
PERCHÉ AVETE SCELTO IL TEMA “L’ARTE E LA MANIERA. IL GIARDINO INTELLIGENTE,
PENSATO CON PASSIONE E COLTIVATO CON CURA”?
«Perché piante e giardini sono prima di tutto belli e ci attirano grazie alla loro bellezza. Se ci
pensiamo bene, il giardino è a tutti gli effetti il risultato di una produzione artistica e questo
processo che chiamiamo giardinaggio o garden design tiene insieme tante competenze e
attitudini. La creatività è ciò che ci rende umani: siamo fatti per inventare, per immaginare
quello che non c’è, per creare, e questo modo di esprimerci fa parte della nostra realizzazione
personale. Così, la parola “arte” rimanda subito a un concetto di bellezza che sa catturare la
nostra attenzione e che sa attivare la nostra creatività. L’amore per il giardinaggio tiene
insieme l’aspetto più legato all’inventiva, il nostro bisogno innato di sentirci vicini agli altri
esseri viventi, le conoscenze sulle piante e sulle loro esigenze, le tecniche di coltivazione, la
sensibilità ambientale. Nel dna di Horti Aperti – che nasce come festival culturale – ci sono tutti
questi elementi… La “maniera” ci racconta il modo in cui ogni cosa può essere fatta bene solo
attraverso il filtro dell’esperienza, che in questo caso è quella condivisa dai protagonisti della
manifestazione, i vivaisti e i produttori in mostra. In un momento storico in cui le certezze
vacillano e quindi non ci sono regole preconfezionate che reggano, Horti Aperti non vuole dare
istruzioni ma attivare ragionamenti, per questo parliamo di giardino intelligente. “L’arte e la
maniera” incarnano i due filoni attraverso i quali Horti Aperti ha scelto di produrre conoscenza
e di veicolare i contenuti, sin dalla prima edizione del festival, ideato da Carlo Gariboldi e
Valentina De Tomasi nel 2021: il sapere e il saper fare».
CHE COS’È IL GIARDINO INTELLIGENTE?
«Lo slogan “Il giardino intelligente, pensato con passione e coltivato con cura” fa riferimento a
una concezione del giardino attuale, calato nei tempi moderni. Un verde che non copia
soltanto modelli tramandati, ma che sa cogliere le istanze del momento storico e i veri bisogni
delle persone e della natura oggi. Il giardino intelligente non ha paura di sconvolgere regole
secolarizzate per adattarsi a città sempre più soffocanti e a un’etica più rispettosa della
natura, dove fare meno spesso significa fare meglio. Ma è anche un giardino senza ansie, che
ciascuno di noi si può cucire addosso e che ci lascia liberi di sperimentare in maniera
soggettiva la nostra formula senza paura di sbagliare. Come in tutti gli ambiti della vita,
accettiamo che gli errori, quando capitano, possono essere un territorio di esplorazione e un
percorso di apprendimento. I tempi dei nuovi mezzi di comunicazione spesso premiano gli
slogan veloci, il “si può fare” o “non si può fare”, e annullano il ragionamento. Così, vedo
tantissima ansia in chi si approccia alle piante per la prima volta oggi, c’è una terribile paura
di sbagliare. Bisogna anche fidarsi di sé stessi, osservare e farsi guidare. Al contrario, il
giardinaggio deve essere un’esperienza piacevole dove mettersi in gioco, che ci riconcilia con
la natura ma anche con noi stessi».
UN ESEMPIO DI GIARDINAGGIO INTELLIGENTE?
«Piantare gli arbusti e le piante perenni in autunno. La scelta del terzo weekend di settembre
per ospitare ogni anno la manifestazione non è casuale. Tradizionalmente, Horti Aperti si tiene
nel weekend che segna il passaggio verso l’equinozio d’autunno, la stagione che secondo gli
esperti, oggi, è quella più propensa per piantare e per avviare un progetto verde, riducendo il
lavoro e ottimizzando i risultati. Gli autunni sono miti e lunghi e gli inverni non sono freddissimi
e permettono alle piante di affrancarsi e diventare indipendenti entro la primavera. Al
contrario, per una pianta acquistata a fine primavera, è una vera sfida affrontare le estati di
questi anni se non le si garantiscono cure davvero assidue. Un altro esempio: partire da piante
giovani coltivate all’aria e non in serra, che attecchiscono molto meglio, si adattano facilmente
al luogo e costano anche di meno».
QUAL È IL PUBBLICO CHE SI AVVICINA AL GIARDINAGGIO OGGI?
«I risultati di un sondaggio GfK Sinottica diffuso nel settembre scorso rivelano che il 64% degli
italiani si dedica alla cura del verde, anche in balcone, e si tratta di un pubblico
intergenerazionale. C’è un grande ritorno del “fare manuale” come esercizio di benessere e c’è
una voglia di disconnessione dagli schermi che avvicina i nuovi green-lover alle piante. Non è
una questione di hobby – cioè non serve un modo per intrattenersi – è questione di soddisfare
il nostro bisogno di contatto con la natura. I giardini, i balconi e i parchi, nell’epoca in cui il 70%
dell’umanità abita in città, sono diventati il nostro luogo di incontro con la natura. Ma sono
anche un rifugio per la natura stessa.
Il giardinaggio è uno stile di vita e si rispecchia in ogni aspetto del nostro vivere, perché è un
esercizio di relazioni, di pazienza, di creatività e di empatia. Per i ragazzi più giovani, il
giardinaggio è anche una forma di attivismo, vissuto come atto di resistenza e come supporto
concreto alla natura. Chi viene a Horti Aperti, viene per scoprire l’ultimo geranio resistente alle
malattie così come per ascoltare le conferenze del professor Stefano Mancuso».
QUALI SONO LE NOVITÀ NEL PALINSESTO DI CONFERENZE, INCONTRI E LABORATORI DI
HORTI APERTI?
«Con orgoglio posso dire che palinsesto di appuntamenti 2026 è triplicato: c’è il consueto
programma di incontri e conferenze con i grandi nomi della cultura nel campo del verde, della
divulgazione e dell’ambiente; c’è una nuova area Orto da Coltivare, con i workshop pratici su
aromatiche, orto, frutteto e anche balcone e giardino curati da esperti della divulgazione che
sono prima di tutto agricoltori e coltivatori diretti; inoltre, avremo le esperienze pratiche come
i laboratori per adulti e bambini e le visite guidate. Il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso,
che “apre” la manifestazione il sabato mattina, fin dalla prima edizione, interverrà sul punto di
incontro tra arte e scienza, attraverso il racconto della sua esperienza di partecipazione a
diverse Biennali d’arte e dei suoi monotipi botanici: opere concepite per generare conoscenza
nei confronti di esseri viventi che siamo abituati a considerare “meno evoluti” proprio
attraverso la bellezza. La domenica mattina, la conduttrice e divulgatrice Licia Colò, che
incarna i valori di Horti Aperti e che ha accettato di esserne la Madrina, parlerà del suo
rapporto con le piante. In quell’occasione, terremo a battesimo la nuova Rosa ‘Licia Colò’,
ottenuta da un’ibridatrice bresciana che coltiva soltanto con metodi naturali. L’architetto
Andreas Kipar parlerà del capitale naturale e del concetto di città Nature Positive, mentre gli
architetti Cristiana Favretto e Antonio Girardi, con il loro intervento PaeSaggio, illustreranno
l’approccio di PNAT Project Nature alla progettazione di giardini indoor e outdoor pensati
come ecosistemi. E ancora, lo scrittore Tiziano Fratus, presentando l’ultimo suo libro, Il
Passero Buddhista. Meditazioni selvatiche, aprirà al pubblico la riflessione su un approccio
laico alla spiritualità, guidato dallo stare nella Natura. Monica Pais, medico veterinario,
fondatrice di Effetto Palla Onlus, con Le piante “sì”, le piante “no” e altre storie parlerà di giardini
accoglienti per cani e gatti, nel rispetto della biodiversità selvatica. E ancora, nell’area Orto da
Coltivare, parleremo di difesa naturale dell’orto, del frutteto, del suolo e delle aromatiche con
Beatrice Bisaglia, Matteo Cereda, Pietro Isolan, Gian Marco Mapelli, Francesca della
Giovampaola, Filippo Bellantoni, Maura Rizzo. Sono confermati anche i Question Time, gli
incontri con i vivaisti che rispondono alle domande del pubblico. Tra le novità, l’esperienza di
Ecotuning condotta dalla facilitatrice Roberta Spoleto, un laboratorio di ecopsicologia per
riconnettersi con la Natura».
NELL’ERA IN CUI OGNI INFORMAZIONE È ACCESSIBILE DA CASA E LE PIANTE VENGONO
RECAPITATE CON UN CLIC, PERCHÉ VALE LA PENA DI VISITARE UNA MOSTRA-MERCATO
DI FIORI?
«Prenderci del tempo per fare una cosa bella e interessante, ci fa stare bene e – diciamolo –
spendere bene il nostro tempo è anche etico. Non è al 100% vero che ogni informazione sia
davvero accessibile, perché i mezzi e i tempi moderni non incoraggiano l’approfondimento, si
tende a rimanere in superficie: il sapere è sì più accessibile, ma di fatto non lo raggiungiamo.
Inoltre, i cinque sensi progettati dall’evoluzione per farci scoprire il mondo possono regalarci
una esperienza immersiva soltanto dal vivo. E poi c’è il piacere della scoperta: vedere la pianta
nella sua interezza e nelle sue proporzioni, in un contesto reale, non è come sceglierla
basandosi soltanto su una foto. Una mostra di piante e fiori come la nostra è l’interpretazione
più contemporanea e democratica delle wunderkammer del Rinascimento e del Barocco: una
galleria di meraviglie sorprendenti per appassionati e non. Questo spettacolo della
conoscenza genera stupore e curiosità, con il vantaggio che le meraviglie in mostra possono
essere acquistate a un prezzo equo. Gli espositori di Horti Aperti sono tutti coltivatori diretti,
non rivenditori».
A HORTI APERTI ARRIVANO VIVAISTI SPECIALIZZATI DA TUTTA ITALIA?
«Arrivano prevalentemente dal Nord Italia, con un bagaglio di storie incredibili. La
manifestazione tiene insieme un mondo di “eroi” che con il loro sapere custodiscono la
biodiversità orticola e le conoscenze più approfondite. Horti Aperti ha costruito una comunità
di persone e idee, portandola in una città dalla lunghissima storia, dove è stato fondato il
primo Orto Botanico della Lombardia, nel Collegio di merito più antico. Supportare questa
comunità di produttori significa permettere alle persone di acquistare piante sane coltivate
nel nostro clima senza lunghi trasporti e senza i “doping” che rendono i fiori più appariscenti
ma anche più fragili. Chi ci conosce già lo sa. Agli altri, dico che siamo un piccolo ecosistema
sensoriale e culturale dove prendersi il tempo per ascoltare, scoprire, annusare, toccare,
imparare. E anche per fare tante domande, perché i nostri espositori sono enciclopedie
viventi!».




























































































