ll giardino del 2000 sarà sostenibile e lucente, sarà veloce e silenzioso, sarà un giardino delicato. Avrà lo scarico calibrato e un odore che non inquina.

Quando il “paesaggismo” diventa demagogia, abdicando alla sua funzione primaria, diventa ridicolo, così come chi lo “professa” in quasi-odor-di-santità. Accondiscendere alle mode non giova altro che alle tasche di chi lo fa, non certo alla salute del globo, né alla bellezza dei giardini o delle installazioni.
Il “giardino sostenibile” è un ossimoro. Da sempre sappiamo (almeno chi di filosofia estetica si è letto qualche libro) che il giardino è l’esatto opposto della Natura. Non a caso Pizzetti scrisse che il vero luogo dei giardini è la città.
Questo non avalla il vebleniano consumo vistoso o lo sciupìo, e men che meno l’inquinamento o il comportamento predatoriao nei confronti dell’ecosistema.
Ma non raccontiamoci favole: il giardino non sarà mai “a zero manutenzione”, a “impatto zero”, “a irrigazione zero”.
Zero è il numero dei neuroni arttivi in queste speculazioni demagogiche rivolte a un pubblico pigro e culturalmente sciatto.
Tutto ciò ha un nome, si chiama “greenwashing

On air la carogna mattutina con scialletto da nonna.
#mbuti!

23 settembre – In tre si è in compagnia

“Sì, partirò in autunno”, diceva a tutti. “Merry Brandybuck mi sta cercando una piccola caverna accogliente tutta per me, o forse anche una casetta”.


Disegni da Guida ai luoghi della Terra di Mezzo di John Howe, Bompiani.

“Il giardino pigro”, Blu Ed. 2019 – videorecensione

Ecco perché, secondo me, dovreste leggere questo libro.

Vi segnalo il blog “Hortus Incomptus”

“Un piccolo giardino spettinato”,
così recita il sottotitolo del blog, che racconta, o almeno tratteggia l’evoluzione di un piccolo giardino di città, ereditato, senza “punto zero”.
HORTUS INCOMPTUS
Pochi articoli, ancora: probabilmente, come per il giardino, anche il blog soffre di periodi di abbandono alternati a cure amorevoli (di questo so qualcosa).
E quando un blog così ben fatto dice di non fare uso di cookies e di mantenere uno stile vintage per vezzo, si fa presto a capire di essere ormai dall’altra parte del muro, e avere passato la soglia della vecchiezza senza neanche accorgersene (il mio blog è paleolitico).

Da oggi in blogroll.

Chelsea Fringe di Grosseto -2019

Benvenuti! In questa parola c’è tutto il Chelsea fringe festival.

Tutti conoscete il Chelsea Flower Show, da otto anni esistono anche le note a margine, il contorno e cioè il “Fringe”.
Una festa di giardinieri più che per esibire giardini, un posto dove andare a trovare le persone dal pollice verde e dal cuore aperto che fanno questo festival, come dice Tim Richardson il direttore del Chelsea Fringe.
Il festival nasce a Londra e presto ha raggiunto tutto il mondo contagiando 15 paesi, dal Giappone all’Italia. Quest’anno la quirkitudine ha colpito anche Grosseto e l’ ISIS Leopoldo di Lorena. L’Istituto è grande, tra allievi e personale coinvolge un migliaio di persone, con un Istituto tecnico agrario, professionale per l’agricoltura, Biotecnologico, Scuola di estetica, Enogastronomico. Grazie alla sua anima agricola la scuola ha a disposizione diverse aree verdi che si prestano ad ospitare un progetto per il Chelsea Fringe.

La pattuglia di giardinieri entra in attività a dicembre diffondendo il fringe-pensiero, trovati i soci per portare avanti l’avventura si comincia a ipotizzare dove e cosa fare in giardino, cercando di coinvolgere più persone possibili dentro la scuola. Prima decisione: i cereali abiteranno il giardino. Siamo in Maremma dove i nostri nonni braccianti andavano a faticare per la trebbia, cotti dal sole e per cipria la polvere.
Più specificamente pensiamo di utilizzare “grani antichi” che fortunatamente stanno tornando in coltivazione e si meritano di essere esibiti. Insieme al grano altre graminacee completeranno le aiole: orzo, avena, sorgo da scope, grano saraceno.

Otteniamo i semi dal Dipartimento e dalle collezioni dei professori della scuola che lavorano al progetto. A febbraio le classi coinvolte nel progetto seminano in vaso in serra, mentre i semi germinano e le plantule cominciano a crescere accudite dagli studenti, è ora di pensare agli incontri in giardino che coinvolgeranno cultori della biodiversità, amanti del suolo, chimici, giardinieri planetari, fornelli pirolitici e soprattutto massaggi ed essenze.

Aprile è il momento del travaso, le piante passano dai contenitori alveolari ai nostri “vasi”. Una delle caratteristiche del nostro giardino è il basso costo. Substrato offerto dall’impianto di compostaggio, contenitori realizzati con cassette da frutta recuperate al supermercato e bustoni usati di pellet.
Dopo il travaso tutto viene trasferito in ombrario, nel frattempo come per ogni giardino che si rispetti sono arrivate altre piante, ché il giardino è accogliente per definizione.
Ora insieme ai grani antichi abbiamo pomodorini da serbo, zucche dell’Amiata, cece rugoso della Maremma, cicerchia, papaveri, gladioli, lino, fiordalisi, inseparabili compagni del grano, una aiuola di piante aromatiche e una duna costiera!

A due settimane dal Dday comincia l’allestimento con la “saga del palo da piantare” per realizzare la spalliera dove si avvinghieranno le nostre zucche e i rampicanti in materiale di recupero costruiti dal gruppo H di Noè. Poi piazziamo le aiole di cereali e la parete di sorgo, in fine il tocco artistico con le sculture di Tony Scarduzio.

Arriva sabato 18 maggio e si apre il giardino al pubblico – siccome è un festival british, piove- foto di apertura incappucciati e con gli ombrelli aperti. La giornata si trascorre in serra a discutere di mondo delle api, gruppi di acquisto, mercati di filiera corta.
Raccontare tutta la settimana Fringe non rende quanto andarsi a vedere le foto che trovate sui social
FB Cerere Fringe Garden #fringegrosseto
La nostra festa di giardinieri credo abbia svolto il suo compito di essere un momento di discussione e di riflessione, di ispirazione per progetti, di scelte di futuro.
Un pizzico di cultura botanica è stato sparso qua e là. Il sorgo del nostro Fringe andrà nei giardini dei visitatori che lo hanno richiesto, così come le zucche e poi ci sono le prenotazioni per i semi dei pomodorini da serbo. Infine aspettiamo la maturazione dei cereali per mietere e il giardino chiuderà trasformandosi in una pagnotta da condividere.

Dipartimento scienze e tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI)

Foto su concessione di Alessandro Cardarelli