Affermazione del sè tramite la negazione dell’altro

Una guerra con le parole, consumata a distanza, vendetta fredda o calda, tanto violenta quanto immateriale.
E’ l’affermazione del sè attraverso la negazione dell’altro.
Sempre esistita, ma non dappertutto. In Africa alcune popolazioni segregano i litiganti perchè non infastidiscano la tribù.

Ma è la grossolana strategia mediatica ad essere la novità: la perpetrazione dell’atto, immorale, violento, antietico, disumano, avviene attraverso dei giganteschi monumenti all’ego creati sui social-network, su forum, sui blog. Monumenti sgraziati, fragili e imperiosi, senza potere e onnipotenti, bidimensionali e pericolosi.
Non è un’allusione a Grillo, qui parliamo di roba molto più piccola, e neanche agli scacchi. Non tiriamo fuori gli scacchi per favore. E’ un disonore ad una spettacolare tenzone di intelligenza e furbizia. Sì, gli scacchi sono il gioco più violento che esista, ma pochi lo sanno giocare.

Ho un amico, che amo molto, con cui spesso facciamo lunghe chiacchierate telefoniche. Amo quest’amico perchè mi ha aiutata in molti modi. Mi ha curata, si è preso la responsabilità, per quello che poteva, del mio benessere, e della mia felicità. Dove lo trovi un amico così?
Entrambi condividiamo l’idea che il valore del sè non è una negazione dell’altro. Anzi, negare l’altro è la peggiore cosa che si possa fare a se stessi, poichè equivale a togliere valore a se stessi.

Valgo anche perchè ho buoni amici. Il tuo valore diventa il mio.

La guerra noi la combattiamo ogni giorno, e questo non ci fa onore, deprezzando non già le idee degli altri, non già la loro libertà d’espressione o di giudizio (questo è il meno), ma il loro status di esistenza. Negando l’esistenza, fisica o virtuale.
E la rete virtuale che ci collega tutti e che secondo alcuni ha liberato il mondo, nel liberarlo lo ha posto in catene. Queste inimmaginabili possibilità che ci hanno messo a disposizione le multinazionali del digitale, che ci consentono di espanderci come mongolfiere, di sentirci dei tra gli uomini, non son altro che le nuove asce, le picche, le zagaglie con cui combattiamo una guerra borghese.

1,000 Roses for Zweibrückene. Mille rose, 160 euro cadauna, fa 16.000 euro se non conto male (mi dicono dalla regia che ho contato male e che sono 160.000 euro. Fischio!)

Leggo su Fools Journal che un artista tedesco ha disposto mille rose rose rosse di plastica in file sfalsate davanti ad un edificio storico di Zweibrücken.

Oltre al trionfo dell’ovvietà e della celebratività smaccata (celebriamo il roseto botanico con un unico fiore: quello rosso e un’unica forma, quella delle HT), seguendo il link di Fools Journal arrivo al sito dell’artista e alla pagina del progetto.

Lascio a voi ogni altra considerazione ma vi invito a sfogliare il menu shop, in cui una rosa non segnata costa 80 euro, una contrassegnata 160. E’ anche possibile sceglierla del vostro colore preferito: giallo, rosso, bianco, oro e perfino nero, per i più dark.

Ah, è l’industrial design, bellezza!

Adesso correte a fare un debito per comprarvi questa imperdibile rosa di plastica, mi raccomando.
Qua, guardatela, che bella.
mille rose Ottmar Horl_cr

VerdeMura 5-6-7 aprile

Ricevo e pubblico:

mappa_verdemura_2013-11VerdeMura, Mostra Mercato del giardinaggio e del vivere all’aria aperta

Lucca – Mura Urbane – 5-6-7 aprile 2013 – sesta edizione
Baluardo San Martino e zone adiacenti.

Ranuncoli sulle mura di Lucca: un simbolo dell’eccellenza italiana

Si svolgerà da venerdì 5 aprile a domenica 7 aprile la sesta edizione di Verdemura – mostra mercato del giardinaggio e del vivere all’aria aperta che dà il via, nella prima fine settimana di aprile, a un intenso mese di manifestazioni del verde in giro per l’Italia.
Lo fa nello stile di qualità, accoglienza, prestigio che caratterizza gli eventi che si svolgono sulle antiche mura di Lucca, tra cui la ben nota “sorella” autunnale Murabilia.

In ritardo di una settimana rispetto alle precedenti edizioni per non sovrapporsi alla Pasqua, VerdeMura si presenta al sesto appuntamento con il suo pubblico con un mix di conferme e alcune novità significative.

Tra le conferme, in seguito all’apprezzamento dei visitatori, la collocazione tra Porta Santa Maria, Baluardo San Martino e sottostanti spalti delle mura. In questo tratto nord-est delle straordinarie mura cinquecentesche è possibile una fascinosissima passeggiata “dentro” alla storia, valorizzata dagli alberi e dai prati del verde pubblico lucchese che si intrecciano con il verde degli oltre 100 stand di piante, fiori, accessori di giardinaggio, articoli per la vita all’aperto e eccellenze gastronomiche territoriali.
Lo scorso anno sono stati più di 15.000 gli appassionati di giardinaggio che hanno visitato la manifestazione e la tendenza, in crescita continua, dà ragione di prevedere che quest’anno saranno in numero anche maggiore.
Si sa infatti che Lucca è una città di storia e arte, oltre che sede di due tra le maggiori manifestazioni del verde italiane e, in occasione di VerdeMura, diventa meta di un week-end ancora più denso di esperienze e emozioni.

Il verde per dare fiato alla primavera, le antiche mura con i loro passaggi e gli anfratti segreti, le loro prospettive grandiose sulla città, il loro cuore non visitabile normalmente, trasformato per tre giorni in scenario per coltura e cultura delle piante e dei giardini.
Tra le novità previste per questa edizione, una coloratissima mostra di fiori primaverili per eccellenza, i ranuncoli, per la prima volta portati all’attenzione del pubblico di amatori.
Decine e decine di varietà da taglio e da vaso frutto del raffinatissimo lavoro di ricerca, selezione e ibridazione dell’azienda ligure Biancheri Creations, messaggera in tutto il mondo del saper fare verde italiano e erede di una tradizione di eccellenza del nostro Paese.
VerdeMura ha voluto i ranuncoli di Biancheri Creations anche per diffondere un messaggio fiorito che è allo stesso tempo memoria del passato e sfida di resistenza alla attuale crisi economica mondiale, proiettando verso il futuro i saperi della floricoltura, la bellezza gioiosa dei fiori, il prestigio della creatività e della competenza italiane.

La scelta della mostra di ranuncoli, che sarà completata da conferenze e laboratori di composizione floreale, con i suoi molteplici significati vuole essere un anticipo delle manifestazioni collaterali a Murabilia 2013 (il prossimo 7-9 settembre) che apre i festeggiamenti, lungo un intero anno, per i 500 anni delle mura lucchesi.

Segnalo con piacere che ci sarà anche la mia amica Betti Calani con delle composizioni:
“domenica ore 10-16
Bouquet e creazioni di primavera con ranuncoli e anemoni laboratorio a cura di Betti Calani. I visitatori possono apprendere
le regole di una composizione floreale e chiedere l’allestimento gratuito di piccole composizioni, anche per decorare vasi e
oggetti acquistati in mostra.

Info VerdeMura 2012
– VerdeMura – Mostra Mercato del Giardinaggio, dei prodotti tipici e del vivere all’aria aperta, sesta edizione
– Lucca, mura urbane su Baluardo San Martino, cortina, casermetta, sotterraneo, cannoniere, spalti sottostanti e spazi adiacenti.
– da venerdì 5 aprile 2013 alle ore 12 a domenica 7 aprile alle ore 19.00 (vendita biglietti sino ad un’ora prima della chiusura)
– Prezzo dei biglietti d’ingresso: intero € 6,00 (comprensivo dell’ingresso gratuito all’Orto Botanico); ridotto € 1,00; gratuito minori di 8 anni; abbonamento per 2 giorni € 10,00, per 3 giorni € 16,00
– servizio gratuito di noleggio carriole e, all’esterno di Porta Santa Maria, area di deposito-consegna piante a cui poter accedere con l’automobile.
– sui social network: Facebook – Verdemura Lucca e Twitter – Verdemura

Organizzazione e segreteria
Opera delle Mura di Lucca
Castello di Porta San Donato Nuova – 55100 Lucca
tel. 0583-583086 Fax 0583-56738
http://www.verdemura.it e-mail info@verdemura.it

Scarica la mappa della fiera
mappa_verdemura_2013-1

Programma:
programma_verdemura_2013-12

XXIV Premio Carlo Scarpa per il giardino

Giardino di Skrudur
Giardino di Skrudur
La Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, promosso e organizzato da Fondazione Benetton Studi Ricerche, ha deciso all’unanimità di dedicare la XXIV edizione all’orto-giardino Skrudur nella regione nord occidentale dell’Islanda.

La campagna culturale che ha avuto inizio pubblico a Milano con la conferenza stampa del 26 marzo 2013 trova il suo apice a Treviso nelle giornate di venerdì 10 e di sabato 11 maggio, in un incontro con la delegazione Islandese, nella pubbli­cazione del volume dedicato al luogo designato, nell’apertura di un’esposizione di materiali documentari che rimarrà aperta fino a giugno, nel seminario di riflessioni e nella cerimonia pubblica di consegna del Premio 2013.

Skrudur-muro e cancelloSkrúður, Núpur, Dýrafjörður, Islanda

Motivazione della giuria
 

Skrúður (Skrudur) è un orto riposto sulla riva di uno dei fiordi che solcano la regione nord-occidentale dell’Islanda, a pochi chilometri dal circolo polare artico. Adagiato su un decli­vio che guarda a sud-ovest verso la lingua d’acqua del Dýrafjörður, è circondato alle spalle dalla cortina solenne di montagne dai fianchi mossi dall’erosione gla­ciale e a valle da un terreno brullo che digrada verso la riva del fiordo.

Sigtryggur e il fratello Kristinn
Sigtryggur e il fratello Kristinn
Con la scuola, la chiesa e la fattoria di Núpur compone un luogo nel quale una comunità ha inaugurato all’inizio del xx secolo un progetto che in questa terra e in questo luogo si presenta come sfida a condizioni ambientali estreme e a pressanti istanze di miglioramento sociale: coltivare la terra e aver cura di un processo indirizzato alla conoscenza, al benes­sere, all’educazione, all’elevazione sociale.
Aperto nel 1909, l’orto-giardino nasce dalle mani del reverendo Sigtryggur Guðlaugsson, che pochi anni prima, insieme al fratello Kristinn, qui aveva avviato un programma di educazione volto al riscatto da condizioni agricole arretrate, ispirato alle idee del pastore danese Nikolai Frederik Severin Grundtvig (1783-1872) diffuse anche in Islanda. È infatti nel solco dell’intensa attività di questa figura di pedagogo già incontrata a Kongenshus Mindepark, luogo danese al quale è dedicato il Premio Carlo Scarpa 2004, che si radica, soprattutto nel mondo contadino, una coscienza del paesaggio ispirata all’elevazione sociale e al sentimento nazionale.

02_LL-FBSR_Skrudur_il muroLe modalità con le quali si costruisce e vive quest’orto sono quelle consuete all’operare in condizioni di particolare asperità climatica: tracciare un perimetro, dissodare il suolo ed ele­vare un recinto di protezione, educare e convogliare in questo piccolo mondo elementi utili (terra, acqua, piante) che al di là di questo fragile confine verrebbero travolti dalle forze della natura. Gli strumenti sono quelli di un esperimento coraggioso, che rinnova ostinata­mente i suoi gesti e si spinge in un mondo avverso con la forza di un progetto educativo che parte dalla coltivazione, di piante e di giovani contadini.

La figura semplice di questo recinto esprime in forma limpida un gesto di civiltà che, con la misura astratta della sua figura, ci segnala la presenza di un mondo, l’Islanda, nel quale la natura assume una forza assoluta: nello spazio dove si manifesta con forme di straordinaria potenza, nel tempo attraverso il quale le stesse forme cambiano incessantemente.

In una terra dell’estremo nord, forgiata da rivolgimenti tumultuosi e da vaste manifesta­zioni della natura, imbattersi in un recinto esile, introvabile, sopravvissuto a più di un secolo di storia, può sembrare il gesto di affezione di chi, partito per un paese lontano, cerca ancora di riconoscersi, nonostante tutto, nell’immagine familiare di un giardino che richiama la propria storia, le proprie coordinate di partenza.

03_MM-FBSR_Skrudur-il perimetro

Il recinto di Skrudur, infatti, presenta in forme rudimentali e incerte, molti richiami a un ordine che appartiene al giardino tradizionale. Ma il principio in virtù del quale esso s’in­sedia è assai più forte dei modesti mezzi espressivi con i quali si manifesta al suo interno.

Skrudur è in sé un presidio e un crogiuolo: il suo recinto descrive una condizione che cerca un punto di contatto tra due mondi, quello della confidenza e della fiducia nel colti­vare la terra, e quello dello sguardo cosciente sulla vastità di luoghi che accompagnano la stessa esperienza umana.

01_LL-FBSR_Skrudur_orto-giardino-acquaLa figura netta dell’orto di Skrudur appare e si perde in un ambiente e in una cultura che sviluppa forme dell’abitare oscillanti tra il radicamento nella terra, con le tradizionali co­struzioni di torba e pietra, e un’architettura che evolve all’insegna di una condizione incerta dovuta alla scarsità di materiali. Come il legno, ricavato dai tronchi che approdano sulle rive, portati da correnti marine che da oriente vanno verso occidente lungo il circolo polare articolo. Le forme adottate sono soggette a una costante provvisorietà, a pratiche di inse­diamento che si misurano con la natura di una terra in costante cambiamento. La terra, il fuoco, l’acqua nel corso delle continue eruzioni sconvolgono il volto del territorio, ne ridi­segnano i confini e perfino gli orizzonti, quando il cielo ne trasporta lontano la massa delle scorie.

09_MM-FBSR_Skrudur

La geologia è la chiave di lettura di questa terra e del suo paesaggio. Essa racconta il rap­porto tra natura e cultura, sta alla base di una presenza umana che oscilla tra la fascia co­stiera, dove i radi insediamenti umani si sviluppano tra il mare e i pascoli, e l’ambiente più avverso dei vulcani, dei ghiacciai, dei deserti e del mondo sotterraneo.

08_LL-FBSR_Skrudur_dal cancello secondarioIn questa terra in sé mutevole e mobile, collocata com’è sulla linea di congiunzione di due placche terrestri, la civiltà islandese nel corso della sua storia ha saputo dare un nome a ogni segno che compone la forma e la vita dei luoghi, siano essi ghiacciai o vulcani, manifesta­zioni della geotermia o cascate di ogni dimensione, rilievi orografici o faglie geologiche, e in questo modo è riuscita a conoscere il proprio paesaggio senza pretendere che fossero gli artifici dell’uomo a scandirne i punti significativi.
Þingvellir, il luogo dell’assemblea parla­mentare più antica del mondo (930-1798), con la sua natura geologica e la sua storia è l’espressione più eloquente di questa condizione di conoscenza e cultura politica, di ade­sione tra un luogo e la coscienza collettiva.
03_LL-FBSR_Skrudur_orto e alberi

04_LL-FBSR_Skrudur_parte alta

Nel panorama dei molti interrogativi che qui si rinnovano sul rapporto tra uomo e natura, tutti centrati sulla misura e la forza di fenomeni (mari sterminati, forze geotermiche, potenza delle acque) che oscillano tra una cultura del paesaggio sedimentata e l’attitudine alla ra­pina, Skrudur è un presidio che ci ricorda una delle possibili forme di convivenza tra queste due condizioni opposte, ricorrenti nel mondo contemporaneo. Non certo per il fragile e mo­desto componimento di forme che lo disegnano, ma per la lezione aperta di civiltà che qui, raccolta in un semplice recinto, si condensa.

Nella terra delle “pietre che parlano”, Skrudur è un diverso modo di dare un nome a un luogo, e comunque proiettare nel futuro il valore dell’educare, passo imprescindibile di ogni processo che sviluppa una confidenza tra l’uomo e il suo luogo di vita.

07_HB-FBSR_Skrudur-asse centraleSkrudur è dunque il nucleo denso intorno al quale gravita un insieme di modi pratici e di significati simbolici universali del dialogo con la natura, un luogo di apprendimento e spe­rimentazione che nei suoi primi quarant’anni di vita (1909-1949) trascorsi accanto alla scuola, grazie allo sguardo costante di Sigtryggur Guðlaugsson e di sua moglie Hjaltlina di­venta un giardino. E continua, oggi, a rinnovarsi, grazie alle cure di un gruppo di uomini e donne che in anni più recenti se n’è fatto carico, lo ha sottratto all’abbandono per restituirlo nel 1996 alle visite e alla coltivazione.

A queste donne e a questi uomini la Giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino si rivolge con un sentimento di profonda riconoscenza per l’alto valore maieutico della loro esperienza, e consegna il sigillo dell’impegno e del riconoscimento al loro coordi­natore, Brynjólfur Jónsson, presidente della Framkvæmdasjóður Skrúðs.

05_Skrudur_Sigtryggur e la moglie nei pressi della serra

06_LL-FBSR_Skrudur_asse con fontana

Riferimenti:
Pagina del Premio Carlo Scarpa per il Giardino
Home della Fondazione Benetton

Fondazione Benetton Studi Ricerche
via Cornarotta 7-9, 31100 Treviso
tel. 0422.5121, fax 0422.579483

per richieste e informazioni:
segreteria
fbsr@fbsr.it

centro documentazione
biblioteca@fbsr.it

spazi espositivi, auditorium, sala seminari
spazibomben@fbsr.it

edizioni della Fondazione
pubblicazioni@fbsr.it

iniziativa Luoghi di valore
luoghidivalore@fbsr.it

iniziative e progetti per la scuola
perlascuola@fbsr.it

02_PB-FBSR_Skrudur-orto

Download:
Referenze immagini, per gentile concessione del Premio Carlo Scarpa

4_testo di AÔÇôalsteinn Eir-¦ksson

2_calendario edizione 2013

7_luoghi designati 1990-2013

Sigtryggur e la moglie Hjaltlina
Sigtryggur e la moglie Hjaltlina

02_Skrudur_disegno dal diario di Sigtryggur

01_Skrudur_mappa del giardino

06_Skrudur_copertina Sigtryggur

Drammatico dialogo Shoshoni in tre atti, di Lidia Zitara

Dramatis personae:

Grande Capo Estiquatzi, che già abbiamo conosciuto sciamano e capo della tribù, dotto in ogni cosa che riguarda il Cielo, la Terra e gli Spiriti

Squaw Pelle di Rana, giovane ragazza bruttina e un po’ ottusa

Venditore al mercato:

Giornata mite di primavera, il Grande Capo Estiquatzi e la giovane squaw Pelle di Rana si recano al mercato dei fiori ad acquistare delle piantine per una trasmissione televisiva.

Squaw Pelle di Rana: che magnifica giornata, Grande Capo, ecco, guarda lì, il venditore di piantine olandesi, tra quello di cellulari usati e pignatte per fagioli.
Grande Capo Estiquatzi: mia giovane e ingenua squaw, continui a dimenticare che noi non sappiamo dell’esistenza dell’Olanda, e che i cellulari non sono ancora stati inventati, come i tablet e l’iPad. Ma ti passo le pignatte solo perchè oggi la giornata è così carica di aspettative e promesse della buona stagione.
Squaw Pelle di Rana: oh, Grande Capo, scusami. Avviciniamoci, se vuoi, al venditore di piantine oland…di fiori…

Il Grande Capo Estiquazi e la giovane squaw si avvicinano al venditore di fiori, il quale li blandisce e gli recita i prezzi delle piantine. Si rivolge direttamente al Grande capo senza timidezza.

Venditore: ehi, ragazzo, guarda che cos’ho qui per te! Solo cinque euro. Guarda, questa puoi tenerla sia dentro che fuori e ha anche i bocciolini. Se vuoi la puoi anche appendere! Ehi, ragazzo, lo sai il nome, lo sai? Sì, che lo sai, tu sei ferratissimo.

Grande Capo Estiquatzi: ma certo che conosco il nome di questa pianta: è un Aeschynanthus lobbianus, finalmente una pianta delle nostre parti, anche se questa è evidemente importata dall’Oland…ehm, da un altra tribù. E’ conosciuta dagli incolti come “pianta dei rossetti”. Nel dire queste parole il Grande Capo Estiquatzi getta uno sguardo a squaw Pelle di Rana la quale porta le mani al petto e volge il viso a terra.
Il venditore al mercato rimane irritato dalla precisione del Grande Capo Estiquatzi, così, pensando di tendergli un tranello di difficile risoluzione prende una piantina di
Helleborus niger, dai fiori curiosamente enormi, rosa pallido, ma sciupata dal caldo.

Venditore: questa è una bella piantina, ragazzo! Dieci euro! E’ l’Iberis! Sai perchè i fiori sono così grandi? Assenza di ossigeno.
Grande Capo Estiquatzi: grazie, prenderemo le margherite.

Una volta allontanatisi il grande Capo Estiquatzi procede a passo pesante, con le dita intrecciate davanti al corpo:

Squaw Pelle di Rana: cosa ti accade Grande Capo, come mai avanzi lentamente e sei così pensieroso? Ora possiamo registrare la trasmissione in tv!
Grande Capo Estiquatzi: mia giovane squaw, so che un giorno scopriranno la dislessia, ma è possibile confondere il suono della parola “elleboro” con quella di “iberis”?
Squaw Pelle di Rana: non saprei: non mi sembrano suoni simili.
Grande Capo Estiquatzi: c’è solo da averne dolore comunque.

Star Trek, into darkness

Il casinista è lui: J.J. Abrams.

Il grande casinista
Il grande casinista

Ricco, giovane, un po’ racchio. Probabilmente considerato un nerd al tempo delle scuole medie, si è preso una bella rivincita diventando regista e produttore dalla fama di genio e di assoluta originalità.

J.J. non aveva certo bisogno di Star Trek per divertirsi o arricchirsi, o aumentare smodatamente la sua fama: credo sia stata la Paramount ad andarselo a cercare.
E perchè? J.J. l’ha sempre detto che Star Trek non gli piaceva, che non è mai stato un fan.
Ecco, proprio per questo: se devi sventrare un pollo non lo dai certo in mano ad un vegano.

In sintesi quello che ha fatto J.J. con Star Trek XI (dico 11) Il futuro ha inizio è stato quello che in gergo i tecnici chiamano “reboot”.
Per fare un reboot di un mito è meglio se lo fai fare a qualcuno a cui di questo mito non frega molto, ma che sa a menadito come funzionano i botteghini e le regole del mercato.
E poi, chi meglio di J.J. sa stravolgere il tempo, schiaffeggiarti con la trama, confonderti, bendarti, farti fare le giravolte e poi mostrarti un coniglio che esce fuori da un cilindro come se fosse il primo coniglio nato sulla terra?
Lo ha fatto in Lost, in Fringe, lo sta facendo con Star Trek e lo farà con gli attesi sequel di altri film come Cloverfield.

Sa che la prima cosa è dare un tantino di informazioni, ma appena un tantino, ogni tot, in modo da tenere desta l’attenzione: ecco una serie di articoli sulla testata del fan club italiano (se volete deliziatevi coi commenti).

Poi la locandina in stile postatomico che tanto piace oggi, con la data di uscita come fosse una profezia Maya:
star-trek-into-darkness-teaser-poster

Le tette
star-trek-into-darkness-bella cosciona

La love story in subplot
Into-Darkness-Star-Trek-love story

Le belle tutine
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Azione frenetica
Star-Trek-Into-Darkness-Zoe-Saldana-as-Uhura

Un cattivo che viene da un telefilm di successo
star-trek_into darkness, elemetare, Kirk

E poi la vera innovazione che mi sembra introdotta con questo dodicesimo episodio: un contorno di scenografia ipo-tecnologica, cioè realistica. Già in Enterprise, con vari errori, si era tentato di dare un’aria da sottomarino all’Enterprise NX-01, ma il risultato non poteva che essere visivamente più moderno della vecchia serie con il capitano Kirk.

Il trailer mostra una Londra con uno skyline alla Norman Foster, un attacco a una coppia di torri (…ancora?) e una minaccia che viene dall’interno (suggestione ventilata anche in TNG). Insomma, un plot da film d’azione, alla Mission Impossible.

Altro dettaglio che mi sembra poter anticipare con una certa presunzione di certezza è il sopravanzamento di Chris Pine (lo vogliamo chiamare Jim Kirk? qualcuno è uscito fuori di testa o sono io?), rispetto all’ottima prestazione di Coso, nel ruolo di Spock.
Questo manifesto mi sembra rivelatore: Chris Pine davanti a Coso, come se volesse chiaramente dire: ehi, bello, sono io il mito qui, togliti dalle scatole: tu e Zoe mi avete fatto sin troppa concorrenza nel primo reboot, ora la baracca la guido io, tu mettiti dietro e seguimi.
Star-Trek-Into-Darkness-Chris Pine override

La domanda non è :”ma J.J. spera davvero che ci affezioniamo a Chris Pine al punto di considerarlo JIM KIRK?”

questa faccetta dovrebbe essere Jim Kirk?
questa faccetta dovrebbe essere Jim Kirk?

Non c’è nessuna domanda. Star Trek, il futuro ha inizio e Star Trek, into darkness, non sono destinati a noi, ma a quelli che sono nati nel 2000, ai nativi digitali, a quelli che di William Shatner non sanno neanche chi sia e scrivono Pikard con la “k” se mai ci arrivano a scoprire chi sia.

Chiaro: andremo a vederlo anche noi dello zoccolo duro. Forse al terzo, quarto, quinto episodio, ci scocceremo, ne salteremo qualcuno. Pazienza, J.J. sa che per uno di noi perso, ne quadagna 10 di nuovi. E alla fine chi si ricorda più il Batman di Michael Keaton? Tutti hanno in mente Christian Bale e Christopher Nolan.

Mi ripeto: hai voluto scombinare le carte? Occhei, fallo, mi sta bene. Ma devi darmi altri miti a cui attaccarmi, non quattro ragazzini che giocano a salvare il mondo.

Spock-Charlie's Angels
Spock-Charlie’s Angels

G.I.P.A. GIOVANI IDEE E PROPOSTE IN AGRICOLTURA

ASFgiornata

Presso l’ I.P.S.A.S.R. G. Fortunato di Sant’Arcangelo vi sarà una giornata sulla biodiversità vi sarà una relazione dal titolo: Esempio di recupero di germoplasma autoctono di pero nella Valle del Sinni, nell ambito del Tour della presentazione del Premio per diplomati di Biagio Mattatelli , colgo con molto piacere l’invito del Dott. Carmelo Mennone,  perchè la continuità di Biagio Mattatelli stà nel creare le occasioni per far crescere le persone e il territorio perchè la valorizzazione del territorio passa per la valorizzazione dei giovani studenti e tecnici che affrontano in modo responsabile e professionale le nuove sfide che si devono affrontare nell’ AGRICOLTURA LUCANA.

Con affetto vi aspetto numerosi.

Cordiali saluti Dott. Agronomo Domenico Mele

Presidente Associazione G.I.P.A. Giovani Idee e Proposte in Agricoltura

Programma

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