Catastrofe meteorologica a Siderno: cade acqua dal cielo dopo sette mesi

Il primo giorno di autunno non sembra essere di buon auspicio per la piccola cittadina di Siderno, ovunquemente nota per la “sguta”, il capocollo, la siccità, il traffico, la mafia e la massoneria.

Nel primo pomeriggio di oggi sono stati avvertiti dei fenomeni meteorologici insoliti. La popolazione, colta dal panico, si è rifugiata nelle proprie abitazioni e solo in serata è stato possibile raccogliere delle testimonianze. A quanto pare sarebbe caduta quella che i cittadini hanno definito “acqua dal cielo”, un fenomeno climatologico ormai scomparso dalla memoria della cittadinanza noto ad altre popolazioni come “pioggia”.

I dati raccolti dai satelliti NASA concludono che sarebbero cadute sette gocce d’acqua dal cielo. Esattamente sette, nell’arco di circa sessanta secondi. Il fenomeno è ancora al vaglio dei massimi esperti di cambiamento climatico a livello internazionale. Le sette gocce sono cadute addosso a quattro persone, un gatto, un mastello dell’indifferenziata e uno stendino.

Delle quattro persone che hanno ricevuto la goccia d’acqua una non si è accorta di nulla, ma è stata condotta egualmente in ospedale dai passanti che hanno assistito alla scena. Una seconda persona presenta un trauma cranico e una commozione cerebrale, la terza ha avuto un infarto per lo spavento e la sorpresa, e la quarta è un esponente della Chiesa, dunque ha ritenuto la goccia come frutto della benedizione divina.

Il mastello dell’indifferenziata è stato contrassegnato dalle autorità per essere esaminato, e si presenta l’eventualità che per ragioni scientifiche possa anche essere svuotato: fatto che non avviene da oltre tre anni per nessun mastello dell’indifferenziata. Si sa solo che un gruppo di NAS è giunto in loco.

Il felino è stato ricoverato per essere asciugato, operazione che pare abbia richiesto ore, e lo stendino si è mosso in autonomia, portandosi sotto una tettoia. I proprietari l’hanno ringraziato per aver salvato il bucato.

Il fenomeno di caduta di acqua dal cielo è stato accompagnato da un violento abbassamento delle temperature, crollate al di sotto dei 35 gradi Celsius.

Ricordiamo ai nostri fedeli lettori che Siderno, amena cittadina che si avvia alle elezioni dopo dieci anni di commissariamenti per infiltrazioni mafiose, è spesso vittima di fenomeni meteorologici incontrollabili.

“Voglio creare una zona a macchia mediterranea”, a sci-fi-garden novel

È stata recentemente data alle stampe un’opera di Isaac Asimov, rimasta inedita e per buona parte della sua esistenza, anche sconosciuta.
Sembra che l’opera sia stata nascosta dallo stesso Asimov nel doppio fondo di un baule e che questo sia stato donato alla sua zia Tatiana Golubevjia, morta tempo addietro all’età di 107 anni. Il balule, danneggiato durante il trasporto, ha rivelato i dattiloscritti nascosti nel sottofondo.
Anni sono occorsi per una revisione totale del testo e per ricomporre l’ordine delle pagine, ma ciò che ne è emerso compone oggi 15 volumi di circa mille pagine l’uno.
Il titolo dell’opera è -appunto- “Voglio la macchia mediterranea in giardino, disse il cliente” ma ancora non sono stati resi noti i titoli dei singoli volumi.
Sembra che il nucleo dell’opera sia il tentativo di garden-forming a “macchia mediterranea, ma quella che dice il cliente, non quella vera”.
Già, perché ogni cliente ha la sua idea di “macchia mediterranea” o “giardino mediterraneo” (che già di loro sono due cose diverse), completamente aliene dai concetti intesi dallo specialista.
I casi più diffusi di garden-forming a “macchia” sono un’ampia distesa di prato alto due cm e una Cycas al centro di un circolo di sassi bianchi.
Altrettanto diffusa l’idea che la macchia mediterranea in giardino consista in un gruppo di alberi di olivo con al piede salvie e lavande, con qualche inserimento occasionale di Strelitzia, agapanti e “ibisco blu” (su cosa sia l’ibisco blu ancora ci si interroga, ma è probabile che sia un’invenzione originale dello stesso Asimov).
L’opera, come nello stile sognante e avventuroso di Asimov, si distanzia quindi dalla hard sci-fi, che avrebbe visto un insieme di piante apparentemente anonime, alberi di quercia, nelle sue varie specie, mirti, corbezzoli, qualche rosa selvatica a scelta tra la sempervirens e la canina, cisti, ginestre e varie specie infestanti più o meno gradevoli.

La donna che vendeva appuntamenti

Ho pensato per anni a quale mestiere stravagante avrei potuto inventare, e finalmente l’ho trovato, anche se non so se riuscirei a farci uno stipendio, come i personaggi di Chesterton.
Venderei appuntamenti a chi vuol riempire le agende.
Vi sarete accorti di come le agende siano una chiave di lettura dei più profondi abissi dell’animo umano e di quanto avere l’agenda giusta, l’agenda tagliata su misura, sia assolutamente fondamentale per tutti, dalla mamma di famiglia al ricco imprenditore, dal giornalista disoccupato al fruttivendolo, dal bambino che ha appena iniziato a padroneggiare l’uso della penna fino al ricercatore associato, passando per i diari scolastici, le ragazze svaporate, i ragazzi mai cresciuti, gli universitari con il moccio al naso.
Mi calerei perfettamente nella categoria “ragazze svaporate” perché le agende per ragazze svaporate sono sottili dato devono stare in borsette piccole in mezzo a cento cose. Se non fosse che quelle orizzontali, “planner weekly”, come si dice ora, sono diventate rare. Ci sono solo quelle verticali che non servono a niente.
Ecco, anche io desidero la mia bella agenda, quella giusta su misura per me, con carta ecobio, di tessuto ecobio, cruelty free e fair trade.
Sarei disposta a spenderci anche una piccola cifra, ma poi? Essendo -appunto- una giornalista con guadagni prossimi allo zero assoluto, che cosa ci scriverei?
Ora, non essendo carente di fantasia, gli appuntamenti li potrei anche inventare, che ci vuole. Si parte da un classico: martedì dentista, fino ai generici: giovedì pom. intervista sindaco, oppure mercoledì ore 17:40 tel. ass. reg. ambiente (seguito da numero di cellulare falso).
Ce ne potrebbero essere di più criptici: sabato ore 10:15 Putortì. Senza contare i “fuori orario”: domenica ore 14:15 Jude. Almeno una volta a settimana bisogna inserire o un impegno culturale di rilievo, come presentazioni di libri di autori famosi, concerti, teatro, o un piccolo impegno domestico (idraulico, posta, elettricista, ecc.)o una pizza con amici. Non vogliamo mica fare la figura di chi non si diverte o non bada alla casa e non apprezza la cultura? Eh!
Non tutti i giorni devono essere impegnati, ma alcuni giorni devono avere almeno due impegni e altri quattro, tra mattina e pomeriggio. Alcuni vanno cencellati e spostati, altri cancellati e basta. Non devono mancare frecce e rimandi, matite e penne di diverso colore, sottolineature, riquadri, disegnini, strappi, macchie di caffè.
Allora sì che un’agenda ha un suo senso. Una bella agenda ecobio trova la sua funzione. Ecco una nuova settimana densa di fatti ed eventi, di piccole seccature che diventano immediatamente controllabili se si possono annotare, prevedere, circoscrivere. Una settimana carica di promesse, di movimento, di ritmo. Una settimana per persone impegnate, che si godono la vita, che si spostano, workaoliche ma con misura, persone toniche, solari, cariche di energia.

Ecco, io questa agenda ve la posso inventare, tutti e trecentosessantacinque giorni. Vi vendo gli impegni che non avete, vi vendo desideri e speranze in formato B5.
agenda

Cosmo camper

Un giardino?
Solo mezza tazza, grazie, senza zucchero.
Come tutti ho il mio privatissimo sogno giardinicolo: soporifero, temo. Un giardino sopra una collina, a cui si arriva in calesse per stradine costeggiate da rose selvatiche e lunghe siepi miste in cui si rifugiano volpi e barbagianni, ombreggiato da olmi, immerso nel lucore chiazzato delle fronde di aceri e meli. Un’illusione, un rifugio, una confortevole tana della mente in cui in cui ripararsi da solitudine e disperazione.
Ma quando il motorino del sogno parte sul serio, penso a un camper. Un favoloso, confortevolissimo camper. Prenderei i miei cani, ce li metterei dentro e viaggerei con loro attraverso il mondo. Saremmo felici, ci basterebbe quel poco. Una scatoletta, un pacchetto di cracker, dell’acqua fresca. E loro sarebbero per magia i cani più intelligenti del mondo, mi darebbero il cambio a guidare, rassetterebbero, farebbero la spesa al market.
Meta numero uno: il Kansas. Lì dove è iniziata la passione per le praterie e per gli spazi aperti e sconfinati, dove un intimo e frustrato nomadismo vorrebbe prendere corpo. Con loro camminerei per tutta la giornata, in mezzo all’erba alta alle spalle, lo zaino, il sacco a pelo arrotolato, le pentole che tintinnano, e un bastone di Maclura. Accamparci all’imbrunire, quando il sentiero è illuminato dalla luna, grande, enorme come in una canzone, le stelle che appaiono una dopo l’altra, a mano a mano che il cielo si fa più scuro, di quel colore profondo, che ci vuole il blu ortensia, con una punta di ciano e di lacca bitume, per farlo: ma non viene mai uguale.
Montare la tenda? E che ci vuole? ZAC! La lanci per aria come nella pubblicità, e quella si monta da sola. Staremmo tutti e cinque zittini zittini, a guardare le stelle, dalla più vicina alla più lontana, da quelle a cui i cataloghi assegnano una sigla con lettere e numeri a quelle dai nomi esotici, arabeggianti. Tutte le stelle, i pianeti, le galassie, ogni storia mai raccontata su alieni, altri mondi, battaglie spaziali, tutto si vede, si dipana, come una linea del tempo aggrovigliata che riprende il suo normale fluire, tutto si conosce e si raccoglie in quella porzione di volta celeste, sdraiati fuori una tenda da campo, in Kansas.
Io e Bibo faremmo bollire l’acqua per il tè, Bassotto controllerebbe il fuoco, e Pappiralfi sarebbe già troppo stanco, accucciato a ronfare nella tenda. Andreino George con il musetto sulle mie gambe. Berremmo il tè, e con un mozzicone di matita, su un vecchio quadernetto dai bordi laceri faremmo importantissime statistiche sulla Little Bluestem e sulla Indiangrass, e poi partiremmo per una nuova camminata.
Riprenderemmo il camper, visiteremmo l’intero mondo. Le steppe della Mongolia, quelle che in inverno gelano e le puoi attraversare solo seguendo il percorso dei fiumi ghiacciati, dove se fai un passo falso, sei morto. Ma noi siamo protetti, semplicemente protetti dall’immaginazione sognante, e non metteremmo mai il piede in fallo. Non avremmo né freddo né fame, scaleremmo pareti verticali e con la forza del pensiero potremmo anche volare in picchiata da una vetta innevata fino alla verde vallata. Al nostro camper non manca né acqua né benzina. C’è sempre la giusta temperatura e non si infanga mai. Il nostro camper può andare ovunque, anche diecimila leghe sotto i mari, o nello spazio profondo.
Pappi, Bibo, Andreino, Bassotto e io saremmo un equipaggio di esploratori, compiremmo imprese epiche e andremmo là dove nessun camper è mai giunto prima. Infine, una volta stanchi, senescenti, atterrati su un piccolo satellite verde e rorido, potremmo, seppur con i nostri acciacchi, inventarci un piccolo orto.

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Bibo e me nella cosmo Panda

La coperta è gelata e l’estate è finita

Sembrava impossibile che questo agosto si chiudesse, finisse, morisse. Kaputttttt!
Ma neanche agosto, il mese più malvagio dell’anno, può durare più di trentuno giorni. Trentuno giorni che ti fanno desiderare il gelo artico. Trentuno giorni in cui il sole ti terrorizza come Nosferatu. Trentuno giorni da girone infernale.
Per chi come me aspetta l’autunno come i druidi aspettavano il sorgere delle Pleiadi, i segnali si riconoscono. La temperatura notturna si abbassa, fuori fa fresco: tanto che ti verrebbe da dormire su un materasso buttato nel giardino. Ma per i veri insofferenti dell’estate la discriminante non sono le minime notturne, ma le massime diurne. Il termometro dell’auto parla chiaro. Si può uscire prima per fare la spesa, perché la luce cattiva (cattiva la luce), va via prima… Sssì, sssì, mio tesssoro, la luce che ci ferisce gli occhi!
Ma prima di andarsene piega la chioma dorata come l’Estate di D’Annunzio, accarezzando il paesaggio, rendendo bella qualsiasi barbarie: la spazzatura, le scalve comunali, i casermoni di provincia, le strade con le buche, le altre auto, il semaforo.

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Il nemico allenta la presa, ti senti già con un piede fuori dalla fossa.

Settembre arriva, con il suo nome lungo, la desinenza -embre dei mesi invernali, i colori del Cotswold e le promesse della parte più bella dell’anno. Le piante si rigenerano, forse si strappa qualche altro bagno a mare.
La coperta è ancora lontana, l’estate non è finita, ma la luce ha parlato: la morsa di fuoco ha ceduto.

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Ondata di freddo a Siderno, il paese in preda al panico

Stanotte, nella piccola cittadina di Siderno, si è registrato un picco di temperature finora mai verificatosi durante la stagione estiva. I termometri sono scesi sotto i 40° per il tempo di 0,002 secondi. L’evento si è verificato durante la prima parte della notte, mentre la cittadina era immersa nei consueti divertimenti estivi: sagra del maiale, festa della salsiccia, concerti di gruppi musicali locali.
Il freddo improvviso ha letteralmente paralizzato la cittadina, causando il panico in paese. Il concerto di Pippo e i suoi Fratelli è stato interrotto a causa del ghiacchio depositato sugli strumenti, sui microfoni e su tutta l’attrezzatura elettrica.
I bar e i pub hanno iniziato a servire cioccolata calda per ristorare gli avventori e i barbecue per arrostire le salsicce sono stati usati come improvvisato braciere per potersi riscaldare.
Tuttavia gran parte delle persone si è rifuguata in casa accendendo i termosifoni e gettandosi addosso tutte le coperte della nonna.
Lo shock è stato fortissimo: per fortuna non si contano né morti né feriti, ma gli ospedali e i reparti di psichiatria sono letteralmente presi d’assalto. È stato infatti predisposto un protocollo di emergenza, con dei centri di supporto psicologico diffusi in tutto il paese, per coloro che necessitino di dare un perché a degli eventi che sono evidentemente riconducibili alle variazioni climatiche globali, o, per i fedeli, ad una oscura volontà superiore.
I parroci hanno invitato la popolazione alla preghiera e il Vescovo ha invocato la pietà divina nella sua omelia.
L’Accademia delle Scienze di Siderno sta al momento vagliando tutti i dati forniti dalle diverse stazioni climatologiche, ma per ora non c’è una dichiarazione ufficiale in merito.
Voci non confermate sostengono che si tratti di un’avvisaglia dell’imminente blocco della Corrente del Golfo con conseguente congelamento di tutto l’emisfero Nord.
Non si sa al momento se l’adiacente cittadina di Locri, sarà risparmiata, data la sua posizione meridionale rispetto a Siderno. Si hanno notizie di spostamenti di gruppi di persone che stanno tentando di raggiungere posizioni più a sud, per potersi salvare dalla catastrofe.
Vi terremo aggiornati per quanto potremo, nella speranza che tale fenomeno non si ripeta.

“Le donne vanno conquistate coi fiori” dramma orticolo di Lidia Zitara in mezzo atto e mezzo

Dramatis personae
Donna anziana
Donna giovane

che abbiamo imparato a conoscere in quest’opera teatrale.

Ambiente chiuso, casa comune, con molte scaffalature piene di libri impolverati, un divano arancione, una sola scrivania dove c’è un unico computer, un tavolino da tè ingombro di libri, senza posacenere, un cane nero è acciamballato su una poltrona.
Donna anziana è seduta in modo compunto su una seggiola verde, quella del computer, Donna giovane è seduta sulla poltrona di rimpetto a Donna anziana.

“…eh insomma, ti dico, la mattina dopo arrivavano tutti questi fiori. Ma composizioni e composizioni! Non certo roba così! E lei niente, non ne voleva a che sapere. E tutti questi fiori che continuavano ad arrivare, tanto che ne avevamo la casa ricolma! Però io mi chiedevo: perché non manda delle rose rosse? Alle donne, per conquistarle, bisogna mandare delle rose rosse! Lo sanno tutti! C’erano rose di ogni forma e colore, rosa, gialle, verdi e azzurre, ma rosse no. Allora io ho pensato: che discrezione, che persona squisita. Senonché una sera lei sparisce per tutta la notte. E il giorno dopo, cosa immagini che sia arrivato? un gran fascio di rose rosse, ma ce n’erano almeno un centinaio! Allora io ho capito tutto e mi sono detta: avevo proprio ragione, le donne bisogna conquistarle coi fiori!”