Delusioni di mezza montagna

Dove sta scritto che un blog di giardinaggio debba sempre parlare di cose belle e cicì e cocò?
In queste settimane il mio umore è così giù che la BP mi ha offerto un posto per trivellare la Fossa delle Marianne.
Per tentare di distrarmi e trovare ispirazione ho fatto un giretto alla Limina.
L’ultima volta che c’ ero stata, a marzo, non potevo fare un passo senza che il mio occhio fosse attratto da qualcosa di minuscolo, colorato e confettato.

Ma la nube di tenebra che mi avvolge deve aver spaventato e fatto fuggire ogni benevolo spirito del bosco e ogni fiore lì intorno.
Ho incontrato una sola fata, travestita da ranocchia. Probabilmente era una vedetta. Limina_2014_09_15 (21)

Speravo, agognavo qualche fiore insolito, qualcosa che avrei potuto portarmi nel cuore fino alla marina.
Macchè, solo ciclamini.
I piccoli topolini di montagna, sparpagliati tra la lettiera delle foglie di faggio. Amabili, cuoricini e rosini. Ognuno perfetto, timido, bomboniera dei boschi. Tra il muschio alto e le grandi radici bianche dei faggi, è facile immaginare che qualche fata buona vada a riposarci sopra.

Ma non sentivo l’aria di montagna, solo un po’ di freddino. E gli alberi rimanevano alberi e non spiriti.
Anche il tatuato Geranium versicolor appariva modesto, solitario.
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E poi c’è sempre qualcosa che ti riporta alla realtà.
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Statico il mercatino dei fiori di inizio primavera

Uno dei miei “polsi” più sensibili è il mercato del giovedì a Siderno.
Non è un grandissimo mercato dei fiori, ma è senza dubbio più variegato di quelli dei paesi immediatamente limitrofi.
Era da parecchio che non ci andavo perchè non compro più piante. Ma era forte la voglia di farci un giro, dare uno sguardo ai colori, alle novità, rincontrare vecchie facce (come il signor Natale), chiedere dei prezzi.

Che delusione. Sarà stata la neve che ha bloccato l’arrivo delle piante olandesi, la protesta dei forconi, lo sciopero dei camionisti e quello dei benzinai, il Burian Siberiano, il Blizzard di non so so dove, ma al mercato di Siderno, due giovedì fa, le piante erano davvero scarsamente interessanti, anzi, direi che se la vista delle piante può essere deprimente, questa lo era.

E’ vero che il signor Pasquale, fratello di Natale, non lavora più da anni, è vero che Rocco è un po’ caro, che qualcuno ha ridotto considerevolmente il suo spazio espositivo, ma fatti tutti i conti a noi mancano un paio di settimane per entrare nel pieno delle fioriture primaverili, e tutti amiamo andare a curiosare se sulle bancarelle ci sia qualche fiore con cui possiamo anticipare l’evento naturale.

Torno a dire: è vero, quel giovedì faceva freddo, ma l’impoverimento non era relativo solo all’offerta dei fiori: tutto il resto del mercato era contratto, diminuito in numero e varietà. Sedie, canestri di vimini, secchi, scarpe, tovaglie, e tutto quel che di solito si trova al mercato. Per non parlare del settore verdura e sott’olio, praticamente sparito, il che è un dato strano, perchè di solito, quando mancano i soldi, si tende a vendere anche ciò che servirebbe per la propria alimentazione.

Il giorno stesso ho sentito la notizia dei prezzi alle stelle per le verdure. Come mai c’era così poca verdura al mercato? I contadini preferiscono venderla sottocosto ai negozianti per risparmiare sull’affitto del suolo comunale?
Mi riprometto di tornarci fra qualche settimana, sperando in qualche novità positiva.

Al mercato dei fiori c’era quanto lecito aspettarsi:

Bulbi forzati

La solita parata di bulbi in vasetto di forzatura, di produzione olandese, con relativo cartellino. Giacinti e narcisi non possono mai mancare, specie i ‘Tète à Téte’, particolarmente usati a questo scopo. Anche i muscari non sono proprio una novità, dato che sono parecchi anni che circolano nei sacchettini ai supermarket: le signore ormai li conoscono. Insolita l’Iris reticulata, qui poco conosciuta, e comunque non nella sua varietà più bella e venduta, la ‘Katharine Hodgkin’, ma una cultivar più scura e meno pregevole, o forse proprio la specie reticulata e basta.
Se qualcosa si può dire, è che senza dubbio è migliorata la stabilità della tecnica di forzatura, lo si vede dalla robustezza e dal colore degli steli, ma credo anche che ormai il bulbo forzato sia entrato anche da noi nel “paniere” degli acquisti sicuri, e capita spesso di vedere i vasetti etichettati con la testolina del fiore appena fuori ben esposti sui banchi dei market. Poi gli scapi si allungano, i fiori fioriscono e muoiono, e i vasetti rimangono lì perchè nessuno li ha comprati. Che schifo di vita: fiorire sul bancone di un market, tra lampadine a basso consumo e torroni ancora in offerta. Mal comune: almeno avete sofferto insieme, avete fatto una meravigliosa fioritura su quel ripiano: eravate bellissimi, vi avrei presi tutti con me.

Al mercato capita meno spesso questo “invenduto di massa”, i prezzi sono più ragionevoli,trattabili, le piante meglio curate e meglio esposte, con un aria più allegra, meno da oggetto.

Questi hanno un'aria allegra: vien subito voglia di portarli a casa


Magari da mescolare ai Muscari, così delicati, così azzurri e “inglesi”!

Certo, non mancavano le solite cose, gerani rossi e rosa, e i ciclamoni. Mi ha stupito invece l’ampia distesa di vasi di ciclamini medi…insomma, quasi normali. Che la gente stia riscoprendo il fascino della naturalezza? Dio mio, i colori però paiono passati con la bomboletta spray.


Oltre ai ciclamini la margheritina doppia, rosa o rossa, tipo Pomponetta. Anche quella dai colori rudi e polarizzati verso due opposti (bianco o rosso, senza mezze misure), ma con quell’aria di rustico, di campagna. Le violette invece sono sempre quelle enormi, a orecchio d’elefante. Le tricolor semplici non si trovano.

Più insolita la presenza degli anemoni, serie De Caen, la meno problematica, che da noi vengono considerati piante selvatiche, tipo “papavero”. Anche se spessissimo si trovano nei sacchetti ai supermarket, la gente si confonde quando li deve piantare, li mette sottosopra, li spezza, o sbaglia terreno e profondità.
Una signora ne ha presi un paio, di colore azzurro, assieme a dei gerani.

Viole del pensiero, primule e ciclamini

Da la Riviera del 12 febbraio 2006
Lo so che la stagione è avanti di un pezzo, però io lo trovo ancora gustoso. Vi prometto qualcosa di nuovo nei prossimi giorni.

Viole del pensiero, primule e ciclamini

Che noia, che barba, che noia! Alle soglie della primavera, quando i vivai tornano ad offrire qualche pianta annuale da cassetta o da bordura, ricompaiono immancabili le viole del pensiero. E come in una prevedibile cena di natale, nella quale alla pasta e vongole si succede l’arrosto col purè, tra un po’ avremo le primule, mentre i ciclamini sono in vendita sin dall’autunno. Il fatto è che il sistema italiano di vendere giardinaggio funziona così: se una pianta non ha fiori non ha neanche valore commerciale. Questo è dettato dall’ignoranza e dall’acquiescenza dell’acquirente. Non ci si prende mai la briga di andare a cercare piante che non si vedono al mercato o dai vicini. E’ un modo di fare giardinaggio pressappochista e banale, e se vogliamo, anche un po’ ridicolo.
Prendiamo il caso delle viole del pensiero (Viola x wittrockiana), da qualche anno a questa parte il mercato ci propone degli ibridi dai fiori sempre più grandi, che hanno ben poco del delicato e buffo fascino delle vecchie “pansè”. Vita Sackville West, la grande giardiniera inglese, constatava come alcune avessero una “buffa faccia da gatto”. Ora quei micini sono cresciuti a forza di incroci, selezioni ed ormoni, e ci guardano in gattesco con feroci ghigni da tigre dai denti a sciabola (vedete qua sotto, come ci guardano storte?).

Viola del pensiero gigante

Non sarebbe meglio un tappeto di semplice e minuta Viola tricolor, che ogni tanto ancora si trova in pochi esemplari terrorizzati tra quella gran massa di felini urlanti?
I ciclamini, poi! Chi li riconosce più? I più piccoli sono sempre troppo grandi, con colori rudi e volgari. Perso completamente il loro colore originario, una gradazione elegantissima e raffinata tra il malva chiaro e il rosa confetto, perso il fascino del loro fogliame macchiato come certe edere. Ora sono brutti come scarafaggi color fucsia.
ciclamini giganti

Le primule (Primula veris) non sono mai state un granché. Hanno un fogliame che sembra lattuga e dei colori che le fanno sembrare finte. L’unica che abbia un’apparenza “normale” è quella di colore giallo crema, la P.veris, che è poi il colore originario (il “giallo primula”, per l’appunto). Ovviamente di primule esiste una gran quantità di specie (tutte più belle della commerciale P. vulgaris) ed un numero incredibile di varietà orticole, ma nei nostri vivai arrivano solo i comuni ibridi. Basta spulciare appena un po’ nella storia del giardinaggio per avere un’idea del vastissimo mondo delle primule e dell’intensa passione collezionistica che le accompagna. Purtroppo il nostro clima è troppo caldo ed asciutto per loro, che diversamente da quel che si crede sono piante perenni e non annuali. Tuttavia non si può trattarle diversamente perché, come le pansè (piante perenni anche queste), muoiono appena iniziano ad arrivare i primi caldi. Tra l’altro noto con orrore come le primule vengano acquistate in miscugli allucinati e disposte in ciotole in pieno sole, per “abbellire” i gradini delle scale. Il posto ideale per le primule, se si vuole sperare di vederle rispuntare l’anno successivo, è in piena terra, in una zona fresca e leggermente ombrosa. La chioma di un albero caducifoglie va benissimo, poiché lascerà passare il sole in inverno, quando le primule saranno in fiore, e le ombreggerà dalla primavera all’autunno.
Un ciliegio, magari, dato che non abbiamo parlato dell’Hana-mi.