Dialogo Shoshoni in sette righe, di Lidia Zitara

Dramatis personae:
Grande Capo Estiquatzi, sciamano e capo della tribù, dotto in ogni cosa che riguarda il Cielo, la Terra e gli Spiriti
Squaw Pelle di Rana, giovane ragazza bruttina e un po’ ottusa

Grande Capo Estiquatzi: osserva giovane squaw, come l’albero è in fiore: ogni fiore è un frutto e ci darà molte provviste per l’inverno.
Squaw Pelle di Rana: sì, Grande Capo, io amo molto la frutta: mi piacciono le banane.
Grande Capo Estiquatzi: Squaw Pelle di Rana, sei forse impazzita? Questo non è un albero di banane, le banane non sono state ancora scoperte, questo è un albero di prugne! Non vorrai mica confrontare prungne con banane, o noci con kiwi? Squaw Pelle di Rana, devi imparare che ogni cosa ha un suo valore e che non puoi usare le noci per andare di corpo o le prugne per gli Omega3!
Squaw Pelle di Rana: non ho capito Grande Capo, vuoi dire che alcuni paragoni non hanno valore ?
Grande Capo Estiquatzi: certo che non lo hanno, mia giovane e improvvida squaw, se non per far ridere la tribù! Sia lode agli Spiriti!
Squaw Pelle di Rana: sia lode agli spiriti, Grande Capo, le banane sono buone!

Campus “Maestri di giardino”

Spero di far piacere pubblicando un comunicato ricevuto su Linkedin:

Bonavero_Gottero_frutti_amicizia

Campus Maestri di giardino

A marzo 2013 il primo Campus organizzato da ‘Maestri di giardino’.

2 GIORNI SUL GIARDINO AL NATURALE
10 ore di laboratori pratici, lezioni e conferenze su uno dei temi più complessi e controversi del momento, sempre con uno sguardo a quello che accade “oltre la siepe”.

4 moduli divisi in due giorni, curati da Filippo Alossa, Diana Pace, Clèmence Chupin e Cristiana Betti. In più, un intervento di Edoardo Santoro sulle origini culturali dell’ossimoro “giardino naturale”.

È il programma del primo Campus organizzato dall’associazione, aperto ai soci vecchi e nuovi: si svolgerà l’8 e 9 marzo presso la Scuola Forestale di Ormea, in provincia di Cuneo.

Per informazioni ed iscrizioni:

Lara Sappa 329 3154285, Andrea Beoletto 389 0212007
campus@maestridigiardino.com
http://www.maestridigiardino.com

Seconda edizione per “Elogio delle vagabonde” di Gilles Clément

Seconda edizione DeriveApprodi, collana habitus

Seconda edizione DeriveApprodi, collana habitus

Ripubblicato, per i tipi DeriveApprodi, la seconda edizione di Elogio delle vagabonde. Erbe, arbusti e fiori alla conquista del mondo, del notissimo giardiniere e archi-star Gilles Clément, nonchè mio personale amico.

Immutato il testo, con una prefazione di Andrea di Salvo, di cui compaiono le recensioni su Vìride-Alias, leggermente compattato il formato, forse per essere reso più tascabile.

Mi duole eccepire sulle copertine. La prima, avvantaggiata dal formato slanciato, era molto più semplice ed elegante, anche se non originale; la seconda appare come una bustina di semi di nigella con qualità da cellullare (nel senso di ammanettamento e trasporto in galera per il grafico, di cui non faccio il nome, Andrea Whor).
E’ mai possibile, mi chiedo, con gli strumenti fotografici e di composizione grafica oggi in dotazione anche ai pc domestici, produrre delle copertine così anonime e mal fatte?
Evidentemente sì, e non è un merito.

Invece è interessante l’inserimento nela collana habitus. Sul termine “habitus” i filosofi hanno discusso in maniera approfondita e una interessante riprova è il volume di Venturi Ferriolo Percepire paesaggi. “Habitus” è dunque non solo il comportamento, ma il luogo che determina tale comportamento. Comportamento, luogo, nicchia ecologica (habitat) e paesaggio che funge da grande scatola contenitore, si fondono insieme in una riflessione non solo giardinesca o botanica, ma anche sociale e biologica.
elogio delle vagabonde_erba delle pampas
Clément ha letteralmente sconvolto l’establishment del giardinaggio mondiale con il suo “Manifesto” e i suoi paesaggi planetari. Mi chiedo cosa ne diranno tra due o tre secoli i giardinieri del futuro e come ne saranno influenzati.
Ormai non si può prescindere dalle sue idee: e come si potrebbe? Clément rappresenta per il giardinaggio ciò che per l’economia sono stati Rifkin e Klein. In un mondo che tende alla globalizzazione non si può ignorarare che questo avviene anche per le piante, gli animali, i parassiti, le avversità, le malattie (e non parlo solo di quelle delle piante, basti pensare alle influenze pandemiche).

Clément è stato il primo giardiniere a porre un forte accento su questo aspetto, e a sfruttarlo, esteticamente ed eticamente nei suoi giardini. Sottolineo “eticamente” perchè il giardinaggio di Clément non vuole essere solo un “bel lavoro, gradevole e ben fatto”, ma un buon lavoro, che gratifichi chi lo compie e chi lo osserva non solo con il senso del gusto estetico impermanente, ma anche con quello più profondo del gusto estetico rafforzato dalla bontà etica.

Se mi è consetito, è proprio in questo la vera rivoluzione di Clément, che al di là della piacevolezza alla vista, propone dei giardini che rappresentino anche un atteggiamento etico e morale nei confronti della Terra e dei suoi abitanti, che siano uomini, cani, insetti o microrganismi.

Insomma una riunione di ciò che il Postmodernismo aveva conclamatamente disgiunto: il buono col bello (il vero essendo uscito dalla scena molto tempo addietro. Cfr. I Trascendentali traditi, di Claudio Sottocornola).

Giardini sì, dunque, ma non con la sprezzante superbia di un Russel Page o la spocchia di una Vita Sackville-West, giardini per tutti e giardini che potenzialmente possono trasformarsi in tutto, grazie alla quantità di biodiversità che li costituisce. Non giardini immoti, come quelli mummificati dell’ Ottocento inglese o del Barocco francese, da ammirare e su cui costruire splendide analisi critiche, ma giardini che rappresentino non tanto una aleatoria ontologica giardinità – se ci è consentito usare temini platoneschi- ma le potenzialità della terra e della Terra.

Confesso che dopo l’infatuazione iniziale con il celbre “Manifesto” ho avuto per Clément sentimenti contrastanti, anche per via degli accesi dibattiti che abbiamo costruito assieme, ma i suoi libri sono imperdibili. E se avete lisciato la vecchia edizione di Elogio delle vagabonde, non perdete questa.
Nonostante la copertina.

Prima edizione, più lunga e stretta, in uno stile cahier

Prima edizione, più lunga e stretta, in uno stile cahier

Clamoroso: dimenticata l’assegnazione del Premio “Selezione del Pubblico” per “Amore al Riasciacquo”!

Tali e tante cose si sono affastellate nella mia vita che ho dimenticato:
a) di soffermarmi a osservare il Mirolago usciti da Moria, il 15 gennaio (sarà per l’anno prossimo)
b) di dare i risultati del Premio Amore al Risciacquo nella categoria “Selezione del Pubblico”.

Ebbene, dopo 7 giorni di votazione i risultati sono i seguenti:

Al primo posto, imbattuta, si colloca a grande distanza dagli inseguitori, Gabriella Buccioli, con il suo Chiacchiere di giardinaggio insolito, Pendragon, con 5 voti.

A grande distanza seguono Maury Dattilo con Storie di Folli giardinieri, Pendragon, con 2 voti e Francesca Marzotto Caotorta con All’ombra delle farfalle, Mondadori – sempre 2 voti.

Ultimo classificato, con un solo voto, Luca Martinelli, con Sherlock Holmes e la morte del cardinale Tosca, Ur Ed. (1 votes).

Celia Thaxter, Mauro Corona, Luigi Capuana e Carmine Abate, totalizzano 0 voti.

In totale hanno votato la bellezza di 10 persone .

Il portamonete affogato

Be’, amici miei non sapete che mi è accaduto…avevo una giacca nuova, ora non è più nuovaaaa…ehm, no.
Ho creduto di aver perso il portamonete.

Se a qualcuno è capitata una storia analoga capirà in che sorta di panico vertiginoso si finisce in quei momenti che durano eterni o troppo brevi.

Avevo fatto bancomat per comprare il cibo ai cani e pagare il meccanico. La mia auto infatti era dal veterinario delle macchine per essere curata ad una grave disfunzione al carburatore e un’ulcera perforata alla marmitta.
Mi sono fatta accompagnare da un mio amico, che, puntualissimo, mi fa trovare tutto chiuso.
Be’, dice lui, allora andiamo al Brico dei poveri (dei poveri? mamma mia che prezzi!)ché devo comprare una cosa.
Vi premetto che pioveva a dirotto, fuori e dentro l’auto e che le mie chiappe sono ritornate a casa come se avessero nuotato del Mare di Bering.

Alla sosta successiva mi accorgo di non avere più il portamonete. Credevo di averlo perso al Brico, ma in realtà mi era solo scivolato e caduto in un rigagnolo d’acqua sporca e melmosa che si era accumulata vicino al marciapiede, completamente affogato.
Ma lì per lì non ho sentito nessun “pluff”. Ovviamente penso di averlo perduto al Brico, dove arrivo strillando e strepitando come una pazza, costringendoli a riaprire il negozio. Ovviamente, nulla.
Ero disperata e non sto a spiegarvi perchè: carte di credito, documenti, soldi.
Il mio amico, mantenenedo un po’ più di calma, sherlockianamente dice: Se non è qui, è lì.
L’ho tirato fori grondante sabbia, melma e acqua come fosse un sarago morto. Ma non vi dico il sollievo.

Che storia noiosa, vero? Ma era il pretesto per chiedervi se a voi è capitato qualcosa di simile. Avete mai perso e ritrovato il portamonete? Vuoto o pieno? Vi è capiatato di dover bloccare le carte, o di dover correre dai Carabinieri per fare una denuncia, di aver perso qualcosa che era insostituibile, tipo una foto autografata di Simon Le Bon?