Paesaggi in “Il mio vicino Totoro” (parte 2 di 3) Un lunghissimo tramonto

Paesaggi in “Il mio vicino Totoro” (parte 1 di 3) Un paesaggio totalmente giapponese

Paesaggi in “Anna dai capelli rossi” (parte 2 di 2) Il giardino cottage americano

Paesaggi in “Anna dai capelli rossi” (parte 1 di 2) Il paesaggio come linguaggio cinematografico

Il problema è quell’ “oggettivamente”, Giancazzo

Un paio di giorni fa ho pubblicato una storia su Instagram in cui davo del “cesso” al manga Homunculus, cosa che mi è valsa qualche commento di diniego e uno di insulti (oltre a due messaggi saggi e arguti, riassumibili con: “Te l’avevo detto, io”). La mia esternazione è dovuta al solito motivo: la descrizione della figura femminile.

Entra in scena la figura femminile ed entra in scena non solo il sesso, ma il concetto di sessualità, accompagnato dai fidi satelliti: morbosità e perversione. La figura femminile associata unicamente alla sessulità ci ha sinceramente ROTTO LA DEVOZIONE. Il Giappone è un paese maschilista come pochi, altro che Iran , ma sono ricchi, e “riccanza” fa rima con “panza”. Le donne sono raffigurate come giovani ninfette pronte a volgersi a chiunque sia in grado di soddisfare le loro voglie e capricci, soldi o sesso. Insomma come giovani prostitute, anche se credo che i raffinati “seinen bros” usino quella parola che inizia per “tro” e finisce con “ietta”. E a me un fumetto che dipinge le ragazze come troiette, SENZA porre un distacco etico e una condanna morale sui personaggi che lo pensano, mi fa semplicemente cagare. Perciò per me Homunculus è un autentico cesso.

Non è che sia la prima volta che mi capita un mangazzo di questo genere, i manga sono quasi tutti così, soprattutto certi seinen con l’aspirazione (ah aha ahha) di criticare la società(!!!), ma questo non ha uno standard di disegno abbastanza elevato per proseguire la lettura. Ho trovato maschilismo all’ennesima potenza, tipo Offered o White haired devil, ma lì, perdio, c’è la mano di Santità Ikegami! Perfino Usamaru Furuya tenta di porre una condanna etica ai comportamenti dei suoi personaggi (anche se di fatto per stile e narazione, avalla e si compiace indulgente).

Altro da dire non è che ci sia poi tanto, i contenuti di Homunculus si raggranellano in poche frasi, ma per chi ha letto P.K. Dick (A scanner darkly), Virginia Woolf (Mrs. Dalloway), Kafka, persino l’impostata Clarice Lispector, e di seguito tutto il decadentismo del monologo interiore e della ricerca del sé, Camus, Pirandello, Schnitzler, perfino Proust, e la saggistica sulla struttura sociale dell’io di Foucault e Lacan… SINCERAMENTE la lettura di Homunculus è una cosa di cui non te frega ‘na cippa ‘ncroce.

Ma torniamo al problema di quel messaggio (insulti a parte). C’era scritto: “Oggettivamente è un capolavoro”.

Oggettivamente per chi? Il problema è proprio lì, Giancazzo, quell’oggettivamente. Perché quell’oggettivamente prende a misura un insieme molto specifico: quello dei maschi eterocis bianchi, cioè del gruppo socialmente dominante. Questa non è analisi: è imposizione estetica. Nessun afroamericano considera Via col vento un capolavoro (fatevene una ragione), iniziate a pensarlo da quell’altra angolazione. Considerare il proprio insieme il “neutro” rispetto a cui tutto si deve modellare è esattamente il frutto del patriarcato: i tanti Giancazzo che si sentono autorizzati a insultare le persone che non rispettano quel dogma sociale.

Insomma, avere contestato Homunculus per il modo in cui tratteggia la figura femminile, mina il patriarcato, terrorizza Giancazzo, che senza il patriarcato non avrebbe un paradigma estetico, morale, sociale, probabilmente non avrebbe neanche un io, e lo spinge a insultare, a imporre senza argomentare. Perché il patriarcato lo autorizza.

E poi, Giancazzo, ancora la parola capolavoro? Capolavoro qui, capolavoro lì. Il patriarcato insegna a essere banale, a usare termini triti e ritriti nell’aspirazione al conformismo. Perché se sei conformato allora sei.

Paesaggi in “Porco Rosso” (parte 1 di 2) Il giardino di Madame Gina

Fuck Your Lecture on Craft, My People Are Dying

By Noor Hindi

Colonizers write about flowers.

I tell you about children throwing rocks at Israeli tanks

seconds before becoming daisies.

I want to be like those poets who care about the moon.

Palestinians don’t see the moon from jail cells and prisons.

It’s so beautiful, the moon.

They’re so beautiful, the flowers.

I pick flowers for my dead father when I’m sad.

He watches Al Jazeera all day.

I wish Jessica would stop texting me Happy Ramadan.

I know I’m American because when I walk into a room something dies.

Metaphors about death are for poets who think ghosts care about sound.

When I die, I promise to haunt you forever.

One day, I’ll write about the flowers like we own them.

Paesaggi in “Lupin III – Il castello di Cagliostro” (3 di 3)

Paesaggi in “Lupin III – Il castello di Cagliostro” ( 1 e 2 di 3)

Paesaggi in “Kiki -consegne a domicilio” di Hayao Miyazaki (fiori recisi, semantica del colore, femminismo 3/3)