Il problema è quell’ “oggettivamente”, Giancazzo

Un paio di giorni fa ho pubblicato una storia su Instagram in cui davo del “cesso” al manga Homunculus, cosa che mi è valsa qualche commento di diniego e uno di insulti (oltre a due messaggi saggi e arguti, riassumibili con: “Te l’avevo detto, io”). La mia esternazione è dovuta al solito motivo: la descrizione della figura femminile.

Entra in scena la figura femminile ed entra in scena non solo il sesso, ma il concetto di sessualità, accompagnato dai fidi satelliti: morbosità e perversione. La figura femminile associata unicamente alla sessulità ci ha sinceramente ROTTO LA DEVOZIONE. Il Giappone è un paese maschilista come pochi, altro che Iran , ma sono ricchi, e “riccanza” fa rima con “panza”. Le donne sono raffigurate come giovani ninfette pronte a volgersi a chiunque sia in grado di soddisfare le loro voglie e capricci, soldi o sesso. Insomma come giovani prostitute, anche se credo che i raffinati “seinen bros” usino quella parola che inizia per “tro” e finisce con “ietta”. E a me un fumetto che dipinge le ragazze come troiette, SENZA porre un distacco etico e una condanna morale sui personaggi che lo pensano, mi fa semplicemente cagare. Perciò per me Homunculus è un autentico cesso.

Non è che sia la prima volta che mi capita un mangazzo di questo genere, i manga sono quasi tutti così, soprattutto certi seinen con l’aspirazione (ah aha ahha) di criticare la società(!!!), ma questo non ha uno standard di disegno abbastanza elevato per proseguire la lettura. Ho trovato maschilismo all’ennesima potenza, tipo Offered o White haired devil, ma lì, perdio, c’è la mano di Santità Ikegami! Perfino Usamaru Furuya tenta di porre una condanna etica ai comportamenti dei suoi personaggi (anche se di fatto per stile e narazione, avalla e si compiace indulgente).

Altro da dire non è che ci sia poi tanto, i contenuti di Homunculus si raggranellano in poche frasi, ma per chi ha letto P.K. Dick (A scanner darkly), Virginia Woolf (Mrs. Dalloway), Kafka, persino l’impostata Clarice Lispector, e di seguito tutto il decadentismo del monologo interiore e della ricerca del sé, Camus, Pirandello, Schnitzler, perfino Proust, e la saggistica sulla struttura sociale dell’io di Foucault e Lacan… SINCERAMENTE la lettura di Homunculus è una cosa di cui non te frega ‘na cippa ‘ncroce.

Ma torniamo al problema di quel messaggio (insulti a parte). C’era scritto: “Oggettivamente è un capolavoro”.

Oggettivamente per chi? Il problema è proprio lì, Giancazzo, quell’oggettivamente. Perché quell’oggettivamente prende a misura un insieme molto specifico: quello dei maschi eterocis bianchi, cioè del gruppo socialmente dominante. Questa non è analisi: è imposizione estetica. Nessun afroamericano considera Via col vento un capolavoro (fatevene una ragione), iniziate a pensarlo da quell’altra angolazione. Considerare il proprio insieme il “neutro” rispetto a cui tutto si deve modellare è esattamente il frutto del patriarcato: i tanti Giancazzo che si sentono autorizzati a insultare le persone che non rispettano quel dogma sociale.

Insomma, avere contestato Homunculus per il modo in cui tratteggia la figura femminile, mina il patriarcato, terrorizza Giancazzo, che senza il patriarcato non avrebbe un paradigma estetico, morale, sociale, probabilmente non avrebbe neanche un io, e lo spinge a insultare, a imporre senza argomentare. Perché il patriarcato lo autorizza.

E poi, Giancazzo, ancora la parola capolavoro? Capolavoro qui, capolavoro lì. Il patriarcato insegna a essere banale, a usare termini triti e ritriti nell’aspirazione al conformismo. Perché se sei conformato allora sei.

Paesaggi in “Porco Rosso” (parte 1 di 2) Il giardino di Madame Gina

Fuck Your Lecture on Craft, My People Are Dying

By Noor Hindi

Colonizers write about flowers.

I tell you about children throwing rocks at Israeli tanks

seconds before becoming daisies.

I want to be like those poets who care about the moon.

Palestinians don’t see the moon from jail cells and prisons.

It’s so beautiful, the moon.

They’re so beautiful, the flowers.

I pick flowers for my dead father when I’m sad.

He watches Al Jazeera all day.

I wish Jessica would stop texting me Happy Ramadan.

I know I’m American because when I walk into a room something dies.

Metaphors about death are for poets who think ghosts care about sound.

When I die, I promise to haunt you forever.

One day, I’ll write about the flowers like we own them.

Paesaggi in “Lupin III – Il castello di Cagliostro” (3 di 3)

Paesaggi in “Lupin III – Il castello di Cagliostro” ( 1 e 2 di 3)

Paesaggi in “Kiki -consegne a domicilio” di Hayao Miyazaki (fiori recisi, semantica del colore, femminismo 3/3)

Paesaggi in “Kiki – consegne a domicilio” di hayao Miyazaki (la città di Koriko, parte 2/3)

Paesaggi in “Kiki -consegne a domicilio” di Hayao Miyazaki (1/3)

Lo Scalendario 2026: un progetto di fumettistə e gamer per ripristinare la connessione internet a Gaza

Lo Scanlendario 2026 è disponibile per il preordine da oggi. Un’alleanza tra fumetto e videogioco per sostenere il progetto Alberi della Rete di Gazaweb e ACS, un progetto che lavora per ripristinare connessione a internet e legami umani nella Striscia di Gaza, creando hotspot basati su eSIM (e non solo).

Il calendario, giunto alla sua sesta edizione, propone 12 illustrazioni originali, dedicate ad altrettanti classici del videogioco da una lineup impressionante di artistx:

  • Zerocalcare
  • Valeria Cunto
  • Roberto D’Agnano
  • Luca Tieri
  • Fumettibrutti
  • Francesco Guarnaccia
  • Junopika
  • Matilde Simoni,
  • Matteo De Longis
  • Fra! Design
  • Daw
  • Daniel Cuello

Tutte le illustrazioni sono state donate, così come il lavoro di logistica e redazione. Lo Scanlendario è un’iniziativa informale, organizzata dal basso, fuori dalle logiche del profitto. Il 100% dei guadagni verrà donato direttamente ad Alberi della Rete.

Dove comprarlo

Lo Scanlendario è disponibile da oggi su www.scanlendario.com. I calendari verranno spediti entro i primi di dicembre, in tempo per i regali delle feste.

Chi siamo

Lo Scanlendario è ideato e prodotto da un collettivo informale composto da: Nelson “Pizza Pirate” Calderara, Nicola Bernardi e Fabio “Kenobit” Bortolotti.

Contatti e informazioni

www.scanlendario.com

kenobit@protonmail.com

+39 347 0448647

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La ferocia delle donne al potere in un sistema maschilista

Il tema della ferocia delle donne di potere riemerge frequentemente in questo periodo in cui la prima premier della storia italiana è una donna. Da Giorgia Meloni, che ha peraltro un aspetto con le caratteristiche che sono state nobilitate dal razzismo inglese, capelli biondi, occhi azzurri, pelle chiara, fisico snello anche se minuto, ci si aspettava di più -non in quanto governante – ma proprio in quanto donna.

Avendo tra l’altro brandizzato politicamente la sua femminilità, la sua maternità e religione, Meloni è spesso additata quale negazione di tutte e tre le cose (donna-madre-cristiana).

Quanto a spietatezza, Meloni viene spesso associata a Ursula von der Leyen, a Angela Merkel, a Margaret Tatcher. Tra i commenti sui social leggo spesso elenchi di nomi di donne di potere di cui viene rimarcata la crudeltà, e -se il commento è di un maschio – inevitabilmente segue la chiosa: “Dicono che le donne al potere non farebbero le guerre, ma mi pare tutto l’opposto” (o qualcosa di analogo).

C’è una versione breve e c’è una versione lunga per spiegare tutto questo, userò quella breve: in un sistema di governo maschilista e patriarcale, non può che essere così. Sarebbe assolutamente, del tutto, in qualsiasi modo impossibile che non fosse così.

L’attuale sistema economico, il capitalismo globale, considera le donne quale forza lavoro e forza riproduttiva da controllare, non da includere della struttura di governo. Ovviamente, grazie alle lotte femministe e al progresso scientifico, le donne sono riuscite a creare delle incrinature, ricavandosi qualche spazio, inserendosi man mano sempre più in alto. Il lavorio per ottenere questo risultato dura da millenni ed è costato milioni di vite di donne. E qui si apre un grande ossimoro della lotta politica all’interno della società capitalista. La lotta per l’eguaglianza si esprime infatti attraverso le dinamiche capitaliste, in seno alla collettività. È quindi naturale che le espressioni ultime di quella lotta non rappresentino i valori teoretici iniziali, o di chi la abbraccia o la combatte ai “piani bassi”. In definitiva, Giorgia Meloni non rappresenta un “risultato” per il Femminismo, se non di tipo meramente statistico.

Il sistema capitalista patriarcale non ti mette sullo scranno di Presidente del Consiglio Italiano se propugni parità salariale o l’aborto gratuito. Ti ci mette solo se fai i suoi interessi, in quel caso per la donna ci sono molte ricompense.

A riguardo trovi un intervento di Michela Murgia al minuto 5:23 di questo interessante video (Il muschio selvaggio, con Fedez) in cui Murgia dice “le donne che non rompono le palle al patriarcato escutono i dividendi”. Se vai a 1h09, Murgia aggiunge che il patriarcato “serve alla guerra” (1h09m). Se poi lo ascolti per intero, è anche meglio, perché è ricco di riflessioni interessanti che appaiono quasi preveggenti.

Tutte le donne di potere hanno agito secondo il sitema patriarcale e capitalista, accentuandone anzi l’asprezza, perché una donna che occupa un posto abitualmente assegnato a un maschio, deve dimostrare di “esserne all’altezza” (…). Ciò implica non solo ricalcare deliberatamente o inconsapevolemente modelli di comportamento maschili, ma esasperarli. Inoltre, per essere arrivata fin lì, dividendi o meno, una donna -chiunque essa sia- ha certamente lavorato molto su sé stessa, sulla sua capacità di reazione e controllo. Questo porta a un normale inasprimento del carattere. Si aggiunga il mito della donna mansueta e angelica per aumentare lo stigma verso le donne di potere che usano la stessa spietatezza delle loro controparti maschili.

Esercitare il potere in un sistema in cui è “il potere” a essere spietato, porta chiunque a farlo secondo quel parametro, secondo quella relazione tra chi agisce e chi subisce. Il modo in cui il potere viene agito il più delle volte non è neanche determinato dall’individuo, ma dalla struttura politica. L’individuo-personificazione può certamente aggiungere del suo, ma è comunque e sempre incanalato su quel binario. È il potere patriarcale a determinare la ferocia, non il genere di chi la esprime! Le donne, in quanto persone, possono essere buone e cattive, feroci o miti, bellicose o pacificatrici, o una via di mezzo di tutto ciò. Sembra così superfluo da dire, ma per molti maschi i puntini non si collegano. È per questa ragione che sostengo che il governo dei maschi abbia fallito, e che è ora che le donne prendano il potere. Certo, in un sistema non-patriarcale.

Le frasi antifemministe del tipo: “Mettiamo le donne al potere, hanno detto! Ed ecco cosa ci troviamo!”, “Le femministe dicono che le donne sono migliori di noi, guardate Giorgia Meloni e rimpiangete Berlusconi!” sono ormai ubique e purtroppo le leggo anche su account su cui non vorrei davvero leggerle. È per questo che ho scritto questo post.

Il potere del maschio ha fallito: si è dimostrato essere fonte infinita di carneficine. Ora tocca a noi donne. Sorelle, abbiamo molto lavoro da fare.