Delirium tremens

Trattato dell'alienazione mentale_ Pinel

storia dei giardini suona malissimo ed è errato, perché la storia è qualcosa di antropico, non esiste in senso stretto una “storia” di qualcosa di inanimato, sia esso un vulcano o un palazzo, ma, nel secondo caso esiste la storia di quelli che l’hanno creato, abitato, ecc. Per questo non mi sognerei mai di intitolatre una voce come “storia dei palazzi” nè tantomeno “storia dei giardini”. Piuttusto parlerei di paesaggismo o di giardini storici, con una corposa sezione storica, o tutt’al più di evoluzione degli stili . –Sailko 01:16, 14 mag 2013 (CEST)

Questa discussione andrebbe cambusata, non ha senso che si svolga qui, tra l’altro con rimandi da 3 altri progetti. qualcuno un po’ più pratico la sposti in Discussione:Storia_del_giardinaggio, grazie. Qui il tema si fa un po’ sottile, cercherò di spiegarmi più chiaramente possibile. Storia del giardino o dei giardini suonano male per chi è abituato a intendere la storia nel senso che gli ha dato Marc Bloch. Suona male come suonerebbe “storia delle chiese” o “storia dei palazzi”.. il palazzo, per restare in un esempio facile, è il prodotto di un’attività umana che, una volta portata a termine non subisce un’evoluzione indipendente: posso scrivere una storia di “quel palazzo”, di come ad esempio sia stato aggiornato in forme da barocche a neoclassiche, ma non posso generalizzare per tutti i palazzi, perché suonerebbe come se ogni edificio gradualmente si trasformasse, in maniera naturale e indipendente, da barocco a neoclassico. “Storia del telefono” o “storia dell’automobile” sono più accettabili perché questi oggetti si sono evoluti per lo più in blocco in seguito a determinate innovazioni tecniche, ma i palazzi non si sono evoluti tutti il blocco da barocchi a neoclassici, tanto per restare nell’esempio. Non so se fin qui è chiaro. La storia che scrivo dei palazzi è invece legata all’evoluzione dell’attività umana che li crea, cioè la progettazione architettonica e le tecniche costruttive. Posso quindi scrivere una “storia dell’architettura (o della progettazione) dei palazzi”, ma non la “storia dei palazzi” in quanto tale. Considerazioni analoghe valgono anche per i giardini. Il giardinaggio è un’attività umana, per questo storia del giardinaggio suonava bene, ma “storia dei giardini” è errato, perché i giardini sono solo il prodotto di quell’attività, e non si evolvono a prescindere (al massimo diventano sterpaglia, questa è effettivamente la “storia del giardino”). Ci siamo?
Adesso c’è da capire come chiamare l’attività che è all’origine della creazione dei giardini. Nonostante google dia un’ampia gamma di risultati, dico subito che “architettura dei giardini” è sbagliato, perché l’architettura crea edifici, non spazi aperti (definizione di Bruno Zevi), sebbene anche la crezione di uno spazio aperto abbia a monte una progettazione per molti versi analoga a quella degli edifici. Possiamo allora fare una “storia della progettazione dei giardini”? Nì, perché se per i secoli recenti è sicuramente applicabile, a risalire indietro nel tempo (prima del medioevo) si trova una “progettazione” senz’altro più blanda, legata più al caso e all’estemporaneità, che non è neanche il caso di chiamare “progettazione”. E’ stato proposto di parlare di “arte dei giardini”: a me sembra una dizione un po’ enfatica, tipo quando si trovano in edicola i fascicoli sull'”Arte del ricamo” o sull'”Arte culinaria”… non metto in dubbio che il ricamo, la cucina o la creazione di giardini siano delle forme di arte, nel senso più ampio del termine, trovo tali modi di dire però un po’ ampollosi, e poco in linea con lo spirito dell’enciclopedia. Appurato quindi che il giardinaggio sta ai giardini come le tecniche costruttive agli edifici, quello che propongo per la ridenominazione della voce si riduce a un semplice “Storia della creazione di giardini” o, semmai, “evoluzione stilistica delle forme di giardino”. –Sailko 16:18, 16 mag 2013 (CEST)

Cara LidiaZara, mi sembra chiaro che ci rifacciamo a fonti diverse: io te ne cito alcune e tu ne citi altre, in disaccordo. Ti posso assicurare comunque che qui in Wikipedia la, nelle varie ramificazioni, non contiene mai piazze, spazi aperti e giardini: si tratta di urbanistica, non di architettura, sono discipoline affini, ma non intercambiabili. So benissimo che i nomi dei corsi universitari posaano generare confusione, ti posso fare una mezza dozzina di esempi di discipline che danno il titolo a un corso universitario, ma che negli studi teorici sono ritenute dizioni deprecate. Siccome stiamo parlando del titolo da dare a una voce di un’encilopedia e non a un corso di laurea è bene restare concentrati e non prendere decisioni affrettate. Tu ti lasci un po’ troppo influenzare per partito preso, ti ho già spiegato perché “storia dei giardini” è impreciso, e dovresti rispondere sulla base di quelle considerazioni, non solo perché l’hai sentito dire così tante volte che ora sei troppo pigra per metterlo in discussione. La “storia dei giardini” è: vengono progettati, vengono mantenuti con le tecniche di giardinaggio e, quando queste si interrompono, ritornano sterpaglia. Questa è la storia comune a tutti i giardini. L’evoluzione delle forme di giardino (che non mi sembra niente di arzigogolato) è invece quel processo che viene (malamente) descritto nella voce presente. Le tue divagazioni tra arte e artigianato sono una tua opinione personale che si basa su teorie alquanto superate… già che c’eri potevi citare anche Vasari, o a risalire fino a Vitruvio ed Erodoto, ma nel frattempo gli studi teorici hanno fatto anche dei progressi, per cui il confine tra arti minori a maggiori, tra arte e artigianato è qualcosa di ben più sottile e complesso, che adesso non mi pare certo il caso di tirare in ballo. Vai a spiegare a chi possiede le coperte ricamate per Michelangelo Pistoletto quanto il ricamo sia “artigianato” e non “arte”, tanto per fare un esempio. –Sailko 18:17, 16 mag 2013 (CEST)

E no, non te la cavi così piccola biscia

251sculture animali legno nicola sacco

Gufi e lucciole a Grazzano Visconti

yume-4Vi ricordate del Festival dei Gufi al Parco di Grazzano Visconti?
Le attività si ripropongono periodicamente e variano a seconda della stagione.
Dato che siamo in estate stavolta viene proposto un festival delle lucciole!
Le lucciole, spiriti della Natura insettomorfi, misteriose presenze, evanescente bellezza, passaggio da uno stadio all’altro della vita e della coscienza.
Rare, sempre più rare.

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Il comunicato ricevuto (a dire il vero un po’ untuoso):

Nel Parco del Castello di Grazzano Visconti, dove migliaia di lucciole ti aspettano per illuminare il buio magico della notte nel parco..
Scappa dalla città e vieni nel Parco del Castello di Grazzano Visconti: uno dei parchi più belli dell’Emilia Romagna!
Non perderti le suggestive serate in compagnia del canto degli assioli!
Cosa aspetti …non mancare all’appuntamento: unico e magico solo in questo periodo dell’anno!

Si può anche mangiare e dormire, ma io lo sapete che robe de panza non ne pubblico, già mi sono (molto) pentita della mozzarella in diligenza.

ORARI e INFO

Venerdì 14 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel Parco

Sabato 15 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel Parco

Venerdì 21 giugno
Ore 21,30- Visita guidata notturna nel Parco

Sabato 22 giugno
Ore 21,00 -Presentazione del libro “Lucciole” di D.Barboni con degustazione del Chiù: un delizioso gutturnio superiore
Ore 22,00 -Visita guidata notturna nel Parco

Costi visita guidata notturna
€ 7,00 intero
€ 4,00 ridotto bimbi da 5 a 14 anni
€ 6,00 ridotto over 65
€ 5,50 ridotto soci IKEA family
Prenotazione obbligatoria
340.7634208 o cipriani@noctua.it
Gli eventi potrebbero essere annullati in caso di maltempo.

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Le foto sono tutte di Yume Cyan

Il sambuco, dal “Flauto Magico” a Harry Potter

http://artscape.us/andersens-tales-1900/elder-tree-mother-06.jpg
http://artscape.us/andersens-tales-1900/elder-tree-mother-06.jpg
La tradizione germanica ci ha consegnato un’idea molto suggestiva e inquietante della pianta del sambuco.
In germania si chiama Holunder (simile nella fonia all’inglese “elder”) poichè sacro ad una fata del folklore tedesco, Holda o Hulda, raffiguarnte una giovane donna con la chioma dorata che abitava proprio nei sambuchi vicini a rivi, corsi d’acqua, pozze, fonti. Ma anche altri esseri fatati, come coboldi, vivevano nel midollo del sambuco.

Sembra che questo personaggio mitologico sia riconducibile alla Fraü Holle dei fratelli Grimm, e più indietro ancora, ad un non chiaramente identificato personaggio femminile della fertilità, della morte e della rinascita. Difatti Fraü Holle/Hulda/Holda è di volta in volta rappresentata come una donna molto brutta (come la Befana, simbolo dell’anno vecchio, morente), o come una giovane donna di aspetto quasi mariano, simbolo di fertilità e di godimento dei frutti del lavoro nei campi.
Quando accade questa dicotomia nelle raffigurazioni di un personaggio, si può a ben diritto pensare che l’origine sia molto antica, di sicuro pre-ellenica e di provenienza non “italica”, quasi certamente medio-orientale. Ogni folklore ha poi rivestito questo personaggio con le sembianze che gli erano più congeniali. Il fatto poi che il culto si sia sviluppato in Germania ha fatto sì che alla figura venisse associato l’enorme compagine di fate e folletti della tradizione medievale mitteleuropea.

Frau Holle in un'illustrazione di Rien Poortvliet
Frau Holle in un’illustrazione di Rien Poortvliet

Riguardo ad una ricostruzione sulla mitologia di Hulda, ho trovato un bel sito, AFW blog, su cui ci sono informazioni molto interessanti che vi consiglio di leggere.

Il sambuco era sacro e non si osava sradicarlo, se si voleva raccogliere del legno si doveva chiedere in prestito e poi riportarlo, o eseguire un piccolo rito di preghiere. Questo è un punto che ritorna per numerose piante magiche.
Mi sembra importante segnalare che le virtù del sambuco venivano contate fino a sette: germogli per le nevralgie, foglie per la cute, fiori per una tisana, bacche per i polmoni, corteccia per l’intestino e gli occhi, radice per la diuresi, midollo antinfiammatorio.
Sette è un numero magico, lunare, poichè in quattro cicli di sette giorni si divide il mese lunare. Pianta lunare, pianta femminile, dunque. Forse per questo Brian Froud interpreta lo spirito del sambuco come una vecchia strega dallo sguardo malevolo.

medorra artwork
medorra artwork

Giuseppe Pitrè diceva che bacchette di sambuco hanno il potere di uccidere i serpenti. Il sambuco era molto usato nelle cerimonie e i riti di festeggiamento di Santa Rosalia.

HP y las reliqiuas de la muerte+magic eleder wandLa bacchetta di sambuco più nota è senza dubbio quella di Harry Potter e i doni della Morte, ricevuta dal primo fratello.

Da un sito specializzato su Harry Potter cito:

Sambuco:
Legno molto raro che dà bacchette potentissime, difficili da dominare e che difficilmente si legano ad un padrone se questi non è superiore a loro in quanto a magia.
Molti fabbricanti non lavorano questo legno perché è difficile venderlo poiché richiede un possessore davvero unico e speciale; quando la rara accoppiata riesce bene si è in presenza di un proprietario dal destino speciale.
Spesso chi possiede questa bacchetta è molto affine a chi ne possiede una di Sorbo
.

La storia dei tre fratelli:

Uno screen grab del video, in cui la Morte dona la bacchetta di sambuco al primo fratello:
magic elder wand_harry potter e i doni della morte

Nel calendario arboreo celtico il sambuco rappresenta il tredicesimo mese lunare, che si conclude nei giorni del solstizio d’inverno (il nostro Natale), probabilmente perchè il sambuco conserva i frutti fino all’inverno. Il numero 13 è sempre stato ambiguo, poichè simboleggia la morte ma anche la resurrezione, un rito di passaggio, di rigenerazione. Nella tradizione cristiana infatti il sambuco presiedeva ai riti di morte. Sul capo del morto veniva posta una corona di fiori, foglie, frutti, anche solo di rami di sambuco, a seconda della stagione.
In Inghilterra ha valenza negativa: bruciare sambuco significa portarsi il diavolo in casa (ecco l’avversione anglosassone per il numero 13…). Si sconsigliava di fare culle di legno di sambuco poichè gli gnomi che vi albergavano avrebbero dato fastidio al neonato.
In alcuni racconti il sambuco non è un albero in cui vive una fata, ma una fata stessa trasformata in albero.

Tornando alla germania, il flauto magico era un bastoncino di sambuco privato del midollo, che doveva essere tagliato in un luogo dove non si udisse mai il canto del gallo, poichè il suono sarebbe diventato roco.
Nell’opera di Mozart, il flauto dato a Tamino per sconfiggere la malasorte, è d’oro, non di sambuco. Ma la celeberrima aria che tutti ricordiamo si intitola Der Holle Rache, cioè “la vendetta di Holle”. Che Holle sia proprio la Regina della Notte?

flauto magico luzzati
In conclusione un video di Patricia Petibon, secondo me la migliore interprete della Regina della Notte.

Verso l’infinito e oltre

AlbertEinstein1879-1955Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.

Einstein

Un buon non-compleanno!

Rondoni a Palazzo Madama

Illustrazione di Federico Gemma, http://federicogemma.blogspot.it
Illustrazione di Federico Gemma, http://federicogemma.blogspot.it
Ancora una volta segnalo un’attività che si svolgerà nel corso di Torino Musei a Palazzo Madama in piazza Castello.
Si tratta di un piccolo evento che magari interesserà una limitata quantità di visitatori del giardino del Castello o di chi è andato a godersi gli altri eventi in programma. Avendo una ammirazione sconfinata per gli animali dell’urbe, rondoni e balestrucci mi interessano sempre molto, dunque segnalo questo evento con grande piacere.

Lo consiglio a chiunque sia interessato all’ornitologia, al birdwatching, e in generale alla piccola fauna urbana.

9 giugno, ore 16.30-18.30, ripetuto il 7 luglio, ore 16.30-18.30

UNA VITA IN VOLO. LEZIONE SUI RONDONI
A cura di Giovanni Boano, ornitologo e direttore del Museo Civico di Carmagnola.

Una colonia di rondoni nidifica ogni anno nelle buche pontaie di Palazzo Madama dopo aver affrontato un lungo viaggio che dalle terre africane riporta in Europa circa 200 esemplari di rondone pallido (Apus pallidus). Il corpo compatto e aerodinamico, e le ali lunghe e appuntite favoriscono un volo veloce ed energicamente poco dispendioso, durante il quale il rondone può raggiungere anche i 3000 metri di altezza. L’incontro svelerà caratteristiche e abitudini dei rondoni: di cosa si ciba, perché emigra in autunno, come si svolge l’allevamento della prole, che tipo di volo adotta a seconda delle necessità, come comunica.

Biglietto di ingresso al museo; attività 4 euro.

Prateria sidernese

Cittanova Floreale quinta edizione

Cittanova floreale 2013 (4)Sabato scorso sono andata a Cittanova Floreale. E’ stato molto stancante perchè mi ci hanno accompagnata le colleghe di Fimmina Tv, e portare per tutta la villa cavalletti, teloni e sacche ormai è un compito troppo gravoso per il mio fragile, ippopotamico corpo.
Devo dire che mi è sembrato che il numero degli espositori sia diminuito rispetto all’anno scorso, e che ci siano soprattutto state meno cacatelle, meno ogettistica. L’offerta di fiori è però rimasta sostanzialmente immutata, il che non so dire se sia un bene o un male. Nel senso che se non sei riuscita a comprare una pianta l’anno passato, è possibile che la ritrovi l’anno a venire. In questo modo si “fidelizzano” i clienti, per usare un termine del marketing.

Cittanova floreale 2013 (11)Come dice Mimma nell’intervista sotto, bisogna dapprima creare uno zoccolo (magari duro) d’acquirenti, e poi iniziare a far arrivare piante un po’ più insolite.
Felice anche il ritrovare la vivaista Ester Cappadonna, del vivaio Valverde, autrice di Ritorno a Valverde, pubblicato dall’associazione Maestri di Giardino.
Io, per me, posso dire che se per miracolo mi fossi soffiata il naso e un paio di carte da cento mi fossero uscite dalle orecchie, avrei portato a casa tante belle cose. Ma sono stata molto sobria e ho preso due graminacee e un po’ di bulbi di tuberosa.
Le graminacee sono state la “piccola novità” portate da un vivaio di Latina. Ho preso una Stipa tenuissima e un Carex buchananii.
Le colleghe non capivano che razza di piante avessi acquistato. Qualcuno ha detto: ché sono piante ornamentali? Sembrano ebacce! Altre: accidenti, paiono peli di pube biondi! (quest’ultima ingiuria riguardava la Stipa), altre ancora, molto stupite: che cazz’i piante hai comprato? ma so’ piante mo’?
Vita ancora dura per le graminacee! Ehssì che altrove non si può far senza!

viali amici delle carrozzine
viali amici delle carrozzine

Ho filmato due interviste, una a Mimma Pallavicini e una a un vivaista di Palizzi mezzo matto, Tommaso Mangiola.
Sono due interviste complementari, e se avete pazienza, guardatele entrambe, perchè la seconda è la risposta alla prima.

Non mi esimerò da un breve commento: la Calabria è una terra forse difficile da comprendere, ma ciò che si avverte nella prima intervista è che forse non ci sia nè voglia nè -soprattutto- la capacità di comprenderla, e che “comprensione” venga forse confusa con “assimilazione”, in questo senso.
Le incomprensioni in questo filmino sono infatti sono tante, e l’unica versione valida sembra quella proveniente dall’esterno. Il mio riferimento all’essere sprezzanti era rivolto proprio a quelle dinamiche che ci vengono imposte dalla politica, locale e nazionale. Mimma invece ha proferito un vaticinio sull’essere ‘ndranghetisti che si commenta da solo.

La seconda intervista -non fate caso al personaggio un po’ matto, ma ascoltate ciò che dice- tratta la tematica dell’arretratezza “floreale” della Calabria da un punto di vista economico. La Calabria è ricca di piante che potrebbero essere usate a scopi alimentari, officinali, profumieri, ma pochi le conoscono. Ecco il conio di un sintagma che farò mio: “esotico calabrese”. E’ calabrese, ma è tanto sconosciuto da sembrare di un altro mondo, esotico. Attorno a queste piante potrebbe nascere una rivoluzione non solo estetica, ma soprattutto economica.

Purtroppo non m’è riuscito di intervistare Carlo Pagani, sarà per il prossimo anno.

Ringrazio Nicoletta per l’aiuto.

Alberto Forni: pop postmoderno

Non ricordo come sia approdata al blog Fascetta Nera ma ricordo di esserne rimasta subito entusiasta per lo sprezzante spirito critico nei confronti dell’editoria, sia quella più smaccatamente mercantile e commerciale, sia quella con pretese di eleganza e prestigio.
E’ uno dei blog che non manco mai di seguire e come me una folta schiera di appassionati, a cui presto s’è unita una compagine di editori, uffici stampa, scrittori, agenzie. Essere “fascettati” da Alberto per molti editori è una garanzia di un certo successo.

Alberto Forni è una celebrità tra i blogger e qualcuno ricorderà che anche Giardinaggio Irregolare gli ha dedicato una categoria del Prestigioso Premio Amore al Risciacquo. Recentemente ha pubblicato/ripubblicato degli e-book, alcuni inediti, altri riproposti dopo l’uscita fuori catalogo, ma ancora richiesti dai fan.
Attualmente sono tutti disponibili su Amazon in formato kindle, ma io ne ho avuti tre direttamente da Alberto in formato epub, compatibile con il mio Kobo ereader.
In questo post sono raccontati brevemente gli e-book di Alberto, che ha scritto anche un manuale alla autopubblicazione digitale.

Io ho letto: Avanti veloce.Cronache di un mondo pop, All’età di 57 anni si è scoperto “poeta”, Seguirà buffet.
Che impressione ne ho tratto? Uhm. Fare una critica adeguata a questi scritti non è facile. Non è il mio genere di letteratura, questa è l’ impressione di cui sono sicura. L’arguzia tagliente, a volte cervellotica, del blog si spegne nei libri, diventando uno stilismo un po’ manierato, a tratti ovvio e noioso. Lo si percepisce nell’opera più personale, Avanti veloce, a cui faccio fatica a trovare altri meriti che la scorrevolezza e l’aver dipinto, forse inconsapevolmente, la giovinezza del tipico ragazzo milanese di buona famiglia e di buona cultura, un po’ rockettaro e un po’ fighettino, alla ricerca di legami stabili, pur essendo egli stesso incapace di offrire altro che volatilità sentimentale. Con qualche caduta nel luogo comune narrativo e culturale, il libro non convince pienamente, troppo viziato da una visione parziale del mondo. Ho spesso riscontrato che nelle grandi città i luoghi comuni sono più forti, mentre nelle province il desiderio di confronto (e di fuga), apre orizzonti più vasti. Il libro è una sorta di viaggio, ma un viaggio da fermi. Sembra infatti che il protagonista si senta “arrivato” e che siano gli altri a doverlo raggiungere, specie sentimentalmente. Le donne sono dipinte come creature inconoscibili, mosse da propri astrolabi interni, o delle oche senza rimedio.
Eppure il primo brano di quest’antologia di racconti è assolutamente perfetto. Surreale, eterodosso, atipico, originale. Poi il tutto è un ripetersi ben incollato dalla ottima scrittura di Alberto.

Decisamente altro discorso per quanto riguarda All’età di 57 anni si è scoperto “poeta” e Seguirà buffet.
Il primo volume è una raccolta di quelle brevissime biografie che le case editrici sono solite inserire sulle bandelle o in quarta di copertina. Una veloce “bio” che l’autore in genere scrive da sè, sottolineando ciò che gli preme venga a conoscenza del lettore. Alberto Forni ne ha raccolte numerose, dando vita ad un’opera a più voci, postmoderna, nel senso estetico del termine.
Alle volte, specie con autori giovani, non c’è proprio nulla da dire, il che è quantomai triste, perchè se con la tua vita, le tue sofferenze, le tue speranze, i tuoi atti di coraggio, le tue bugie, e tutto quello che hai fatto, non ci riempi neanche 200 battute, che significato avrà mai la vita? E soprattutto, che significato ha la mia vita per le case editrici?
Zero.
Alle case editrici importa se sei stato direttore di questo o quel giornale, quali premi hai vinto, quante copie hai venduto. Questo ci va nella “bio”. Non il carico di speranza che quel libro porta con sè. E’ una libbra di carne, come il curriculum in formato europeo, la sinossi del tuo romanzo (affanculo la sinossi, affanculo il parere editoriale, affanculo gli editor). Sei in vendita, la tua vita in 200 battute in vendita su uno scaffale di una libreria.
Ecco perchè -credo- gli ultimi due volumi siano collegati tra loro, e siano complementari, da leggere insieme. In All’età di 57 anni si è scoperto “poeta” leggiamo una gran quantità di vite chiuse nelle “bio”, speranze che andranno al macero, mediocre creatività (cit. Violis), inconsapevolezza culturale, sciatteria, ignoranza, rozzezza, ma anche rassegnazione, sterile ostinazione, egomania.
Ad ognuno di questi autori sgarrupati le case editrici o le tipografie prestano il fianco dietro pagamento. Purché si paghi si stampa tutto.
Per chi ha avuto a che fare con le case editrici, l’amarezza e lo sconforto sono i sentimenti dominanti.
All’età di 57 anni si è scoperto “poeta” descrive non solo la grettezza delle case editrici, ma anche la povertà culturale italiana.
Nell’altro volume, Seguirà buffet, il discorso viene ulteriormente approfondito, e questo è il libro che -tra quelli che ho letto- ho apprezzato maggiormente. Attraverso gli occhi e le voci di alcuni autori sgarrupati, una poetessa coi tacchi alti e due cognomi, uno scultore-saldatore noto come “lo Sciamano Elettrico” , un giovane poeta, un pittore ex-emigrato dal cuore un po’ debole, nonchè vario contorno di approfittatori in multicolore assortimento, veniamo risucchiati da un vortice di nefandezze e truffe culturali, delle vere e proprie frodi ai danni di ingenui “autori esordienti” (sgarrupati), così abilmente intessute ed orchestrate che l’ingenuità non è un’aggravante: anche una persona ben accorta vi sarebbe caduta o sarebbe stata costretta ad ottemperare.
In verità ciò che ho pensato è che Alberto li ha “pittati” proprio bene, punti nel loro debole, toccati nelle carni. L’editoria è un sistema ben oliato, senza cuore, senza cervello, e l’unica parte di carne debole risiede dove si mette portafogli. In questo sistema l’autore non è solo succube dell’editore, ma ne diventa tragicamente complice, ne diventa il soylent green, l’alimento.
Il buffet del titolo è quello che l’autore paga a proprie spese come esca per il pubblico. In realtà quello che si offre è la propria vita tagliata a tocchetti e servita come antipasto. L’autore si vende, si prostituisce culturalmente senza pudore nè vergogna, anzi, con un senso di onnipotenza, in modo competitivo con gli altri autori, e un desiderio di rivalsa nei confronti della vita.
La copertina (l’elemento meno considerato di un e-book) è esemplare: raffigura un carciofo tagliato a metà, il cuore del carciofo, cioè il cuore dell’autore (che è ahilui un carciofo) che presto finirà in tavola col salamoriglio.

In questo senso si può davvero dire che almeno per quello che riguarda la scrittura, l’e-book è stata una liberazione epocale. In molti dicono che il livello è basso: è vero, ma date tempo a questa forma di pubblicazione, la qualità verrà.