Limno

Segnalo questo bellissimo sito creato e custodito da Soira Bazzo, Saul Marcadent e Filippo Santarossa.
Il progetto Limno è molto ampio, numerosi i professionisti che vi hanno collaborato.
Riporto una parte della pagina d’apertura:

Limno è un progetto che indaga i temi della natura – e delle nature – attraverso l’incontro, il ripensamento di luoghi, il video.
Nel 2010 ha posto l’attenzione sull’acqua, mettendo in comunicazione ambiti disciplinari in apparenza lontani – biologia, filosofia, architettura del paesaggio, arte contemporanea – tentando di mostrare la vicinanza e l’organicità tra sapere scientifico e ricerca artistica.
Nel 2011 sono stati approfonditi i temi del giardino, del paesaggio e della natura in contesto urbano, con una serie di incontri in un appartamento privato. La scelta di inserirsi in spazi in cui la funzione viene ribaltata è un aspetto centrale di Limno che, attraverso interventi minimi, a volte solo spostamenti di sguardo, cerca di adeguare sedimenti e usi primari dei luoghi a nuove necessità.

Ecco il sito: Limno home page

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La Sea Line SS 106 jonica

Quando che il caro dottor D’Alema ci ha privatizzato le Ferrovie, dopo un iniziale momento di tranquillità, si è veleggiato nella direzione di spezzare coscientemente l’italia in due tronconi: il troncone sud, fino a Roma, e il troncone nord, da Roma in su. Roma caput mundi non lo so, ma delle ferrovie italiane certamente sì.
Una settimana dopo che è stato soppresso l’intercity da Rosarno a Roma, hanno inaugurato un Frecciarossa Milano-Torino, e mentre i treni locali (di tutta italia) arrancano, i Frecciarossa, Frecciargento e Freccia-che-te-pare, aumentano come conigli, ma sempre sotto la sindrome da “mancato aeroplano”. Dentro congeli se è estate, sudi se è inverno…perchè i passeggeri devono stare comodi! Intanto al telegiornale ci raccomandano sempre di tenere l’aria condizionata e i riscaldamenti a temperature moderate. Passa il carrello con le bibite liofilizzate da tre euro l’una, e sulla tua poltrona trovi sempre un nauseante giornaletto con i programmi del mese e notizie sul jet set della società.
Il povero capotreno napoletano è costretto a dare l’annuncio sia in italiano che in inglese, ogni tot ti ripetono che i bagni sono particolarmente puliti (?) e se hai bisogno di qualcosa chiedi al personale di bordo (tanto non viene mica nessuno: chiedere non implica che otterrai una risposta).

Vinta dalle difficoltà ferroviarie la gente ha preso a volare. Con tutto che ormai ci sono voli da pochi spiccioli, l’aeroporto di Reggio non va tanto bene. Mia zia dice che partirà solo se troverà un volo per meno di dieci euro. Due miei amici per portarsi il gatto in vacanza devono prendere l’aereo perchè in treno è vietato.
Insomma, tutta una serie di regole e difficoltà costruite a bella posta per costringere l’italia, e soprattutto il Sud, a volare.

E’ recente la notizia che ci hanno già soppresso 22 treni notturni. Non c’è più un treno notturno sulla ionica, se uno si vuole suicidare lo deve fare di giorno, o cambiare metodo. A e mi dice anche bene, togliessero pure tutti i treni, così porto i cani sulla pista ciclabile senza paura che me l’investano.

Se va avanti così la ferrovia ionica diventerà in pochi anni un un binario morto, fornendoci l’occasione di trasformarla in una flowered railroad.
Perchè no, in fondo? Basta eliminare un’altra decina di treni e poi potremo dare sfogo a tutta la nostra creatività. Una fantastica, lunghissima Promenade Plantée ibridata con la Hihg Line di New York!
Già la vedo. Turisti da tutto il mondo, lunghissime passeggiate tra alberi esotici, stazioncine che potrebbero essere sfruttate come orti o giardini comuni, da dare in gestione, guerriglieri verdi all’opera su tutta la linea, punti di ristoro, centri benessere, negozi…tutto da raggiungere rigorosamente a piedi o in auto, naturalmente.

In breve anche la Sea Line 106 Jonica sarebbe veicolo di riqualificazione per il territorio circostante, magari qualcuno verrebbe ad abbattere un paio degli ecomostri che ci ritroviamo sulla Locride, e chissà, se i turisti tedeschi decretassero che è assolutamente indispensabile, si potrebbe pensare a ricostruire un’altra ferrovia.

Sea Line 106 Jonica

Medorra art work

Crolla la volta del MuSaBa di Mammola, richiesta d’aiuto da parte di Hiske Maas

Pubblicato su Strill.it

11/11/2011 Hiske Maas, Musaba Mammola,

Geco di Nik Spatari, foto di Claud' su Flickr

Geco di Nik Spatari, foto di Claud su Flickr

MAMMOLA – Si denuncia l’avvenuto crollo della copertura dell’antica terme-cisterna romana nel chiostro del Museo (Musaba – Mammola) il 9 novembre 2011, impedendo ogni accesso al Complesso Museale. Il mancato intervento per il restauro e consolidamento da parte della Regione Calabria (intervento finanziato dall’ex assessore Saverio Zavettieri nel lontano 2004 – fondi POR Calabria 2000/2006 – Asse II Beni Culturali) ha comportato il crollo della copertura dell’antica terme-cisterna romana all’interno del chiostro dell’antico complesso, oggi Museo, danneggiando gravemente l’opera d’arte momentale dell’artista austriaco “Lancia” del 1988. Il crollo impedisce l’ingresso ai numerosi visitatori autunnali (tedeschi, olandesi, austriaci, ecc.), che rimangono delusi perché non possono accedere alla principale attrazione del Parco Museo “Il Sogno di Giacobbe”, opera monumentale tridimensionale all’interno della Chiesa. Sono anni che subiamo sgarbi istituzionali, perché le richieste non vengono onorate, perché c’è una slealtà obiettiva nei rapporti, contro ogni ipotesi di collaborazione con MuSaBa. E poi progetti finanziati, anche per lavori urgentissimi, come questo, che attengono alla salvaguardia e alla sicurezza, non vengono avviati per motivi incomprensibili. Nel corso di questi 40 anni è stato offerto dalla Fondazione un permanente centro di ricerca e formazione artistico-architettonica ottenendo piccoli contributi scemati nel tempo. Dal 2008 la Fondazione non percepisce nemmno quei minimi contributi. L’urgenza del problema strutturale del MUSABA, progetto a lungo termine, unica possibile realtà per cambiare questa terra, NON può essere un alibi per l’immobilismo regionale. Speriamo che la società civile scriva un nuovo appello, per MUSABA, per la forza vivifica dell’arte, per tutti voi figli del MUSABA. È un diritto umano non subire le sopraffazioni, il patrimonio della propria esistenza, la possibilità di scegliere e reagire con una propria coscienza che proviene dai contatti umani, dalla memoria dalla storia. Spatari, trascinante con la sua energia, con quella luce negli occhi che possiede solo chi crede in un progetto diventato ragione di vita, lancia un messaggio venato di amara solitudine ma allo stesso tempo carica di speranza e di voglia di continuare instancabilmente nel portare avanti il suo progetto. Per Nik, la pittura è un’ossessione. Fu la sua tenacia a consentirgli di sfuggire al provincialismo reggino, di scappare prima a Losanne e poi a Parigi ed incontrarsi con André Malraux, Jean Cocteau, Le Corbusier, Max Ernst, Picasso, Sartre, Montale, Argan, Warhol, Levi, Zevi, Bonito Oliva, Portoghesi, Apollonio, Burri, che riconobbero il suo talento. Per me, la passione per l’arte, già da piccolissima, ha avuto il sopravvento su tutto; così ho iniziato a vivere per l’arte, mentre l’arte sembrava essere fatta per la mia esistenza. Incomincia la generazione ‘beat’, prima ad Amsterdam, Londra, Parigi e poi New York. Mi spostavo di continuo apprendendo nuove strade. Dopo l’incontro con Nik a Parigi, abbiamo aperto a Milano la nostra galleria privata al cuore di Brera. Cercavamo comunque di convertire l’attività “commerciale” in culturale, affinando poco per volta un progetto che alla fine (dopo 40 anni) è diventato il Parco Museo Laboratorio Contemporaneo Musaba. Nel ’69 per Nik è il ritorno al sud (per me una sfida) per lavorare in luogo appartato, assolato e silenzioso – Mammola. Dedicarsi all’arte e all’architettura in Calabria lontano dai centri nevralgici del sistema ed esposta a perenne rischio di scivolare nel provincialismo, ha significato per noi sposare una causa spesso difficile da sostenere, condurre una battaglia costantemente esposta a rischi di sconfitta o di scoramento. In senso di impotenza, l’alternanza di fiducia e amarezza, speranza e dubbio. Non abbiamo mai rinunciato al nostro sogno, alla nostra utopia, di seminare e far crescere il germe della cultura e della sensibilità verso il contemporaneo in un territorio che spesso sa solo vantarsi (a parole e non nei fatti) dei suoi talenti, ma senza sposarne fino in fondo la causa e comprendere veramente i messaggi. Il percorso dei 40 anni delle attività culturali del MUSABA è segnato non solo dalla consapevolezza di un banco di prova della trasformazione del rudere e del paesaggio, ma anche di opportunità offerta agli artisti, agli architetti, ai giovani di diversi continenti di elaborazione di nuovi linguaggi, di sperimentazione sul campo. La condizione dei tanti risultati è stata la fortunata assenza, o quasi, o meglio latitanza dei poteri delle istituzioni, che hanno programmaticamente ignorato il loro ruolo di organicità con il mondo della cultura contemporanea. Questa cecità politica ha aumentato le nostre difficoltà operative, ma anche garantito piena libertà delle sudditanze politiche. I nostri programmi sono il passato e il presente: incrementare il rapporto tra arti e mestieri, tra innovazione e tradizione, per salvaguardare il patrimonio culturale del popolo del mediterraneo dai tentativi della loro cancellazione. La contiguità tra la “storia” e quella contemporanea consiste nel restauro innovativo artisticoarchitettonico e recupero funzionale dell’antico complesso monastico. Un dialogo non autoreferenziale e decorativo, ma analitico teso a raggiungere una perfetta sintesi tra spazio, luce e colore. Un processo di riduzione all’esistenza delle cose, una fusione tra artearchitettura- paesaggio. Certo abbiamo avuto pentimenti e ripensamenti, ma siamo certi che alla luce di questa esperienza rifaremmo il nostro percorso. I valori che sono l’onestà, l’impegno, il coraggio di spendere la vita per rendere migliore ciò che ci circonda e ciò in cui crediamo. Siamo creatori dal nulla che abbiamo migliorato e arricchito il nostro tempo e la terra della Calabria. Hanno raccontato tante cose insulse, peccato, ma non ha importanza tutto questo è fango che va via con la pioggia. Una vita fuori dall’ordinario così intensa con tutte le avversità e vicissitudini che ci ha riservato, non può non attirare critiche, certo, anche altro sono invece le ingiurie. La nostra attenzione, oggi, si posa su quanto c’è ancora da lavorare per la nostra Calabria e per il completamento del MUSABA che non nasce in poco tempo né si afferma. Possiamo dare le linee generali di indirizzo di progetto, saranno le future generazioni ad arricchirla, stratificare le varie situazioni, è un compito che viene affidato a loro…. che viene affidato a chi resta, che spetta a tutti noi.

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