“Miracolo” di primavera

David Attenborough

Arriva la primavera, scade astronomicamente l’equinozio (com’è avvenuto ieri) e i giornali e le riviste specialistiche iniziano a titolare articoli lacrimosi con frasi del tipo “Miracolo di primavera”, “Bulbi, il miracolo si ripete”, “Anche quest’anno il miracolo della Natura”.
Basta, basta, basta!
I bulbi fioriscono in primavera (non tutti, a dire il vero), i bagni si fanno in estate, in autunno cadono le foglie. Vogliamo aggiungere qualche altra sciocchezza alla consueta montagna di stupidità da cui siamo investiti ogni anno a marzo?
I bulbi sono bellissimi, è chiaro, è divertente parlarne: tulipani dai delicati colori, allegri narcisi, profumati giacinti. Per non parlare dei colori: bianchi e rosa che si mischiano, delicati aranci, magici albicocca, suadenti sinfonie di azzurri.
Ma non c’è niente di miracoloso nella loro fioritura: si ripete ogni anno quando sopraggiungono le condizioni adatte perché avvenga (riscaldamento dell’aria, innalzamento delle minime, riduzione della piovosità). Si potrebbe dire che sono “programmati” a fiorire in queste condizioni, tanto è vero, che –a differenza di altre specie- i bulbi si possono forzare per la produzione di fiori da taglio per la tavola di Natale, e addirittura alcuni, come le fresie, si forzano in una fascia ampia di mesi, o si seminano in tutte le stagioni per ottenere tutto l’anno fiori per il l’essenza aromatica per le aziende profumiere.
Non sopporto più la lagrimosità, la commozione, il senso del poetico che per forza deve accompagnare ogni foglia verde, ogni timida ragnatela imperlata di rugiada, ogni gemma che spunta fuori da un rametto.
Qual è l’errore? Idealizzare la natura invece di tentare di conoscerla in profondità. Spunta la gemma, buca il croco la neve fresca, fiorisce il tulipano, torna la rondine al tetto…ma oltre non si vuol proprio andare. Le domande che dovremmo porci sono: perché avvengono questi fenomeni, cosa li accompagna, cosa significano per la nostra esistenza sulla terra, cosa può produrre un mutamento su di essi, e cosa il loro mutamento può produrre nella nostra vita.
Si preferisce rimanere in superficie, ammirando un campo fiorito, senza pensare a cosa lo abbia prodotto. Da ciò nasce una diffusa miopia che ci porta a dare per scontati certi “miracoli” e ad alterare le condizioni in cui nascono, producendone un lento ed inesorabile esaurimento.
Non solo le riviste di genere indulgono nel patetico carduccianesimo quando si tratta di fiori e piante, ma soprattutto i magazine generici, le trasmissioni contenitore che si occupano della natura, come Linea verde (che, a dire il vero, ha più l’aspetto di un La prova del cuoco girato in esterni) o peggio Geo&Geo che avrebbe la pretesa di un approccio scientifico, per non parlare di una trasmissione che non si può definire se non criminale come quella condotta da Roberto Giacobbo, Voyager, che più che un viaggio ai confini del sapere, è un viaggio alla scoperta della stupidità dell’uomo (e anche della donna).

Sono lontani –ahinoi- i tempi del grande, grandissimo, David Attenborough i cui documentari La vita segreta delle piante e Il pianeta vivente sono stati trasmessi negli anni Ottanta da un programma come Quark che ha letteralmente “costruito” la cultura scientifica italiana di massa e che all’epoca era estraneo da moralismi e storicismi e da una visione partigiana (italiana) della cultura, mentre oggi si è ridotto a mercificate celebrazioni delle “patrie glorie”.

3 pensieri su ““Miracolo” di primavera

  1. Basta, basta, basta! Hai ragione: non se ne può più di questa melassa appiccicaticcia e stomachevole! Bravissima a scovarla anche in questi aspetti che a prima vista sembrerebbero così spontanei, così condivisibili!
    Mi convince pienamente il giudizio che l’errore sta nell’”idealizzare la natura…”. Molto ben espresso, oltretutto, visto che per idealizzare si intende appunto: “rappresentare o concepire in conformità a esigenze artistiche o sentimentali, naturalmente disgiunte dalla realtà” (Devoto-Oli).
    Mi convince però meno: “…invece di conoscerla in profondità”
    Certo sarebbe auspicabile un approccio più razionale, dunque più ‘cognitivo’, agli spettacoli che la natura ci offre. Ma perché rinunciare al lato emotivo dell’esperienza estetica offerta dalle fioriture primaverili? Ecco, mi pare che la tua posizione ecceda – forse trascinata dalla vis polemica – nel senso opposto. La soluzione, penso che concorderai senza difficoltà con me, non sta nell’escludere i moti del cuore, bensì nell’unire il meglio di ciò che il cuore ci suggerisce alla conoscenza, al giudizio, insomma alla riflessione razionale.
    Se è così l’errore da evitare mi sembra dunque non tanto il commuoverci davanti ad una distesa di fiori, magari sparsi magicamente in un prato di montagna, bensì nel commuoverci della nostra commozione – la famosa “seconda lacrima”. Non so se mi sono spiegato.

  2. Ormai ho capito che tu mi leggi dentro chiaro e pulito come fossi un manuale di ricette.
    Sì, mi sono fatta trascinare dalla mia vis polemica, ma davanti a certe cose non puoi che avere un moto violento.
    Ovviamente sai già che concordo con te sul fatto che le “funzioni”, come le chiama Mukarovski, si sovrappongano, quindi a quella teoretica possa sovrapporsi quella estetica e quella magico-religiosa.
    Il fatto è che certe riviste sono decisamente insopportabili, specie quelle “da principiante”, o certi mensili d’arredamento che sono meno specializzati e più votati al decoratvismo.

    Il fatto è che poi la gente gode della propria commozione, e sembra che il compito dei giornalisti che,per necessità o volontà, lavorano per queste riviste, sia proprio quello di far sgorgare questa “seconda lacrima”.

  3. Pare che Einstein abbia detto che ci sono due modi di vivere la vita,e cioè come che niente fosse un miracolo, oppure considerando tutto un miracolo. A volte mi piace scegliere la seconda opzione, e confesso che spesso mi commuovo ancora assistendo alle fioriture primaverili.
    Ciononostante nemmeno a me piace quando viene propinata in TV robaccia come quella che hai descritto in modo così azzeccato.
    Penso che chi idealizza la natura lo faccia per un motivo molto semplice: non ci vive. Non ha mai visto, per esempio, il modo in cui i poeticissimi lillà siano le piante preferite dalle molto meno poetiche cimici (chissà come mai è così).
    Bello e interessante il tuo blog come sempre, i tuoi articoli sono intelligentemente provocatori e stimolano il dibattito. Un saluto, Giada.

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