“Dove sei?” Etica medica del telefonino

Sono infuriata, stanchissima, spaventata a morte e indignata dal più profondo dei miei sensi di essere umano.

L’etica medica prevede normalmente che il malato sia rispettato nella sua fisicità e nella sua moralità. Questo accade sempre di meno, ed è una cosa gravissima, indice di rapporti sociali sempre più selvatici.
Il buon medico rispetterà sempre la nudità del paziente o le sue difficoltà fisiche o fisiologiche. Il buon medico non offenderà mai l’intelligenza del suo paziente, anche quando questa non è eguale alla sua, il buon medico lascerà da parte i suoi problemi per meditare su quelli del suo paziente.

Il buon medico dovrebbe spegnere il telefonino.

Oggi ho visto cose che Roy Betty non avrebbe mai potuto immaginare, cose che sono all’ordine della quotidianità, e non credo solo nella famigerata Calabria.
A parte uno studio medico pieno di scalini e con porte strette che manco quelle del Paradiso, un medico, UN PRIMARIO, che passa un quarto d’ora al telefonino a cazzeggiare (sì, ripeto, cazzeggiare) con un suo “caro, caro amico” , un “avvocato tributarista di fine livello, tra i più quotati di Cosenza” (…ma vaffa), con un paziente steso su un lettino, mezzo nudo, morto di freddo, impaurito, innervosito, mortificato nel corpo già dalla malattia, a subire questo supplemento di Golgota a causa di uno che va a farsi la campagna elettorale tra i suoi amici medici.
Volgare farabutto, ladro di polli, abigeatore.
Il PRIMARIO, intanto, manovrava lo strumento col gomito, più o meno come io cerco di aprire la porta di casa mia quando tengo le buste della spesa, la posta e gli ossi dei cani in mano.
Sì, proprio, schiacciava i pulsanti col gomito mentre col telefonino nell’altra mano se la rideva dottamente dicendo frasi del tipo “Eh, ma da quando sono andato in pensione siamo troppo distanti, sei sempre nel mio cuore, per te farei questo ed altro…”
Ho il voltastomaco. Sono personalmente offesa e terribilmente incazzata.

Dove sono questi valori?
Consapevole dell’ importanza e della solennità dell’ atto che compio e dell’ impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’ uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’ esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’ “accanimento” diagnostico e terapeutico.

DOVE , DOVE SONO?