Cavitazione spazio-temporale

Sento di comprendere più da vicino come i giardini non servano in fondo ad articolare il nostro concetto di spazio, ma quello di tempo.
E’ una cosa che mi ha sempre tormentata sin dall’inizio della mia attività di giardiniera.
Il fatto che il giardino si sviluppi unidirezionalmente lungo la freccia del tempo, la sua natura ciclica, il suo dialogo incessante col flusso del pensiero, con il nostro movimento, con la percezione fisica del nostro essere, mi convincono sempre più profondamente che il luogo dei giardini non sia solo tangenzialmente lo spazio tridimensionale, ma che la loro vera essenza debba essere collocata nella quarta dimensione.
Una sorta di cavitazione spazio-temporale.

Il luogo dei giardini è l’amore, la morte, il ricordo. Lo spazio è solo incidentale, non causale.