Tromba d’aria: lo sapevamo da vent’anni

Stupisce (o forse no) il commento del ragazzo che ha girato il video della tromba d’aria a Cesano, che ieri ha fatto il giro del web.
“Guarda che roba!” dice il ragazzo spaventato e un po’ incredulo, ma soprattutto con un tono di voce infastidito, teatrale, come dello spettatore che scopre di essere entrato nella sala sbagliata e si alza borbottando.
Veramente che spostamenti d’aria violenti, di tipo ciclonico (quelli visti in “Twister”, tanto per capirci), si sarebbero presentati anche da noi, che viviamo in un mare interno, era stato ampiamente previsto dai climatologi italiani già da una ventina d’anni.
Sapevamo che ci sarebbero state tempeste di fulmini e tornado. Ce l’avevano detto. Hanno spiegato che è una conseguenza del surriscaldamento del globo e hanno descritto le dinamiche di come sarebbe accaduto. Ed è accaduto, continuerà ad accedere e continueranno a morire persone.
E non è che l’abbiano detto una volta sola, vent’anni fa, quando il giovanotto sorpreso e indignato magari non era ancora nato. L’hanno ripetuto ogni volta che il potere televisivo ne ha dato occasione e da quando esiste internet, la cosa è decisamente nota e direi -attesa.
Quanto è accaduto è gravissimo: oltre alla perdita di vite umane e ai danni alle cose, mette in luce l’inerzia dell’amministrazione della cosa pubblica e il menefreghismo nei confronti dei cittadini. Di sicuro c’è anche una totale impreparazione a far fronte a eventi di questo tipo, nonostante gli avvertimenti degli scienziati.
Mi piacerebbe che tutti capissimo cos’è l’acqua in cui nuotiamo senza dare colpa a un sistema scolatico inefficiente. Spetta a ognuno di noi il compito di comprendere al meglio delle nostre possibilità il mondo che ci circonda e come funziona.

3 pensieri su “Tromba d’aria: lo sapevamo da vent’anni

  1. Il problema come al solito e’ che le cose devono sempre accadere agli altri e mai a noi quindi, quando ci capita qualche cosa… ci casca il mondo.
    La disinformazione pubblica sembra fatta apposta per non dare allarmi che in realta, sono gia noti da tempo come voi avete gia specificato bene.
    Il compito dell’uomo sarebbe quello di salvaguardare il pianeta per limitare i danni invece continua imperterrito per la sua strada distruggendo tutto quello che incontra per poi, quando la natura si “ribella” lamentarsi per i danni che causa.
    Dite bene voi, informiamoci di piu e lamentiamoci di meno.

  2. Ciao, sono capitato su questo blog per caso e leggo sempre molto volentieri i tuoi articoli.
    Il cambiamento climatico ormai si sta presentando sempre più frequentemente ai nostri occhi. Trombe d’aria e bombe d’acqua sono ormai eventi atmosferici costanti in questa stagione.
    Trascurando le bombe d’acqua su cui ci sarebbe un lungo capitolo da dedicare all’impermeabilizzazione del suolo per quanto riguarda le trombe d’aria secondo te come si potrebbe intervenire sul nostro patrimonio arboreo?
    Pini marittimi e domestici per via della chioma e delle radici molto superficiali sono spesso i più interessati da sradicamenti e crolli, ma al tempo stesso fanno parte del nostro patrimonio paesaggistico, in loro risiede un enorme valore affettivo e culturale. Come riuscire a salvaguardare il nostro paesaggio pur mettendo in sicurezza il nostro territorio e i nostri cittadini?

    • Ciao Marcello, il problema che sollevi è di importanza capitale per quello che riguarda le alberature. Ma a questo bisogna premettere che i danni a cose o persone recati dal crollo degli alberi sono di gran lunga inferiori a quelli causati dal crollo di pali, cartelli e insegne pubblicitarie, transenne, e ovviamente edifici o parte di questi.
      In un mondo perfetto eventi atmosferici violenti non ci sarebbero stati perché il clima sarebbe rimasto stabile, gli edifici sarebbero stati costruiti in modo organico alla natura, ecc ecc ecc – ma questo è accademia.
      Io non ho certo la risposta nel taschino del panciotto, credo che la cosa meno impossibile sia che tutti i comuni approvino e rispettino il regolamento del verde pubblico e privato, censiscano le alberature di pregio e quelle potenzialmente pericolose. Questo impedirebbe periodiche scalve, che rendono deboli le branche degli alberi: un albero sano resiste molto di più a violenti spostamenti d’aria. Si dovrebbe stabilire, caso per caso, albero per albero, comune per comune, quali sono alberi da abbattere e come e dove devono esserne piantati altri, di che genere e specie devono essere scelti.
      Questo è un lavoro che richiede decine di anni, migliaia di specialisti, ma che potrebbe cambiare il volto della nostra nazione.

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