Cittanova Floreale: una giornata emozionante

Non fu Einstein a dire “tutto è relativo”, ma gli fu solo attribuito dalla letteratura apocrifa. Anzi, la sua legge dovrebbe chiamarsi di “non relatività dei moti”. Come ho detto, Eistein è l’ultimo grande determinista.
Questo preambolo per dire che, se non parlerò di Puya, di piante tropicali e di antiche fruttifere, il motivo è che queste piante a Cittanova non c’erano, e non ci saranno ancora per un bel pezzo. Cittanova è una fiera mirata sulla domanda, che per ora è molto semplice e quasi inconscia. Anzi, devo dire che quest’anno c’è stato qualcosa in meglio e qualcosa in peggio.

Arrosoir et persil

Meglio la qualità delle piante. Piante più diversificate e più interessanti, non troppo gerani, e il vivaio che aveva più pelargoni ne aveva di belle specie, come il tomentosum, il graveolens, l’hederifolium (o peltatum), anche variegato, e altri che non ho riconosciuto. C’erano anche delle belle piante di Geranium maderense. Belle piante piccole, relativamente poco costose, ben divise, ottima serietà dei vivaisti, che forse venendo in Calabria si sentono maggiormente autorizzati a una loquacità incontenibile.

Per tutti i dolori articolati

Peggio l’inopinata, fastidiosa, ingombrante presenza di altri tipi di prodotti, che ormai siamo abituati a vedere in ogni dove anche nelle fiere più blasonate. D’accordo per lo stand degli unguenti alle erbe e quello dell’aloe (che cura tutti i dolori articolati…chiamate un camionista!), d’accordo per i libri, anzi, erano pochi. Siamo al limite col le terrecotte smaltate, coi saponi,col miele e l’olio d’oliva. Ma i gioielli e i taglieri di legno NO! A questo punto meglio dividere in due la fiera, ché posto ce ne sarebbe stato, e dare più spazio all’artigianato di qualità (scritto in grassetto) e creare due percorsi: uno artigianale (ma non agroalimentare, per favore!) e uno florovivaistico.

Per dare successo a questa manifestazione, in modo tale che possa configurarsi come un evento di portata nazionale, occorre creare sia una migliore offerta, sostenendo gli organizzatori con iniezioni vitali di dindi, ma più sottilmente occorre creare un’offerta. Perciò io credo che Cittanova debba prendersi la responsabilità di attivare dei percorsi formativi a cadenza annuale, che diventi il polo di una rete di informazione/formazione botanica, biologica e giardinicola. Credo che sia importante promuovere queste attività organizzando dei convegni (ma con le palle quadrate) e richiamando ogni tanto qualche importante personaggio per fare un po’ di battage pubblicitario. Mi riferisco a blasonate archistar, come Clément, Conran, Fujimori.
Servono soldi per questo, è vero, ma non è detto che facendo leva sul senso di etica e di eguaglianza, non si riesca ad ottenere qualcosa. E se così non fosse, si dovrà andare avanti anche senza le archistar, che arriveranno quando potremo permettercele, ma il successo e la crescita di “Cittanova Floreale” è indissolubilmente legato a dei corsi permanenti su territorio, alla creazione di un garden club e all’attività di promozione cultural-giardinicola. In breve “Cittanova Floreale” dovrà essere l’acme di una preparazione durata tutto l’anno. Solo così nessuno salterà in aria sentendosi chiedere 20 euro per “quella pianta lì”. E i 20 euro diverranno magari 30, con guadagno del venditore e maggiore potere attrattivo della fiera.

Tradescanzie dal Vivaio Valverde

Se infatti i venditori sanno in anticipo che avranno sia soddisfazione professionale che economica, spostarsi verso il fondo della penisola non diventerà troppo impegnativo. Potremmo in futuro avere vivai importanti.
Senza contare che questa attività potrebbe condurre alla crescita e al miglioramento dei vivai presenti sul territorio e dell’attività florovivaistica in generale.
Magari in un lontano futuro si potrebbe anche considerare una scuola agraria.

Un sogno? Non credo. Molte regioni l’hanno fatto e le potenzialità non mancano certo a noi. Ma se è vero quanto dicono i quotidiani, che su 200 miliardi di euro stanziati dall’Europa per il Mezzogiorno, Monti ne ha versati solo 2,5, la stessa cifra stanziata per i danni del terremoto in Emilia, si può ben presagire che quello che ci mancherà saranno proprio i soldi.

Finito il fervorino, la mia giornata a Cittanova è stata a dir poco esaltante. Ho perso tempo perchè a Polistena c’era una gara di tuning, credo, e l’unica strada che conoscevo era bloccata. Ho fatto mezzo paese contromano seguendo le indicazioni di un tale che per poco non mi portavano a Taurianova, alla fine mi ritrovo in mezzo ad un funerale dove mi danno le informazioni giuste. Volevo un navigatore, in quel momento, maledizione.

Raggiunta la Villa, ho parcheggiato lontanissimo perchè era già tutto pieno. Ho incontrato quasi subito Mimma Pallavicini e Carlo Pagani. L’amicizia con Mimma si sta consolidando molto, mentre spero ne sia nata una nuova con Carlo Pagani, che mi ha fatto un’ottima impressione. Decisamente più diretto e incisivo di quanto non appaia nei suoi articoli su “Gardenia”. Il tono a volte lagrimevole dei suoi aneddoti deamicisiani è assolutamente assente dalla persona e dal giardiniere.

Con Mimma e Pagani abbiamo parlato un bel pezzo, dell’assurda politica italiana ed europea che conduce all’inevitabile impoverimento delle famiglie e della cultura. Abbiamo discusso del giardinaggio contemporaneo e dell’editoria italiana. Era da parecchio che non potevo parlare con nessuno di queste cose e per me è stato uno sfogo più che una conversazione. Senza accorgercene abbiamo parlato più di un’ora tanto che quasi subito c’era la merenda didattica con i ragazzi che gli insegnava che un colore non è univoco (ad esempio viola=mirtilli, arancione=arancia, ecc.). Alla fine della merenda i bambini hanno imparato di aver mangiato almeno 12 piante.

Merenda didattica


Avete visto Pagani come ride sotto i baffi?

dodici tipi di piante

Successivamente Carlo Pagani ha tenuto una lezione, o meglio, si è prestato a rispondere alle domande poste dal pubblico. i presenti erano tutti adulti e veleggianti verso la sessantina, si sono fatte domande perlopiù sull’orto, sulla riproduzione, sulla concimazione e sulla preparazione del terreno. L’uditorio era estremamente impreparato: a parte qualche signore dedito all’orto, ma con conoscenze circoscritte, il pubblico femminile poneva delle domande che a volte facevano sorridere per la loro ingenuità. Non posso non menzionare una signora carina, ben truccata e pettinata, che ha fatto la cosiddetta “domanda impossibile”, cioè quella domanda a cui si può rispondere solo “dipende”. Avendolo già anticipato io, la signora non è stata soddisfatta, ripetutolo il maestro, con le mie precise parole, la signora si è acquietata. Non ho potuto fare a meno di farmi una risata alle spalle della signora, che penso non l’abbia presa bene, ma non ho potuto contenermi.
Nonostante le domande fossero in massima parte elementari, Pagani si è sforzato, da abile oratore, a renderle accattivanti e soprattutto complete da un punto di vista scientifico. Ha spiegato molte tecniche di coltivazione specie per le piante in vaso e per l’orto. Con mia grande soddisfazione ha posto un accento particolare sulla corretta preparazione del terreno, che è un argomento a cui troppo poco si presta attenzione.

Pagani ce l’ha messa davvero tutta

Terminata per il momento la parte conferenziera o didattica, con Mimma ci siamo fatte un giretto tra le postazioni. Mercè la sua presenza ho avuto sconti e regali.

C’erano molte grasse, sempre accorsate

Le solite tillandsie



Phlox che non ho preso, da noi soffrono l’estate, ma a Cittanova, che è nell’interno e beneficia di un clima meno caldo, possono stare benissimo, infatti poco distante c’erano dei residui di fioritura di Digitalis purpurea, una specie che sulla marina non ha speranze.

Phormium tenax con digitale


Andando ancora avanti incontravo cose più o meno belle, più o meno interessanti, ma sempre non mi facevo mancare l’osservazione della Villa.

Piante di cotone. Il cotone ha avuto un forte momento di produzione nel Marchesato, finchè non fu fatto fallire perchè lo producevamo meglio degli altri

Uno sguardo intorno:

Il palco visto dalla parte opposta dell’entrata. Lì c’era l’esposizione di quaderni d’appunti e manuali delle Edizioni del Baldo


Ho avuto anche una simpatica disavventura: durante la merenda didattica una bambina aveva perso il suo apparecchio per i denti tra i fazzoletti di carta. Per fortuna che a Cittanova c’è la differenziata: l’abbiamo trovato subitissimo!

C’era il famoso limone Mano di Budda e molte cultivar di agrumi antichi portati da un’azienda siciliana, Tamo Flor, specializzata in bougainvillee e piante mediterranee


Limone Rosso è proprio il nome della cultivar


Le Hemero non mancano mai…

Come sempre uno sguardo all’insieme. Guardate che grande e folto questo Phormium tenax variegato.

Echinacee, sullo sfondo il monumento ai caduti


Un fiore di Hibiscus enorme. Considerate che il diametro del mio obiettivo è di circa 5 cm

Un po’ più in giù, verso l’entrata, c’erano annuali e rose

Leonardo da Vinci


Rosai rampicanti Poulsen. Mi hanno detto il nome della cultivar, ma l’ho scordato


Rosa blu di cui non ho chiesto il nome

Uno degli stand più accorsato è stato quello di René Stins, un giovane olandese che si è sposato una bergamasca. Il suo assortimento era paragonabile a quello di Floraiana o raziel. Certo, mancavano quelle “preziosità” che molti di noi amano, cercano e conoscono, ma si tratta di fine stagione, anche se i bulbi erano in ottime condizioni di stoccaggio. René ha detto: “Quel che vendo vendo, quel che rimane lo lascio alla Villa perchè sia piantato qui”. Io credo che questo vada sottolineato. Da lui ho preso della Crocosmia di non ricordo che varietà, comunque rosso fuoco, delle Nerine bowdenii, degli Zephiranthes rosea, del Sedum ‘Herbstfreude’ e dell’Alcea in mix. Non è che Renè contasse i bulbi, li prendeva a manate e li metteva nei sacchetti. Alla fine mi ha chiesto una cifra che non ripeterò. In effetti, se avessi potuto approfittare ancora avrei preso degli Amaryllis e un paio di altre cosette. Ma poi avrei fatto l’ingorda.

Infine ho dato un’occhiatina a queste pubblicazioni Del Baldo che sono così carine, ma così carine, che ti verrebbe la voglia di prenderle tutte. E’ ovvio, è roba per noi ragazze e talvolta per i piccoli, ma io mi sciolgo in una pozza di zucchero davanti a queste cose. Ho preso tre quaderni d’appunti. Tutto sta farsi venire in mente qualcosa da appuntare…

Ormai era sera, ho salutato il mio amico Tommaso da Condofuri, venuto col cotone e molte altre cose interessanti, e poi col suo aiuto ho caricato le piante in auto.
A conclusione della serata c’è stata la presentazione di un libro di progettazione del paesaggio a cui ha presenziato il sindaco Cannatà. Del suo lungo discorso mi piace ricordare che la parola “Aspromonte” non viene da “asper” latino, ma da aspér, greco, che significa bianco (come l’Asperula odorata). Troppa distanza, anche a parole, si è messa tra le Alpi e l’Aspromonte, ma l’Aspromonte è un relitto delle Alpi, la sua geologia è alpina, non appenninica. L’Appenino in Calabria finisce verso Catanzaro, dove c’è la “coscia di Stalettì” (cfr. Luigi Lacquaniti, Scritti Geografici). L’Aspromonte è insomma un’Alpe scivolata giù.

Sono tornata a casa col buio fondo, meno male che la strada la conosco benissimo perchè la faccio per andare dal veterinario. Tornare a casa è stata una passeggiata gradevole. Certo, una fiera che ti tiene fuori di casa per otto ore non capita ogni giorno.
Ero troppo stanca per sistemare le piante e le ho depositate su un tavolo, la mattina dopo le ho raggruppate in modo che con una botta di tubo le annaffio tutte, comunque non vogliono molta acqua. penso di aver fatto degli acquisti mirati. Alcune cose vanno messe in terra ora (le lavande), per altre aspetterò ottobre.
Il mio bottinino è qui, bello concentrato. Il vasetto in alto è una piantina di cotone, chissà che non mi estenda e ne faccia commercio, potrei diventare più ricca di Rossella O’Hara.
Ma la cosa più bella è stata avere delle piantine, delle piantuzze, le belle piantuzze. Trepidare per loro, gioire, amarle.
Ero così felice quando sono tornata a casa che ho dormito come un barbapapà. E il giorno dopo ero così allegra, in pace, serena, piena di speranze.

sembra poco, ma per me è già tanto!


i bulbi

5 pensieri su “Cittanova Floreale: una giornata emozionante

  1. Divertenti sono divertenti le mostre, un po’ meno per chi le organizza, anche se io, dopo quasi 20 anni, mi sono fatta la scorza e mi viene abbastanza facile. Piante a parte è l’occasione per vedere tanti amici, per chiacchierare con i vivaisti (alle mostre sono sempre logorroici, fa parte del gioco e noi ne siamo felici) e fare tanti peccatucci economici.
    Dimmi: com’è stato il giro di affari? Scusa se te lo chiedo, anche se tu non sei responsabile, ma è molto importante. Una buona resa assicura una buona mostra per l’anno successivo.. Sta sera ti scrivo il mio parere sull’artigianato e altro. Bene, sono proprio contenta.

    • Non so con esattezza che volume di danaro sia circolato, ma ti assicuro, non tantissimo. Io sarò stata una delle persone che ha speso di più e mi sono attestata sui 50 euro. Pensa che il primo anno spendemmo 55 euro solo per un bambù.
      I prezzi erano ondivaghi. D’accordo 13 euro per una ‘Lovely Fairy’ in vaso piccolo a riserva d’acqua, fiorita e potata a decombente, ma un Geranium maderense 20 euro è esagerato. Escono così facile da seme che per quanto possa costare la bustina, con 15 euro ne hai più piante. Sorpresa per dei pelargoni a 2 euro, era un’offerta. Ma 2 euro è proprio il prezzo che hanno i medesimi gerani in un vivaio. Occhei se tu mi fai pagare la lavanda 10 euro (a me veramente l’hanno regalata), perchè so che vale e che non la troverei mai da nessun’altra parte, ma non mettere i normali gerani più di quello che li paghiamo al vivaio. Quyesta è una cosa importante per l’acquirente. Alcuni vivaisti hanno fatto affari discreti, altri si sono molto lamentati. Alcuni hanno detto che non torneranno, altri hanno detto “speriamo di sì”.
      perciò dicevo che è importante -arrivati a questo punto- creare la DOMANDA di queste cose, con corsi e conferenze.
      Comunque l’hanno detto tutti: di voglia tanta, di soldi pochi.

  2. Perchè che volevano? Io a volte torno a casa e dico:”Guardate che belle piante mi ha regalato Rita (nome a caso)! Come farò a sdebitarmi?” Ora pensano che sta Rita mi abbia regalato un po’ troppo e troppo spesso. Mio marito penserà che ho una storia.
    Alle mostre i prezzi delle piante sono più alti che nei garden center, ma devono essere altre piante, non quelle arrivate fresche fresche dall’Olanda, quelle non debbono proprio esserci. Un pelargone può costare anche 12, ma deve essere un esemplare, coltivato in terra e non in torba, deve avere un bel apparato radicale e non essere trattato con ormoni, pesticidi, nanizzanti, concimi chimici bomba, etc. Quelli che compro nelle mostre (Framar) sono allevati biologicamente e li puoi anche utilizzare subito in cucina. Comunque non sono dei francesini, ma specie e varietà inusuali. E’ importante che nelle mostre non entrino le “brutte cose”, perchè dovrebbero avere anche un significato etico. Chi espone deve essere un produttore, dare garanzie di una certa lavorazione, e della salute della pianta, spesso la tiene due o tre anni in vivaio prima di metterla in vendita, le rose anche 5 e le clematis 3 o 4, se sono onesti, rinvasandole ogni anno. Il geranium maderense costa caro ovunque, comunque non c’è l’obbligo di acquisto. Ho imparato da molto tempo che prima di comperare una pianta bisogna alzare il vaso, se è leggero lo lascio lì. In genere invece di tre piante ne compro una, ma buona. Tutto sto discorso è facile per me, che ho una mostra quasi ogni settimana. Le conferenze sono importanti soprattutto per i giovani, per gli altri è importante vedere cose nuove e diverse, perchè è l’occasione a creare l’uomo ladro… Anche i rivenditori locali devono imparare. Vabbè ho già fatto abbastanza la maestrina stronza. Un bacio e rallegrati a piantare le tue cosine nuove in giardino.

  3. E’ bello girare per mostre vegetali, luoghi in cui i miei freni inibitori commerciali si allentano inesorabilmente moltiplicando in modo esponenziale la mia propensione all’acquisto. Meno male che i vivaisti partecipanti a queste manifestazioni sono oramai sempre gli stessi e dunque, visti una volta non c’è più gusto, non c’è novità. Molti vivai di specie da collezione hanno scelto di effettuare la vendita porta a porta o meglio “mostra a mostra” nel tentativo di commercializzare ad un pubblico botanicamente evoluto i loro prodotti particolari. Certo se il pubblico è sempre formato dagli stessi avventori il mercato non si amplia di molto. E dunque, occorre trovare il modo di aumentare il numero di acquirenti evoluti. Ed ecco che entriamo in gioco noi, gestori di blog di divulgazione giardiniera, che parlando di nuove specie, di tendenze, di giardini, di progettazione non sempre e solo per il ristretto gruppo di blogger ma ad un pubblico navigatore, si spera, sempre più vasto, curioso ed affamato di informazioni , possiamo, nel nostro piccolo, dare un contributo alla causa.

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