Giorno: 3 marzo 2009

Alfin siam giunti, il castello giace colà!

Alla fine ce l’abbiamo fatta e tutti i messaggi precedenti sono stati recuperati. Spero che non vada in fumo anche questo blog…
Il lavoro che sto tentando di lasciare mi perseguita ancora e mi sottrae voglia di leggere e anche del tempo che mi piacerebbe poter dedicare ad altro.

Ultimamente la mia voglia di vedere giardini ovunque, anche sulle mensole dei bagni degli altri, è molto scemata. Non so quanto riuscirò ad essere produttiva. Spero di riprendere presto la mia attività blogghica.

Sono solo canzonette

09/24/08
Sono solo canzonette
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 12:48 pm

Ma non prendiamoci sul serio. Il giardino è il giardino…cioè, ragazzi, è solo un giardino. Mica è importante. Cioè, vogliamo mettere il giardino con una cosa veramente artistica, come il découpage? Cioè, a me sembra che si stia esagerando,no? Voglio dire, nel giardino uno si passa il tempo, chiacchiera con i vicini, cioè, è giusto un hobby per gli anziani, soprattutto per le signore vecchie che non hanno niente da fare e stanno fuori in giardino a sgranare piselli o fare l’uncinetto.
Lo so anche io che comporre i fiori e le piante è un po’ come fare un quadro, ma le piante sono già là, mica le devi disegnare…insomma, che merito c’è? E poi tutte le piante stanno bene tra di loro, no?
Voglio dire, il giardino è solo un pezzo di terra, non è mica il salotto! nel salotto sì che devi spremerti le meningi, e poi, le piante costano pochi euro, voglio dire, un geranio costa neanche 3 euro, mentre i mobili sono molto costosi, cioè, vuoi “mettere?

Domanda: non è che noi, facciamo lo stesso discorso, ad un livello solo appena un po’ più alto?

Sembra a molti che il giardino non possa, non DEBBA avere niente a che vedere con problemi sociali, estetici, filosofici, interiori, con i rapporti interpersonali della vita quotidiana moderna. Che debba essere affrontato solo dal suo punto di vista tecnico.
E se no?


4 Responses to “Sono solo canzonette”
1. irene colombo Says:
October 11th, 2008 at 2:04 pm e
gent. Lidia, sono una principiante assoluta, ma mi sto impegnando e leggendo per sapere un po’ di più .Navigando mi sono imbattuta nel sito CdG in cui lei parla del suo modo di “non” concepire i giardini e ho pensato:”cavolo”! Detesto le bordure colorate, i giardinetti cimiteriali davanti alle case (villette) mi danno l’angoscia, le “architetture dei giardini” mi fanno venire la depressione. Non parliamo dei “prati all’inglese sui quali potrei anche mettermi a piangere!!! Tra poco (lo spero, lo spero, lo spero…) andrò ad abitare in campagna, in un posto sperduto tra le vigne e non so ancora cosa farò dello spazio che c’è intorno alla casa…Certo cercherò di non “addomesticarlo” in modo turpe. Spero di leggerla ancora. saluti. irene colombo
2. ezio Says:
October 18th, 2008 at 9:46 pm e
Lidia , mi avevi fatto credere che per fare un giardino bisognava conoscere gli abbinamenti dei colori ,e che occorreva essere un pò pittori, e che fare giardinaggio era un arte. Praticamente ora mi fai capire che quello che faccio io: mettere le piante un pò a caso va bene lo stesso. Non sarà come fa il consulente finanziario che ti consiglia una serie di buone azioni e se tu invece le scegli a caso, magari dopo un pò di tempo il risultato è migliore?
3. Lidia Says:
October 20th, 2008 at 3:20 pm e Grazie Irene ed Ezio. Io non so se il mio modo di concepire il giardino sia “quello giusto”, anzi non penso che esista un “modo giusto”. Penso che per fare del buon giardinaggio bisogni conoscere sia le tecniche orticole che l’accostamento dei colori, e che poi bisogni andare oltre. Quindi non è che sia proprio favorevole per le “cose a caso”, che spesso sono troppo “a caso”. Non disprezzo neanche i girdini classici ben fatti, o le belle bordure che hanno qualcosa da dire, come quelle di Christopher Lloyd. Solo, penso che non ci si debba fermare a questo, che la ricerca del qualcos’altro (che poi è l’etica dell’estetica), non sia da guardare come qualcosa di inopportuno nel giardino.
4. Luigi Prisc Says:
October 24th, 2008 at 1:08 pm e
lasciare tutto al caso forse no.. ma il troppo orine non è una cosa naturale, è più un modo di pensare tipicamente umano. preferisco far l’ingegnere solo al lavoro e nel mio campo mettere un pò quello che la follia mi consiglia. magari anche in maniera pseudo ordinata, ma stare a pensare gli abbinamenti cromatici e le potenzialità di crescita mi farebbe perdere molto del senso che attribuisto al giardino, ovvero donarmi relax e distanza dall’umanità

Etica della bordura inglese

09/22/08
Etica della bordura inglese
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 2:44 pm

Nel tempo ho maturato un certo scetticismo nei confronti della bordura all’inglese, che anni fa sembrava anche a me il vertice ultimo delle aspirazioni giardinicole.
La bordura all’inglese, codificata così com’è oggi, trova le sue basi
culturali ed estetiche nell’Idealismo Romantico, periodo in cui sono
sedimentate le radici della moderna cultura Occidentale. Colin
Campbell fa risalire proprio al Romanticismo la nascita dell’ideologia
consumista, e se tanto mi dà tanto, posso tranquillamente spingermi abbastanza in là da dire che la bordura mista è l’incarnazione del consumismo sfrenato della società moderna, e che solo raramente riesce ad ottenere significativi livelli estetici.

La bordura mista è un po’ come una collezione di quadri, nella quale il collezionista si rispecchia e si ritrova, si autogratifica con la continua ricerca di qualcosa al quale tende ed a cui non può e non vuole giungere, mette una croce sulla pianta appena conquistata, per mirare direttamente alla successiva, nell’illusione che questo compensi la propria mortalità. In poche parole, crea il (falso) mito della “sua” personalità, tant’è che non sono rare le frasi del tipo:
“Difficilmente gli altri possono comprendere il mio modo di fare
giardinaggio”.
Questo produce un solipsismo estetico che non è né più né meno che il frutto della società moderna, basata sull’economia capitalista-liberista, in cui i valori comunitari sono completamente spazzati via. Il giardinaggio, come la vita, viene vissuto con un atteggiamento “distaccato”, isolato, che non vuole più chiedere né ricevere nulla dalla comunità.
Come ebbero a dire Pountain e Robins: “[…]la mentalità “distaccata” è incentrata principalmente sul consumo. Questo è il “cemento” che sana tale stupefacente contraddizione; essere “distaccati” è il modo di vivere con minori aspettative andando a fare shopping[…]. Il gusto personale viene elevato a vero e proprio ethos: sei quel che ti piace e che perciò compri.”

Ed è proprio a questo punto, alla parola “compri” che si inserisce la longa manus delle riviste di giardinaggio, a sua volta mezzo d’azione delle multinazionali del florovivaismo.

2 Responses to “Etica della bordura inglese”
1. Alessandro Says:
September 29th, 2008 at 4:14 pm e
Povera Bordura inglese verrebbe da dire. Lidia non ti viene mai in mente, che anche la povera Bordura inglese sia caduta nel tranello del consumismo e della moda di oggi? Che sia caduta anche lei nell’inganno e ora si ritrova ad essere da te così giudicata? Può essere che la causa in fondo sia da cercare in questo periodo consumistico del nostro mondo occidentale, che ha finito per snaturare la geniale idea della bordura inglese? In fondo anche il Giardino alla “giapponese” ha questo rischio. O perlomeno l’elaborazione di questo, che sempre più spesso vediamo nei sempre più piccoli giardini delle sempre più piccole case di oggi. Basta un acero rosso e della ghiaia bianca con qualche ciottolo più scuro e si ottiene un’esecuzione assai accattivante, per chi vuole farsi un giardino diverso dalla trita e ritrita bordura. Non trovi? E quali motivazioni ci vedi in questo, se non ancora una volta il consumo e la conferma della propria persona attraverso di esso. E allora giudicheresti negativamente anche il giardino giapponese? Che allora si debba puntare il dito su questo periodo e sia invece da riconsiderare tutti gli “stili” in base alla loro forza reale, isolandoli dal consumo che se ne fa di questi? Forse si. In fondo ci saranno dei buoni esempi di sana e buona Bordura inglese.
2. Lidia Says:
September 30th, 2008 at 12:17 pm e
Domanda che richiede una lunga risposta: sì, certo che mi è venuto in mente che la bordura all’inglese sia vittima del moderno consumismo. E’ nata così proprio perchè i suoi canoni stilistici sono stati coniati proprio nel periodo in cui si affermavano le basi del consumismo moderno. E’ anche lei frutto del suo tempo. Ma io leggo il giardinaggio come qualcosa che -al pari di tutte le altre arti- si porta dietro delle implicazioni morali, etiche, sociali, anche politiche, se vogliamo. Detesto la società consumistica di matrice neo-liberista che ha portato allo smantellamento della comunità sociale protezionista e protettiva, che ha distrutto in poche parole, tutte le mie speranze e le mie illusioni. Detesto anche la gente che si chiude nel ridicolo mito di se stessa. Detesto gli ignoranti e i borghesi senza sensibilità artistica, che dileggiano chi ce l’ha e se la tiene ben stretta. Tutto questo trova la sua incarnazione nella bordura inglese, perchè è la bordura inglese ad essere privilegiata dalle riviste, proprio per la sua qualità consumistica. Non mi piace perchè sembra il vertice ultimo del raggiungimento della tecnica. Non mi piace perchè è basata quasi esclusivamente sulla tecnica, e solo alcuni progettisti, come Oudolf e Lloyd la usano con sinceri intendimenti artistici. Non mi piace perchè blocca il giardinaggio al problema tecnico, che è invece solo una parte del problema.
Riguardo al giardino giapponese: il giardino col sasso, la ghiaia e l’acero, fatto a Bergamo o a Novara, non può che essere solo una ingenua imitazione di uno stile nobilissimo ed elevatissimo, che gli occidentali non possiamo neanche sperare di comprendere pienamente. Si tratta semplicemente di una moda, e delle peggiori, che segue la scia della new age e della mania del buddismo e dello zen, che gli occidentali, ed in particolare gli Italiani, dotati di quasi zero cultura artistica, si limitano a copiare pedissequamente. E’ come paragonare un posacenere col Colosseo.

Il giardino come ornamento

09/20/08
Il giardino come ornamento
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 1:59 pm

Da Robinson in città di Ippolito Pizzetti, ed Archinto 2006:
“Andando sempre più avanti negli anni, sono riluttante, anzi non mi riesce più di pensare al giardino come ornamento. Bene, benissimo un giardino ricco di fiori e di colori; ma per me il giardino da una parte non è più, come spesso era considerato, il vestibolo dell’abitazione, l’introibo, ma il luogo dell’incontro col mondo vegetale e animale su cui si fonda il nostro rapporto con questi due mondi”.

Non aggiungo parola.

4 Responses to “Il giardino come ornamento”
1. Maria Acquaria Says:
September 20th, 2008 at 6:20 pm e
E’ una sensazione che avverto anch’io. Il fatto è che non riesco a decifrarla, a comprenderla come vorrei. Sento che c’è qualcosa che va oltre la semplice questione estetica, eppure non trovo mai non solo le parole giuste per spiegarlo, ma neanche il linguaggio attraverso il quale dirle, quelle parole. Forse non devono essere dette, però. Solo vibrate.
2. Lidia Says:
September 21st, 2008 at 12:30 pm e Molto probabilmente è vero quel che saggiamente dici, ma io ho sempre voluto, nel mio cervello, capire ogni dettaglio ed ogni perché dei miei pensieri e delle mie azioni. A livello maniacale.
3. Alessandro Says:
September 22nd, 2008 at 3:25 pm e
Avvertivo anch’io questa sensazione. Finché non mi è bastata, non ne ero più sicuro. Perché altrimenti non si spiega il mio bisogno di acquistare e possedere piante, come attività prettamente consumistica. E allora ho iniziato a chiedermi dove poter trovare altre spiegazioni. Io nei fatti mi fermo con il mio giardino, ma le mie domande sono cadute nel labirinto dell’espressione artistica. L’arte è una definizione e un prodotto umano, quindi il giardino è una manipolazione e allora ho il sospetto che ci sia anche della finzione nel voler confrontarsi con il mondo vegetale/animale in giardino. Leggendo
Ontologia e Teleologia del Giardino di Rosario Assunto si arriva alla teoria di Giardino come ornamento, il giardino come rappresentazione artistica del paesaggio, rappresentazione di bellezza e, in quanto tale, fonte di benessere per l’uomo. Assunto afferma dunque che il giardino è ornamento, luogo per cui l’uomo è spinto alla contemplazione, al ragionamento, successivamente alle attività che a piacere di fare in un luogo, che lo ben dispone. Tra cui cogliere la possibilità di rapportarsi con la natura, ora che è resa a propria misura. In un luogo naturale, ma inospitale, probabilmente non scaturiscono questi bisogni. Ecco, allora non rifiuterei il giardino come ornamento. Sarebbe un vero peccato.
4. Lidia Says:
September 24th, 2008 at 1:01 pm e
Già, ma perché fermarsi lì? C’è molto ancora, dopo.

La casa del Mare di Mimmo Caino

09/19/08
La Casa del Mare di Mimmo Caino
Filed under: Giardinaggio e natura, Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 2:46 pm

Mimmo Caino era una persona che apparteneva al vecchio mondo di Siderno, il mio paese. Ragionava all’antica, seppure aveva girato il mondo lavorando sulle navi commerciali. Apparteneva alla sua comunità, e questo era il suo essere “antico”.
Non lo conoscevo bene, ma si dice che non fosse stato una brava persona, e il ricordo che ha lasciato dietro di sé è duplice. I familiari – a quanto pare- non ne serbano un buon ricordo, mentre i suoi compaesani lo ricordano con affetto.
“Il Caino” era il suo soprannome, e forse questo basta a capire. Non so. Per conto mio do il beneficio del dubbio.

In ogni caso il carattere personale di Mimmo Caino non mi interessa più di tanto, quello che mi piace ricordare di lui è la sua casa sulla ferrovia, la “Casa del Mare”, che aveva costruito con le sue mani, usando quello che le mareggiate lasciavano sulla spiaggia, dentro la loro arruffata sporcizia.

Il Caino raccoglieva pazientemente queste cose e le usava per costruire la sua casa, che alla fine divenne quasi un piccolo museo.

Casa del Mare, Mimmo Caino

La sua “Collezione da Tiffany” era costituita da mattonelle e sassi levigati, come li avrebbe potuti sognare Antoni Gaudì. Mattoni smussati, vecchie bottiglie, cocci, sassi. Tutto era riposto ordinatamente in mucchi e in cassette, prima che lui morisse e tutto fosse abbandonato.
Aveva costruito anche un giardino sulla spiaggia, rubando quel metro o poco più alla linea ferroviaria, così come fanno tutti gli abitanti delle case che affacciano sui binari. Tutti i centimetri disponibili sono meticolosamente utilizzati per coltivarvi verdure o frutta, ed anche fiori.
Mimmo Caino aveva viaggiato, e aveva una nozione puramente visiva del giardino elegante. Nella sua ingenuità le piante grasse le considerava “nobili”, e piantò quelle, invece di pomodori e fave.

Il Caino aveva ancora parecchi anni da bruciarsi, ma è morto cadendo dal tetto della sua casa, oggi ereditata dai suoi familiari e trasformata in una graziosa casetta con le pareti gialle, le tende da sole a righe, il tavolo di resina per pranzare fuori. Una casetta come miliardi di altre, senza carattere e col nasino all’insù.
Casa del Mare, Mimmo Caino

2 Responses to “La Casa del Mare di Mimmo Caino”
1. ezio Says:
September 20th, 2008 at 3:22 pm e
Lidia, che bella storia , anche se ha il finale tristissimo, un uomo che chissà quanto ha rischiato navigando in mare , che fa quella triste fine. Le persone come lui sono sempre più rare e dispiace non averle conosciute Ezio
2. ezio Says:
September 20th, 2008 at 3:26 pm e
Che storia triste , come dispiace non avere conosciute persone cosi, che sono sempre più rare. Ezio