I miei progetti per l’autunno

hill topLa situazione più scombinata a casa mia, che mi richiederà certo più impegno, è quella che ormai Martha chiama “la questione dei cani”.
Pappiralfi ha bisogno di stare al caldo e all’asciutto, con la sua artrite, mentre dall’altro lato Bibo vorrebbe star fuori a rincorrere volpi e faine anche quando piove, con la fida compagnia di Bassotto, che invariabilmente torna a casa malconcio, ferito, con bronchite e febbre alta. Lei si getta nel laghetto anche in inverno e lui ritona con gli occhi incavati e le zampe tremanti. Non lo farò più uscire a meno che non indossi un maglione pesante.
Andreino non può più sopportare le angherie di Bibo e staziona sul mio letto come se lo presidiasse. Io e Martha lo laviamo due volte a settimana, ma siccome non tollera il phon, lo dobbiamo asciugare davanti al camino ben avviato. Andreino impiega ore ad asciugarsi, intanto noi lo coccoliamo con piccoli bocconcini.

Pertanto ho deciso che Pappiralfi dormirà su un futon molto imbottito, non troppo morbido. Ho già mandato in ordine i campioni dei tessuti che mi ha mostrato Mr. Goldberg.
Andreino dormirà con me, come sempre, e Bassotto avrà la sua ciotola di fianco al letto.
Bibo dormirà con Pappiralfi, su una comoda portrona con telaio in legno, in stile rococò.

La mattina, portandomi la prima tazza di tè, Martha condurrà i primi due fuori, mentre Pappi e Bibo hanno la porta socchiusa, e possono entrare nel corridoio e grattare alla porta della cucina, dove Idella li sentirebbe di sicuro.

Poi non so cosa fare con William. Mi viene a trovare così spesso! E quando Martha mi grida da lontano: “Miss! Sta arrivando il sergente William !”, il cuore mi schizza dal petto e mi blocco come un burattino. Osservo la sua bella figura salire verso la casa, e per rassicurami penso sempre al tè. Con una tazza di tè non si sbaglia mai.
Parliamo del più e del meno, e vedo Callum e Martha sparire, mentre Idella è più che indifferente a William e a ogni altro maschio.
Vorrei che mi dicesse qualcosa oltre le solite frasi sul giardino –Com’è bella la siepe quest’anno, Miss– oppure – Ha fatto qualcosa in quell’aiuola? La vedo diversa– Io rispondo, con gli occhi bassi alla mia coperta patchwork, ma in realtà tento di capire cos’abbia in testa. La cosa peggiore è che a volte i nostri sguardi si incrociano ed entrambi torniamo frettolosamante al cucito e al tè.
Be’, vorrei proprio che dicesse qualcosa, magari prima di Natale, ma forse non è interessato a me e viene a trovarmi solo per distrarsi o perché ho il miglior tè della contea, modestamente. Migliore della “Pertica d’Oro”, se mi posso permettere di vantarmi un po’.

Il giardino non mi preoccupa molto, stiamo già preparando le protezioni per l’inverno, e la serra si sta pian piano riempendo.
Abbiamo raccolto molto stallatico dal nostro vicino, e lo useremo come lettorino caldo per l’orto, o lo lasceremo maturare.
Le prime confetture di mele sono già partite e quando fruttificheranno le altre varietà per me e Idella saranno settimane di incessante lavoro per conservarle, seccarle, fare salse, confetture e gelatine.
L’ordine dai miei preziosi cataloghi è già scritto (tre volte) e pronto per essere imbucato da Callum. Non prenderò più la lattuga dell’anno scorso, è rimasta amara nonostante tutte le mie cure.
I cesti per lo stoccaggio dei bulbi di tulipano e narciso sono pronti: quando arriveranno dovrò assumere il giovane Noah per aiutare Callum, ce ne saranno oltre un migliaio da piantare.

Invece sono preoccupata per la mia giardinetta: il telaio in legno si muove, e sulle buche sobbalza tanto che sembra voler schizzare via. Non posso più rimandare, devo portarla dal vecchio Pappadakis perchè la sistemi.

Ho trovato un’altra gattina, nera e bianca. Ancora non ha un nome, ma è stata adottata da Iside. Rob mi ha chiesto se può tenerla lui, ma non sono sicura che se ne sappia prendere cura a dovere: è ancora molto giovane.

Sto preparando i regali di Natale: talee, piante, segnalibri, disegni, sciarpe e guanti, partiranno dall’ufficio postale della signora Oleson giusto in tempo per essere recapitati poco prima delle feste. Faremo l’albero con un ramo di ulivo, appendendo piccoli origami di carta rossa.

Raindrops on roses and whiskers on kittens
Bright copper kettles and warm woolen mittens
Brown paper packages tied up with strings
These are a few of my favorite things!

Tutte le rose in un solo cane

2 Febbraio 2012
La parola “padrone”

Cuccio capofilicoSì badrone, vengo badrone, subito badrone.

Ecco quello che mi suscita la parola “padrone”, che non risulta né più digeribile né più tollerabile con il suo diminutivo “padroncino” (che fa pensare ai camionisti), né “padroncina”, che a momenti ti viene in mente un film porno.
Quei brutti doppiaggi dei film in bianco e nero in cui gli schiavi neri raccoglievano il cotone dei bianchi e mettevano le “b” al posto delle “p” e parlavano solo all’infinito.

Nella Valle dell’Eden Adam Trask chiede al suo amico cinese, che parlava un ottimo americano, il perché con gli altri si esprimesse utilizzando un linguaggio sgrammaticato e con una forte inflessione cinese.
“Così non mi temono”, rispose. O qualcosa del genere.
Credo che anche noi sentendoci “padroni” dei cani, dei gatti, delle mucche, dei cavalli, ci sentiamo superiori, non ne temiamo i morsi, i graffi, le incornate, gli zoccoli; e magari quando “l’animaletto” non si è “comportato bene”, ci sentiamo autorizzati, in quanto “padroni”, in quanto detentori dello stato di patria potestà, di allentargli un bel calcio in culo o di tirargli il collare a strozzo fino a farlo tossire.

Chiariamolo subito: “padrone” non è un termine applicabile a nessun animale. Gli animali non sono di proprietà di nessuno, come noi umani, d’altra parte. Nessuno è proprietà di nessuno, e penso che questa cosa sia applicabile anche agli oggetti.
Siamo tutti responsabili degli altri, animale, sasso, acqua, foglia o roccia di questo pianeta. Possediamo tutto e niente: l’unica cosa si cui possiamo legittimamente avanzare un possesso è il nostro corpo e -forse- la conoscenza.

Mi sa che è per questo, al contrario delle peggiori ramaglie dei miei parenti, che non nutro alcun interesse per i titoli nobiliari dei miei avi, per vecchi palazzi, per emblemi, blasoni, alberi genealogici.

Io sono io, sono il risultato delle mie esperienze e del mio raziocinio. Non appartengo né voglio appartenere ad altri che a me stessa. Non sono la figlia di mio padre o la moglie di mio marito. Sono io, e basta. Né ritengo che altre persone mi debbano appartenere, per quanto amate e vicine.
E trovo sia più che legittimo che questo basilare concetto dell’etica contemporanea si estenda agli animali. Proprio perché li amo e li rispetto come entità biologiche e come individui caratterialmente delineati.

Noi non ne siamo “padroni”, ma custodi, nei fatti e nel pensiero. Ne custodiamo la salute, ne custodiamo la gioia che ci offrono, i fastidi che ci infliggono, i figli che ci affidano, ne custodiamo i ricordi quando non ci sono più.

Ecco anche perché rifiuto l’inverso del verbo “possedere”, usato da animaliste varie che per non dire “Ho due cani e tre gatti”, dicono: “Sono posseduta da due bastardini, due micette e un gattone”.
È una sequela di vezzeggiativi che non rende giustizia etica, scientifica, biologica né a noi né al cane o al gatto, al suo motivo di esistere sulla Terra, e alla sua qualità di creatura vivente indipendente.

lidia capofilico

“Padrone” ha per me sempre e comunque un’accezione negativa, maturata nel tempo, sia dall’osservazione degli altri “padroni”, sia dalla mia esperienza con i cani che vivono con la mia famiglia.
Considero i cani degli amici, così come i gatti, anche se non sono esente dai vari “Vieni da mammina, la mamma ti prende”.

Li considero dei compagni di viaggio, da cui imparare più che a cui insegnare.
L’insegnamento al cane può essere molto divertente e appagante, perché implica un reciproco incontro di menti. Ma preferisco l’osservazione e l’apprezzamento di come si comportano senza troppe intromissioni. E per capirsi basta uno sguardo, non un campo da agility-dog.
In un libro ho letto che i cani non si tengono così, che devono essere “allezionati”, educati, tenuti in costante esercizio. “Altrimenti – recitava il libro- fareste bene a dedicarvi ad altre specie animali, come il gatto”, ben sapendo che i gatti sono impermeabili a qualsiasi volontà umana.

E Dio creò il cane

E Dio creò il cane

E sia chiaro che mi sento animale quanto un cane e un gatto, e uso la parola “umano” per distinguere tassonomicamente l’Homo sapiens dal Felis catus e dal Canis familiaris.

Neanche la parola “animalista” mi fa simpatia. Cos’è? un nazista degli animali? Brutte, pericolose, mal concepite, nel migliore dei casi poco significative, le parole che finiscono in “ismo”. Sempre a doppio taglio, sempre ambigue, in ogni caso di cattiva assonanza. Idealismo, Romanticismo, Postmodernismo, Astrattismo. Bah.

Non zoofilo, parola esistente nei nostri dizionari, che però implica l’atto sessuale con gli animali (cioè ancora violenza sugli animali), ma biofilo, secondo la celebre teoria di Wilson .

Un’altra parola con cui ho da fare i conti: “razza”.
Un mio ex-amico mi disse che tutti i giacinti appartengono alla stessa razza, cioè Hyacintus (che è il genus). Le cultivar, cioè le varietà (rosso, rosa, crema, azzurro, ecc.) –mi spiegava il mio ex-amico- sono tipologie derivate da incroci, come accade per l’uomo. Razza giacinto, razza uomo.

Il cane no.

Il cane o è di razza o è bastardo. E dona a noi le signore della Torino-bene, di cui non faccio nomi, solo cognomi: Marchesa Caterina Gromis di Col Tana e compagnia cantante, che con la loro carità pelosa li chiamano “cani da pagliaio”, per farli sentire più apprezzati. “Un cane da pagliaio senza nemmeno la bellezza di un cane da pagliaio”, dice lei nel suo libro Vita da cani. Avventure di un capobranco, a pagina vattelappesca perché l’ho dato via.
Di che razza è? Domanda frequentissima.
Allegro miscuglio, bastardini, cani da pagliaio, razza canile, tutti eufemismi per dire che è un cane senza pedigree (sai, poi, i pedigree come si fotoscioppano facilmente!).
Come di che razza è? È un cane. Canis familiaris, razza canina. Non vedi che non è un gatto né un pappagallo?
Credi che abbia un numero di cromosomi diverso dal tuo, che è un Dobermann palestratissimo addestrato ad azzannare alla gola, o un Pointer che punta le quaglie come neanche un mirino laser?

“Ah, sì …(dona a noi le signore…), sono quelli che danno più affetto!”.

Il cane di razza canina ha in sé tutte le razze del mondo, è come dire una rosa che ha in sé tutte le rose mai ibridate dei millenni.

Hai tutte le rose in un solo cane.

Ma cosa vai cercando di più?

Gli occhi di un cane scppatore e ululatore, non fidatevi

Gli occhi di un cane scappatore e ululatore, non fidatevi

Pulire per marcare il territorio

Qualche tempo fa ho avuto una illuminazione.
Ero in giardino, controllando che i cani non venissero importunati dai passanti (sì, nella mia vita faccio anche questo). Era un giorno particolarmente trafficato, non ricordo perchè, e i cani erano estremamente nervosi.
Il mio giardino è molto junglesco, con fronde e arbusti lungo tutto il perimetro, perciò vedermi da fuori è difficile. E sapete com’è, se la gente ti vede che circoli in giardino, ci pensa due volte prima di far sberleffi ai tuoi cani.
Così per palesare la mia presenza ho lavato il marciapiede.
Già, proprio così.
Sono uscita fuori con il tubo e la scopa, e ho alluvionato il marciapiede, in modo che impiegasse molto ad asciugarsi.
I vicini mi hanno vista e sono stati lontani per un po’, e il marciapiede bagnato è stato come una marcatura territoriale: qui non ci passate, è zona sottoposta a vigilanza.

Credo che molte abiezioni della G.M.M.M. derivino anche da questo.

A carnevale ogni cane vale

Ieri ho potuto finalmente fare una passeggiata decente a Bassotto, il quale si sta riprendendo adesso da una bella ricaduta di bronchite (se la piglia ogni anno, chissà che vita gli hanno fatto fare prima di abbandonarlo). Il veterinario prescrive: maglioncino fuori, dentro nudo. Bene. Non vi dico il casino: se il cane deve uscire si solleva tutta la casa:
Bassotto vuole uscire, aspetta, non farlo uscire, devo mettergli il maglioncino!

Camminavo con Bassotto immaglioncinato con un golfino blu su cui c’è scritto, in rosso e bianco, “I love NY” (non dite niente, per favore), con il “love” a forma di osso.
Ad un certo punto da una macchina esce fuori un bambino vestito da Rollo, o da Pongo, o da Peggy, non so, una roba così:
abito cane dalmata per bambino che schifo
Di fronte a tale camoufflage, “I osso NY” mi è sembrato anche sobrio.

Insomma, qui i cani diventano umani, e gli umani cani?
Qualcuno disse che la frase “ritrovare il senso delle proprorzioni” è una porcata da strizzacervelli, ma voglio essere banale e dire che qua mi sembra proprio che abbiamo perso il senso delle proporzioni.

cane da sposa

cane da sposa