-Ottobre 2010: L’orto work in progress


n.b. il testo è leggermente diverso da quello pubblicato


L’ecorivoluzione dell’orto

Ma chi l’ha detto che l’orto è nostalgico e fuori dalla realtà? Si dice spesso che lo stile di vita naturale è più sano e genuino di quello cittadino, ma lo si dice come se la natura, i giardini, gli orti, fossero fuori dal mondo. Perchè rinunciare ad uno stile di vita miglior e più salutare? Tantopiù che i saperi antichi hanno ancora la loro da dire sulle tecnologie industriali. Se è vero che il mondo richiede energie pulite e produzioni sostenibili, allora queste le colture naturali sono all’avanguardia, sia per le tecniche utilizzate, sia per la mentalità che le supporta.

Ecco allora gli orti-giardino in Alto Adige, arruffati, colorati, insolitamente e involontariamente postmoderni, con la loro struttura casuale e imprevedibile.

Orti dove erbe e verdure si mescolano senza timore reverenziale a fiori blasonati, come dalie, gigli, rose: fiori che vengono recisi e portati in casa o in chiesa, per i vasi e gli altari. E il fiore diventa anch’esso “frutto”. Gli orti-giardino del Sud Tirolo raccontano di un’epoca non troppo remota in cui dalla terra si traeva il proprio nutrimento quotidiano.

Orti-giardino che rispecchiano una tradizione ereditata e tramandata per centinaia d’anni, che ha le sue origini nel Medioevo, durante il quale i fiori e le verdure erano coltivate in piccoli appezzamenti rettangolari (chiamati “parcelle”), sopraelevati e recinti da bassi cannicci. Il materiale è povero, di recupero da altre attività o trovato tra i boschi. Pali confitti nel terreno e cordame fatto di legno giovane per legarli. L’orto del maso del Sud Tirolo era gestito interamente dalle donne, che erano anche depositarie della sapienza erboristica.

Le piante ornamentali, come lavatera, papaveri, nasturzio, calendula, erano coltivate per usi medicamentosi o officinali. I garofani si usavano come decorazione dei cappellacci di feltro, i gigli erano invece destinati all’altare. Nel periodo pasquale sono ancora d’uso delle composizioni in piccoli cesti o ghirlande di frutti secchi, ramoscelli e foglie, che si portano a benedire in chiesa.

Gli orti-giardino sono in continuo movimento, lo stesso lotto cambia sempre da un anno all’altro, vuoi per la necessaria rotazione delle colture, vuoi per l’estro di chi lo coltiva. L’orto-giardino diventa così un work-in progress naturale, un organismo vivente, individuale. Anche se c’è il desiderio di arricchire in bellezza i proprio orto, non c’è la preoccupazione maniacale per i raffinati giochi di colore o per le insolite associazioni di piante, perché semplicemente non ce n’è bisogno.

I colori dei fiori si mescolano ai verdi delle erbe, come a quello argentato e lucido dei cavoli, o fanno da contrappunto a insoliti colori delle verdure, come il rosso della bieta da coste ‘Bright Light’, compagna ideale dei toni caldi del nasturzio.

E se qualcuno può pensare che i fiori attirano gli insetti non abbia paura! Basta piantarvi vicino una fila di agli o di erba cipollina per scacciarli. Anche il tagete, detto “puzzolina”, ha questa proprietà, perciò fa spesso bella mostra di sé vicino a broccoli e lattughe. I fiori hanno anche una funzione pratica: attirano gli insetti impollinatori, come le api, e dunque garantiscono un raccolto più produttivo.

Gli orti-giardino dell’Alto Adige sono quindi territorio fecondo per la biodiversità, senza nessun obbligo e senza dover seguire nessuna regola estetica: diventano insomma un rifugio per chi chiede al giardino di unire bellezza ed utilità.

Una bordura di cicoria riccia da taglio e di calendula la si può fare anche in un orto-giardino in città, persino in uno ridottissimo, perché le verdure non richiedono molto spazio. Sarà importante ruotare le colture e ammendare bene il terreno. I tralicci dei pomodori o dei fagiolini possono felicemente ospitare piselli odorosi e convolvoli rampicanti, e le spighe di Delphinium fare da sfondo alle grosse e dilaganti foglie delle zucche o dei cetrioli.

E se poi lasceremo andare a fiore i carciofi, che bella sorpresa avremo!

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