Storia del giardino roccioso


Il giardino roccioso ha origini relativamente recenti, si può far risalire la sua origine alle collezioni di pietre particolari la cui moda iniziò nel Rinascimento e si protrasse per oltre tre secoli.

L’Umanesimo e il Rinascimento videro, insieme ad un rinnovato interesse per la letteratura, la filosofia, l’arte e la poesia, anche una grande attenzione per la natura e per le sue curiosità. I ricchi Signori collezionavano spesso non solo oggetti d’arte, ma anche “meraviglie del mondo naturale” (pietre, spugne, conchiglie, ossa di animali acquatici, ecc.) che raccoglievano in grotte adornate di statue di pan e sileni, o di altre figure mitologiche. Questa moda divenne molto forte in periodo manierista, in cui l’elemento della conchiglia, simbolo di rinascita, fu molto utilizzato.

Sebbene altalenante, l’uso di raggruppare le pietre in piccoli o grossi insiemi, più o meno vasti, è una costante nella storia del giardinaggio, ma la vera e propria moda delle “rocailles” scoppiò in epoca tardo barocca (il termine “rococò” che noi utilizziamo comunemente per indicare questo periodo deriva infatti dall’uso di ammonticchiare le rocce).

Durante il periodo del “paesaggismo inglese”, le rocce naturali erano spesso scavate o intagliate per formare grotte, entro cui si piantavano delle felci o altre piante da ombra. Tutto doveva sembrare spontaneo, non artificioso, perché allora vigeva la regola del “minimo artificio”. In quel periodo le rocce e grandi massi furono usati in maniera anche molto spettacolare, creando scenografie suggestive.

Successivamente il senso del pittoresco che animava il giardino all’inglese, fu corrotto dal languore romantico ed esasperato ad estremi che ancora oggi vengono additati come esempi di “storico” cattivo gusto.

Ma il vero e proprio giardino roccioso – il giardino roccioso moderno – forse non sarebbe nato se non ci fosse stata una forte influenza del giardino giapponese, fatto di elementi naturali (come sassi, sabbia, acqua,…) disposti secondo regole precise dettate da una visione filosofica del mondo.

Molti paesaggisti moderni si fecero influenzare in questo senso dal Giappone, soprattutto nella prima metà del ‘900, anche se il “roccioso” come lo intendiamo noi, era ancora lontano dal nascere. Dapprima il giardino roccioso fu utilizzato per coltivare quelle piante che vivono oltre il limite di rusticità degli alberi, cioè le piante che i giardinieri chiamano “alpine” o “da alpinum”. Uno dei pionieri di questo tipo di giardinaggio fu Sir Reginald Farrer, che ha lasciato molte e importanti indicazioni a riguardo.

Ma il giardino roccioso piaceva tanto che si modificava in continuazione per andare incontro alle esigenze di coltivazione di chi ne voleva uno. Un tipo di giardino roccioso molto conosciuto in Inghilterra, ad esempio, deve – io credo – la sua struttura alle romantiche visioni della fredda e sassosa Scozia, che si tingono di rosa quando l’erica fiorisce. In questo tipo di ambientazione ricreata artificialmente le pietre sono disposte orizzontalmente, a formare dei piccoli e bassi cumuli, entro cui inserire piante acidofile, amanti dei terreni drenati, tra cui spiccano erica e la calluna.

Un altro tipo di sistemazione che ha avuto molto fortuna è al lato di corsi d’acqua artificiali o naturali, o laddove di fosse un pendio scosceso. Molti considerano “giardini di rocce” anche i lastricati di pietra locale, in cui lasciare delle zone vuote per piante striscianti come il timo.

Anche il muretto a secco con inserite alcune piante decombenti può essere considerato un giardino roccioso. Naturalmente la moda del roccioso si estese a tutta l’Europa, comprese le regioni mediterranee, dove purtroppo non era possibile coltivare le piante per cui il roccioso era stato originariamente creato, cioè le piante alpine.

I giardinieri mediterranei quindi pensarono a tutte le essenze endemiche del bacino, soprattutto a quelle che vivono nei pendii assolati e battuti da venti salsi, cioè le piante della macchia mediterranea e della gariga, come euforbie, lavande, cisti, corbezzoli, lentischi, agnocasti. Spesso a queste piante autoctone venivano associate delle cactacee, come le agavi.

Esistono splendidi esempi in Italia di giardini rocciosi mediterranei, di cui il più celebre è certamente quello della Mortella di Ischia, costruito letteralmente sul fianco di un monte. Anche a Villa Hanbury si trova uno dei più importanti giardini di piante grasse d’Europa, distribuite su pendii più o meno sassosi o ghiaiosi.

Purtroppo però per ottenere questo tipo di realizzazione, che rispetti il genius loci e che abbia un reale senso estetico, è necessario avere a disposizione un pendio sassoso naturale, ed ampi spazi, che non sono certo quelli delle comuni villette borghesi e neanche delle ville di campagna. Occorre primariamente che il luogo sia vocato ad accogliere un giardino di rocce e piante.

Ma il desiderio di possedere, di avere tutti le stesse cose in egual misura, figlio di una democrazia corrotta dal consumismo, ha condotto ad una tipica realizzazione italiana e borghese di giardino roccioso (che col vero roccioso non ha nulla a che vedere), adattatasi e miniaturizzatasi per essere contenuta anche nel più piccolo giardinetto condominiale.

Sicuramente ognuno di voi ha visto uno di questi giardinetti rocciosi, creati con (costosi) sassi da acquario sparpagliati senz’ordine e senza criterio sul terreno, in mezzo a cui sono infilati, come statuette, dei piccoli cactus. Spesso questi sassi vengono accumulati contro i muri perimetrali, ottenendo un effetto veramente discutibile. Ancora più spesso li trovate troneggianti nelle aiuole degli ipermercati, delle stazioni di servizio, o come esca di fronte ai garden center ( che vendono sia piante che sassi).
Qui si contesta soprattutto la scelta del sasso, che farebbe apparir brutta e finta qualsiasi cosa vi sia pianta in mezzo, ma anche la disposizione a catasta, in cui non si intravede né terreno né ghiaia, e che fa sembrare l’intero insieme come un unico agglomerato di una sorta di bavosa spugna aliena calcificata. Purtroppo la fortuna di questo tipo di sasso è la sua porosità, da cui deriva una leggerezza che lo fa preferire, unicamente per ragioni di praticità, ad altri tipi di pietra.

Se volete avete un vostro giardino roccioso, ed avete lo spazio sufficiente per permettervelo (considerate che un roccioso deve essere largo da tre a quattro volte la sua altezza), scartate decisamente i sassi d’acquario ed indirizzatevi sulla pietra locale, che sarà certamente più pesante e più costosa. Un roccioso richiede molta fatica, ma dà anche molte soddisfazioni.

Un consiglio personale che vi posso dare è di andare a cercare voi stessi le pietre: girando per le campagne non avrete difficoltà a trovarne di buone, anche se dovrete sacrificare un po’ le sospensioni dell’auto. Oppure state attenti quando si effettuano lavori nella vostra città: spesso i substrati delle strade sono costituiti da sassi molto belli e di medie dimensioni. Visitate le discariche, le fiumare, le spiagge e i boschi.

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