Il mestiere del pubblicista oggi

Marocchino rosso
Alla vigilia una tanto ipotetica (ma forse poi non tanto), quanto espressa in termini incomprensibili, riforma dell’ordine dei giornalisti, e dopo un illuminante colloquio con il mio caporedattore, mi sorgono spontanee alcune considerazioni.
La prima: ma chi cazzo me l’ha fatto fare?
La seconda: ma andate affanculo.
La terza: che vi venga un’ispezione della Guardia di Finanza.

1)Ma chi cazzo me l’ha fatto fare?
Già, chi me l’ha fatto fare? Solo il desiderio di una equiparazione di status con i miei colleghi. Il mio mestiere di pubblicista l’ho iniziato nell’ormai lontano ’99-2000, non avrei nulla da dimostrare, titoli da dover esibire, solo la mia capacità da far valutare agli editori. Dovrei essere apprezzata se merito apprezzamento, o rifiutata se non sono abbastanza brava. Tuttavia, in una delle tante, ridicole, riorganizzazioni di una redazione in cui lavoravo, al neonominato direttore responsabile venne riservato un trattamento economico diverso per avere la qualifica di pubblicista.
Per iscrivere la mia domanda al ruolo ho speso circa 350 euro, altrettanti ne ho spesi dopo, e pago una quota annuale di 100 euro, che quest’anno è stata aumentata a 110 euro. Sempre che non ci iscriva al sindacato, per il quale la tassa annuale è di circa 80 euro.
Per avere cosa? Un documento che qualsiasi grafico normodotato saprebbe falsificare? Per una vetrofania da attaccare al vetro dell’auto? Che cosa mi dà in solido questo titolo? Lo sconto su aerei su cui non viaggio perchè per raggiungere il più vicino aeroporto, qui in Calabria, dovrei viaggiare in bus tante ore quante me ne occorrerebbero per arrivare a Timbouctou?
Uno sconto sul cinema? Mai avuto. “Tutte le tessere sono sospese” è una frase magica che conosco bene.
Partita di pallone? Non so se lo sconto per i pubblicisti sia in vigore o no, ma non vado allo stadio, finchè non diventa una pista di pattinaggio su ghiaccio…
Maggiore potere contrattuale? I medici se ne infischiano del tuo tesserino e ti chiudono amabilmente la porta in faccia. Lo stesso vale per avvocati, magistrati, dipendenti delle amministrazioni, ecc. Potrebbe funzionare giusto con un bambino scappato dall’asilo.
Aumento del salario nel momento che il tuo giornale ti fa il co.co.co? Io prendo circa sei euro a pezzo, tanto che non mando neanche la richiesta di pagamento.
Garanzie da parte degli editori o un maggiore rispetto del caporedattore? ‘sti cazzi. Gli editori sfruttano i ragazzi che vogliono acquisire i due anni di tirocinio per ottenere il patentino, dopodiché non gli servi più. E dietro di te c’è una fila lunga chilometri di ragazzini pronti a farsi sfruttare.
I meno disonesti ti pagano da freelance. Il massimo mai dichiarato (ma mai, mai, mai, mai percepito) è di circa 50 euro a inchiesta. I caporedattori? I tuoi colleghi? se non ti occupi di politica o di cronaca giudiziaria sembra che tu sia trasparente, anzi, un intoppo.
Senza contare che per le modifiche ventilate dalla annunciata riforma 2012, sembra che i pubblicisti dovranno dare un esame. Non che la cosa mi spaventi, ma mi pare un’ingiustizia. Dopo aver subito per due anni la piaga dei caporedattori, degli editori e delle loro consorti, di professorine di scuola elementare, genitori incazzati e sindaci rimbambiti, di assessori svaniti, di mafiosi e para-mafiosi, e non ultima quella dei colleghi saccenti e degli impaginatori irascibili, devo tornare a essere valutata nuovamente per mantenere una qualifica che già ho?
E ancora sembra che questa benedetta riforma chieda al pubblicista un tot di articoli in un tot di tempo, pena la cancellazione dall’albo.
Questo significa chiaramente: prosecuzione dell’asservimento agli editori e mancanza di una adeguata corresponsione economica del proprio lavoro.
In tal modo il pubblicista, dopo tutti questi gironi danteschi di anni in cui è stato a scelta: cameriere, “semplice redattore”, fattorino, postino, barista, giullare, mozzo, si ritrova a pietire ancora una volta presso capiredattori la pubblicazione di un pezzo, non già per incassare i famosi 6,50 euro, ma per poter mantenere lo status già acquisito dopo due anni di tirocinio, corsi d’aggiornamento e sette-ottocento euro di tasse d’iscrizione.
Questo darà un enorme potere agli editori, che potranno tenere in una morsa d’acciaio i pubblicisti.
Parte del tuo pezzo viene sforbiciato? La colpa è tua. La foto che hai mandato non si trova? La colpa è tua. Hai per caso parlato di mafia e massoneria e il tuo pezzo non viene pubblicato? La colpa è tua. Hai espresso un’opinione? la colpa è tua. Hai un’opinione diversa da quella del caporedattore? La colpa è tua. Hai in genere un’opinione? La colpa è tua. Sempre tua, Lavorerai con sudore e partorirai con dolore.
A differenza di molti altri professionisti appartenenti a ordini diversi da quello dei giornalisti di cui sento spesso le lamentele (“io pago questo e questo, tasse e tasse, e l’ordine che cosa mi garantisce? Niente! Devo solo pagare!), io credo che se un ordine esiste, è perchè deve garantire non tanto chi vi è iscritto, ma anche chi vi usufruisce. Non mi interessa che il mio medico paghi tot euro l’anno per la sua iscrizione, purchè io sia ben curata. Non mi interessa pagare 200 euro l’anno, purchè io possa esercitare i miei diritti, che sono quelli della libertà di parola, d’espressione, d’opinione e di informazione. Quando le prime suole a calpestare questi diritti sono quelle dei tuoi colleghi o dei caporedattori, a questo punto non vedo a che scopo mantenere in vita un ordine che non garantisce nè chi vi appartiene, nè chi ne usufruisce, ma ha l’unico scopo di ingrassare le tasse dello stato.

2) ma andate tutti affanculo!
Il motore interno del giornalista è la sua curiosità, il suo desiderio che tutti sappiano di quella cosa -magari piccola, magari grande- di cui si è accorto lui, di condividere opinioni con gli altri, di intavolare confronti (che i caporedattori chiamano “polemiche”, perchè vivono perennemente con un manico di scopa ficcato su per il culo).
Il carburante di questo motore non sono i soldi: quelli servono per le necessità: il pane, le scatolette dei gatti, un libro, un paio di scarpe nuove. Il vero carburante è il riconoscimento per il proprio lavoro: quando c’è questo, il vero giornalista potrebbe lavorare anche nudo e digiuno. Ma il massimo del riconoscimento è essere apostrofati come “semplici redattori” “formiche con la tosse” o “battitastiere”.
Poi pensi: ma no, sono io che avrò sbagliato: confrontiamo con i pezzi dei miei colleghi più autorevoli. A parte le scatarciofate di grammatica ché ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia, v’è, nell’impeto dell’obbiettività, una totale inobbiettività. La donna finita sotto le ruote di un’autocisterna diventa “un pedone”: un pezzo sacrificabile degli scacchi, un codice a barre di Auschwitz. Speriamo si tratti solo di incompetenza: altro non potrebbe essere, nemmeno la mente più sublimemente diabolica riuscirebbe a coniugare tale mancanza di stile, sciatteria, disinformazione, ripetizioni, rozzezza espressiva a simili superni livelli.
Vuoi essere d’aiuto, anche gratuitamente? Nel giro di mezz’ora scrivi il miglior pezzo che la tua testata abbia visto dalla sua nascita e il direttore invece di inginocchiarsi verso oriente e ringraziare di averti con lui, ti dice serafico: se vuoi puoi venire a far pratica.
Pratica di cosa? A disimparare quello che con fatica e senza nessun aiuto ho imparato, da sola, e facendomi il culo in quattro? Solo perchè tu debba mantenere la tua posizione di prestigio? Per sei euro a pezzo, quando va bene? Ma c’è qualcuno fuori di testa o sono io?
Io del tesserino me ne sbatto le palle, se qualcuno mi chiede ancora più soldi di quelli che ho già dato, lo taglio in quattro e lo rispedisco all’Ordine.

3) che vi venga un’ispezione della Guardia di Finanza!
Ne ho viste di cose che voi umani non potereste neanche immaginare…e non aggiungo parola. Solo, se c’è una divinità buona nel mondo, fai fare un’ispezione finanziaria a tutti i giornali della Calabria, comprese le testatine locali. Poi vediamo chi si dà le testate nel muro.

La telefonata (non di Verdone, ma quasi)

-Pronto, salve, la signora Genoveffa de Pippis?

Silenzio. Dopo qualche secondo una voce femminile molto austera mi dice seccata: -Si?

-Salve, sono Lidia Zitara. Mi ha dato il suo numero il nosto amico comune a l’Havana.

Silenzio.

-Il nostro comune amico a l’Havana? Ha presente? Il suo numero me l’ha dato lui, per l’articolo suoi suoi campi di tabacco!
-Sì, sì, ho capito, ho capito benissimo chi è lei ma io non voglio che lei abbia niente a che fare con me! Nel suo libro lei ha paragonato la Carmen di Bizet a Berlusconi, beeene lo sapeva che mestiere faceva la Carmen? Era una sigaraia! Lei non si può permettere tali paragoni, io detesto Berlusconi, vedervelo accostato ad una sigaraia, al mio tabacco! L’ho trovato ingiurioso e sono molto offesa con lei!
-Ma signora, forse non avrà colto la sfumatura ironica del mio scritto. Vuol sapere qual era il mio nikname quando bazzicavo i forum i primi tempi? Carmencita!
– Ma quale Carmecita e Carmencita,la Carmencita fa il caffè, non le sigarette!
– Vabbè sono due vizi lo stesso, non è che magari adesso me la concede l’intervista?
-No!

Indossava una vestaglia del suo colore preferito: blu acido prussico

Blu di prussia steso ad olio. A destra è più denso, appena uscito dal tubetto, a sinistra meno saturo (più liquido)

Non so quanti di voi ricorderanno il libro da cui proviene questa frase, ma l’acido prussico non ha colore, nonostante per la nomenclatura Iupac si chiami cianuro di idrogeno, il che farebbe pensare ad una colorazione azzurra.
Il blu di Prussia non ebbe sulle prime l’enorme fortuna di cui godette in seguito, proprio perchè in molti temevano che decadendo si trasformasse in acido prussico, diventando mortale.
La storia dell’invenzione del Blu di Prussia è, come spesso accade nella storia dei colori e degli alimenti, piuttosto casuale.
Il colore azzurro era sempre stato difficile per i pittori e i tintori. Per alcune popolazioni era considerato poco importante, mentre oggi è il colore più amato nei paesi occidentali e in assoluto il meno sgradito.

La cravatta di pessimo gusto. I soldi del blu li anticipò il Papa

Fino al 1700 si tingeva e si dipingeva con il lapislazzuli (un minerale di origine estrusiva, raro e costosissimo- con cui è dipinto il fondo del Giudizio Universale della Cappella Sistina), o in alternativa con l’azzurrite, una sorta di lapislazzuli di seconda scelta, o con coloranti vegetali tipo l’indaco e il guado (Isatis tinctoria).
I dipinti e soprattutto le stoffe tinte di questi colori non avevano splendore, profondità, non tenevano ai lavaggi, e sbiadivano, soprattutto considerando che l’importazione dell’indaco (prima dall’Asia e poi dalle colonie americane), che aveva una resa migliore, era vietata.
Solo nel 1737 il divieto cadde.
Intanto a Berlino, all’inizio del secolo, era stato già “scoperto” il Blu di Prussia.
La storia è molto divertente. C’era un droghiere e venditore di colori che aveva un rosso molto bello nel suo catalogo. Lo otteneva aggiungendo del potassio a un decotto di cocciniglia (sì, stramaledette, crepate! Noi siamo animalisti!), a cui prima aveva aggiunto del solfato di ferro. Un giorno che gli era finito il potassio mandò il suo gatto a comprare del filo color ciliegia….no, questa è un’altra storia. COMUNQUE! Un giorno esaurì le sue scorte di potassio e l’andò a comprare da un chimico di sinistra fama, tale Johann Konrad Dippel, che gli vendette del carbonato di potassio già utilizzato per i suoi esperimenti, quindi adulterato.
Fu così che invece del rosso, il droghiere vide formarsi un precipitato di un magnifico e intenso colore blu. Purtroppo il droghiere non comprese il valore di questa accidentale scoperta, ma Dippel sì. Dopo un po’ di prove iniziò a commercializzare il nuovo colore col nome di Berliner Blau.

Polvere di Blu di Pussia

Nel 1724 (mancavano più di dieci anni all’abolizione del divieto di importazione dell’indaco), un chimico inglese riuscì a ripetere l’esperimento e rese pubblica la formula chimica del colore e il metodo per ottenerlo. Nel frattempo il Berliner Blau era diventato Blu di Prussia, ed ebbe via libera in tutta Europa.
Il losco e disonesto Dippel, che non aveva mai voluto rivelare la sua formula, fu rovinato e si rifugiò in Scandinavia, dove divenne cerusico del re. Lì potè dare libero sfogo alla sua inventiva e mise a punto una serie di farmaci pericolosissimi che gli valsero l’espulsione dalla Scandinavia e la deportazione in Danimarca. Salute.

Arrivando più vicino a noi, nel 1800, i tintori se ne servirono per lanciare il “Blu marino”, cioè quello che noi chiamiamo “Oltremare Francese” che sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno sociale della moda.

Blu oltremare per l'abbigliamento sportivo moderno

A consacrarlo come colore della legge fu la Prima Guerra Mondiale, quando le divise, fino ad allora nere, divennero blu scuro. Un nero brillante, profondo, che tenesse il colore, era difficile da ottenere e molto costoso, perciò si pensò a Blu Oltremare come colore meno austero e più a buon prezzo, oltre che più gradevole. Da qui viene la moda del colore blu delle tute e delle uniformi da lavoro, postino, meccanico, falegname, grembiuli, sopravesti da lavoro, ecc. “Colletti bianchi e tute blu” è un detto che vale ancor oggi per indicare la separazione tra classe dirigente e quella lavoratrice.

Jeans tinti in Blu di Prussia

Un capitolo a parte lo meritano i jeans, che assunsero quel colore per cause accidentali (una partita di tela da velatura non conforme alle richieste, finita per diventare stoffa per le tute dei lavoratori americani). In italia divennero simbolo della contestazione studentesca (certo, non in questo colore austero, ma in colori più chiari e slavati). Ma la verità che oggi possiamo dire è che il ’68 fu un movimento borghese, ove non alto-borghese.

Insomma, dire che ci piace il blu è un po’ un non dir nulla, essere nella media. Il blu è apprezzato da tutti, nelle sue varie sfumature.Incredibilmente rustico.

Country blue, cosy, gentle and lovely

Come anche del tutto sciccoso.

Bulgari, Blu di Prussia, a volte detto Blu Ottanio

Il blu è un colore riposante, pacificatore, e questo sin dall’epoca medievale. E’ un colore onirico, dell’irraggiungibile, del sogno, del fantastico (Der Blaue Reuter, il Principe Azzurro)ma anche della tristezza malinconica rassegnata, della nostalgia romantica (to feel in blue), è il colore della notte, (Blue Velvet), nell’America Settentrionale, l’ora blu è l’orario di uscita dagli uffici. In tedesco ubriaco di dice blau. Colore del freddo, colore della tecnologia (Blue-ray), della nobiltà (sangue blu).

E qui mi fermo, perchè volevo parlare solo della curiosa scoperta del galantuomo di Dippel e del Blu di Prussia.

Ora vi metto un Blues che vi sdirenerà il cuore

It was down in Old Joe’s barroom,
On the corner by the square,
Drinks were being served as usual,
And a goodly crowd was there.

When up steped old joe McGuinny
His eyes were bloodshot red;
As he poured himself more wiskey,
This is what he said:

I went down to the St. James Infirmary
I saw my baby there,
Streched out on a cold white table,
So sweet, so cold, so fair.

So Let her go, let her go, God bless her;
Wherever she may be **see note**
She may search this wide world over
but she’ll never find a sweet man like me.

When I die, want you to dress me in straght laced shoes
A box back coat and a Stetson hat;
Put a twenty-dollar gold piece on my watch chain
So the boys know I died standin’ pat.

**verses not in original recording**

There are sixteen cold black horses,
Hitched to her rubber tired hack;
There are seven women goin’ to that graveyard,
and only six of ‘em are coming back.

Now that you’v heard my story,
pour me one more shot of booz;
And if anyone comes askin’ about me,
Tell ‘em I got, Saint James Infermery blues.

Some people exchange “She never did love me” for the line “Where ever she may be” that was in the original.

Anche Hugh Laurie ne canta una bella versione, strumentisticamente più articolata ma non così toccante

Miscio-invasiòn

Grande Astronave Madre Gatto - artwork di Medorra

zzzz…tzz….pronto, pronto, mi sentite? Pronto? zzzzz….la comunicazione è disturbata. Tzzvvrrr…Qui astronauta Pappadopoulos che comunica con la Terra….zzz….Ho avvistato un corpo volante non identificato, anzi, identificabilissimo! Si tratta della Grande Astronave Madre del Pianeta Gatto. Vedendola mi sono anche reso conto perchè la mia Briciola ama tanto stare vicino al termosifone. Credo che ci sia un’invasione in atto, prendete tutte le contromisure necessarie.
Qui Pappadopoulos,passo e chiudo!

Risposta dalla Terra: mon cher, qui è Brisciola che parla: l’invasiòn è jià completée! Il y a beaucoup de temp!

Accorciabolario sms: una rivoluzione o un’inflazione?

Io mi metto il reggiseno

Ciao a tutti quantiii rieccomi alla carika cn un’altro fantastiko video lo sò ne ho sempre uno nuovo al minuto ke metto XDma se sn tanto ispirata nn mi fermo + di fare i video *__*..kmq questa volta ho voluto fare un trailer AAAA sn in questo periodo sn molto adrenalinika e quindi ho bisgono di song come queste x buttare tutta fuori la mia adrenalina e tutto il mio sfogo lo metto nei video ke faccio e fa bene sfogare ke tenersi tutto dentro nn è un bene quindi mi sfogo e mi dò la pazza vita cn ste song da paura ke in questo periodo basta ke le sento ke mi ispirano un casino *—–* e nn ci perdo tempo a farci il video quando mi trovo quel poko tempo ke ho ke sarebbe solo la sera in pratika XD ma dopo una giornata stressante mi devo pur rilassare a far qualkosa no??xD e visto ke ho tanto ispirazione nn ci perdo alkun tempo a fare subito un videuzzo avevo sempre in mente di fare un trailer tutto mio e finalmente ci sn riuscita a farne uno *_____* waaaa cn questo fantastiko anime Card Captor Sakura movie 2 stupendoo io lo adoro lo lowooo come lowo la song fantastika ke mi piace un casino *___*..allora io spero tanto ke questo mio trailer vi possa piacere e il primo ke faccio ^___^ e ovviamente ahahaha XD tutto quello ke ho scritto e puramente inventato tutto da me ahaha XD bè se nò ke trailer sarebb stato se nn ci avrei messo una data a muzzo x farlo sembrare diciamo un vero trailer ahah XD..kmq volevo dedicare questo mio video a karyn e mary a te karyn ti ringrazio x avermi dato consigli su ke song potevo usare grazie di cuore e a te mary x avermi consigliato qual’era la migliore cosa da mettere all’inizio x la rappresentazione del trailer grazieee millee a entrambe siete le mie tesoro preferiteee vi lowoo assai e vi voglio un grande bene le mie 2 belle scorpioncine uniteee ahaha siete stupende vi adoroo ^O^ e vi auguro una buona visione del video a voi due tesore e a tutti voi miei cari amici di yt ^_____^ bacii vi voglio beneee e grazie a tutti quanti x tuttoo kissss^^!!!!