Il caprifoglio


Lonicera periclymenum

Ho notato all’improvviso come molti confondano il caprifoglio con il gelsomino. Mi è capitato tutto in una volta, più volte di seguito, il che mi induce a pensare che sia un errore piuttosto diffuso.
Francamente non so come sia possibile confondere un caprifoglio con qualsiasi altra pianta, dato che il suo fiore è uno tra più curiosi e complicati del mondo vegetale, ed ancor meno capisco come lo si possa confondere con un gelsomino, che ha un fiore estremamente semplice e regolare.
Il loro unico denominatore comune è il forte profumo ed il fatto che entrambe le piante siano veloci rampicanti, ma non credo sia un motivo sufficiente a generare questa confusione.
Innanzitutto il profumo del caprifoglio è molto più speziato, con qualcosa del bergamotto. Il gelsomino ha un profumo più tenero, più “femminile”, se vogliamo. Il fiore del gelsomino è sempre bianco (se si eccettuano il Jasminum nudiflorum e il J. primulinum che fioriscono in giallo) ed è di quel tipo semplice, coi petali piccoli e puntuti che disegnano i bambini delle scuole elementari. Il fiore del caprifoglio nostrano, detto anche “madreselva”, il cui nome botanico è Lonicera caprifolium, è bianco e giallo, ed è quanto di più complicato si possa immaginare, con numerosi lunghi petali curvi che somigliano alle corna di una capra (da cui il nome popolare), e che hanno una deliziosa linea Liberty. Non stupisce che il caprifoglio fosse uno dei fiori più raffigurati sulle tappezzerie e nei decori dell’Art Nouveau, specie in Francia. Disegnarlo non è affatto semplice, e descriverlo ancor meno, perciò vi consiglio di cercare qualche immagine su internet o sui libri di giardinaggio. Tengo a ricordare che ne ho personalmente regalati diversi alla Biblioteca di Siderno, e sono sicura che vi troverete fotografie sufficienti a chiarirvi immediatamente ogni dubbio.
Persino il fogliame è assai diverso. Benché di gelsomini esista una tale quantità di specie ognuna con un fogliame differente dalle altre, ancorché molto simile tra loro, certamente non è possibile confondere un ramo di gelsomino con uno di caprifoglio. Il gelsomino ha un fogliame più lucido, di un verde più smeraldato, con foglie appuntite ed appaiate. I rami sono sottili e tutto l’aspetto della pianta è fine e delicato. L’eccezione è proprio il diffusissimo J. officinale, il più profumato ma anche il più brutto tra i gelsomini, quello da cui si estrae l’essenza di profumo, di cui in tempi passati Ardore era il più importante produttore mondiale. Il J. officinale è un arbusto goffo, che fiorisce in tarda estate, mentre l’altro gelsomino comune nostrano è il J. polyanthum, che fiorisce in febbraio.
Il fogliame del caprifoglio è più felpato e più grossolano, se confrontato a quello fine del gelsomino, ma certo molto più delicato di una pianta come l’edera o la vite. La pagina inferiore inoltre tende al color ocra.
In realtà mi sembra irreale dover scrivere queste cose: chiunque abbia anche un minimo interesse per il giardinaggio dovrebbe saper distinguere un caprifoglio da un gelsomino! Confonderli è scusabile unicamente per il non appassionato. Io credo che nessun insegnante di scuola vi scuserebbe se confondeste un gerundio con un trapassato remoto!
Il problema veramente grave è che anche alcuni professionisti li confondono: mi è capitato con questi occhi e con queste orecchie (che ancora portano il segno di cotanto orrore) di vedere una signora entrare da un fioraio con un rametto di caprifoglio in mano, chiedendo cosa fosse e se fosse possibile ordinarlo. L’ ”esperto del settore” ha individuato quella pianta come “Jisminum”, una pianta che forse sarà molto popolare su Nettuno o nella galassia di Andromeda, ma che sulla Terra non esiste da nessuna parte, perché da noi il corretto nome è Jasminum. Ora, farsi anche i saputi, sparando un nome botanico fasullo a chi si presume non sappia riconoscere se è giusto o sbagliato, è a dir poco inqualificabile, specie se si è i primi ad essere disinformati.
E questo mi sembra accada fin troppo spesso.
Signori fiorai e vivaisti, vogliamo finalmente imparare i nomi delle cose che vendiamo?
Non è affatto difficile, anzi, è estremamente divertente, e per il vostro mestiere direi indispensabile.

8 pensieri su “Il caprifoglio

  1. Sono una appassionata di giardinaggio e conosco il nome di ogni pianta che ho in giardino, e di molte altre ancora. Non mi piace essere colta “in castagne” quando qualcuno mi chiede il nome di una pianta. Ho amici e vicini che comprano piante e non sanno nemmeno cosa hanno preso. Informarsi un minimo, no? Tutto quello che dici è verissimo. Ti dico solo che un giardiniere che avevo assunto per un diserbo, ha confuso il mio splendido rosmarino con la salvia!!! Grazie per la tua esaustiva spiagazione riguardo il caprifoglio!

  2. …son arrivata qua cercando info su di un bellissimo rampicante che ammiro, e odoro, recandomi a lavoro…più bello e dal profumo decisamente più gradevole di quello del Gelsomino (che infatti non gradisco)…
    Non conosco i nomi delle piante…ma gli occhi e l’odorato non mentono! ;o)
    grazie per le preziose info, corro a prendermi un Lonicera caprifolium!
    ps:…ma il profumo può variare a seconda dei colori della fioritura o resta il medesimo? quelli che ho visto..e annusato estasiata…sono bionco-giallini…

  3. Il caprifoglio a fiori bianco-gialli è il comunissimo Lonicera caprifolium, mentre invece esistono moltre altre specie di caprifogli (anche non profumati) e decine di cultivar dai colori diversi e profumi diversi!
    Comunque il “caprifoglio-madreselva” è un delitto comprarlo, te ne mando io una propaggine radicata, anche se il periodo è poco felice. Se vuoi, mandami il tuo indirizzo a gogolis@alice.it

  4. Ciao Lidia,
    ti ringrazio per le informazioni attente, puntuali e controcorrente che si trovano sul tuo blog!
    L’estate scorsa passeggiando mi sono trovata travolta dal profumo di una pianta che non conoscevo ma di cui da taaaanto tempo inseguivo il profumo. Soprannominandola temporaneamente la “pianta-saponetta”, ho messo a soqquadro internet e alla fine le tue parole mi confermano la risposta: caprifoglio!!
    Ti posso chiedere due consigli?
    1) con fare furtivo ho sottratto alcune delle bacche nere della profumatissima pianta nel giardino del proprietario: si riesce a far nascere la piantina da quelle?
    2) sprofondo nell’ignoranza ogni volta che tento di prendermi cura di una pianta che sia ornamentale o edule. Non so assolutamente NULLA. Ho letto la tua lista di libri, ma le mie conoscenze si fermano a: clorofilla, azoto, potassio, fosforo.
    Da quale testo potrei cominciare a conoscere le piante?
    Meglio partire dal generale o da una singola specie particolare?
    Grazie mille, scusa se mi sono dilungata

    • Ciao nic, grazie a te dei complimenti. Il caprifoglio si moltiplica anche per seme, ma non è che sia la tecnica più usata. Il caprifoglio comune è una pianta che si riproduce in modo invadente, ma soprattutto tramite stoloni sotterrerranei, propaggini, ecc. Della riproduzione da seme non ho un’esperienza diretta, ma credo sia semplice. Seminerei a marzo-aprile all’esterno, magari in due tornate, e poi aspetterei. Però se ti capita di passare vicino alle piante, dai un’occhiata per terra, magari c’è qualche radichetta già formata tra il muro e il marciapiedi, o un fusto con radici aeree. Basta interrarlo, anche a testa in giù, capovolto o annodato, vedrai che ne esce qualcosa.
      Per quanto riguarda la scelta dei libri con cui approcciarsi alla cura delle piante, io (come molti della mia generazione) abbiamo imparato molte cose su “il grande libro dei fiori e delle piante” di Selezione (lo trovi solo su eBay), su cui l’austero e pignolo dott. Porcelli ebbe a dire che “non contiene neanche un errore” e sul libro compagno “Giardinaggio senza problemi”. Personalmente li ritengo ancor oggi due libri validi per chi voglia iniziare a conoscere le piante. da leggere in seguito “Il giardinaggio” la monumentale opera della RHS che in Italia è stata venduta a prezzi esorbitanti dalla UTET-Garzanti, per poi trovarsi nel mercato dei remainders a prezzi a volte stracciati. Anche quella su ebay. Diciamo che una di queste tre opere (o tutte e tre) può darti una base dalla quale partire per poi interessarti di monografie specifiche a seconda delle tue inclinazioni

      • …non so come ringraziarti!
        Seguirò con attenzione i consigli e mi premuro di andare a curiosare attorno alla pianta-madre fingendo la caduta della lente a contatto! Se riesco nell’impresa germogliazione ti farò sapere.
        Per quanto riguarda i testi ho controllato e nel catalogo della mia biblioteca ci sono ben tutti e tre e pure in molteplici copie.
        A me tessera e orari della biblioteca!
        Vada a tuo merito la -spero- sopravvivenza delle mie future amate piante…

        • Ehi, esagerata! sarà sempre merito tuo se le piantine verranno su e diventeranno belle. Che cosa fantastica le biblioteche! la nostra (a Siderno), con un buonissima dotazione (un tempo 30.000 volumi, oggi non raggiungeranno i 10.000) è stata confinata nel sottscala di una scuola elementare nel centro storico del nostro paese, che si trova a mezza collina, non ben collegato con bus, che certo non fanno gli orari della biblioteca. Libri ancora chiusi nelle scatole, topi, servizi igienici assenti, luce carente, niente tavoli per la consultazione, un pc risalente all’epoca di Turing, ninete telefono, fax e internet.
          e a che serve una biblioteca in questo modo? Alcuni cittadini si sono riuniti in una associazione nel tentativo di trovare una collocazione definitiva e funzionale. Ma purtroppo Siderno è commissariata da tre stronzi (si può scrivere “stronzi”?) mangiapane a tradimento, più ladri dei mafiosi che hanno amministrato Siderno in precedenza. E poi c’è la rivalità tra Siderno marina e Siderno Superiore, la prima a vocazione commerciane (un tempo) e l’altra centro storico gentilizio. Non ti dico, gente che riterremmo tutti “di cultura” che dice “no, la biblioteca rimane qui perché voi avete già tutto!”.
          Scusa lo sfogo, ma queste considerazioni mimmandano in subbuglio!

  5. Comprendo la rabbia e il subbuglio, anche se non vivo di persona la tua realtà. Vedere un patrimonio (culturale, ecologico, umano…che differenza fa?) disprezzato, trascurato e mandato in rovina fa venire voglia di gesti insani: le mie zone sono interessate dai progetti CRIMINALI della Valdastico e mi vengono le lacrime agli occhi solo a pensare a cosa andrà distrutto se gli stronzi (sì, si può dire) avranno la meglio. E avranno la meglio se non si combatte in qualche modo. Mandela, in carcere, ha piantato il suo primo orto in barili d’olio recuperati.
    Leggo che a Nuova Iguaçu, a Rio qualche anno fa era partito un progetto di biblioteca autogestita (http://www.aib.it/aib/editoria/n19/0916.htm3).
    E così a Tumaco, in Colombia, i ragazzi di Franco Nascimbene (https://altocasertano.wordpress.com/2007/09/18/castelvolturnoce-tumacocolombia-missioni-lettera-di-padre-franco-nascimbene-comboniano/)
    Piccole cose, insieme ad altri. Reagire. Non ci resta altro.
    Ecco, sono andata lunga di nuovo!
    Grazie ancora, da me e piantine!

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