Libster Award da “(forse).si.può(ri)fare!”

Non mi aspettavo mai l’inclusione di Giardinaggio Irregolare in una classifica di “Liebster Awards”.
Non seguo le fiere, me ne sbatto delle piante ultimo grido, non metto neanche più fotografie, perciò mi sono fatta la fama dell’acida rompipalle. Capirete quindi che un premio di gradimento mi ha colta tanto di sorpresa che mi sono intenerita al punto da proseguire la micidiale catena che ne verrà fuori.

Me l’ha attribuito il sito (forse).si.può(ri)fare! a questo link. Che il riconoscimento venga da questo blog per me è un onore inatteso.

Quindi faccio anche io la mia parte, citando alcuni tra i blog di cui sono affezionata lettrice:

Verde Meridionale e Verde insieme Web, curati da Marcella Scrimali, il nostro occhio sul paesaggio siciliano

Giardinaggio sentimentale, di Giulia Capotorto (da qualche settimana finalmente tornata in attività)

Il Ricciocorno Schiattoso, la coscienza della vita contemporanea delle donne

I cinemaniaci, il miglior blog di cinema non tematico del web. L’unico che riesca a bilanciare la critica non pedante e ripetitiva con una scrittura piacevole e godibile.

Fascetta Nera (che non linko, perchè Alberto Forni mi ucciderebbe)

Una casa è una casa, di Emilio Tremolada, fotografo di giardini e design (sospetto che anche lui mi ucciderà dopo questo link).

Pega’s photography blog, un blog di fotografia insolito, che racconta sempre qualcosa non solo della tecnica, ma dello spirito e della filosofia dello scatto.

Fools Journals. Chi non lo segue?

Rispondo alle curiose domande di scassandralverde:

1) Quali sono i cinque mestieri che potresti fare per almeno quindici anni felicemente?
La giornalista, l’illustratrice, la piastrellista, la nomade, la pedicure e la toelettarice per cani (sono sei).

2) Ispiraci: cosa fai ogni giorno per salvare il mondo?
Mi lascio stupire, leggo, osservo, ascolto, spio, occasionalmente scrivo. I dotati di mediocre talento non hanno molte altre chance.

3) … e per distruggerlo?
Consumo ossigeno respirando.

4) Se avessi la possibilità di far sparire dalla faccia della terra quattro persone, chi sarebbero?
Senza alcuna esitazione, nè rimorso, i miei vicini. Adotterei però il cane e i loro gatti.

5) Se avessi la possibilità di far ricomparire e rendere immortali quattro persone, chi sarebbero?
Delle guide: Ippolito Pizzetti, Vita Sackville West e Jan Mukarovsky. Oreste Rizzini per la sua sensualissima e indimenticabile voce. Se potessi anticipare, renderei immortale anche Hayao Miyazaki, già molto vecchio, ritiratosi da poco. Più tutti gli attori che hanno interpretato una qualunque parte in un qualunque episodio di Star Trek. Vi prego, non tocchiamo l’argomento: voglio piangere su Veridiano III.

6) Qual è la cosa più importante che senti di aver davvero compreso nell’ ultimo anno?
Le donne sono cose. Le donne si comprano e si vendono. Alle donne non viene dato alcun valore. Le donne sono sacrificabili.

7) Con quale proposito, davvero, hai aperto questo blog?
Non essere più tiranneggiata sul forum di CdG.

9) Da zero a dieci quanto ti consideri razzista?
3

10) Da zero a dieci quanto ti consideri pacifista?
11

11) Da zero a dieci quanto ti consideri?
Radice quadrata di meno 1

Bene, a questo punto tocca a me fare delle domande a chi si vorrà prestare a questo momento ludico.

1) Ci racconti il tuo primo incidente d’auto?
2) Hai paura del buio?
3) Hai mai pensato di non mangiare più animali?
4) Vai forte in bici?
5) In quanto tempo stiri una camicia totalmente stazzonata?
6) Quando scrivi sul blog, prepari prima l’articolo su Word o Apache, e poi lo carichi, o lo scrivi direttamente in pagina?
7) Sei puntuale?
8) Che rapporto hai col cellulare, e il telefono in generale?
9) Ti piace più rompere/gettare o aggiustare/costruire gli oggetti?
10)Vecchio West o magica Irlanda?

Etologia del pubblico dei convegni sidernesi

Ho scritto “etologia”, e per assonanza, non posso fare a meno di pensare alla parola “scatologia” (non “escatologia”, che forse non ci starebbe neppure male).
E buon per chi non deve prendere il dizionario.

Il pubblico dei convegni sidernesi mi fa pensare a qualcosa di simile al Silenzio degli innocenti, con i vermi, il putridume, le falene-teschio.

Immaginate qualcosa di terribilmente saprofilo.

Gli inviti si diramano in tutte le direzioni, portati dai venti dei social, la lista degli indirizzi viene stesa con il preciso intento di suscitare l’effetto domino, la partecipazione diventa un obbligo.
Interventi programmati a tavolino o fin troppo palesemente sollecitati. Gente che prende il microfono e dice sempre le stesse cose. Le stesse cose. Le stesse cose. Da una vita, le stesse cose.

I soliti volti, seri e corrucciati, in paziente attesa che i relatori finiscano di parlare.
Immobili, putrefatti, come le salme a cui il prete recita l’omelia.

Requiescat in pace.

MIR di primavera

Earth_&_Mir_(STS-71)Erano notti limpide e si vedevano bene le stelle. La luce rossa della MIR, messa in orbita a spirale attorno alla Terra, passava ogni venti minuti o meno sulle nostre teste. Dava la percezione dello spazio vuoto, della gravità, del moto.
La MIR andava in disarmo nel 2001, per dare spazio alla Stazione Spaziale Internazionale. Veniva posta in una rotta di collisione con la Terra, che la faceva orbitare in spire sempre più ravvicinate, fino all’impatto nel mare delle Fiji, da cui si disse che lo schianto fu spettacolare.

Eravamo andata a vederla orbitare nei giorni passati: era dannatamente veloce, vicina, rossa.

Io ti ricordo, MIR. Sei stata un sogno di pace e bellezza.

James Doohan

james doohan_moviemarket Oggi avrebbe compiuto il suo novantacinquesimo compleanno James Doohan, a tutti noto come “Scotty” in Star Trek The Old Serie.

Memorabile l’interpretazione nel quarto film Rotta verso la terra.

“Computer? Computer?”
“Forse usando questo” gli porgono un mouse, lui lo porta accanto alla bocca e dice con voce suadente: “Saaalve computer!”

Decolliamo e nuclearizziamo

aliens scontro finale (33)

Dippold l’ottico

miopia_notte_night_lights

Che cosa vedete adesso?
Globi di rosso, giallo, porpora.
Un momento! E adesso?
Mio padre e mia madre e le mie sorelle.
Bene! E ora?
Cavalieri in armi, donne bellissime, visi delicati.
Provate questa.
Un campo di grano—una città.
Molto bene! E ora?
Una giovane donna e angeli chini su di lei.
Una lente più forte! E ora?
Molte donne dagli occhi luminosi e le labbra socchiuse.
Provate questa.
Un bicchiere su un tavolo, nient’altro.
Ah, capisco! Provate questa lente!
Solo uno spazio aperto—non vedo niente di particolare.
Bene, e ora!
Pini, un lago, un cielo d’estate.
Va meglio. E adesso?
Un libro.
Leggetemi una pagina.
Non posso. I miei occhi sono attratti oltre la pagina.
Provate questa lente.
Abissi d’aria.
Magnifico! E ora?
Luce, soltanto luce, che trasforma tutto il mondo sottostante in giocattolo.
Benissimo, faremo gli occhiali così.

Non è un luogo ma un come, nonostante ciò spero che venga accettato di buon grado, anzi, forse sarebbe meglio usare la parola “diottria”.
Sono miope: 3,5 gradi. Se volete averne un’idea fate conto che con 3,5 gradi di miopia per riconoscere i lineamenti del volto di una persona dovete esserle a meno di un metro di distanza.

Avrei potuto fare il noto intervento di riduzione della miopia, dopo il quale molte donne hanno ripreso a mettere lenti non graduate pur di portare montature alla moda, ma ho voluto conservarmi il dono di una duplice vista: una tecnicamente corretta, precisa, nitida, socialmente imprescindibile anche se molto prevedibile. E un’altra sfocata, “sbagliata”, scambista, a volte paurosa, ma mai confusa, come tutti i non ipovedenti sono convinti che sia. Non si confonde il verde dell’oleandro con quello del corbezzolo, né il rosa delle rose con quello delle godezie.

miopia_mare_sea_lightsLa miopia non è confusione: è bellezza. È quel velo di cipria con cui il modo si imbelletta ogni tanto. Scompaiono le scritte sui muri, le ammaccature sulle auto, le creste sulle teste dei giovani pubescenti usciti a frotte dai manicomi scolastici. Scompaiono gli afidi sui fiori di Hibiscus.
L’anonimo riflesso meridiano sui fari di quell’auto lì, sì, proprio quell’orribile auto grigia parcheggiata di fronte alla biblioteca, diventa un triplo circolo barbagliante di frattali diamantati. Basta socchiudere le palpebre, ruotare la testa o di qua o di là, e la forma cambia, si allunga, diventa più ovale, si schiaccia, si riempie di spigoli appuntiti. Le punte si allungano, come quelle delle aureole dei santi nelle immaginette, diventano lame di luce iridescente.

In lontananza piccole stelle comete si muovono in linea retta, in fila indiana, come i frammenti della Schoemaker –Levy 9 in rotta verso Giove, altre si muovono intorno con un moto browniano, quali più lente (occhiali a specchio?), quali più rapide (il fanalino posteriore di un vespino che fa retromarcia?). Ogni stellina o perlina di luce  si porta dietro una scia sfarfallante come capelli d’angelo.
La notte sembra di stare nel profondo di uno scuro e freddo oceano, popolato da strane creature e pesci luminosi, meduse multicolori, pesci lanterna, krill fosforescente.

Ma il momento più bello è il pomeriggio, sdraiati sul divano, a fingere con se stessi che non si dormirà che cinque minuti. La luce pomeridiana, non ancora dorata, filtra dalle tapparelle, e ogni foro diviene un occhio luminoso e benevolo, non maligno come quello di Sauron. Si dilata, si restringe, prende insoliti colori, dall’azzurro violento del cielo, al verde giunglesco degli avocados, al terra di siena delle imposte. Sfuma, vira, riflette, schiocca la luce come un colpo dato col pollice e l’indice. Tutta la serranda, come insieme, invece di occultare, filtra e amplifica la luce, la esalta, colorandola in girandole caleidoscopiche e mutevoli. Un tappeto verticale di lamelle di luce, biforcute, triforcute, multiforcute, una più alta, una più bassa, rotanti, colorate e veloci a prendere l’una il posto dell’altra, o dar spazio ad altre nuove nate dai mille occhi luminosi.

La luce diventa morbida, commestibile, carezzevole. Uno spettacolo privato, per chi è privato degli regolamentari dieci decimi. Si sta, in quei momenti, abbandonati e inerti, in contemplazione della magia causata da un errore di natura.

Dolce per sé, come disse Leopardi (non Maraini Dacia), mai veramente spiegabile, pertanto suscettibile di poesia, come è sempre la luce, specie quando devia dai suoi canoni narrativi tradizionali.

Dippold l’ottico.

Nam myoho renge CAN

Qualche giorno fa ho sentito un tale parlare in TV dell’addestramento cinofilo. Un signore simpaticissimo, con un volto a metà tra Cicciobello e Benny Hill, di quelli che ispirano fiducia. Con un simpatico e morbido accento tedesco e un vocabolario un po’ scolastico e demodé che lo faceva assomigliare ad uno gnomo dei boschi o a Babbo Natale in libera uscita, questo tale ha detto una profonda verità: non tutti gli umani sono adatti ai cani.
Ci sono umani bravissimi, amanti dei cani, che però non sono adatti a tenerli, perchè non sono sufficientemente calmi o agili, perchè sono pantofolai, perchè non hanno il germe del capobranco.

Dài, che è male lo sappiamo tutti. Il cane è un atleta, un guerriero klingon che deve essere modellato in un sufista vulcaniano. Ma non tutti siamo monaci zen e una gran parte di persone tiene molti cani o gatti in condizioni non ottimali perchè vuole liberarli dai campi di concentramento che sono i “rifugi” o -peggio- i canili.

Per me è come far passare un prigioniero da condizioni di vita tipo Alcatraz agli arresti domiciliari. Libertà di movimento limitata, è vero, ma compagnia, buon cibo, cure mediche, attenzioni, coccole, caldo in inverno, fresco in estate.

Non ho niente contro questo simpaticissimo signore, anzi, lo vorrei “tascabile”, accetterò realistica questa idea solo se:
-sarà vietata la vendita di cani e di animali da compagnia, di qualsiasi tipo.
-sarà vietato l’allevamento di gatti o altri animali da compagnia, di qualsiasi tipo.
-sarà consentito solo l’allevamento di cani -non necessariamente di razze specifiche- per uso civile e militare, per l’agricoltura e la pastorizia, o per usi medici, come per la pet-therapy o i cani da guida.
-sarà effettuata una vera campagna di sterilizzazione dei cani e gatti randagi che ne abbatta considerevolmente la popolazione nel giro di pochi anni.

In tal modo il randagismo dovrebbe essere episodico e controllabile, e la discriminazione tra cane di razza e cane bastardino, annullarsi. Così come per il gatto. Chi vorrà un cane o un gatto dovrà chiederlo a qualche contadino che ne ha in più, o salvarne dalla strada, o affidarsi ad enti di tutela e adozione. E’ lecito aspettarsi che cani e gatti sfuggano al controllo delle nascite quel tanto che basta per poterci permettere di avere allegri miscugli che siano in grado di portare a spasso un cieco, di guidare un gregge, fare la guardia e cercare persone scomparse, e nel caso del gatto, acciambellarsi a ronfare accanto al camino.

A quel punto accetterò se uno stato canottico mi dirà che non sono adatta a tenere un cane, e che potrò limitarmi ad accarezzare quelli degli altri. Accetterei anche questo, sì, mi priverei della compagnia di un cane, se sapessi che questo varrebbe la loro salvaguardia e una vita in equilibrio col mondo.

Il libro che porterei su un’isola deserta

Intendiamoci, con le mie capacità e la mia fortuna è probabile che mi punga un insetto mortale, mi vada in cancrena una gamba, mi cada in testa una noce di cocco, affoghi nel tentativo di pescare, mi mangino gli squali/i caribù/gli orsi polari/le capre/le iguana/i cormorani, muoia semplicemente d’inedia o di ustioni solari.

Ma se mi dovesse capitare una permanenza lunga alla Robinson Crusoe, c’è un libro -più di tutti di tutti- che sono sicura mi terrebbe compagnia per tanti anni.

Qualcuno riesce ad indovinare quale sarebbe?