La domanda che stai cercando è sicuramente sbagliata

Una delle prime cose che mi sono chiesta quale giovane giardiniera è: che cosa mi devo chiedere per conoscere la vera essenza del giardino?
Essendo un figlia della logica capisco che se non mi pongo la giusta domanda non avrò la risposta giusta.
In molti cercano risposte a domande che non sono quelle giuste, e si arrabbiano, o questionano all’infinito su una risposta che non accettano. Ma tutto questo accade perché ci si pone la domanda sbagliata.
Ma qual è la giusta domanda?
Per molto tempo ho cercato, su queste pagine digitali, di trovarla. Oggi mi chiedo: “Esiste una giusta domanda?”.

Le parole che mi dico in macchina (era un calesse)

La guida è l’unico momento in cui sono sola in uno spazio chiuso. Posso ascoltare la musica che mi piace a tutto volume, e posso cantare stonando ogni-singola-nota-della-canzone.
E questo senza dare fastidio a nessuno.
In auto faccio lunghi discorsi con me stessa, tanto lunghi che mi spiace interromperli quando arrivo a destinazione.
Tempo addietro disprezzavo chi parlava da solo, oggi mi rendo conto dell’incolmabile solitudine di chi parla con sé stesso come Gollum, e l’abitacolo dell’auto mi sembra una sorta di piccolo rifugio temporaneo che protegge me dagli altri e gli altri da me.
Metto a punto frasi, idee, mi racconto storie, ripercorro la mia vita, penso cose che non si possono né dire né scrivere.
E allora ho pensato un intero dialogo, per giorni. L’ho limato, perfezionato, portato alla massima precisione.
Poi mi sono resa conto che era inutile, che non si sarebbe mai presentata l’occasione di avviarlo.
Era un calesse, in fondo, anche quel dialogo così ben fatto, spontaneo, naturale. Così estemporaneo che mi ha preso una settimana di giri in macchina.
Ma quello che vorrei dire, no, quello che vorrei dire, è che io avevo telefonato a Mariani per avere degli equiseti particolari, perché sapevo che la ciotola sotto non aveva il foro di drenaggio. E vorrei anche dire che la ciotola mi è costata 35 euro. E che ho scelto quella perché sembrava la meno costosa, perché il tutto sembrasse poco impegnativo. Credo di aver girato un mese per trovare l’insieme giusto di piante e ciotola, ho scomodato amici e richiesto pareri professionali, e non so quanto ho speso facendo prove con altre ciotole e con altre piante. E quando me la sono portata via perché le piante erano moribonde, e l’ho messa sul sedile di dietro, l’auto è stata invasa da quell’odore di acqua marcia, tipica dei cimiteri.
Ma ovviamente anche la ciotola era un calesse.

Il Giardino delle Iris di Trebecco: l’eredità botanica di Luigi Mostosi alla figlia Cristina

13-papa-luigi-durante-libridazioneQuesta è la storia di un giardino e di stretti legami familiari. Quando la passione per le piante e i giardini ci ha fatte incrociare, la vicenda familiare di Cristina mi ha colpita in un modo che non so neanche io stessa raccontare.
L’amore che il padre aveva per le due figlie viene oggi ricambiato con la tenerezza del ricordo e la prosecuzione del lavoro e della passione della vita. E tutto questo è espresso dalla bellezza di un giardino, e dal finalmente acquietato ricordo dolce e amoroso, che vi giuro, da esso emana così forte da poterlo toccare, ogni volta che lo sguardo si appoggia su un fiore di iris, si tocca l’amore.
Luigi Mostosi aveva quasi 30 ibridi registrati all’American Iris Society, si era gettato nell’ibridazione per sopire un dolore incolmabile, la perdita della figlia minore Paola.
Dopo la scomparsa prematura del padre, è stata Cristina a occuparsi del giardino. È nella sua voce, nel suo entusiasmo non spento, ma solo reso più saggio e paziente, che si percepisce distintamente la presenza del padre e della sorella come persone fisiche, presenti e mai andate via. E io stessa, che il giardino non l’ho mai visitato, nettamente vedo tre figure lavorare tra le file di rizomi.
Il Giardino delle Iris di Trebecco, nel bergamasco, oggi prende forme diverse dal dolore, volgendosi all’aspetto più prettamente botanico e progettuale, al quale Cristina lavora alacremente ormai da alcuni anni.

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Le abbiamo chiesto di parlarci delle modifiche al giardino e dei suoi progetti, delle sue infinite idee che hanno come fulcro Il Giardino delle Iris di Trebecco.

Nel lavorare al tuo giardino, non hai subito intuito che fosse un patrimonio botanico di rilievo nazionale, come è arrivata la consapevolezza?

Mio padre coltivava ed ibridava iris barbate da più di trent’anni, pertanto fin da ragazzina il binomio iris-Giardino di Trebecco mi veniva naturale.
Forse ho percepito la portata della collezione delle iris quando mi è stata lasciata in eredità da papà, quando ho iniziato a mettere mano alla mole dei suoi appunti botanici, quando ho trovato a casa sua gli innumerevoli certificati di registrazione dell’American Iris Society, la massima autorità in materia.
Nell’ ottobre del 2016 sono stata invitata a partecipare come relatrice al Festival dei Giardini Veneziani (organizzato da Wigwam Club Giardini Storici di Venezia), per presentare il mio progetto di conservazione e sviluppo della collezione di iris. In quest’occasione ho conosciuto Luciano Cecchetti, Capo Tecnico dei Giardini delle Ville Pontificie (in passato responsabile dei Giardini Vaticani di Roma). Luciano mi ha caldamente spronato a proseguire nel mio progetto sottolineando l’unicità e il valore botanico del giardino.

Hai espresso il desiderio e l’intenzione di creare una rete culturale giardinicola avente come cuore il giardino de “Le Iris di Trebecco”: ci illustri il tuo progetto e i tuoi desideri?

Sono fermamente convinta che un giardino (non necessariamente storico) potenzialmente possegga la capacità di far ruotare intorno a sé le più disparate energie: cultura, turismo, nuove professionalità, servizi legati all’accoglienza ed alla didattica e tante altre ancora.
Il mio obiettivo è organizzare e gestire opportunamente il Giardino delle Iris di Trebecco, dando vita a un “circuito virtuoso” capace da una parte di generare stimoli anche economici e dall’altra di valorizzare e tutelare l’ambiente.
Sto avviando una comunicazione generativa di nuove relazioni con le istituzioni locali, dando vita a cooperazioni tra le varie associazioni locali con l’obiettivo di determinare ricadute positive sul territorio in cui è situato il giardino.
Il mio sogno è quello di definire una sorta di “distretto”: un’area geografica dove agricoltori, vivaisti, aziende agricole, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringano accordi per la gestione sostenibile delle risorse locali.

Hai pensato a una attività florovivaistica?

In realtà sì, ma è tutto in divenire. Anche se ho riservato una zona alla moltiplicazione delle iris, allo stato attuale le mie priorita’ restano la conservazione, lo sviluppo e la pubblicizzazione del giardino.
A questo proposito sono orgogliosa di anticipare che sarò presente il 13 e 14 maggio al Garden Festival che si terra’ a Rovato (BS) presso il Castello Quistini, sia come standista sia in veste di relatrice.

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Dal punto di vista strettamente orticolo, quali sono i tuoi obiettivi entro i prossimi anni?

Uno dei miei obiettivi primari per i prossimi anni riguarda la classificazione di tutte le iris della mia collezione, individuando gli ibridi creati da mio papà in 30 anni di ricerche.
Tutte le tipologie classificate verranno poi divise e moltiplicate per essere destinate alla vendita.


Intendi aprire il giardino al pubblico durante la fioritura delle Iris?

Dalla scorsa estate ho investito tutto il mio tempo libero nel giardino.
Ho voluto mettere in sicurezza la parte in pendio del giardino e creare delle terrazze ove trapiantare le iris e ne sto ancora costruendo.
Sto mantenendo fedelmente il tracciato del giardino progettato da mio papà, ma le iris le ho distribuite in modo piu’ sinergico.
Ho programmato l’apertura per la primavera 2018, ispirandomi all’abitudine tipicamente anglosassone di aprire le porte dei giardini privati in determinati periodi. Aprirò il Giardino delle Iris di Trebecco tra metà aprile e fine maggio a un pubblico amante della Natura, per poter condividere lo spettacolo emozionante della fioritura di queste piante tanto amate da mio padre: un’esperienza sensoriale unica e commovente, come in un quadro di Monet.
Sempre nell’ottica della valorizzazione delle bellezze e potenzialità del territorio, proporrò anche una vacanza di uno o più giorni in totale immersione in una natura lussureggiante. L’auto non verra’ mai utilizzata ma si faranno delle passeggiate green: un andar lento tra giardini, chiesette romaniche, castelli medioevali, degustando prodotti a chilometro zero dalla prima colazione, al brunch, fino alla cena. Si pernotterà in un agriturismo che è anche un’azienda vitivinicola. La Natura non ci abbandonerà mai e noi ci ritempreremo con essa.

Un consiglio per chiunque voglia coltivare iris barbate alte? (siamo pur sempre un blog di giardinaggio!)

È una pianta rustica, resistente sia al caldo che al freddo, semplice da coltivare. Una pianta dalle basse pretese che cresce anche su terreni poveri e non richiede grandi concimazioni. Amante del pieno sole e resistente alla siccità, anche se tollera comunque la mezz’ombra. L’ideale è orientare le piantine da nord verso sud, in modo da permettere una “cottura” estiva del rizoma, fatto indispensabile per una corretta crescita della pianta. I rizomi vanno piantati a fine estate-inizio autunno. Vanno bene terreni calcareo-argillosi, con buona permeabilità. I rizomi non vanno piantati in profondità, ma superficialmente. Al momento dell’interramento non bisogna dimenticarsi di annaffiarli per favorire l’attecchimento. Nei due periodi di febbraio-primi di marzo e settembre-primi di ottobre è consigliabile concimare con concime minerale (con poco azoto, più fosforo e potassio. Ad esempio: 5-10-10). Dopo tre o quattro anni i rizomi si moltiplicano e si accavallano l’uno sull’altro. Meglio, quindi, dividerli e ripiantarli evitando così l’eccessiva fittezza che causerebbe la riduzione o assenza di fioritura e la diffusione di parassiti.
Un giardino è sempre in divenire, difficile arrestarne la crescita ed i mutamenti; l’importante è non farlo invecchiare e morire.

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Ci racconti un aneddoto su tuo padre, che ha lasciato questo grande patrimonio botanico?

Qualche giorno fa, mettendo mano agli innumerevoli documenti di mio padre, ho trovato la locandina della mostra che aveva allestito dall’1 al 26 maggio 2002 in occasione del trentennale dell’Orto Botanico L.Rota di Bergamo.
La mia famiglia era devastata dal dolore: da poco piu’ di un mese mia sorella Paola di 24 anni era stata assurdamente assassinata da uno sconosciuto.
Questo è quello che la Direzione del Giardino Botanico ha voluto scrivere:
“LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO” – dedicato a Paola.
Luigi Mostosi, l’autore di questa collezione frutto di anni di ibridazioni, è stato colpito recentemente da un tremendo e tragico evento familiare. Possiamo solo immaginare i molti ripensamenti che nel dolore profondo ha provato. Ha deciso che la mostra dovesse essere inaugurata. Gli sono grato perché ha deciso che la bellezza deve vincere la brutalità, che per salvare il mondo ci si deve aggrappare ad essa. L’Orto Botanico di Bergamo si fa interprete di questo desiderio non con una festa, come avremmo voluto prima della tragedia, ma con l’invito alla gioia, all’ammirazione, alla curiosità che le forme delle Iris sono in grado di suscitare. Se durante la visita percepiremo il nostro cuore allietato, Luigi Mostosi avrà un sostegno in più per guardare avanti. Grazie Luigi ci stringiamo tutti intorno a te ed alla tua famiglia”.

Questo era mio Padre: grande equilibrio, grande cuore, grande forza e determinazione, grande esempio di vita.

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Grazie Cristina.

Novemila caffè (su Houzz)


“In caffè è nostro amico” diceva Jerry in Ipotesi di complotto, senza ricordarsi mai la combinazione del contenitore in cui lo teneva.
A me il caffè non piace tanto. Bevo solo il cappuccino, per svegliarmi e avere la scusa di azzannare un cornetto. In realtà il caffè fa abbastanza schifino, anche se pare che questa sia una cosa che dicono quelli come me, che vevono il tè. Quindi una cosa molto sleale e di parte.
Però non c’è niente di più amichevole che offrire una tazzina di caffè a un ospite, meglio se in giardino. Ho scelto alcune tra le foto che più mi sono piaciute emi hanno ispirata. Spero che vi piacciano.

Giardini fiabeschi tutti italiani (su Houzz)


Credo che il mio primo incontro con le fiabe, dopo le poesie e le ninne nanne di mia madre, siano stati “I Quindici”. Il volume sulle fiabe e racconti conteneva dei brevi estratti di fiabe di tutto il mondo, ma soprattutto italiane. I disegni mi piacevano molto e alcuni li ricordo molto bene, come quelli della fiaba di Cirimbriscola. Nella mia mente è chiarissimo il ricordo del castello di Rapolina, che era esattamente al di là del campo di erbe/broccoli/fave della casa di Stefanaconi. Lo vedevo come adesso vedo il monitor del PC.
Nello scegliere queste foto mi sono lasciata un po’ trasportare dai miei ricordi e dalle mie letture, lo ammetto.
A tal porposito, se vi dovesse capitare tra le mani Donna di spade di Giuseppe Pederiali, prendetelo.
E se vi va, a porpsito dell’ultima foto, potete dare un’occhiata al trsto di una mia conferenza sulla soglia in giardino.