Se ne raccomanda il consumo smodato (AssoBirra a Orticola)

simpson-birraEssere blogger giardinicole ha dei risvolti inaspettati. Ho saputo che ad Orticola di Lombardia, fine settimana 10- 11 e 12 maggio, ci sarà AssoBirra, una associazione di produttori di birra ecologica.

Ora, dovete sapere che io nutro una sorta di venerazione per la birra. Sì, anche per il vino, ma per un vino che sia bevibile ci vogliono dai 40 euro in su, mentre due bicchieri di ottima birra, tanti quanti me ne servono per mandarmi al tappeto, bastano una dozzina di euro.

E poi, la birra. Che mistero.

Il vino è mistico, spirituale, eucaristico, poetico (danzava una sera tra le bottiglie lo spirito del vino diceva forse Verlaine, forse Baudelaire, due che il vino non se lo facevano mancare mai). Il vino è divino, appunto, e prende parte alle cerimonie liturgiche con nonchalance e superiorità. Che spirito miracolistico.

Ma la birra. La birra, è umana (Birra! sei umano, Charlie! Scent of Woman). Un boccale di birra è un viaggio all’interno di se stessi, della propria intimità, del dolore. Il vino non soffre, è distante, etereo, empireo. La birra ci è vicina, materna, protettiva.
Credo che molti ricordino un libro che fece un successone, tanto da consegnare l’autore alla notorietà.
E’ La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita, di Philippe Delerm.

delerm la prima sorsata di birra

E’ l’unica che conta. le altre, sempre più lunghe, sempre più insignificanti, danno solo un appesantimento tiepido, un’abbondanza sprecata. L’ultima, forse, riacquista, con la delusione di finiore, una parvenza di potere…
Ma la prima sorsata!
Comincia ben prima di averla inghiottita. Già sulle labbra un oro spumeggiante, frescura amplificata dalla schiuma, poi lentamente sul palato beatitudine velata di amarezza.
Come sembra lunga la prima sorsata. La beviamo subito, con un’avidità falsamente istintiva. Di fatto, tutto sta scritto: la la quantità, nè troppa nè troppo poca che è l’avvio ideale; il benessere immediato sottolineato da un sospiro, uno schioccar della lingua, o un silenzio altrettanto eloquente; la sensazione ingannevole di un piacere che sboccia all’infinito…Intanto, già lo sappiamo. Abbiamo preso il meglio. Riappoggiamo il bicchiere, lo allontaniamo un po’ sul sottobicchiere di materiale assorbente. Assaporiamo il colore, finto miele, sole freddo.
Con tutto un rituale di circospezione e di attesa vorremmo dominare il miracolo appena avvenuto e già svanito. Leggiamo soddisfatti sulla parete di vetro il nome esatto della birra che avevamo chiesto. Ma contenente e contenuto possono interrogarsi, rispondersi tra loro, nienete si riprodurrà più. Ci piacerebbe conservare il segreto dell’oro puro e racchiuderlo in formule. Invece davanti al tavolino bianco chiazzato di sole, l’alchimista geloso salva solo le apparenze e beve sempre più birra con sempre meno gioia.
E’ un piacere amaro: si beve per dimenticare la prima sorsata.

Quindi se sarete ad Orticola, fermatevi alla “Pergola del luppolo” per una birra. Bevetene una anche per me che non posso venire.
AssoBirra poi vi darà tutti quei tric trac che danno le associazioni, ricettari, depilantes esplicativi. Teneteli se volete, se no gettateli, ma conservate l’indirizzario dove acquistare la birra biologica.

Io concludo dicendo che per me non poter venire è un amaro calice, e vi incollo alcune informazioni interessanti ricevute con il comunicato stampa su come usare gli avanzi di birra in giradino.
Sempre che qualcuno sia così pazzo da lasciar avanzare la birra…

… ma che fare con gli avanzi di bevanda rimasti sul fondo della bottiglia o del bicchiere? Potrebbero essere riutilizzati con successo in giardino o sul terrazzo.
Per esempio, offrire un “sorso di birra” di tanto in tanto farà crescere i gerani più rigogliosi e forti, mentre tamponando le foglie delle piante con un batuffolo di ovatta imbevuta di birra ridarà loro lucentezza. Anche presi singolarmente gli ingredienti di una chiara possono aiutare l’appassionato di giardinaggio: l’aggiunta di lievito di birra all’acqua per annaffiare (in una proporzione di 3 cucchiai per 10 litri di acqua) aiuterà la formazione di nuovi boccioli sulle rose.
E perché non fabbricare in casa un fertilizzante naturale alla birra? Basta mescolare l’equivalente di una lattina di birra con una tazza di ammoniaca, una tazza di sale inglese e due tazze di acqua per ottenere un concime naturale che, spruzzato sulle piante, le farà crescere più forti e vigorose.
Per i più appassionati di giardino la sfida è rimpiazzare edera e glicine con un rampicante alternativo: il luppolo! Una sola avvertenza: il luppolo raggiunge gli 8 metri d’altezza ed è la pianta che in assoluto cresce più in fretta sulla terra, fino a 10 centimetri al giorno…

Una breve, obbligatoria, chiosa al consiglio giardinicolo: in molti amano il luppolo come rampicante, specie nella sua variante a foglie dorate (Humulus lupulus ‘Aureum’). E’ vero che è resistente e veloce, stolonifero e quasi inavasivo, ma non è sempreverde, e ne tenga debito conto chi ha bisogno di una copertura anche nei mesi invernali. Personalmente lo accosterei a rose rampicanti e clematis. Il luppolo dà un’aria molto cottagesca al giardino e in climi mediterranei andrebbe cresciuto a pergola, come la vite da uva. Inoltre le sue infiorescenze coniche sono commestibili e hanno un ottimo sapore di asparagi, a quanto ne dice Vita Sackville-West.

Luppolo e Clematis Warsaw Nike

Luppolo e Clematis Warsaw Nike

L’invisibile bellezza. Antoine de Saint-Exupéry cercatore di Dio

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Venerdì 19 aprile c’è stata la presentazione.
Ci sono tre pensieri che non ho esternato: il primo è che Saint-Exupéry e Mr. Bean si assomigliano come due fagioli in un baccello.
Il secondo è Sant’Agostino che prega Dio: “Dammi la temperanza, ma non subito”.
Il terzo è Quelo che dice “La risposta che stai cercando non la devi cercare fuori di te, ma dentro di te, però è sbajata”.

La veccia selvatica (Vicia cracca)

Vicia cracca Vicia cracca

La veccia è un po’ il simbolo della primavera tarda, qui da noi. Fiorisce abbondantemente, in nuvolaglie di azzurro intenso e violetto porporino sparse per i residui di campagna, ai margini degli incolti. A farle compagnia i margheritoni, le altre piccole leguminose spontanee, le graminacee spavalde che prendono dominio d’ogni cosa. Guardo il vecchio pioppo nero, l’ultimo rimasto sul vialone che prima ne era costellato: si può dire che ha messo le foglie da poco. Il gelso ha fatto fiori e frutti contemporaneamente, il gelsomino sta fiorendo poco e male, in terribile ritardo, la Petrea non cresce e si brucia col sole.
Tra un po’ la veccia sfiorirà, e rimarranno gli stoppioni secchi, sarà il turno degli incendi e ricomincerà la danza dei canadair.

Bisognerebbe spiegare a qualcuno con un tempo così certe domeniche non sono di sabato, ma di venerdì.

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Segnalo il blog di Federico Gemma

Cercando su Google mi sono imbattuta in questo bellissimo blog di un illustratore romano. Oltre la pulizia e la freschezza dei suoi acquerelli, sono rimasta colpita anche dalla vivacità e dalla nettezza delle linee. Ve lo consiglio, dateci un’occhiata. Io l’ho messo nel blog roll.
federico gemma BBC

Domani Diana Pace presenta “Cosa c’è sotto”

Domani, 24 aprile alle 17, presso il Borgo medievale di Torino, in via Virgilio 107, Diana Pace presenterà il suo libro Cosa c’è sotto, edito dall’Associazione Maestri di Giardino nella collana “Scrivere verde”.

BM giardino 5Diana Pace è vivaista ed esperta di tecniche di coltivazione naturale.
L’incontro sarà l’occasione per scoprire come coltivare al meglio le piante in giardino e sul balcone a partire dal terreno e dai fertilizzanti naturali, aiutati anche da una breve attività pratica sul compostaggio, imparando a scegliere scarti della cucina e del giardino (i partecipanti sono invitati a portare i propri scarti) per ottenere un ricco nutrimento per le piante.

Conoscere cosa succede nel terreno permette di capire meglio l’ambiente del giardino e di contribuire, con tecniche di coltivazione rispettose, a una maggiore salute degli organismi viventi. Tutto questo è spiegato nel libro Cosa c’è sotto – Considerazioni sulla terra, in cui si affrontano temi legati alla cura e alla biologia delle piante con un approccio personale, preciso ma non tecnico, accessibile a tutti, introdotto da un excursus sulle principali tecniche di coltivazione alternative. Obiettivo dell’autrice è proporre un ecosistema ispirato a quello della foresta, ma esteticamente piacevole e adatto a essere declinato negli spazi ristretti di un giardino

APPUNTAMENTI SUCCESSIVI:

12 giugno 2013, ore 17

Presentazione della collana di libri “Passione verde” Mimma Pallavicini. I lavori nell’orto e in giardino, potature e innesti, piante annuali e aromatiche

INFO: tel. 011 4431714 – 011 4431701 e-mail giardinomedievale@fondazionetorinomusei.it
sito internet http://www.borgomedievaletorino.it/giardino

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