storia: Agriturismo Rutolo, verso Locri. “Signorina, abbia pazienza, il forno è piccolo, ci vorrà un secondino”. Pensavo che qualcuno volesse condurmi in galera per avere ordinato una pizza ai funghi.

Never Ending story: “i gnocchi” sella signora Clerici che stanno perseguitando vocabolari e grammatiche dagli esordi della “Prova del Cuoco”.
Alcuni dizionari più sensibili, come il De Mauro, sbattono le pagine e poi si gettano in terra come morti.

Intervista di Lucilla a Isabella della Ragione, Erena Dandini e Marina Cristina Leonardi, Conserva della neve 2011

Riprendo da Paesaggio critico

ARCHEOLOGIA ARBOREA-Intervista a Isabella Dalla Ragione,Serena Dandini,Maria Cristina Leonardi-LA CONSERVA DELLA NEVE 18-09-2011 from PAESAGGIOCRITICO on Vimeo.

Super 8, blockbuster citazionista

bambini scienziati
Oggi come oggi chi può dire se una scena incredibile rimarrà negli annali della storia del cinema? Fu detto per l’atterraggio della sezione a disco su Veridiano 7 in Star Trek Generazioni, ma oggi, a parte i trekkies, chi si ricorda di quella scena?
Che ne sarà allora dell’incredibile bombardamento della scena del deragliamento del treno in Super 8 del vecchio J.J.?
Ai poster l’ardua sentenza.

Lascio a chi fa il critico cinematografico il compito di recensire questo film, ma ci sono due o tre cose che mi voglio appuntare e intanto avviso che le considerazioni che seguono contengono informazioni sulla trama. [SPOILER].

Sembra che l’arte o la para-arte moderna non sappia fare a meno di citare (anche il giardinaggio soggiace a queste regole). J.J. è un figlio del piccolo schermo, come me, e sembra che sia toccato alla nostra generazione il compito di citare. La citazione non è più un affare di stile, come in Gli intoccabili, ma una questione di sentimento, di romanticismo e ricordo. E dove spuntano questi tre elementi si può toccare la corda dell’arte, ma anche ruzzolare nel Kitsch.
Non so dire dove sia finito J.J. ma mi pare nel secondo.
Super 8 è un concentrato di citazioni, dai vecchi film horror e polizieschi di serie b, i famosi B movies, ai romanzi di Steven King, da E.T. , ai film di fantascienza del tipo Aliens o Godzilla. Ma il peggio deve venire perchè J.J. nel minestrone ha finito per citare anche se stesso e il suo Cloverfield. E quando uno inizia a citare se stesso è sintomo o di paranoia o di cattivo gusto.

La pulitissima fotografia di questo film racconta di paesaggi della provincia americana, in Ohio, che come nei libri di King che racconta il New England, sono attraversati da strade solitarie e polverose, ogni tanto sormontati da cisterne o piloni elettrici, che nel quadro dello schermo sembrano monumentali decorazioni piovute dallo spazio, nonostante il loro essere elementi della quotidianità, come la cisterna d’acqua (ancora un riferimento a King). Ostranerie. (applauso)

Le biciclette. D’accordo, il film è prodotto dalla Amblin, ma tutti ce lo ricordiamo che E.T. veniva portato a telefono caaaasa in bicicletta, non c’è bisogno di ripetercelo fino allo sfinimento.

Il protagonista. Ma chi è, il figlio di Elliot o la reincarnazione di Bastian della Storia Infinita?

Questi bravi bambini scienziati, che a quindici anni sanno girare i film in super 8, che sanno truccare, sgusciare tra il fuoco nemico come piccoli Navy Seal, montare petardi meglio di Rambo, che riescono a smascherare una congiura del Governo americano riesumando antichi documenti, destinati sicuramente a diventare poliziotti, scienziati, artificieri, grandi registi…che diavolo! Ce li avessimo avuti noi dei bambini così capaci nel ’58 forse ora non staremmo affogati nella verda. Ma quale bambino italiano del ’58 avrebbe saputo smontare una telecamera, anche solo capire cosa è la ghiera del fuoco? Al più i bambini di ceto superiore sapevano bene il latino e il greco, le orazioni, le poesie di Carducci a memoria. E le bambine non andavano in giro guidando o recitando, ma semmai cucivano il corredo. Eccoti una bella differenza tra la cultura classicista, umanista italiana, contro quella tecnologica e scientifica degli USA.

I bambini sono i protagonisti del film, come in Stand by me, ricordo di un’estate, come nella prima parte dell’Acchiappasogni, come in E.T., come in It e come in tantissimi film con bambini in storie non proprio da bollino verde. Questo qui ricorda proprio tanto il ciccione di I Goonies. Sembra che J.J. non abbia lasciato scorrere un’oncia di sabbia nella clessidra del tempo cinematografico, andando a collocarsi tra le pellicole degli anni ’80, ma con effetti speciali da anni 2000.

aargh!
Abbiamo tutte le caratterizzazioni, il timidone, il maniaco incendiario, il batalocco ‘mpistunato, il fifone e il grassone.
La ragazza è magra come un’anoressica e capelli biondi e total stretch, come prescrive la moda (di oggi). Truccata da zombi stava bene,vedrete che sarà un’ottima vampira nel sequel, prequel o quel che sarà di Twilight.

Kyle Chandler, per me sarai sempre Gary Hobson
E in ultimo cosa fa il vecchio J.J? Mi mette un icona dei telefilm da colazione come Kyle Chandler (che mica buttalo via…), che ha interpretato Ultime dal cielo, terribilmente invecchiato.

Volete la verità? Mi sento disastrosamente vecchia nel vedere un film come questo.

Povera Siderno Pagliaccia

Tra feste, Madonna, spazzatura, traffico e maleducazione

Renegade
Ci vorrebbe la penna di un Richard Bachman, o se preferite, di uno Stephen King, per descrivere cos’è Siderno durante agosto. Agosto, mese d’ “alta stagione”, infettato dall’afa, dal mare sporco di liquami, dal traffico impazzito, dalla maleducazione sfrenata che tocca la scelleratezza. In spiaggia radio e musica a tutto volume, cosce scosciate e culi in vetrina, tette e muscoli si contendono il rito sessuale del prendere il sole. Feste in costume per la gioventù locale che paga per potere avere la sua occasione di copula, di inzupparsi di alcolici, vomitare per strada e ricominciare daccapo. Moto e motorini che schizzano tra le auto come schegge impazzite di un proiettile esploso in mille pezzi. Carcasse di animali a putrefarsi ai lati delle strade, lezzi che paiono provenire dalla Geenna che si levano dalle discariche di pattume che si raccolgono quotidianamente agli angoli di ogni strada e in prossimità dei cassonetti. Per il colmo del ridicolo gli insufficienti bidoncini della raccolta differenziata stanno in fila come pietosi soldatini con le loro diverse e inutili divise colorate, traboccanti di ogni ripugnante rifiuto.
hop, hop, hop, un altro saltello e sei di là!

Siderno, che ti sei vantata di aver distribuito gelsomini dorati alla tua intellighenzia, fatta di vacuità, di nullità, di esclusività, di vanità, di pellicce e di grembiulini bianchi, di labari abbrunati e di nasi all’insù.
Ti sei vantata di essere il centro della Locride, il polo economico e culturale di una zona immiserita e abbandonata. Hai tenuto finché la mafia ha tenuto. Ora ti prepari a diventare un immondezzaio che giace torpido nella calura estiva, a vivere l’indifferenza dei tuoi cittadini, peraltro impotenti.

Ma conservi l’asso nella manica, la tua carta annuale da giocare, la mascherata della festa di Portosalvo, di cui rimane solo un vago sentore di ritualità religiosa, anche questa immersa nella volgarità, intrisa di cattolicismi sovrascritti al paganesimo come su un cluster, parate, marce a piedi scalzi, teatrini dei pupi che poi finiscono frattalizzati e ripetuti mille volte alle tv locali come la pubblicità del Dualetto o del Magic Bullet, privati ormai del loro valore simbolico e umano, divenuti solo mezzo per esternare una posizione sociale dietro cui si nascondono piccole vendette intra-curiali.

L’essenzialmente brutta statua di legno che raffigura il personaggio biblico di Maria, viene portata ballonzolante e pencolante in giro per tutto il paese come una turista. Tra i pochi sinceri fedeli si mescola il tipico rappresentante della specie cattolica: cilicio e un’ostia dopo l’altra, sangue di cristo, scambiatevi un segno di pace, e poi prevaricazioni, tradimenti, menzogne, insulti e bestemmie appena appena lontani dal sagrato.
Intanto la statua della Madonna ballonzola tra la folla, saranno il suo rollio e beccheggio una manifestazione della caduta dei valori etici ed umani, di cui – così si dice- la religione cristiana è massima rappresentante?
Ma la recita in mezzo alla folla non basta e così la statua viene condotta anche a mare, proprio da brava turista, a fare surf tra fedeli o presunti tali, fotografi e tv, a concludere il suo spettacolino annuale.

Panini, pasta al forno, porchetta, rigatoni, pollo e patate
E dopo l’orgia di bancarelle, di ombrelli, ventagli, profumi marca ‘mbusta, film piratati, piatti e pentole, scarpe, vestiti made in China, binocoli, zucchero filato, tappeti e cuscini, torroni e canditi, l’immane spettacolo si conclude con una serie di scorregge potentissime, dette fuochi artificiali, per i quali i soldi non mancano mai, anche se magari mancano per l’assistenza domiciliare o per sostenere le associazioni di volontariato. Non sia mai che Siderno perda il suo primato di lusso spendaccione terzomondista da poveracci!

Festa di Postosalvo, festa di Portosalvo! Ogni anno decreti la fine della stagione turistica, infliggendo colpi mortali a chi di questo turismo sciancato sopravvive. Ogni anno annunci l’inizio delle piogge, qualche volta ti sei tirata dietro un paio di alluvioni e qualche morto. Sei un metronomo, stabilisci la fine del casino per le strade, la riduzione del “turismo di prossimità” (leggi: l’invasione dei cafoni), il ritorno ad una compostezza simulata.
Sei sempre uguale a te stessa, ed anche se ogni anno ti estendi come le metastasi di un cancro, potremmo visitarti ad occhi chiusi: tanto sappiamo già cosa ci sarà e dove sarà. L’unica novità sarà il prezzo: di certo in salita. Sappiamo già che dovremo cercare di camminare di taglio per evitare le “catene umane” che avanzano come rompighiaccio, i passeggini spinti in avanti con ardore da Formula 1 da giovani madri impazzite per la piastra scongelante o il coltello multifunzione. Bambini addormentati in quei passeggini, trascinati di qua e di là come bambole di pezza, come uno dei tanti oggetti in vendita sulle bancarelle, o ancora sepolti da fiori finti, lustrini e scacciamosche, a volte ancora la loro culla utilizzata come carrello per infilarci l’ennesimo doppione dell’inutile oggetto che abbiamo comprato.
La strada olezzante di piscio umano, insozzata da liquidi di ignota provenienza, oli nerastri, chewing-gum e sputi, gelati sciolti, biscotti gettati, vomito di cane. Generatori di elettricità trapanano le orecchie per illuminare banchetti di perline finte e di anellini con sopra l’iniziale del proprio nome: ennesima manifestazione della celebrazione del proprio ego, alla cui fonte veniamo abbeverati come agnellini.

Stai su con la testa, non ti addormentare!

E quando è tutto finito, la mattina dopo, dopo la sbornia e il desiderio di possesso finalmente placato, i tuoi rigurgiti ed escrementi saranno testimonianza di quel che in effetti sei: un miserabile pasto di oscena nudità.