Piante spontanee 2


Lathyrus clymenum

Mi spiace dover costringere il lettore a recuperare l’articolo della settimana precedente e ricucirlo con questa seconda parte, ma purtroppo le esigenze di spazio non mi lasciano altra scelta. Tra l’altro in cuor mio spero che molti ritaglino e raccolgano questi articoli, dimodoché questa operazione non gli costi alcuna fatica.
Sulle piante spontanee si sono scritte intere enciclopedie e libri d’ogni genere, e consiglio gli appassionati di comprarne qualcuno: si rimarrà piacevolmente sorpresi di vedere come molte piante che crescono liberamente siano spesso elencate nei cataloghi dei floricultori.
L’esigenza di avere la possibilità di acquistare semi di piante spontanee viene dall’alto, dal mondo dei ricchi. Non è una novità: l’Imperatrice Giuseppina (giusto per citare il nome più celebre) era pazza per le rose, e ne fece arrivare in Europa una gran quantità, comprese le rose cinesi che hanno dato origine alle ibride di tè, quelle da taglio che troviamo dai fiorai. La moda gira continuamente, è un dato di fatto; nell’arredamento il classico è stato bellamente soppiantato dal country, nell’abbigliamento ora si usa andare in giro vestiti come dei barboni stracciati con un anno di croste dietro le orecchie. Anche per il giardinaggio è il momento dell’ “arte povera”: ortaggi e fiori spontanei stanno invadendo in maniera prepotente anche i giardini più sofisticati. Si tratta quindi fondamentalmente di una scelta di gusto, anche se è incontestabile che i “ricchi” stanno diventando sempre meno generosi -con i propri soldi. Le siepi di rose come bordure per i vigneti stanno diventando un po’ troppo costose, e poi il vento della moda ha sterzato con decisione. Naturalmente si è alla ricerca di qualcosa di un po’ più ricercato dei papaveri e dei fiordalisi (quelli si trovano facilmente in commercio), di qualcosa che attualmente possiedono solo alcuni orti botanici.
Probabilmente tra qualche anno saranno disponibili in commercio molte varietà di semi di piante spontanee, e a noialtri che stiamo qui in basso non rimane altro che sederci ed aspettare un po’, oppure rimboccarci le maniche e andare nelle campagne a fare la nostra personale scorta di piante spontanee che non temono il nostro cocente sole estivo.
Particolarmente belle per la tinta giallo verde delle loro infiorescenze sono lo Smyrnium olusatrum, che somiglia moltissimo al finocchio selvatico e all’Angelica (se ne trova parecchio andando verso Roccella e Caulonia). E’ una pianta che è adatta a giardini grandi, perché si riproduce con grande facilità (immaginiamola lungo i bordi di un vigneto –rigorosamente- toscano, mescolata della violacciocca di colore lilla), e tutte le euforbie. Qui troviamo la grande Euphorbia characias subspecie wulfenii e la piccola E. rigida. Da sempre apprezzata è la ginestra, che in genere è l’Ulex europaeus, la ginestra spinosa. Quella più grande, che da lontano assomiglia ad una mimosa è invece l’Acacia saligna (se ne vede tantissima sull’autostrada nella zona di Palmi-Bagnara). Sulla ferrovia invece impazzano gli agnocasti (Vitex agnus-castus), un bellissimo arbusto dalle infiorescenze a spiga di colore azzurro scuro. Se guardiamo bene nei campi troveremo il lino (Linum usitatissimum), che ha un colore azzurro tanto pallido da sembrare bianco. Quello è annuale, e vanno raccolti i semi e seminati appena saranno asciutti e maturi, cioè a fine estate. Bellissimo per il colore intenso del suo azzurro è il Cynoglossum amabile, un parente della borragine. Da usare come piccoli rampicanti o come cuscinetto fiorito sono invece i piselli odorosi selvatici (Lathyrus clymenum). La sfumatura è in genere rosa scuro o violetta, ma è piuttosto variabile e se ne trovano anche di leggermente azzurrini. Adesso è il momento buono per raccogliere i semi, che andranno lasciati asciugare un po’ e poi seminati a dimora in settembre o in gennaio-febbraio.

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