Peter Lenz

Il web e la tv digitale si affannano a raccontarci che il Mugello è stato vinto da Lorenzo, e che Valentino è caduto al primo giro.
Non seguo più “le motociclette” dalla morte di Tomizawa. Ero a Lucca quella domenica, non avevo modo di seguire le notizie. Sapendomi appassionata un amico giardiniere, Greg, mi disse: “Forse è morto un pilota”.
Era morto sì, Tomizawa, e in molti lo sapevano prima che terminasse la gara. Lo sapevano i medici, gli organizzatori, ma la gara non fu interrotta.
Solo dopo fu data la notizia, e insieme a quella della morte di Tomizawa si seppe che poco prima era morto un ragazzo, un bambino, Peter Lenz, in una gara di contorno al neonato circuito di Indianapolis.
Nessuno l’aveva detto, nessun giornalista, perchè il clima festaiolo non fosse turbato da luttose notizie.

Poi morì Simoncelli, rimasto immobile sull’asfalto, lungo, a braccia aperte, senza casco. Tutti abbiamo capito subito.
Un evento mediatico di ben altra portata, un ricco banchetto di morte su cui i giornalisti si sono avventati come sciacalli e su cui stanno ancora pasteggiando.

Che dignità ha uno sport che lascia un bambino e due ragazzi sull’asfalto, morti, nel giro di pochi giorni? Che dignità ha chi lo racconta ancora entuasista, chi lo segue, chi lo pratica?
Un bambino di tredici anni o giù di lì, di cui nessuno parlò per non distrarre il pubblico, di cui nessuno ricorda il nome. Peter Lenz. Peter Lenz.

Filippo de Pisis, botanico flâneur, un giovane tra erbe, ville, poesia

invitoMUSMI garden club la zagara Musmi – Parco della Biodiversità – Sala Conferenze
6 giugno 2013
Ore 17.30

Filippo de Pisis, botanico flâneur, un giovane tra erbe, ville, poesia

Relatori: Salvatore Ragusa e Paola Roncarati

de pisisPaola Roncarati, ferrarese, già docente di lettere negli Istituti di Istruzione Secondaria, ha redatto progetti di
sperimentazione e pubblicato lavori interdisciplinari, oltre a un saggio a due mani sui parchi letterari. Impegnata da
anni in corsi ed iniziative sulla tutela dei paesaggi culturali è oggi membro effettivo dell’Associazione per il patrocinio
e lo studio della figura e dell’opera di Filippo de Pisis.

Salvatore Ragusa, messinese, è professore ordinario di Botanica farmaceutica presso il Dipartimento di Scienze
della Salute e della Scuola di Farmacia e Nutraceutica dell’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro.
E’ componente del Consiglio direttivo del gruppo Piante Officinali della Società Botanica Italiana e del Consiglio
direttivo della Società Italiana di Farmacognosia.

Lanterna Verde: niente paura, ma niente fede

Ti spiezzo in due
Ti spiezzo in due
Da tempo mi macinava in testa questo pensiero. Qualche settimana fa hanno passato in tivvù Lanterna Verde, un film su un supereroe della DC Comics.
Per diventare una Lanterna Verde, una sorta di corpo di polizia intergalattico, c’è un requisito importante. Ma proprio importante, nel senso che se non hai quello non potrai mai essere una Lanterna.
Non devi avere paura.
Perciò, quando l’anello di Swaaami Brachamutanda o come-cavolo-si-chiama, sceglie il belloccio americano di turno, tutte le Lanterne vanno in subbuglio dicendo che la razza umana è una razza di fifoni.
E metà del film ce lo passiamo così, a sentire il belloccio (?) di turno che tenta di vincere la sua paura. Naturalmente l’altra metà è stata occupata sonnecchiando.
Ora, considerazioni specialistiche a parte, è evidente che Lanterna Verde celebra il valore “americano” dell’assenza della paura, non già di quel sentimento indefinibile che è la paura controllata dalla ragione.

Non sono d’accordo. Come si può essere d’accordo? Forse la razza umana non sarà adatta a fare da Lanterna, anche se queste Lanterne sembrano dei birrai ubriachi immersi nel fosforo.

I valori che contraddistinguono noi europei sono più elevati, non già l’assenza di paura -che non sinonimo di coraggio (per aspera ad astra)- ma il controllo della paura, e soprattutto la fede. La fede in qualcosa di ben più grande di un misero deuccio venerato da un terzo della popolazione di un pianetino in un angolo remoto della nostra galassia. La fede nella capacità dell’universo di evolversi adeguatamente.

Per me Lanterna Verde esce sconfitta in partenza, non c’è assenza di paura che possa compensare la presenza della fede.

Il birraio ubriaco
Il birraio ubriaco