Paesaggio e letteratura


Il concetto di paesaggio è di codificazione talmente recente che se ne sono date diverse definizioni, senza riuscire a abbracciarne tutte le caratteristiche naturali, antropiche e cronologiche. In un modo o nell’altro sembra che qualcosa venga lasciata fuori, trascurata o minimizzata.

Questo accade per l’aspetto letterario del paesaggio più che per ogni altra sua caratteristica. In Italia, seppure le descrizioni di paesaggi siano tra le più belle e celebrate di tutta la letteratura, non si è mai dato molto peso ad una storia del paesaggio letterario, che è un settore di interesse spesso del tutto estraneo al giardiniere e all’architetto, anche se certamente molto più familiare al poeta e al narratore.

Non è un caso che l’autore del libro, Michael Jakob, anteponga alla trattazione uno stralcio di una poesia di Emerson, che sostiene che il territorio è posseduto sì dagli individui, ma il paesaggio può essere abbracciato solo dal poeta. Jakob non lascia spazio a fraintendimenti: dicendo “paesaggio letterario” intende qualcosa di estremamente preciso, e cioè il ritrovare se stessi attraverso la visione del paesaggio.

La pura descrizione, per quanto elevata, aulica e nobile, è fuori dalla sua sfera di interesse. Il paesaggio è in limine tra soggetto ed oggetto, e solo il poeta riesce a restituirlo agli altri, appropriandosene, unicizzandolo, e non descrivendolo come si fa per una cartolina. E non è neanche un caso che l’autore sia tedesco, poiché dalla Germania, più che da qualsiasi altra nazione europea, poteva provenire una riflessione pienamente storicistica e romantica della letteratura e del paesaggio. Riflessione che si potrebbe dire “hegeliana”, se certi attribuzioni non fossero ormai fuori moda e un po’ blasé.

Il romanticismo, in senso storico, è palpabile in Jakob, nella sua poderosa cultura letteraria, mai ostentata, nel suo amore per i classici greci, nel modo di afferrare l’argomento con un approccio fortemente soggettivo e poetico. Il paesaggio è lo sfondo per la proiezione di un io soggettivo, che mentre costruisce verbalmente (e simbolicamente) la descrizione poetica, lo restituisce agli altri. In quest’ottica esso è uno dei più squisiti e raffinati prodotti dell’Arte, il frutto di una riflessione secolare, e benché il primato tra soggetto sociale e soggetto individuale resti insoluto, si può presumere che Jakob dia la sua preferenza a quest’ultimo.

“La natura” chiarisce Jakob “non è accessibile per mezzo della pura visione estetica (aisthesis), ma per mezzo del logos”, cioè della ragione, del discorso (ed in ciò si sente forte l’influsso della filosofia tedesca di tipo hegeliano). Per tale motivo – aggiunge – siamo più portati ad apprezzare la natura plasmata dall’uomo, dove l’elemento naturale e quello antropico si incontrano, dove insomma ci sia un’identificazione tra natura e soggetto.

Il paesaggio letterario può esistere infatti solo laddove esista la grande città, la metropoli (non necessariamente una metropoli moderna), dove, insomma, l’uomo sia ormai estraneo ai pericoli ed alle conoscenze del mondo naturale. Solo in questo contesto storico “il cittadino puro, del tutto isolato dalla campagna circostante, e che non possiede più un sapere immediato e ingenuo dei processi naturali, soltanto all’uomo civilizzato e sofisticato, dalle capacità di osservazione atrofizzate, la natura appare come l’altro, opposto e desiderabile, a cui egli si abbandona con sentimento e nostalgia”.

È una riflessione amara, che va bene a braccetto con i molti scritti di Rosario Assunto, che viene peraltro spesso citato. Il progressivo straniamento dell’uomo dalla natura è uno dei motivi per il quale il paesaggio letterario acquisterà pienamente il suo attuale significato solo nel XVIII secolo, quando l’uomo si separa definitivamente dalla natura.

La resa del paesaggio, in un contesto letterario, avviene soprattutto per mezzo di punti indicatori, ad esempio con dei segnali deittici come “io”, “ora”, “qui”. Il soggetto, insomma, è in primo piano. Fino al 1700 più o meno tutte le descrizioni di paesaggi erano convenzionali e frutto di tecnica letteraria: si tratta di descrizioni ornamentali che non andavano oltre la ricerca del barocchismo linguistico. Solo in seguito si acquisterà l’uso dell’auto-osservazione soggettiva, caratteristica imprescindibile del paesaggio letterario vero e proprio.

Il paesaggio diventa quindi una intuizione momentanea, un’impressione dinamica, non uno sterile sguardo d’insieme (queste conquiste arriveranno solo dopo nel XVIII secolo, ma Jakob propone un nobile antesignano, Petrarca, per il quale l’Autore nutre un amore tangibile e sul cui Canzoniere si dilunga molto appassionatamente).

A partire dall’Antica Grecia, Jakob sviscera la storia del paesaggio non tanto seguendo un filo cronologico, ma piuttosto per tematiche. L’analisi si sofferma in quel periodo di transizione dall’Illuminismo al Romanticismo, in cui la descrizione poetica del paesaggio raggiunge la sua pienezza, cioè sul periodo che vede la nascita dei giardini “naturali”, e del tema dell’ut pictura poesis cioè del legame e della dipendenza reciproca tra pittura e poesia.

Naturalmente – come in ogni faccenda che abbia a che fare con l’Arte – c’è un momento in cui le innovazioni si afflosciano, ripiegandosi su se stesse, diventando accademia. Certi atteggiamenti tipici del romanticismo più manierato ne sono un esempio. Coleridge osserva come le signore in visita al Lake District si perdessero nella lettura delle descrizioni romantiche dei laghi, senza alzare gli occhi dal libro per guardarli.

Anche Shiller si dichiara contro l’artificiosità di schemi e modelli letterari, che nulla hanno a che vedere con una reale esperienza della natura, ma che danno sicurezza e commerciabilità. Tutto questo tradisce il vero spirito della poesia e della narrazione di paesaggio, che è fondata su una ricerca ed una costruzione dell’io narrante.

L’Autore trae le sue brevi conclusioni affermando con non affettata modestia che il suo volume è solo un inizio all’interno di un percorso lungo e denso di sfide: lo studio del paesaggio letterario è ai suoi albori, proprio perché è una materia dell’Arte relativamente recente, ma estremamente affascinante.

Un libro non stucchevole e mai noioso, di grande interesse per chi scriva di paesaggi, o per chi sia semplicemente interessato all’argomento. Molto ricco, sebbene non sia un “mattone”. Bisogna dire che si sentiva il bisogno, in Italia, di una simile pubblicazione, poiché i testi sul paesaggio letterario e poetico sono ancora relativamente pochi.

Paesaggio e letteratura
di Michael Jakob
Leo S. Olschki Editore

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