“Italian Garden” (?)

Vi ricordate che vi segnalai il blog di Tom Barbey e Olivier Cazin, Vulgare.net che sta anche nel mio blogroll?
E’ uno dei blog che controllo quotidianamente per l’originalità e innovatività dei due autori.
Qualche giorno fa è stato pubblicato questo articolo titolato Italian garden at David S. Lynch Memorial Park. Ne sono rimasta a dir poco sorpresa. Tanto poco è conosciuta in USA l’arte dei giardini italiani da confondere questa volgare contraffazione con un giardino italiano? Siamo finiti tanto nel dimenticatoio che persino due artisti come Cazin e Barbey si imbrogliano su un concetto tanto semplice?
Come ho scritto nel mio messaggio di commento (pubblicatomi con difficoltà), c’è forse qualche sfumatura che non sono riuscita a cogliere? C’è sotto un umorismo che mi è sfuggito? Mi auguro di sì.

Quello illustrato non è certo un giardino all’italiana, ma uno stile decisamente moderno, almeno  Ottocentesco, che proviene dal “Gardenesque” di Loudon e Pükler e dal “jardin fleuriste” francese, in cui le piante erano disposte in ampi parterre ribassati, con gli angoli esaltati alberetti, spesso rosai standard.
Man mano che i giardinieri si rendevano conto che le piante da fiore potevano stare fuori anche in inverno, vennero composti questi parterre fioriti in cui alcune piante erano anche esposte come oggetti di collezione.
Questo stile esiste ancora oggi, molti parchi sono improntati a questo tipo di composizione, anzi, potremmo dire che in genere è esattamente questo tipo di stile, colorato e sfavillante, che ci si aspetta da un giardino pubblico.
Benché non sia il mio stile preferito, ha comunque una sua identità e un suo valore storico, ancorché non sia più pensabile creare parchi pubblici di questo tipo.

Ma questo non ne fa certo un giardino all’italiana! Non basta certamente la copia “americanizzata” di un colonnato curvo, fantasiosa imitazione di quello di Villa Adriana, molto più vicino alla Monticello di Jefferson che all’architettura latina, a rendere “italiano” un giardino.
Questo colonnato sa un po’ di prosciutto di Parma comprato in Giappone, di vino inglese, di hot dog preso ad un chioschetto di Bologna.
Il giardino all’italiana è come il giardino zen giapponese, non è ricreabile altrove, dove mancherebbero le condizioni fisiologiche e sociali per la sua nascita e maturazione.
Perdonatemi, ma un giardino all’italiana nel Massachussets è un po’ come andare ad imparare il buon gusto a Las Vegas.