E’ morta Albertine

Al vecchio Peabody venne la folle idea di piantare alberi di pino. Alla vecchia Lidia venne la folle fantasia di poter avere un pergolato di rose lungo un passaggio di calcestruzzo. Ci piantai ‘Albertine’, ‘Tea Rambler’ e ‘Blairii n°2’.
Anche troppe.
I primi anni fecero la loro lussureggiante esplosione di fiori, con mio sdilinquimento e scioglimento in una pozza di giulebba. Un anno piantai vicino alla Blairii una comune ipomea ‘Heavenly Blue’, che raggiunge altezze inenarrabili, divenendo un lago d’azzurro svizzero in giardino.

Ma le rose, lo sanno tutti, hanno anche le spine. Come potrebbe essere diversamente? Una rosa è un’amante irraggiungibile, non si concede senza che tu soffra per lei e che le offra il sangue del tuo cuore. Casta, di fuori, ma dentro colma di desiderio. Non si lascerà possedere senza che tu abbia duellato per lei e che le abbia promesso fedeltà eterna. Anche se dopo che tu sarai stato nel suo letto un altro giovane prenderà il tuo posto tra le lenzuola ancora calde del tuo corpo.

Se la rosa non avesse le spine sarebbe una gardenia, una camelia, una potentilla. Ma non una rosa.

Un anno, quando ci fu bisogno che il camminamento in calcestruzzo fosse libero per permettere gli esercizi di riabilitazione di mio padre, tutte e tre le rose rampicanti furono ridotte all’altezza del terreno. Due si stanno riprendendo, nonostante i continui tagli che non posso impedire, ma ‘Albertine’ ha reso le armi, dopo quattro anni di penitenza. Piegata, straziata, ridotta ad un pulcino, meschina ombra di se stessa, del suo vigore di scalatrice inarrestabile, ha preferito andarsene che vivere una vita in gabbia, senza onore nè passione.
Una scelta nobile, che molti non comprendono quando si applica alla specie umana.

Meschina! Avevo da poco deciso di mandarti in un bel giardino dove saresti stata accolta per quel che sei, una regina tra le rose.
Ci andranno le tue due compagne. Tardi, troppo tardi la mia coscienza si è risvegliata per te piccola Albertine. Ti ho abbandonata, e così mi hai ripagata, andandotene senza un fiato di dolore.
Piango ora? A che serve?
Penso a te o a me, piccola Albertine? Quanto egoismo nella razza umana!

Albertine