Piante spontanee 1


Wild wild flower

Ciò che detta la crême de la crême a proposito dell’ultimissima moda nel campo del giardinaggio è: “piante spontanee”. C’è di che essere contenti che finalmente qualcuno si renda portavoce di un’esigenza che il piccolo popolo dei giardinieri appassionati sente da molto tempo. Con quest’insolito avvicendarsi di temperature estreme e la progressiva riduzione della celebre “mezza stagione” per fornire i nostri giardini di piante che non temono le avversità climatiche, non c’è che da fare un giro nelle campagne e nelle colline e rifornirsi di quanto il gusto ci suggerisce.
Le piante spontanee in fiore adesso sono o annuali che spargono il seme per l’anno successivo, oppure robuste perenni rizomatose che all’arrivo della stagione secca fanno morire la parte aerea riducendo il consumo di acqua e nutrienti. Ed è per questo motivo che i gran ricconi che hanno le straville sulla riviera o sui laghi e che non possono permettersi (neanche loro, no) di bordare tutti i loro vastissimi campi tenuti a pascolo, ad ulivo o a vite, con siepi di rose o di cisti, vorrebbero poter aprire i cataloghi dai quali ritirano abitualmente e trovare una vasta selezione di piante spontanee, e non il solito miscuglio da un chilo di “piante selvatiche per prato” (che in genere contiene quasi esclusivamente papaveri, margherite e fiordalisi). Se non fosse per questa esigenza che parte dall’alto, non si sarebbe neanche sentito parlare di piante spontanee.
Ma a noi questo discorso importa poco, dato che la nostra è un’esigenza profonda dovuta alla mancanza d’acqua e al clima estivo caldo ed umido. Andate un po’ in collina e guardatevi bene in giro, e se è possibile andate a piedi, perché molte cose sfuggono anche se procedete al passo della bicicletta. Portatevi qualche sacchetto di plastica, una paletta robusta ed una zappa, perché molte piante spontanee hanno delle radici profondissime per raggiungere l’acqua, e state molto attenti quando le estraete dalla terra. La raccomandazione più importante che vi faccio è quella di non comportarvi come dei lanzichenecchi e sciupare tutto quello che sta attorno alla pianta che volete prendere. Inoltre non prendete tutte le piantine che vedete, ma solo alcune, anche quando ne vedete molte, perché considerate che queste piante spontanee si riproducono con grande facilità per seme o stolone sotterraneo, e che se esagerate dopo un paio d’anni ne sarete completamente invasi. Anche per un grande giardino quattro o cinque esemplari per specie saranno più che sufficienti, al resto penseranno loro. E prendete sempre le più piccole, perché sono quelle che avranno attecchiranno meglio.
La scelta è vastissima, a partire dall’endemico Chrysanthemum coronarium, il margheritone giallo dei prati (avrete colore, fiori per la casa, semi per l’anno successivo con pochissima acqua), dalla Vicia cracca, una elegantissima rampicante da fiore violetto, anche questa diffusissima, alla splendida Malva sylvestris, che esiste in molte varietà spontanee, dal fiore più chiaro o più scuro. Purtroppo la Malva, come tutte le malvacee in genere (Althaea, Sidalcea, Sphaeralcea, Hibiscus, Lavatera…ecc) non ha un fogliame granché attraente, anzi, direi che per alcune specie (come la Lavatera arborea) è veramente brutto. Sarà perciò opportuno posizionarle in seconda o terza fila, in modo che il fogliame sia nascosto da piante-cuscinetto poste davanti. Una pianta molto visibile per il suo colore violetto è l’Echium vulgare (erba viperina). E’ una pianta validissima proprio per il colore del fiore e la sua resistenza alla siccità, tra l’altro dove ha un po’ d’acqua e concime, diventa alta oltre un metro, mentre in terreni poveri rimane bassa e strisciante. Altrettanto utile, ma solo se avete un giardino di grandi dimensioni è lo stoppione, il Sylibium marianum, che sarà bellissimo inframmezzato alle rose di grandi dimensioni o alle piante dal fogliame argenteo, come le artemisie. Inoltre le virtù medicinali di questa pianta sono riconosciutissime dalla farmacopea mondiale, e pare che sia la miglior cura per un fegato un po’ stanco.

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