Ah, ma allora ti piace la botanica!

08/29/08
Ah, ma allora ti piace la botanica!
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:30 pm

Quante volte ve lo siete sentito dire? “Ah, ma allora ti piace la botanica!” è la frase tipica che ci rivolge qualcuno quando vuole farci un complimento, dopo averci sentito dire che siamo appassionati di giardinaggio.
Sì, grazie, la botanica mi interessa, ma giardinaggio e botanica sono due cose molto diverse.
Il giardinaggio non si esaurisce nella composizione degli organi del fiore, nelle diversità tra i frutti, tra le infiorescenze e tra i semi.
Si può fare ottimo giardinaggio senza conoscere che poche cose di botanica, e per contro il botanico non necessariamente saprà fare del buon giardinaggio.
Sono due materie convergenti e complementari, ma non sono affatto la stessa cosa.

Ma perché la gente ci chiede se siamo appassionati di botanica? Semplicemente per essere gentile nel tentativo di “nobilitare” il giardinaggio. Chi parla di botanica è perchè non conosce le immense difficoltà tecniche che risiedono nel giardinaggio, il vasto numero delle materie di cui un buon giardiniere deve essere a conoscenza. La botanica si studia all’università, il giardinaggio negli istituti per agronomia o nelle scuole specializzate (ed anche lì molto male). Non ha una dignità, insomma, agli occhi della gente. Per non essere scortesi meglio tirare fuori la botanica.

Sempre i miei paragoni con l’Arte: lo stesso accade al disegno nei confronti della pittura. Ti vedono con i pastelli colorati in mano e ti dicono che stai “dipingendo”, questo per onorare le tue fatiche, che non dovrebbero sprecarsi in tecniche inferiori, ma anche per una sorta di altezzosa condiscendenza, per non far capire che si ha un po’ di pietà per noi, che ci dilettiamo con cose da poveri.

Di Destra o di Sinistra?

Di Destra e di Sinistra
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:41 pm

La Politica, nella sua accezione più elevata, è una scienza, o un’arte, che risponde in maniera particolarmente mirabile ai principi di Etica, e l’Etica è sempre stata legata all’Estetica, e quindi alle Arti.
Sebbene la contemporaneità tenda a disgiungere Etica ed Estetica, queste tendono sempre a riunirsi magicamente, anche laddove sembrano disgiunte.
E un giardino? Può essere di Destra o di Sinistra?

2 Responses to “Di Destra e di Sinistra”
1. Alessandro Says:
September 12th, 2008 at 7:11 am e
Sono dell’idea che un giardino non deve definirsi di destra o di sinistra. Trovo sia una suddivisione che avviene ad un livello più basso del carattere proprio del giardino. Il giardino sta sopra, è estetica ed etica a livello superiore. Tuttavia credo che il giardiniere, nel creare il proprio giardino, inevitabilmente attua delle scelte dettate dalla propria esperienza personale, formatasi con la propria visione della vita, lasciando più o meno trasparire la collocazione politica nel suo modo di fare. Come già scritto in questo Blog, il giardino è espressione di sé, e quindi anche della propria fede politica. Possono essere evidenti quindi i tratti politici del giardiniere, soprattutto quando inesperto, si lascia guidare dalla passione, senza uno schema chiaro, senza un obiettivo da raggiungere. Diversamente, il voler collocare il proprio giardino affinché susciti sensazioni al visitatore, che lo inducano a visioni per così dire di Destra o di Sinistra, è un limite dell’esecuzione, perché il giardino serve a cose più elevate e primarie per la vita. Il valore estetico ed etico di un giardino deve essere per tutti, senza distinzioni, per non rischiare di essere anch’esso il veicolo di una regressione culturale.
2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:33 pm e C
oncordo totalmente con te, ed in effetti la mia voleva essere una domanda provocatoria proprio di questo genere di risposte. Tuttavia non generalizziamo. Difatti io ho scritto UN giardino, non IL giardino o IL giardinaggio. Voglio dire altre due cose: molti vorrebbero il giardinaggio di destra, conservatore, ortivo, solitario. Ma anche i socialdemocratici se ne sono appropriati, con la loro politica sociale degli orti urbani e degli orti senza casa. Anche la Chiesa lo ha fatto, con la Ligue du Coin de Terre e du Foyer. Poi la protezione dell’ecosistema è passata in mano ai Verdi, notoriamente di Sinistra, si è visto con quali risultati. Questo tanto per dire che ad ognuno, in Italia, sta bene fare proprie delle “missioni sociali” che puntualmente non vengono rispettate.

Nel giardino diviso siede l’angelo

08/27/08
Nel giardino diviso siede l’angelo
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 5:10 pm

“Nel cibo diviso siede l’angelo” è -se non ricordo male- un proverbio, una frase che sta sul frontespizio del romanzo La compagnia dei Celestini, di Stefano Benni.
Io sono una ragazza all’antica, ho dentro di me la cultura sociale meridionale del Dopoguerra, trasmessami in gran parte da mio padre. Il che significa , tra le altre cose, ospitalità e condivisione. Il pane si divide, anche quando è poco. E tanto più è poco, tanto maggiore è la felicità di dividerlo.
Ecco perché ci siede l’angelo.
E nel giardino diviso, siede anche lì l’angelo?
Dipende. E’ una questione di scelta. Non per forza si deve dividere ( altrimenti si passa pure per egoisti, guardate voi ), anzi, l’Arte è una questione privata, privatissima.
Uno degli aforismi più citati di Wilde è: “Non mi dia ragione, mi fa sentire di essere in torto!”, al quale si aggiunge la versione in terza persona: “La peggior cosa che possa succedere ad un genio è di essere compreso”.
Ognuno sente e vede a suo modo, interpreta, ed a volte anche l’interpretare è una forma di arte sottile.
Ma tornando al giardino?
Una delle molte professioni che mi piacerebbe svolgere sarebbe proprio la progettazione di parchi pubblici. Non quei parchi ultra-moderni, disegnati secondo correnti artistiche contemporanee, che vogliono trasmettere questa o quella visione della vita e del rapporto tra la natura e l’Uomo.
I giardini devono essere per la gente, non la gente per i giardini. La buonanima di Rosario Assunto s’incazzerebbe. Ma cavolo se lui era di Destra! Assunto sosteneva che la gente si dovesse comportare come un principe in un giardino. Il punto è che non tutti hanno la cultura e la sensibilità di comportarsi da principe, ma non perché sono ignoranti (sì, ignoranti, zozzi, maleducati, bastardi e figli di buona donna), bisogna privarli di godere di un giardino.
Non perché hai la quinta elementare non sei in grado di emozionarti davanti ad un quadro o sentendo un concerto. A maggior ragione di divertirti e trarre “educazione” dallo stare in un giardino, poiché il rapporto con la Natura è il più importante elemento della cultura umana.
Questo non significa “proletarizzare” un giardino, ma disegnarli secondo principi di fruibilità per la gente.
Parchi senza panchine, con vialetti di brecciolino che fanno rendere l’anima a dio ai piedi, o con percorsi ciechi che non portano a nulla, senza uno spazio dove poter far giocare i bambini o far pisciare i cani…qualcuno mi sa dire a che cavolo servono?

Kim Parker

08/26/08
Kim Parker
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:34 pm

Kim Parker è una nota artista e designer di oggetti per la casa, specie per la tavola. Ha pubblicato un libro, intitolato Home
Io non ce l’ho, quindi non so dirvi.
Beh, insomma, questa signora in America è davvero “una importante”. I suoi dipinti sono finiti su cuscini, tappeti, tende, stoviglie.
Sono belli, anche a me piacerebbe potermeli permettere. Proporre bei disegni su oggetti di uso quotidiano in fondo è un’idea abbastanza vecchia, che viene sviluppata come la conosciamo da quell’altro giardiniere irregolare che fu William Morris, col suo movimento delle Arts & Crafts.
Kim Parker è una signora che sa come si dipinge. Ha imparato la sua lezione, si vede. C’è il grande insegnamento di Cézanne nei suoi quadri, e credetemi, non è davvero poco! Inoltre c’è parecchio stile Bloomsbury.

Poi cosa succede? I suoi disegni finiscono su tazze e bicchieri, e lì però cambiano un po’. La lezione di Cézanne sbiadisce, e subentra il design anni ‘50.

Il tratto è necessariamente più netto, i contorni più definiti, il Bloomsbury diventa uno stile da Trente Glorieuse.
Lo stile anni ‘50 è molto ritornato di moda. Nei ‘90 chiunque vestito alla moda di oggi, avrebbe subito un pestaggio per strada.
Sono ritornate “su” anche le robe fatte a maglia, le borse fatte
all’uncinetto coi fiori di perline. Un incrocio tra un incubo e i
ricordi di bambino.
Guardate questa teiera, è ridicola? No? ne siete sicuri? Si? perchè? Insomma, è bella o brutta?

Tutto questo per dire un’altra cosa. Non avete notato come ormai gli stili si propongano e ripropongano incessantemente, a ritmo sfrenato? Questa teiera sarà di moda per un paio d’anni, dopo dovrete romperla.
I progettisti di design industriale, di arte e spesso anche di cultura (non ne parliamo i giornalisti), non fanno altro che tirare fuori cose dalla scatola dei ricordi, spolverale, lucidarle, e venderle alle masse.
Nel momento che questi prodotti sono elitari, tutti li cercano. Poi si massificano e diventano infine obsoleti e reietti, fino a che non ritornano a cuccia nella scatola dei ricordi. Lì rimangono finché non è passato un po’ di tempo, poi vengono ripresi e riutilizzati.
Questo accadrà ancora ed ancora.
L’arte ormai funziona così: c’è questo dialogo incessante tra vecchio e nuovo, tra massificato ed elitario.

Anche i nanetti da giardino, trasformati in sgabelli da Philippe Stark, ne sono un esempio. I sociologi dell’arte lo chiamano “fenomeno di risalita”. E’ successo a Pupo, alle sigle dei cartoni animati, ai fumetti vecchio stile, ai film di Franco e Ciccio, di Lino Banfi e di Diego Abatantuono.
Succede anche alle piante.
Tanto maggiore è la ricompensa (economica e di fama) quanto più vicino nel tempo, o culturalmente deteriorato, è l’oggetto tirato fuori dalla scatola dei ricordi.

A proposito dell’Arte

08/25/08
A proposito dell’arte
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 8:13 pm

L’arte in fondo, mi dico, è vedere quello che gli altri non vedono, e mostrarlo agli altri attraverso i propri occhi.

2 Responses to “A proposito dell’arte”
1. Bee Says:
September 11th, 2008 at 9:57 pm e
Lidia, non ci crederai, ma è quello che dico sempre anch’io!! L’artista guarda quel che tutti hanno guardato, vede quello che nessun altro ha visto, e poi fa in modo che anche altri possano vederlo.
2. Lidia Says:
September 12th, 2008 at 12:31 am e
Ciao Bee, grazie di aver scritto!

Il collezionista di fiori

08/25/08
Il collezionista di fiori
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:00 pm

Sono fortunata: mi piacciono quasi tutti i giardini. E questo perché a me non interessano i giardini di per loro, ma perché guardare un giardino è come entrare dalla porta principale dentro il cuore delle persone, delle cose, delle città.
Può essere la striscia d’erba mezza secca dello spartitraffico, o il prato pisciato dai cani, o il giardino di un vecchio pensionato. Tutto mi piace, purché racconti.
Ce l’ho invece con la bordura all’inglese, spaventoso golem del giardino contemporaneo, che invece non racconta niente, solo conformismo, conformismo, conformismo.
Specie fuori dall’Inghilterra, dove pure ha un senso logico e narrativo.
Questi ciuffoni di fiori perlopiù primaverili ed estivi, mescolati più o meno a casaccio (perché poi è sempre a casaccio, diciamoci la verità), mi hanno davvero rotto le scatole.
Non sono frutto di una scelta estetica ed artistica, ma solo del consumismo sfrenato della nostra società, che una volta che ha finito di consumare le cose, inizia a consumare anche le idee.
Vi riporto, tal quale, un passo tratto dal libro Il sistema dell’arte contemporanea, di Francesco Poli, che parla di collezionismo di quadri:

L’atteggiamento passionale verso l’arte soprattutto nei riguardi della propria collezione spiega, ad esempio, il fatto che quasi tutti i collezionisti si considerino come casi unici e non classificabili. Infatti essi tendono ad identificarsi con le opere in loro possesso, che per loro non rappresentano tanto valori estetici autonomi in se stessi, quanto piuttosto il frutto delle “proprie scelte” la dimostrazione della “propria” sensibilità artistica, e quindi, al limite, direttamente l’espressione del “proprio” valore. E’ chiaro, dunque, che l’amore per le proprie opere d’arte, essendo una forma di autogratificazione, è una passione che “difficilmente gli altri possono comprendere”.

Sostituite “giardinieri” a “collezionisti” e “piante” a “opere d’arte” ed avrete il teatrino completo.
La bordura all’inglese a me sembra l’incarnazione del più sfrenato consumismo delle idee e dell’estetica, e dietro ad ogni planting plan mi sembra si nasconda un gelido e serpeggiante “consiglio per gli acquisti”.

2 Responses to “Il collezionista di fiori”

1. Alessandro Says:
August 26th, 2008 at 9:15 am e
La bordura inglese proprio perché costituita essenzialmente da una miscela di fioriture, illude chi la realizza, perché può apparire una facile via per concretizzare il bisogno di creare il proprio giardino. Permette di raggiungere lo scopo, focalizza la spesa direttamente e quasi unicamente nella materia vegetale e il gioco gli sembra fatto. Si ottiene presto un giardino, riconoscibile ai più e collocabile ad un livello più alto della media dei giardini odierni nelle cittadine italiane. Probabilmente una dimostrazione del proprio status sotto copertura. Penso che lo scopo del consumo è giustificarsi una vita dal ritmo frenetico, zeppa di prove e risultati, che tolgono tempo a se stessi e che si tenta di recuperare col possesso di cose che ci collocano e ci riconoscono.

2. Lidia Says:
August 26th, 2008 at 4:29 pm e
Ciao Alessandro, grazie del tuo commento. “Dimostrazione del proprio status sotto copertura” è davvero una frase che mi piace.

Enogastronomico

08/25/08
“Enogastronomico”
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 3:24 pm

“Enogastronomico” è una parola tipicamente italiana, sia per il significato, sia per la costruzione filologica. Eppure il suono sembra quello di una parola della neolingua di George Orwell.

Se prendete -a caso- una guida della vostra regione o del vostro paese, ci troverete senza dubbio una sezione riguardante la cucina tipica, i vari dolcetti, zeppolette, pizzette, tortine, minestre e brodini.
I cuochi sostengono che la cucina sia un’arte, e nessuno sembra faticare a crederci. Siamo anzi tartassati da film che ci rimpinzano il cervello con la “cucina artistica“, mentre il giardinaggio è relegato ad una visione puramente hobbistica.
Ad avvalorare questo vergognoso stato di cose ci sono soprattutto le riviste, anche quelle blasonate (…), come “Gardenia”.
Agricoltura e giardinaggio sono legati, e così dev’essere. E credo sia saggio ed assennato sperare che così continui ad essere in futuro. La culinaria però è tutt’altra cosa. Le riviste di giardinaggio e di arredamento, soprattutto quelle di medio livello, si impadroniscono della culinaria per nobilitare il giardinaggio, come se questo ne avesse bisogno, o non fosse piuttosto il contrario.
In realtà questo succede perché in Italia la panza viene al di sopra di ogni altra cosa, e assicura introiti certi e cospicui. Perciò riviste e guide, manifestazioni, associazioni, fiere, eventi, inseriscono un “tragitto enogastronomico” ovunque possono. Il colmo dell’inanità viene però raggiunto quando questa speculazione, di per sé abbastanza vile, viene coperta dalla maschera della “tradizione”.
Insomma ci prendono per fessi, con la nostra compiacenza.

Il lavoro però non lascia me

Concedetemi una parentesi personale.
Ho lasciato il lavoro, ma il lavoro non lascia me. Poi dicono che in Calabria bisogna fare a pugni per trovare da lavorare…E come disse un mio amico: “Il lavoro c’è, qualche volta anche pagato”.

Stavo riflettendo adesso quanto sia vero che gli esami non finiscono mai. Mi è capitato un accidente della vita in cui la mia naturale posizione di vittima sociale si è ribaltata. Stavolta sono stata io ad esaminare. Ed ho bocciato. Se la persona in questione lo sapesse, oh come s’incazzerebbe!

Lasciare il lavoro e bocciare questa persona sono due atti di indipendenza umana, più che culturale, sociale o professionale.
Sì, ne vado orgogliona.

I misteri del Giardino di Compton House

08/24/08
I misteri del giardino di Compton House
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 2:37 pm

I misteri del giardino di Compton House è un film che mi ha lasciata molto impressionata. Non so ben spiegare perché. E’ un film molto raffinato, come tutte le cose di Peter Greenway, condotto sul filo di lana dell’estetica magistrale, un film che nasconde qualcosa, ma dissemina degli indizi all’interno di se stesso, proprio come gli indizi sparsi all’interno dei disegni di Mr. Neville.
Se non l’avete visto, vedetelo.

I misteri del Giardino di Compton House
Vorrei riportare una citazione, secondo me il momento culminante di tutto il film:
Mr. Neville, io credo che un uomo davvero intelligente può essere soltanto un mediocre pittore, perché dipingere richiede una certa cecità, un parziale rifiuto di accettare tutte le possibilità. Se è intelligente, l’uomo ne sa di più su quello che disegna di quello che vede, e nello spazio tra il conoscere e il vedere costui diventa “condizionato”, incapace di seguire un’idea con forza, temendo che chi capisce, coloro ai quali egli vuole piacere, lo troveranno in difetto se non ci mette non solo quello che lui sa, ma quello che sanno anche loro”.
In questa frase molto evanescente ed elaborata, sono nascosti molti concetti capitali dell’Arte in generale.
Fare arte è “vedere” con certi occhi, il che preclude il riuscire (o il volere, direi più propriamente) guardare altrove.
L’artista è molto monogamico.
Sull’ essere “condizionati” e il non sapere seguire un’idea con forza non sono d’accordo: questo è dell’artista mediocre.
Tuttavia c’è fortissimamente implicata in ogni forma d’arte contemporanea, e probabilmente nell’Arte in assoluto, un desiderio di essere valutati positivamente dai propri pari.
E’ una condizione sine qua non.

Il conformismo globalizzato

08/23/08
Il conformismo globalizzato
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 4:32 pm

Pechino ha scelto le rose rosse per i mazzi di fiori da consegnare agli atleti durante le premiazioni. Insieme sono riuscita a cogliere della Physostegia virginiana, per lo meno mi è parsa tale, avendola vista per un attimo.
E’ una bella pianta, ecco una foto tratta dal sito www.upload.wikimedia.org
Phytostegia virginiana

E’ un bel fiore, vero? Molto adatto ad essere usato nelle composizioni di fiori recisi, specie con le rose a fioritura tardo estiva.
Fiorisce proprio in estate ed arriva ad essere fiorita anche tardi in regioni miti.
A proposito della Physostegia vi allego un link dell’ottimo blog di Paolo Tasini, su cui potrete avere qualche informazione su come coltivarla (è molto facile, basta darle un po’ d’acqua)

Attraversogiardini.it

Peccato che la Cina abbia scelto di accompagnarlo proprio a delle comuni rose rosse vellutate, piuttosto grandi ed aperte, come da noi andavano di moda qualche anno fa. Anche se dicono che a loro il rosso gli porti fortuna credo che si sarebbe potuto scegliere un altro fiore rosso, non necessariamente una dozzinale rosa da taglio.
Tra l’altro la disposizione dei fiori nel mazzo, a fontana, era un po’ ridicola.
E’ una piccola cosa da cui si capisce come ancora i modelli estetici (giardinicoli e non solo) della Cina siano veramente distanti dai nostri, che da maturi sono diventati decadenti. Da loro fiori che non appartengono alla loro cultura, come la rosa rossa a stelo lungo (di cui per altro sono i maggiori produttori in Asia), sono ancora una novità.
La Cina sembra volere a tutti costi uniformarsi al nostro conformismo, eppure ci riesce solo a metà, cogliendo un vecchio conformismo (rosa rossa a stelo lungo), e non percependo i nuovi conformismi (girasoli, fogliame ampio e variegato).