Bella mor(e)a

Gynandriris sysyrinchium o Moraea sysyrinchium, fotografata dove non ve lo dico neanche sotto tortura

Gynandriris sysyrinchium o Moraea sysyrinchium, fotografata dove non ve lo dico neanche sotto tortura

Vecchia scarpa

vecchia scarpa

Fiore di Cactus, Gene Saks 1969

Fiore di cactus

Con quanti gerani io t’amo? Uno e mille, due e duemila…

Passeggiatina con sorpresa dal cielo

Passeggiatina con sorpresa dal cielo

In carrozza, si sale!

AssoBirra_giardinaggioirregolare 3
Si sale! Anzi, , sale. Cioè, datemi il sale, mi serve del sale: ci devo salare le uova per friggere la mozzarella in carrozza!
E il pepe? Dov’è il pepe? No, non questo, quello nero!

Di che parlo? Sto svalvolando? No, ma quasi: mi sono messa ai fornelli. Sì, avete capito bene, io, che sono l’araldo del precotto, la bandiera ufficiale dei surgelati, il gonfalone delle trattorie e dei fast-food!

E’ successo che AssoBirra mi ha coinvolta in una curiosa iniziativa assieme ad altre blogger “verdi”, per la promozione della birra di qualità. In poche parole, si tratta di presentare una foto di un piatto cucinato da noi al loro stand di Orticola 2013.

Sulle prime mi sono un po’ spaventata, ho detto, ma io non so cucinare, e poi, cucinare con la birra è un delitto: la birra s’ha da bere! E così ho fatto: la birra io la presento dove deve stare, cioè nel bicchiere, prima di essere velocemente e avidamente travasata nello stomaco.
Se qualcuno tentasse di cucinare con la birra sotto i miei occhi, credo che me lo mangerei vivo, e poi mi ci berrei sopra una birra. E, a dirla tutta, non riuscirei ad usarla neanche in giardino: invece delle lumache troverebbero me a strisciare per il giardino a svuotare ciotoline-esca.

Be’, come sia sia, è andata.

Questa è la mia foto (senza Photoshop!)

Birra!

Birra!

Confesso che per giorni sono stata tormentata dal pensiero di che diavolo mi dovessi inventare da cucinare. Riandavo con la memoria a tutte quelle puntate di cuochi e cuochesse inflitte prima del telegiornale, alle riviste di cucina che leggevo da ragazza, frugando tra i miei ricordi cucinieri qualcosa che fosse semplice e carina da mostrare in una foto.
Poi l’illuminazione: “Ehi, ma io so cucinare una sola cosa, la mozzarella in carrozza!”
La mozzarella in carrozza è non solo la prima cosa che ho imparato a cucinare bene, ma il mio cavallo di battaglia per così dire, perchè la carrozza la trainano i cavalli, anche se non in battaglia.

Ebbene, pare che mi tocchi darvi la ricetta.
La premessa essenziale è che ognuno ha una sua mozzarella in carrozza, che personalizza come preferisce, e che è un piatto che si può fare in molti modi. Come sapete io non amo complicarmi le cose, specie in cucina, perciò ho usato il pan carrè e una mozzarella fior di latte, ma c’è chi usa altri formaggi, assieme alla mozzarella (o al posto della mozzarella) e il pane raffermo, che va tagliato sottile e bagnato col latte.
Se usate latticini come la burrata o la mozzarella di bufala, è preferibile acquistarli il giorno prima e lasciarli in frigo fuori dal liquido di governo, perchè altrimenti sarebbero troppo morbidi e acquosi. Anche il fior di latte, specie se buono e grasso, emette molto liquido, e va tagliato a fette e scolato molto bene.

Gli ingredienti che ho usato io sono questi:
-un pacchetto di pan carrè confezione famiglia
-tre fior di latte
-dalle 8 alle 12 uova
-pane grattugiato, almeno mezzo chilo
-sale e pepe
-un po’ di latte
-olio d’oliva per friggere, almeno un litro

Io ho accompagnato con un cipollotto affettatto, della rucola in fiore e una crema di caffè con uno spruzzo di panna

Io ho accompagnato con un cipollotto affettatto, della rucola in fiore e una crema di caffè con uno spruzzo di panna

Abitualmente procedo così: la già la mattina la affetto e la lascio nello scolapasta, spostando ogni tanto le fette perchè scolino bene.
Sgombro il tavolo da ogni cosa perchè la preparazione di questo piatto è sporchevole e richiede un gran numero di contenitori.
Batto le uova, almeno sei alla volta, e aggiungo sale e pepe, non metto formaggio grattugiato.
Metto l’olio in una pentola dai bordi alti, non in una padella.
Mi preparo il pan carrè tagliando il bordo, poi prendo le fette a due a due, e bagno solo il bordo nel latte (questo serve a non far uscire la mozzarella durante la frittura). Tra le due fette metto un po’ di mozzarella, abbondando nelle quantità. Chi vuole può aggiungere una fetta di fontina, di formaggio svizzero, un po’ di grana grattigiato, del basilico, un’acciuga. Poi bagno bene nelle uova battute e faccio la prima panatura col pane grattugiato, perchè il segreto di ogni mozzarella in carrozza è la doppia panatura. Se non fate la doppia panatura vi verrà molliccia e piena d’olio. Quando fate la seconda panatura state attenti a non inzuppare troppo le fette, perchè potrebbero rompersi; non abbiate paura di “cementare” troppo la mozzarella e le fette con il pan grattato, anzi, renderà più asciutto e gradevole il piatto.
Quando ho composto tre o quattro mozzarelle accendo il fuoco sotto l’olio, e quando è caldo, ci butto dentro le mozzarelle, che dovranno comunque galleggiare e stare belle larghe. Alcune si gonfieranno: è del tutto normale.
In genere in questo frangente mi aiuta la mamma, perchè io preparo le mozzarelle, e lei mi controlla il punto di cottura.
Vanno tolte quando sono dorate e lasciate scolare ben bene su carta assorbente. E vanno mangiate caldissime e filanti, anche se qualcuno le mangia anche fredde, o peggio, riscaldate.
Da qui in poi è semplice, si procede fino a che non avete finito gli ingredienti, è anche importante sostituire l’olio quando fa troppa schiuma (e ne fa!).

Il seguito è: stappare la birra, mordere e sorseggiare. Ah, che acquolina!

Ovviamente dopo si deve pulire tutto, e siete avvertiti che la cucina sarà un disastro.
Il difetto della mozzarella in carrozza, se vogliamo, è proprio questo: non può essere preparata in anticipo e non è un piatto da preparare quando la tavola per il pranzo e quella della cucina coincidono.

A cose fatte la birra ce la siamo bevuta!
AssoBirra_Orticola2130_giardinaggioirregolare 2

Rosa ‘Aloha’

Rosa Aloha (7)Finalmente tra le mie mani la ‘Aloha’, una rosa che ho sempre desiderato.
Acquistata in vaso, si sta comportando bene. Adesso vedremo dopo la fine della prima fioritura cosa farà.
Il fiore è un filino più grossolano di quanto avessi immaginato, anche se ha quella morbidezza pastosa del colore che a me piace tanto, con pagina inferiore del petalo più scuro, e un morbido arricciarsi del margine.
Si apre da un bocciolo tozzo, diventa un bel fiore turbinato, e poi si scompone in un fiorone aperto e con i petali sovrapposti, il centro ben visibile. Non esattamente quel che si definisce “di squisita fattura”.

E’ gradevole come fiore reciso specie se mescolata alle margherite gialle. Col bianco tende a diventare troppo caramellosa, deve mantenere un’aria rustica. Gradevole profumo.
Per il resto stiamo a vedere cosa combina.

La veccia selvatica (Vicia cracca)

Vicia cracca Vicia cracca

La veccia è un po’ il simbolo della primavera tarda, qui da noi. Fiorisce abbondantemente, in nuvolaglie di azzurro intenso e violetto porporino sparse per i residui di campagna, ai margini degli incolti. A farle compagnia i margheritoni, le altre piccole leguminose spontanee, le graminacee spavalde che prendono dominio d’ogni cosa. Guardo il vecchio pioppo nero, l’ultimo rimasto sul vialone che prima ne era costellato: si può dire che ha messo le foglie da poco. Il gelso ha fatto fiori e frutti contemporaneamente, il gelsomino sta fiorendo poco e male, in terribile ritardo, la Petrea non cresce e si brucia col sole.
Tra un po’ la veccia sfiorirà, e rimarranno gli stoppioni secchi, sarà il turno degli incendi e ricomincerà la danza dei canadair.

Bisognerebbe spiegare a qualcuno con un tempo così certe domeniche non sono di sabato, ma di venerdì.

2013-04-08_156 veccia

2013-04-08_147 veccia

Vicia cracca-04-07_144

2013-04-08_153 veccia

Fresie lillacine

Un semplice mazzolino di fresie fatto da Alessia (anticipazione)

Un semplice mazzolino di fresie fatto da Alessia

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