Vendo libri usati

Vendo alcuni libri, usati o come nuovi.
Dato che mi viene faticoso fare un elenco completo, ho fotografato i dorsi delle copertine. Alcuni sono introvabili e da collezione.
Di seguito inserisco i titoli di quelli che vendo in prima battuta, ma se siete interessati a qualcosa che avete visto in foto, non esistate a contattarmi.

Il paesaggio nella storia dell’arte – Nils Büttner – Jaca Book – cartonato, sovracoperta- 120 euro – come nuovo
scheda libro

Gli horti dei papi – Alberta Campitelli – Jaca book- cartonato, sovracoperta- 100 euro – come nuovo
scheda libro

La città gioiosa – Garzanti – Civitas Europaea – cartonato, sovracoperta, fuori catalogo – 25 euro- come nuovo
scheda libro

Giardini in verticale – Anna Lambertini – Verba Volant – Ed. cartonata con sovracoperta, fuori catalogo, da collezione – come nuovo 60 euro

A Garden of Eden. Masterpiece of botanical illustrations – H. Walter Lack- Taschen – cartonato, con sovracoperta, ed. 25° anniversario, da collezione, come nuovo, 40 euro
scheda libro

Il libro delle peonie arboree – Gian Lupo Osti- Allemandi- Cartonato, con sovracoperta, letto ma in ottime condizioni, fuori catalogo, introvabile, 150 euro

Elementi di patologia vegetale – Giuseppe Belli- copertina flessibile- 40 euro- come nuovo
scheda libro

Volume III dell’enciclopedia Utet “La cultura Italiana” – Casa, città, paesaggio – copertina rigida senza sovracoperta trasparente – 100 euro

Paradise of exiles. The anglo-american garden of Florence – Katie Campbell – copertina rigida con sovracoperta – 100 euro- come nuovo
scheda libro

Storie di giardini – Guido Giubbini – voll 1 e 2- copertina rigida con sovracoperta, fuori catalogo, introvabili– 200 euro vol 1 – 150 vol 2- Come nuovi- Sconto disponibile se acquistati insieme.

L’architettura dei giardini d’occidente- Mosser, Teyssot- Electa – copertina flessibile, introvabile – 80 euro – usato con sottolineature

Il cipresso. Dalla leggenda al futuro – Panconesi – Ottime condizioni – 80 euro.

Se volete informazioni sullo stato dei libri, fotografie, informazioni su spese di spedizione, contattatemi attraverso il modulo.



Cooper, il papà che mantiene le promesse (per un’amica)

Tra le tante cose che si possono trovare in “Interstellar”, cercando o meno, uno degli aspetti che spesso passa in secondo ordine è il rapporto tra i genitori e i figli.
“Ora siamo qui solo come ricordi per i nostri figli”: questo è ciò che la madre dei due bambini dice a Cooper, e che lui non aveva compreso.
“Quando diventi genitore sei il fantasma del futuro dei tuoi figli”, è questa la spiegazione che lo stesso Cooper dà a Murph prima di partire, e se avete visto o vedrete il film, capirete in che modo questo elemento psicologico si fonde nella trama, attraverso il tempo, l’orologio da polso.
La Murph invecchiata, che riveste il quel momento il ruolo di figlia e madre, indica l’orologio e dice una frase molto semplice, di quelle che dicono i bambini: “Lo sapevo perché il mio papà me l’aveva promesso”.
Cooper è il papà che alla fine torna e mantiene le promesse.

A un’amica.

“Mi girano le ovaie”, “Mi sono rotta il cazzo” e la parità di genere attraverso il linguaggio volgare, le imprecazioni e le bestemmie #1

Da grande appassionata e fruitrice del linguaggio volgare, colloquiale, del registro linguistico parlato anche nella scrittura, dei regionalismi e delle parlate vernacolari di tutta Italia, mi sono posta frequentemente delle domande sulla natura linguistica delle parolacce, un argomento peraltro stuidiatissimo dai linguisti e dalle linguiste, ma forse non sufficientemente divulgato.
La linguistica delle volgarità è di grande interesse poiché rivela come una società interpreta persone, azioni. Come recepisce e stigmatizza alcuni comportamenti, oltre ad avere un interesse storico non indifferente, poiché alcuni termini affondano la loro etimologia in tempi remoti e attività che oggi sono totalmente dimenticate. Di alcune parole non si conosce neanche l’etimologia, la si suppone in modo confuso. Data la vastità delle volgarità vernacolari italiane, i cui dialetti sono innumerevoli, sarebbe importantissimo uno studio regione per regione di etimologia, glottologia e lessicografia delle volgarità. Peccato non si faccia per pudicizia, forse, o forse per inerzia.

Nella mia pur modesta esperienza di volgarità assortite, sono riuscita a distinguere dei macrogruppi di volgarità:
1) parole attinenti al mondo degli animali (uso non esclusivo delle volgarità)
2) parole attinenti al mondo della sporcizia fisica e degli escrementi, umani e no
4) parole attinenti al genere e al sesso
5) parole attinenti alla classe sociale, in particolare al mondo rurale
6) parole attinenti al mondo delle divinità, dette anche “bestemmie” (alcune con emendamenti e varie sovrapposizioni al gruppo 4).
7) borderline sono le parole che riguardano la figura delle persone, malattie e disagi vari. Sono piuttosto diffusi e molto usati nel corso dei secoli, ma sono diventati una forma di insulto codificato nella seconda metà del Novecento. In ogni caso non sono “parolacce” quanto termini dispregiativi che nascono da un lemma a cui viene applicato un suffisso accrescitivo o dispregiativo (ad esempio “grassona”).

Altri termini insultanti, che possono riguardare attività illecite o immorali sono semplici offese, e questi non sono pertinenti all’insieme delle volgarità.

Se campo qualche altro paio di secoli, mi piacerebbe occuparmi anche degli altri macrogruppi, ma ho prestato particolare attenzione al gruppo di mio maggiore interesse, cioè il gruppo 4 (termini attinenti al genere e al sesso).

Ah, questo articolo sarà pieno zeppo di volgarità e bestemmie, chi si sente leso o lesa, preventivamente può lasciare la pagina fin d’ora.

La mia riflessione nasce ahimé tardiva, dopo aver sentito alcune femministe dire “mi girano le ovaie”. In quel momento ho pensato al mio pancreas, la nefrolitiasi e al DNA mitocondriale. Ma è una “parlata volgare” o siamo in una puntata del Dr. House?
Se a me dicono: “Mi girano le ovaie” mi viene da pensare a una ecografia, lo dico chiaro.
La lingua è la lingua, e non basta una semplice inversione o sostituzione del termine, occorre che questo sia stato incamerato come “volgare” o “gergale” per essere utilizzato come volgarità che sortisca il suo effetto, cioè quello di generare un rafforzamento dell’immagine figurata.
È anche possibile che “Mi girano le ovaie” arrivi a essere un equivalente femminile di “Mi girano le palle”, ma dubito che accada entro la fine del millennio.
La ragione è semplice: le ovaie -così nominate- sono una parte anatomica del corpo femminile. Non sono un eufemismo di quella parte anatomica. Le “palle” invece sono un eufemismo per “testicoli”. Perciò non fa ridere o non aggancia l’immaginazione.
Il punto è proprio questo: NON ESISTE un eufemismo per ovaie. O si dice ovaie, o si dice ovaie. Se non viene inventato un eufemismo gergale per “ovaie”, non ci sarà nessuna vera volgarità correlata a questo termine, ma solo blande fotocopie della volgarità al maschile.
Come non esiste una pornografia per donne (intendo una vera pornografia per donne, non quella che trovate sotto l’etichetta “nubile porn”) ancora non esiste una volgarità per donne, che non deve necessariamente essere l’inverso di quella maschile. Le ovaie potrebbero non girare o ruotare, ma fare altri movimenti, o nessun movimento affatto. “Mi sono rotta la vagina” è una scena da E.R. Medici in prima linea.
Presto, qualcuno chiami il dottor Benton! Sala operatoria uno!

È importante che il femminismo (di qualunque femminismo si parli) almeno inizi, anche goffamente, a inventarsi un suo proprio mondo di volgarità, e questo passerà dalla terminologia anatomica, al suggerimento di quella terminologia, all’eufemismo, e ad altro che non so immaginare (chi potrebbe?).
Si ripete un po’ il problema del neutro, che in italiano non esiste (ne parlerò prossimamente in un videino, appena riesco a toglievmi l’effetto cvespo dai capelli, tefovo). Dei mille modi pensati a tavolino non ce n’è uno che vada bene, dall’asterisco al trattino, la -u- o l’inclusivo con la ripetizione, che genera a volte effetti comici.
L’invenzione a tavolino dei termini è ricorrente nella storia delle lingue di ogni paese (noi abbiamo avuto i numerosi termini inventati da D’Annunzio), ma per quanto riguarda le volgarità, è davvero difficile inventarle. La volgarità verbale nasce dalla necessità di esprimere quel concetto in modo iperbolico o rafforzato, o elusivo, allusivo o catartico. È per questa ragione che il grande calderone delle volgarità sono i regionalismi e i gerghi, non i dizionari e le grammatiche.

La sintesi è che non c’è nessun disdoro nel dire: “Mi avete rotto il cazzo”, perché in quanto espressione generica, immaginativa e colloquiale, per di più così diffusa, diventa immediatamente -come dire- unisex.

Più problematico l’uso di espressioni come “figlio/a di puttana”, “porca troia”, “porca madonna” (esempio in cui si fondono i gruppi 1, 4 e 6 -animali, sesso e divinità), “rottainculo” e altre espressioni analoghe che individuano con estrema precisione nella figura femminile unicamente l’elemento sessuale visto dalla parte maschile. Come apparirà evidente, l’inverso in questo caso non è fattibile.
Ad esempio il classico “figlio di puttana”. Se dico a una persona “figlio di puttana”, potremmo arrivare a uno scontro verbale o fisico (quando i decreti sul Covid consentiranno le zuffe), mi potrei beccare una minaccia di qualche tipo, ma non ci sono gli estremi per una qualsiasi azione legale.
Cos’è la controparte maschile della puttana? Non banale domanda. Il marchettaro? No. Il marchettaro è socialmente individuato come un omosessuale che va con altri uomini, non necesessariamente omosessuali, a pagamento. Quindi non un uomo che si fa pagare per fare sesso con molte donne.
Vediamo: il “toy boy”? No. Il “toy boy” è un giovane bello e aitante che si fa lautamente pagare per essere sfoggiato da donne ricche e di solito avanti con l’età. Ma diciamo che è di uso “quasi esclusivo” perché cesserebbe quella funzione di attrattività che la ricca signora vuole le sia conferita dalla compagnia del ragazzo. Insomma sta con una donna alla volta.
E comunque “figlio di toy boy” non è granché come insulto, eh.

Non esiste l’inverso della puttana. Non esistono maschi che si fanno pagare per fare sesso con molte donne, per strada, in auto, al freddo, massacrati da “mammone” che gli chiedono il 90 per cento dell’incasso giornaliero e li violentano anche, o li prendono a pugni, o col mattarello, nel caso. Non esiste questa “figura professionale”.
Quindi? Che tipo di uomo va con molte donne? Il puttaniere. Ok, “Figlio di puttaniere” non è malvagio come insulto, ma stiamo ancora insultando le donne.
Che facciamo allora? “Figlio di maniaco sessuale”? Uhm, non mi dispiace. “Figlio di pedofilo”? Querela subito.

Ricapitolando: la Legge italiana consente a chiunque di dirmi in faccia che mia madre è una prostituta. Mia madre è una prostituta: tutti me lo possono dire senza che io possa far altro che difendermi verbalmente. Una persona in fila alla posta potrebbe dirmelo, una cassiera incazzata potrebbe dirmelo, il centralinista Telecom potrebbe dirmelo. Tutti. E la Legge Italiana? Zitta, muta.

Ma se io dico: “Figlio di pedofilo” scatta la querela. Ah sì.
Si accettano suggerimenti.

E per oggi, fine prima parte.

“Voglio creare una zona a macchia mediterranea”, a sci-fi-garden novel

È stata recentemente data alle stampe un’opera di Isaac Asimov, rimasta inedita e per buona parte della sua esistenza, anche sconosciuta.
Sembra che l’opera sia stata nascosta dallo stesso Asimov nel doppio fondo di un baule e che questo sia stato donato alla sua zia Tatiana Golubevjia, morta tempo addietro all’età di 107 anni. Il balule, danneggiato durante il trasporto, ha rivelato i dattiloscritti nascosti nel sottofondo.
Anni sono occorsi per una revisione totale del testo e per ricomporre l’ordine delle pagine, ma ciò che ne è emerso compone oggi 15 volumi di circa mille pagine l’uno.
Il titolo dell’opera è -appunto- “Voglio la macchia mediterranea in giardino, disse il cliente” ma ancora non sono stati resi noti i titoli dei singoli volumi.
Sembra che il nucleo dell’opera sia il tentativo di garden-forming a “macchia mediterranea, ma quella che dice il cliente, non quella vera”.
Già, perché ogni cliente ha la sua idea di “macchia mediterranea” o “giardino mediterraneo” (che già di loro sono due cose diverse), completamente aliene dai concetti intesi dallo specialista.
I casi più diffusi di garden-forming a “macchia” sono un’ampia distesa di prato alto due cm e una Cycas al centro di un circolo di sassi bianchi.
Altrettanto diffusa l’idea che la macchia mediterranea in giardino consista in un gruppo di alberi di olivo con al piede salvie e lavande, con qualche inserimento occasionale di Strelitzia, agapanti e “ibisco blu” (su cosa sia l’ibisco blu ancora ci si interroga, ma è probabile che sia un’invenzione originale dello stesso Asimov).
L’opera, come nello stile sognante e avventuroso di Asimov, si distanzia quindi dalla hard sci-fi, che avrebbe visto un insieme di piante apparentemente anonime, alberi di quercia, nelle sue varie specie, mirti, corbezzoli, qualche rosa selvatica a scelta tra la sempervirens e la canina, cisti, ginestre e varie specie infestanti più o meno gradevoli.

Beltrade sul sofà – Video

Il Beltrade è chiuso, apre il Beltrade sul sofà

Il Beltrade apre un canale VoD, ma il pensiero va a un progetto di rete per mantenere in vita la filiera indipendente.

In questo momento così complicato, come Barz and Hippo, pensiamo che il nostro ruolo continui ad essere quello di offrire agli spettatori del buon cinema e delle chiacchiere sui film (ovviamente nei modi ora consentiti). Nello stesso tempo abbiamo pensato di mettere in atto azioni volte anche al sostegno, seppure minimo, della nostra realtà e della filiera indipendente.

Partiamo dalle cose piccole, nate per mantenere un filo con il nostro pubblico che in gran parte è a casa: sulla pagina facebook del Beltrade ogni giorno inseriamo brevi video, cortometraggi selezionati per qualche minuto di poesia, di divertimento o di passione cinefila. Analogamente ci muoviamo sulle pagine facebook delle altre due sale da noi gestite e ora chiuse: l’Auditorium Comunale di Rho e il Cineteatro Peppino Impastato di Cologno Monzese. Video, indovinelli sul cinema, dirette (a breve anche in collaborazione con gli spettatori), soprattutto nei giorni e orari in cui erano previsti i turno del cineforum di Rho, ma non solo.

Inoltre abbiamo aperto da pochi giorni una nuova pagina, “Il cinema è di chi lo guarda
(https://www.facebook.com/ilcinemadichiguarda/), un modo per tenere vive le sale che ora sono chiuse attraverso i ricordi degli spettatori e delle persone che nei cinema ci lavorano. Via facebook e via mail, chiediamo a spettatori ed amici di mandarci ricordi e testimonianza per ricreare con l’immaginazione l’atmosfera della sala.
L’iniziativa che va invece a restituirci un ruolo di sala cinematografica benché sui generis è invece l’apertura di un canale VoD. Da qualche giorno esiste infatti un Beltrade virtuale, che abbiamo chiamato IL BELTRADE SUL SOFÀ – VOD. Il progetto è nato un po’ di corsa, in risposta alle richieste di tanti spettatori che desideravano sostenerci nel periodo della chiusura e al tempo stesso poter continuare a vedere alcuni film da noi proposti.
Non sappiamo quanto questa piccola iniziativa possa funzionare, difficilmente potrà dissipare le preoccupazioni per il futuro della nostra attività, ma dopo qualche dubbio iniziale, legato al nostro amore maniacale per il grande schermo e il cinema in sala, ci è parsa la cosa più logica e giusta da fare. Un’esperienza, quella della piattaforma legata a una sala cinematografica reale, che in altri paesi europei è molto sviluppata e oggi fornisce ad alcuni cinema d’essai un salvagente già pronto. Senza contare le iniziative di piattaforme che in Europa stanno mettendo parte delle loro risorse a disposizione delle sale chiuse.


Il ‘biglietto’ per vedere i film a IL BELTRADE SUL SOFÀ ha vari prezzi: sono gli spettatori a decidere se usare ad esempio il biglietto sostenitore, il più costoso, o accedere a un’altra fascia di prezzo, secondo le loro possibilità. Vogliamo infatti utilizzare questo momento anche per sperimentare il “biglietto responsabile”, qualcosa cui pensiamo da tempo anche per la sala.
Consapevoli delle difficoltà economiche che alcuni stanno attraversando, abbiamo messo a disposizione anche un biglietto molto basso (circa € 1,70) e ogni tanto, quando sarà possibile, metteremo online anche dei contenuti gratuiti.

Anzi, c’è già qualcosa di visibile gratuitamente, il filmetto da noi prodotto come Barz and Hippo su commissione del Comune di Rho, realizzato qualche anno fa insieme ad associazioni e agli spettatori del cineforum che gestiamo solitamente in quella città. Il film s’intitola, manco a dirlo, IL CINEMA È DI CHI LO GUARDA.

I nuovi film saranno circa cinque o sei a settimana, film che abbiamo già proiettato ma anche film che non avevano ancora trovato spazio nella nostra programmazione. I tempi di permanenza di ogni film sul canale possono variare da pochi giorni a molte settimane, secondo gli accordi con i distributori e le scelte di visione degli spettatori.

IL BELTRADE SUL SOFÀ – VOD significa mantenere il filo con lo spettatore, permettergli di vedere dei film selezionati nel panorama della distribuzione italiana indipendente e supportare noi, per le spese ingenti che dobbiamo sostenere anche nelle settimane di chiusura e le difficoltà prevedibili alla riapertura.
Al di là del nostro orto privato, però, c’è anche chi sta dietro al nostro lavoro, i piccoli produttori e distributori che in questo momento sono in sofferenza quanto le sale. il biglietto VoD funzionerà come i biglietti normali: una quota andrà ai distributori, come sempre. I partner con cui abbiamo iniziato (o meglio continuato) a lavorare sono in particolare Cineclub Distribuzione Internazionale, Reading Bloom, Eie Film, Invisibile Film, Zalab, Nefertiti Film, ma altri si aggiungeranno nei prossimi giorni e settimane.
La nostra iniziativa presa a sé non è molto, ma nello stesso tempo stiamo provando a coordinarci con altre sale indipendenti nel resto d’Italia, sale che non ricevono fondi pubblici (se non in misura irrisoria), così come con distributori amici, altrettanto indipendenti e con produttori e registi che si auto-distribuiscono: tutte realtà che formano una parte importante, a nostro parere, del tessuto culturale italiano ed europeo e che in questo momento sono quelle più a rischio.
Il progetto per una piatttaforma di sale cinematografiche indipendenti con un’offerta online è tutto da costruire, ma potrebbe aiutare a preservare anche in futuro l’indipendenza della cultura cinematografica. L’offerta di opere cinematografiche in visione gratuita, molto ampia in questo periodo, è comprensibile, ma
diviene in alcuni casi anche parte di strategie promozionali che vanno ovviamente a rinforzare le grandi piattaforme VoD e streaming. Pensiamo occorra uno sforzo di sensibilizzazione del pubblico affinché si comprenda che altri soggetti più deboli e meno visibili hanno in questo momento più che mai bisogno del
sostegno dei cittadini.
La sala cinematografica può contare solitamente su un pubblico affezionato e consapevole in misura molto maggiore rispetto a un piccolo distributore.
Quello che vale per i cinema vale del resto per le piccole librerie di qualità come per molti altri esercizi commerciali che lavorando su piccole dimensioni cercano di offrire ai loro clienti un’esperienza più complessa del semplice acquisto di un prodotto, e che oggi sono in pericolo.

Milano, 21 marzo 2020
Barz and Hippo
Monica Naldi

Maggiori informazioni:
Cinema Beltrade, Milano Film e informazioni: http://www.cinemabeltrade.net . Monica Naldi: 3474512456
monica.naldi@barzandhippo.com comunicazione@barzandhippo.com

Papà-Inoki colpisce attraverso Diego Fusaro

Papà strikes again.
Stamane telefonata che mi avvisa che Fusaro ha citato papà nel suo ultimo libro Glebalizzazione.
Lì per lì ho pensato: ma papà non l’ha mai seguito il catch giapponese, e Tony Fusaro sono anni che si è ritirato.

No vabbé, poi ho capito.

Borgo Plantarum- 25 e 26 aprile 2020 a Reggio Emilia

Ricevo e pubblico*:

Quarta edizione di Borgo Plantarum
La manifestazione dedicata a fiori e piante rare a Telarolo di Castellarano (RE) il 25 e 26 aprile 2020

Edizione all’insegna della sostenibilità e dell’ambiente per Borgo Plantarum 2020, prevista il 25 e 26 aprile tra le colline di Telarono di Castellarano, Reggio Emilia.
Filo conduttore di questa quarta edizione sono le soluzioni per ridurre l’impatto sul cambiamento climatico e lo spreco d’acqua. La manifestazione, come sempre curata da Carlo Contesso, richiama come ogni anno a Reggio Emilia i migliori vivai d’Italia, con una selezione preziosa di piante e fiori rari e proposte originali e creative per i giardini più asciutti e assolati tipici dei climi padani.
Grande protagonista di questa edizione sarà l’Iris, fiore sorprendente per eleganza e audacia, capace di adattarsi a terreni desertici come a zone stagnanti. E poi rose antiche e moderne, rododendri, lillà, camelie. Non mancheranno i profumi del mediterraneo: cisti, malve ed Helianthenum, tappezzanti resistenti all’aridità, Erysimum e Geum. Particolare attenzione anche alle perenni e agli arbusti da sottobosco e da penombra, alle aromatiche antiche e alle piante acquatiche. E ancora agrumi, frutti e piante officinali, per decorare il giardino e creare in cucina: tanti i momenti per approfondire e scoprire i segreti delle piante, sempre più utilizzate anche come spunto creativo per chi ha voglia di battere nuove strade, dalla pittura alla cucina.
Particolarmente ricco quest’anno il calendario di attività e mostre collaterali: escursioni, laboratori (anche per i più piccoli), corsi e incontri con l’autore faranno da contorno alla mostra mercato, insieme a stand di oggettistica per la casa e il giardino.

GLI ESPOSITORI
Tornano a Borgo Plantarum i Vivai Centroflora con una ricca selezione di annuali e una proposta di erbe e arbusti mediterranei: cisti, malve ed Helianthemum, piante tappezzanti resistenti all’aridità, Erysimum e Geum.
Al consueto lavoro di ricerca di Giardini dell’Indaco è affidato il mondo delle sempre più apprezzate erbacce perenni, delle felci e delle piante da sottobosco, dai rari Disporum megalanthum alle fresche infiorescenze di Filipedula vulgaris ‘Multiplex’, Iris pseudacorus ‘Alba’ fino a una incredibile collezione di Iris sibirica.
Ibridi di rododendro a fioritura tardiva, cultivar nane da vaso, e azalee di tutti i tipi popoleranno lo stand di Vivaio Rhododedron insieme a una parte della loro suggestiva collezione di Antiche Camelie della Lucchesia.
Il Vivaio Hydrophyllus sarà presente con un’ampia di scelta di piante acquatiche e palustri e la consueta, raffinata proposta di composizioni acquatiche realizzate in antichi catini. Qui fior di loto, ninfee e colocasie si intrecciano a splendidi Hemerocallis, per regalare un lungo periodo di fioriture e una straordinaria gamma di colori.
Liviana Nifantani accompagnerà i visitatori in un vero e proprio giro del mondo, con i suoi arbusti insoliti: il Ginko biloba ‘Troll’ nano, l’albero di Giuda a fiore doppio e insoliti lillà, tra cui la gialla Syringa reticulata ssp. perkinensis ‘Jellow Fragrance’, ed altre particolarmente indicate alla coltura in vaso, i suoi viburni dalle generose e profumate fioriture.
Esotismo e stupore anche nella selezione di OrchisMundi, con piante grasse dalla bellezza scultorea, voluttuose orchidee e raffinatissimi ibridi di Paphiopedilum, la scarpetta di Venere, oltre a tante specie botaniche inusuali e pressochè introvabili.
Quest’anno torna un grande classico sia del giardino romantico che della pittura: l’Iris barbata, proposto, insieme ad altre geofite, dal vivaio L’Insolito Giardino.
Il Borgo si riempirà poi delle rose antiche e moderne del vivaio Vivaverde e delle appariscenti e voluttuose peonie – erbacee, arbustive e intersezionali di Itho— dei Vivai delle Commande.
Gli agrumi tornano con i Vivai Ghellere: oltre alle più classiche varietà, il Citrus limon ‘Mellarosa’, un antico limone dal portamento compatto che produce abbondanti frutti piatti e costoluti e lo Yuzu, un profumatissimo ibrido giapponese molto resistente al gelo, eletto dagli chef stellati come il nuovo superfood.
Bellezza e bontà si incontrano anche al Vivaio Veimaro, con varie cultivar di Actinidia arguta —piccola cugina del kiwi senza peluria, più facile da coltivare e più profumata— ma anche fragole, lamponi e mirtilli a frutto grosso, facili da coltivare anche in pianura o in terrazzo.
Per il primo anno sarà presente Fattipomodorituoi che, ma il nome è già una garanzia, porterà più di cento varietà differenti di pomodoro: antichi e moderni, gialli, rossi, rosa, tigrati, neri, bianchi, minuti o giganti, a pera, tondi o allungati. Ampio spazio anche a piante officinali, fiori commestibili ed erbe alimurgiche da utilizzare in cucina per riscoprire i sapori di un tempo, grazie alla costante ricerca dei Fratelli Gramaglia.

ATTIVITA’ COLLATERALI e MOSTRE
Dopo il successo dello scorso anno torna a Borgo Plantarum Simone Ciocca, con un corso di acquerello dedicato al mondo botanico. Per i più avventurosi sono in programma escursioni nella natura alla scoperta delle piante spontanee tenuti da Erboristeria Fresia, mentre per chi vorrà cimentarsi con la cucina ci sarà Elena Zanni a introdurre gli iscritti al mondo della pasta fatta in casa (vegana e non) e all’uso dei coloranti vegetali. Tantissimi anche gli appuntamenti per i bambini, dedicati quest’anno al tema della sensibilità ambientale: il Mondo delle Api, Insetti e Farfalle, tra Fiori e Colori. I laboratori sono possibili grazie alla collaborazione con CEAS Terre Reggiane – Tresinaro Secchia Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità. Non mancheranno le tradizionali mostre, dedicate quest’anno agli acquerelli botanici e alla – difficile ma non impossibile – convivenza tra galline da aia e piante ornamentali.

CONFERENZE E INCONTRI
Come ogni anno la due giorni di Borgo Plantarum sarà scandita da incontri con l’autore, conferenze e momenti di approfondimento dedicati a neofiti e professionisti del giardino. Numerosi gli ospiti e gli eventi cultutrali: potete leggere il programma integrale, con date e luoghi, al sito dell’evento al sito BORGO PLANTARUM

UNA GRANDE NOVITA’: A BORGO PLANTARUM IN NAVETTA
Un piccolo passo nel rispetto dell’ambiente. Quest’anno l’organizzazione metterà a disposizione una navetta per raggiungere Borgo Plantarum. Un piccolo gesto che permetterà di limitare traffico e inquinamento, garantendo un servizio puntuale ai visitatori.
La navetta partirà dalla Stazione AV Mediopadana di Reggio Emilia, fermerà alla stazione centrale (centro Reggio Emilia) per arrivare a Borgo Plantarum. Gli orari verranno pubblicati sul sito della manifestazione. Il servizio, a prenotazione obbligatoria, costerà 7 euro (A/R) e darà diritto a uno sconto per l’ingresso alle mostre.

Borgo Plantarum è patrocinato da: Comune di Castellarano — CEAS Terre Reggiane

INFORMAZIONI UTILI:
Date e orari: sabato 25 e domenica 26 aprile 2020, dalle 9.30 alle 19.00
Luogo: Borgo antico le Viole, Telarolo di Castellarano (RE)
Info: borgoplantarum@gmail.com
Ingresso: intero 6 euro. Ingresso gratuito fino a 12 anni. Parcheggio gratuito.
Servizi: Navetta da e per stazioni di Reggio Emilia
Info e programma dettagliato: http://www.borgoplantarum.com

*ho un po’ accorciato perché l’evento è densissimo di manifestazioni e incontri culturali. E, amici e amiche, andateci, perché in questo momento bisogna seminare fiori, non il panico.