Il giardiniere immaginativo

Esiste una fetta di giardinieri che io chiamo “immaginativi”. Sono giardinieri alle prime armi, completamente asciutti di qualsiasi nozione orticola, ma non sempre passivi, testardi e di cattiva volontà, come tanti che ne circolano intorno.

Ce n’è una sottospecie che è desiderosa di comprendere, molto curiosa delle questioni della natura, ma che non vuole impararle dai libri, quanto piuttosto scoprirle da sola. Vogliono avere il piacere della sorpresa, della scoperta, a volte dell’invenzione. Che poi questa sia equivalente all’acqua calda, non gl’importa, si gettano nell’esperimento, le tentano tutte, trovano mezzi cervellotici per arrivare a soluzioni che per altri sono banali e le raccontano come grandi prodezze. Quando poi si confrontano con qualcuno che un po’ ci capisce, non lo stanno neanche a sentire o accettano quelle indicazioni come una verità parziale.
Nel loro comportamento olistico, abbracciano le infinite possibilità del caso, e se qualcuno gli dice che i semi del Calonyction aculeatus vanno ammollati per una notte, loro lo incidono, invece, oppure lo mettono in un vaso senza buco di drenaggio, o altre cose che non so neanche immaginare.

Non sono “stupidi”. Non è una questione di capacità e di formazione, ma un fatto squisitamente umano, un modo di prendere la vita. Sono persone che applicano fortemente la funzione magico-religiosa, come in genere fanno gli artisti.
Per loro la botanica, la biologia, sono suscettibili delle nostre azioni. Mettere una talea a testa in giù non è un errore, è una prova, una speranza che le radici possano crescere dalla testa.
Insomma, applicano al mondo della natura naturans l’attività emotiva ed empatica dell’uomo. Questa è in poche parole la funzione magico-religiosa, affine alla funzione estetica, nella quale si desidera cambiare la realtà non operando sulla realtà (funzione pratica)ma attraverso dei pensieri e dei simulacri di essa.

Uno di questi giardinieri immaginativi mi raccontò un episodio interessante e curioso. Aveva visto una rosa bellissima (per il giardiniere immaginativo una singola rosa è sempre bellissima) e voleva riprodurla, se ne fa dare un fiore e lo mette in un bicchiere di vetro. Nota che ovunque spostasse il bicchiere, il fiore rilasciava una sorta di semini scuri, diciamo simili a a quelli del papavero. Per il giardiniere magico-religioso, quelli sono semi di rosa, anche se il fiore non è appassito e non ha avuto ancora tempo di formarli ( e ovviamente, un fiore reciso difficilmente può portare a completamento la produzione di semi…).

E’ un po’ il whishfull thinking del barone di Munchhausen: liberarsi dalla palude tirandosi per il codino. Ed è anche uno degli aspetti che legano il giardiniere immaginativo al possessore di nanetti da giardino.

La funzione magico-religiosa è importante per l’artista, applicandoci l’arte, ne esce fuori qualcosa come La botanica parallela di Leo Lionni

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7 Risposte

  1. Lidia, bellissimo post! Finalmente ho un’altra definizione. Sentimentale e immaginativa sono. Pensiero magico a manetta (e ogni tanto le radici nascono davvero a testa in giù). Grazie mille, giulia

  2. Bellissimo post! bellissimi anche questi giardinieri immaginativi, basta che non mi facciano perdere tempo e non cerchino di insegnarmi nulla, poi c’è posto per tutti!

  3. Divertenti quando lasciano imputridire la rosa del fioraio nel vaso attendendo che dallo stelo crescano le radici. Molto meno quando potano tutto selvaggiamente perchè da piccoli volevano fare il parrucchiere. I rami delle piante sono come i capelli, no? Non vedi come ricrescono subito?

  4. Liidia, guarda che la botanica parallela di Lionni, non è fantastica! E’ solo un po’ datata. Dove abito io, quartiere anni 30, è presente ovunque e a Castel Giuliano,i miei gentili ospiti mi hanno messo una pianta di artesia d’oro (sono molto ricchi) sul comodino. Con su la lampadina per la notte.

  5. Io una elettrica di UPIM. Niente botanica fantastica, quella solo i ricchi…

  6. [...] Un’opera d’arte totalmente intenzionale non è “perfetta”, come si potrebbe pensare (tutti la guardano e pensano la stessa cosa), ma è del tutto Kitsch, cioè non lascia spazio libero all’immaginazione, non trova collocazione al di fuori di se stessa, non esiste neanche al di fuori di se stessa, non riesce a porsi in differenti piani di analisi e ad abbacciare funzioni diverse, seppure tangenti, come quella simbolica o magico-religiosa. [...]

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