Mese: ottobre 2009

…semplice: un artista

Helen Mirren

Jean-Paul Sartre sosteneva che l’arte non sia -come viene spesso detto- il prodotto di una società com’è, ma della società che verrà subito dopo.
Dunque l’artista non descrive quello che una società è, ma quello che una società dovrebbe essere. E’ insomma un anticipatore, o nei casi più fortunati, un ispiratore. Si potrebbe dire -mutuando qualche espressione del linguaggio informatico- che è una sorta di “interrupt”, un interruzione di un processo pe via di un elemento che richiede attenzione.
Per questo credo che debba essere teso verso l’innovazione ogni sforzo dell’artista. Anzi, credo che l’artista vero vi si diriga inconsapevolmente.
In effetti, se uno ci pensa, la storia dell’arte si configura come un insieme continuo di infrazioni a regole precedentemente scritte.
Esiste l’elemento individuale, imprevedibile, che attraverso la sua personale sensibilità e il proprio peculiare modo di vedere il mondo e di interagire con la realtà, esplicita ed interpreta un desiderio collettivo.

Che l’arte sia una forma di conoscenza, a me, non restano dubbi.
E meno ancora me ne rimangono se il giardinaggio autocosciente sia o no una forma d’arte. Lo è senza dubbio per il suo carattere formidabilmente conoscitivo.

Con buona pace di Pietro Puccio.

Pet-sematary garden

Il giardino si addice agli animali. Anche da morti.
Ho in mente racconti di persone che ricordano di come il loro cane sia morto improvvisamente, abbaiando ad un camion, Così, senza preavviso.
Ho in mente Poltergeist, e il funerale dell’uccellino: Una coperta per quando ha freddo, un pezzo di pane per quando ha fame, una foto per quando si sente solo.
I miei animali sono sempre morti ammazzati, stritolati da automobili, o per malattie. Non ho mai avuto il bene di vedere un animale spegnersi placidamente, tra le mie braccia, ronfando, senza soffrire.
Ho in mente un articolo di Natalia Aspesi, che raccontava del grido angoscioso della sua gatta dopo che le fu fatta “la puntura” .
Ho in mente Pet Semetary di Steven King, ho in mente Il sesto giorno e la Re-pet, la multinazionale che clonava gli animali morti.
Ho in mente il volto sfigurato della mia Sinfo quando l’ho trovata per strada, cinque anni fa.

Non riesco più a contare gli animali sepolti nel mio giardino, so solo che sono tanti e che a volte ho paura di scavare.
Non ho foto delle mie tombicine, mi sembra sempre una violazione del diritto al dolore della morte, che deve rimanere solo per noi, e non per gli altri.
Ci ho piantato vicino dei bulbi, che si adattano bene per la loro qualità di uteri fecondi che generano il fiore dentro di sè. Piccoli narcisi, come il ‘Minnow’, lo ‘Zhiva’ o il ‘Téte à Téte’. E ancora le oxalis a foglia maculata, sempre piccole, da tenerle in mano come gattini.

I cimiteri sono nati come giardini. I giardini accolgono senza distinzione la vita e la morte, la nascita, la fecondità, ma anche la cessazione dell’esistenza.
Spero che esista un paradiso anche per gli animali.

E mo’ s’attaccamo tutti arca’

Niente di più vero. Una conferma -come se ce ne fosse bisogno- di quanto le tendenze estetiche, anche quelle che sembrano dettate da spiriti puri, siano sempre più legate al mondo del popolare e del massivo. Ne sono un esempio la moda Punk, del Vintage, dei tatuaggi e del piercing.
Un tempo erano gli arbiter elegantiarum a dettare le mode, oggi gli stessi arbiter si devono confrontare con le nicchie che diventano masse, e che sono sempre meno genuine e meno originali, meno istintive e creative.
E’ un circolo vizioso, un cane che si morde la coda.
E ora? Ora s’attaccamo a chi viene viene, basta che ci dica qualcosa di nuovo.