Vita da marciapiedi


Tabebuia impetiginosa

Come certi uomini politici che dopo aver combinato questo o quel disastro, se ne vantano pubblicamente come se avessero scritto la Bibbia, l’Amministrazione Comunale di Reggio fa uscire sui giornali locali (fortunatamente) brevi trafiletti su alcune opere pubbliche a lungo attese dai cittadini. Di cosa stiamo parlando? Ma dell’annuale potatura delle alberature comunali! Sembra proprio che non se ne possa fare a meno, una volta l’anno! E la città si fa il lifting come le starlette della tivù, o almeno si passa un contorno-occhi e una lozione schiarente, nel caso di comuni meno prodighi.
Queste potature feroci, che nella maggior parte dei casi gridano giustizia a Dio, sono solo un modo per far sentire al cittadino che se paga un sacco di tasse comunali, un motivo c’è.
Il motivo c’è, è ovvio, ma non c’entra niente con gli alberi.
La cittadinanza pare si lamenti dei rami invadenti e del buio permanente prodotto dal denso fogliame. Non a torto, per carità. Il torto, la vera macchinosità, sta nelle creature decerebrate che scelgono gli alberi per i viali cittadini. Platani ed ippocastani come se la Statale 106 fosse larga come gli Champs Elysées…è chiaro che dopo pochi anni si rende necessario sfoltire! Ovviamente, dato che è più comodo, invece di effettuare una potatura professionale, le ditte “autorizzate” capitozzano l’albero in modo da sbrigarsi il prima possibile. A Locri sul corso Matteotti assistiamo in questi giorni alla distruzione di un bel po’ di lecci, alberi che non sopportano le potature drastiche, e la cui chioma certamente non si presta ad essere topiata a mo’ di “cubo di Rubik”.
In una terra temperata come la nostra, baciata da Dio per quel che riguarda il giardinaggio, possibile mai che ancora si debba andare dietro alle mode di Torino o Bologna? E’ mai possibile che ci siamo dimenticati dei NOSTRI alberi, del NOSTRO, immenso, patrimonio vegetale?
Piantiamo aranci amari nelle strade strette, invece dei tigli, che hanno un meraviglioso profumo, è vero, ma che mal si prestano alle costrizioni di un marciapiede! Non potiamo i Prunus x pissardii ‘Nigra’ (pruno a foglia porpora) proprio la settimana prima della fioritura, periodo oltre il quale hanno veramente ben poco da dire. Ricordiamoci del Cercis siliquastrum, l’albero di giuda, e consideriamo la Jacaranda, di cui anche Cagliari ha un meraviglioso doppio viale. Per i parcheggi non dimentichiamoci l’olivo, il gelso sterile, il bagolaro (che non andrebbe ASSOLUTAMENTE toccato), e per le siepi più basse, le tamerici, la Lagunaria patersonii, le varie Tabebuja. Sembrano nomi difficili, in realtà sono tutte piante mediterraneee, ed anche molto comuni, la cui manutenzione costerebbe ai comuni (e quindi al cittadino) molto di meno delle svariate robinie, albizie, oleandri, ligustri, pittosfori ecc.
O forse è questo il punto?

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