Comunicazione di servizio

…sono a pezzi in questi giorni, cerco di aripigliarmi domani, ma sono stata veramente male.
Ho appena dato un’occhiata in bacheca, visto il crollo delle mie statistiche, e poi avuto giusto la forza di cancellare un paio di spam.
Il resto cerco di farlo domani.

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* Vaffanculo è un marchio registrato.
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Antonia lotta contro Mafalda

Abbiamo una biscia in giardino. L’abbiamo sempre avuta, da che mi ricordo io. L’estate si fa vedere qualche volta e noi saltiamo su e ci spaventiamo, ma poi diciamo sempre: “Ma che vuoi che sia, una biscetta d’acqua, mangia i topi e le zanzare” e poi concludiamo con la proverbiale frase: “Ha più paura lei di noi che noi di lei”.
Con il caldo il giardino è quotidianamente frequentato da mio padre e dai fisioterapisti, che ce lo portano per irrobustirlo. La signora ha visto la biscia e si è spaventata: ha un’idea di giardino diversa dalla nostra.
Mia madre, colpita nel vivo di buona padrona di casa, si è sentita in dovere di eliminare la biscia, o perlomeno di limitarne la libertà. Ha perciò deciso di radere al suolo le erbacce, i rimasugli dei nasturzi, le foglie secche dell’agave, di abbattere i malvoni, gli acanti, i cardacci e gli altri fogliami, di rastrellare le arance e le more cadute, le foglie secche per l’arsura.
Io la lascio fare, tanto so che l’anno prossimo ci sarà nuova vegetazione, e se Gilles Clément volesse vedere un giardino in vero movimento, che venisse a casa mia: basterebbe solo mia madre per fargli venire un giramento di testa.

Mia madre parla della biscia chiamandola “Mafalda”.
“Mafalda ha fatto i piccolini”, “Mafalda si è ingrassata: ha mangiato un topo intero”, “Ma lo sai che Mafalda è anche il nome della moglie di Giulio…ah, no, la moglie di Giulio si chiama Adelaide”.
Mafalda qua, Mafalda là.
Mafalda è un argomento di conversazione a casa mia.
A dire il vero non so se la Mafalda dei miei tempi è la stessa Mafalda di adesso: non so quanto campi un serpente.
Mafalda. Ma che razza di nome.

“Il giardino di mia madre e altri luoghi” di Claudio Sottocornola

Claudio Sottocornola. Foto Claude.productions

Venerdì 28 maggio alle 17.30 presso l’ex-chiesa di San Sisto in Colognola,
Bergamo, Claudio Sottocornola terrà l’inaugurazione della sua mostra fotografica Il giardino di mia madre e altri luoghi. Con un reading di poesie tratte dal suo ultimo libro Nugae, nugellae, lampi (Velar Edizioni, 2010), il ‘filosofo del pop’ omaggerà la figura materna attraverso un percorso di immagini relative ai
“luoghi dello spazio”, a partire dal “giardino” come condizione di luce e
armonia, impegno e lavoro. La mostra è accompagnata dai testi critici di Sottocornola, Catò, Grispello, Zitara ed è raccolta in un efficace percorso multimediale, disponibile in un dvd.

Il giardino di mia madre e altri luoghi è un itinerario visivo in 250 scatti
fotografici in cui l’intellettuale lombardo ha voluto ricordare la madre mancata in anni recenti: un percorso fra i paesaggi dell’anima che prende le mosse dal giardino, inteso come luogo di luce e armonia, ma anche di impegno e disciplina, e si estende ad un’indagine sui luoghi della terra. Sottocornola infatti include sue foto dal mare alle isole, dall’America dei lontani anni ’70 alla luce abbagliante del Sud, dall’inverno nelle strade di Bergamo alla primavera di Trinità dei Monti a Roma, divenendo metafora del variare e crescere della vita.

Afferma Luca Catò: “Nell’organizzazione delle sequenze si sente, più che altrove, la volontà che Claudio ha di appoggiare se stesso e la propria storia in una valida promessa, in qualcosa, forse in Qualcuno, di perfetto e durevole.
In questo senso, ancora, il giardino diviene il primo luogo e l’ultimo: è il posto del ricordo, della speranza, della attesa e di una possibile bellezza”.
Secondo Francesca Grispello, “la natura dalla quale tutto il lavoro nasce e alla quale l’autore ci conduce, in queste immagini – che attestano una presenza vitale – è quella Natura, ora libera e spontanea verso se stessa, ora necessaria per noi, per l’armonia che genera e per la morte che produce. Atto d’amore, di bisogno e consolazione”. Infine Lidia Zitara: “Ciò che l’uomo condivide con la natura può diventare poesia, arte, filosofia, mito. E contemporaneamente diventa giardino, come oggetto tangibile nel mondo delle cose. Perché il giardino, con il suo esistere, ripetersi in mille differenti aspetti, moltiplicarsi in infinite variazioni, dichiara con tenace pervicacia un’affermazione di se stesso, in una parola, la sua semplice esistenza”.

La mostra resterà aperta fino al 13 giugno, con ingresso libero (orari: feriali,
15.30-21.00; giovedì e festivi, 10.00-13.00/ 15.30-20.00). Gli intervenuti potranno ritirare, in omaggio, il catalogo in dvd della mostra. Sarà possibile devolvere un’offerta libera per le attività benefiche della Società di San Vincenzo de Paoli, Conferenza di Colognola-Bergamo, nella quale Angela Belloni Sottocornola, che la mostra vuole ricordare, si è impegnata in una lunga attività di volontariato, ricoprendo la carica di Presidente dal 1990 al 1994.

Esposizione: 28 maggio – 13 giugno
Orario: 15.30 – 21.00
Giovedì e Festivi: 10.00 – 13.00 / 15.30 – 20.00
Ingresso libero

Info:Claudio Sottocornola:
Claudio Sottocornola

Love me tender, Gardenia

Leggo “Gardenia” sempre con grande ritardo, in questo periodo poi ho trascurato tutte le letture perché sto preparando una conferenza a Forlì il 16 di giugno (anche per questo ho lasciato il blog un po’ negletto).
Di solito ammucchio “Gardenia” su un cesto che sta in bagno, e ogni tanto leggo qualcosa. Non trovando il numero corrente ho ripreso quello di maggio, che avevo letto a balzelloni (mi è molto piaciuto l’articolo sul cutting garden) e ci ho trovato una bellissima sorpresa, ma che dico, un gran regalo!
Me lo fa un insospettabile Carlo Contesso, nelle sue pagine di progettazione del giardino.
Si tratta di come realizzare una siepe di melo nanizzato, esattamente come nel sogno giardinicolo che descrivo nel capitolo Storia di un’aiuola: un giardino sul retro del mio libro. Perciò capirete che quando me lo sono visto spiegato e illustrato dalla bella mano di Massimo Demma, mi ha preso un infartino. Ho accuratamente ritagliato le pagine, spillate, segnato la data, e chiuse dentro al mio libro.
Per una volta, grazie “Gardenia”, grazie di avermi fatto vedere il mio sogno con gli occhi aperti.

Intanto vengo a scoprire come si chiama questo tipo di piantagione: step over, cioè “scavalcalo”. In effetti a seconda di quanto in basso si piega l’astone, si ottiene un cordone più o meno basso, scavalcabile.
E’ di certo una derivazione della coltura dei fruttiferi a cordone, a palmetta o a spalliera, già in uso ai tempi del Re Sole negli orti di Versailles, ma questo cordone si fa con dei portainnesto nanizzati, altrimenti non esce.
Si comprano astoni giovani, di un anno di età, e poi si curvano durante tutto il periodo di crescita, fino a ottenere un angolo di 90° e infine si legano ad un filo teso tra due paletti.
La pianta tradizionale per lo step-over è il melo, ma Contesso sostiene che si possa usare anche il pero, seppur usando maggiore cautela nel piegarlo perchè è meno elastico. Questo è buono per noi che viviamo in zone calde dove gli inverni sono miti e il melo soffrirebbe. Inoltre il pero in piena fioritura è sempre uno spettacolo.
Non so che altre piante possano essere usate in questo modo, ma credo anche altre. I meli nani si trovano con una certa facilità anche in un buon vivaio locale (ce li ha anche la Bakker, veramente), ma spesso sono impalcati diversamente. Se volete suggerimenti e consigli, l’indirizzo che viene dato a cui rivolgersi è i Vivai Belfiore, a Lastra di Signa (FI), 055-8724166, info@vivaibelfiore.it.
Le piante vanno piantate testa-piede per evitare competizioni radicali, ma se ne piantate a coppie, magari come delimitazione dell’orto, le potete piantare anche specularmente.
Durante la crescita e l’allungamento del cordone, vanno accorciate a 5 cm tutte le ramificazioni laterali, soprattutto quelle che vanno verso il basso. Questa operazione -dice Contesso- va fatta quando il ramo inizia a lignificare, dunque quando ha una lunghezza di 20-30 cm). Si continua ad accorciare le successive crescite fino a 2 cm per tutta la stagione .
Quando il getto orizzontale raggiunge la lunghezza desiderata (circa un metro e mezzo), allora si accorcia ad una gemma laterale, che ramificherà e porterà dei frutti.
In inverno si procederà ad una manutenzione bassissima, sfoltendo i rami troppo vicini.

Ad aprile è così

Come si vede nel progetto, c’è una striscia di prato in cui sono state fatte crescere aromatiche molto basse e decorative, come il prezzemolo riccio e l’erba cipollina, ma anche zafferano. Più in là il prato fiorito con le pratoline. Se il terreno è umido e fresco si può invece piantare della fragola (io però preferisco la prima soluzione).
Inframmezzati al prato dei narcisi del tipo giunghiglia.
Questi sono i fiori di aprile:

1) Erba cipoolina 2)pratolina 3)zafferano 4)Narciso \’Pueblo\’, tipo giunghiglia

Potete anche optare per un prato di camomilla da lasciare andare a fiore. Contesso sceglie quella doppia, ma anche quella comune è estremamente decorativa.
Per continuare l’effetto campagna sono stati seminati dei papaveri rosolacci e dei fiordalisi.

In estate è così

Mentre le mele maturano, fioriscono papaveri e fiordalisi.
Sconsigliata per i giardini abitati da cani maschi, questa combinazione è molto gradita ai bambini, che raccolgono la frutta ad altezza d’occhio.
Noi -dal canto nostro- speriamo anche che questo insieme così fresco, profumato, semplice e campagnolo ci porti anche le visite di insetti e farfalle.
Questi i fiori dell’estate:

1) Centaurea \’Polka Dot\’, nana 2) Chamaemelum nobile \’Flore Pleno\’ 3)Prezzemolo riccio 4)rosolaccio comune

Adesso aggiungo dei suggerimenti miei che ripesco dal mio libro.
Io non mi farei mancare dei gagofani, sia del tipo semplice che pieni come il ‘Cranmere Pool’, l’importante è che siano dei Pinks, cioè garofani da bordura, non Dianthus caryophyllus, che sarebbe troppo alto e andrebbe sostenuto.
In una fila un po’ più arretrata ci vedrei bene della lavanda, magari la stoechas o un’altra qualunque a portamento basso, e della santolina, ma la cultivar a fiore giallo crema, la S. pinnata susp. neapolitana ‘Sulphurea’. Se il clima non è arido anche delle Phlox paniculata nelle zone più arretrate, e tra le tappezzanti il Tanacetum parthenium ‘Golden Moss’.
Invece del comune rosolaccio, scegliete la serie Shirley o il miscuglio ‘Angel Choir’. Già questi da soli basterebbero, ma se riuscite a seminarci dentro qualche fiordaliso, tanto di guadagnato.
Ovviamente non bisogna affollare troppo l’insieme, che più semplice è meglio sta. Sarebbe particolarmente bello il prato lasciato libero e falciato dopo la sfioritura delle annuali (in modo che possano liberare i semi), come intermezzo tra il cordone step-over e un muro (che può esser quello dell’orto o di casa), su cui far crescere delle rose rampicanti e arbusti profumati, oltre che piselli odorosi e Lathyrus latifolius. Un altro utilizzo splendido è usarlo per riquadrare il cutting garden, o semplicemente come siepe per “annunciare” una coltivazione intensiva di piselli odorosi in filari.

E’ un dolce sogno per me, e queste tre pagine di “Gardenia” mi fanno un effetto lenitivo, io le uso per farmi le coccole prima di andare a nanna.

Un’altra cosa che aggiungo per ultima ma alla quale dedico molta partecipazione: questo tipo di piantagione può essere ottimamente usata nei giardini per le sedie a rotelle. Si possono raccogliere i frutti semplicemente allungando una mano, da seduti, ed anche praticare le comuni manutenzioni non sarà difficile, tenendo in grembo le cesoie e un sacchetto per i residui di potatura.
Unico problema: per potersi avvicinare a sufficienza sarà opportuno ridurre al minimo la piattabanda di prato e aromatiche, in modo che non ci si debba sporgere troppo dalla sedia. In secondo luogo è importante che la superficie sia liscia abbastanza da permettere una comoda andatura delle ruote, ma non troppo scivolosa. Terzo, è essenziale che sul bordo della pavimentazione ci sia un cordolo sottile e sufficientemente alto per evitare che una ruota scivoli nella terra, provocando cadute accidentali.Il cordolo può essere anche un mattone messo di taglio, o un asse di legno, magari sagomato.
Attenzione agli interstizi, se volete evitarli, meglio una colata in comune calcestruzzo ben lisciato.