E va via anche Flickr

Da qualche giorno sono tornata all’account free di Flikr. Avevo superato la soglia del tempo massimo per il rinnovo dell’account pro (in realtà credevo di aver acquistato un mini-pro di 3 mesi, ma non era così) e sono “ributtata indietro” agli ultimi 200 upload. Ho fatto di corsa una ricarica, ma continuavo a pensarci. Ieri ero lì lì, avevo schiacciato il pulsante”paga adesso”, avevo inserito i dati.
Poi ho abbandonato.
No, mi sono detta. Semmai dovrebbe essere Flickr a pagare me. In che razza di mondo viviamo in cui il lavoro o il diletto del singolo diventano veicolo per il guadagno di terzi?

E non ultima considerazione: io scaricavo una quantità immane di file su Flickr, perchè per me era comodo poter avere le mie foto su un server e non sul pc di mia sorella, che sembra più protetto del Pentagono.
Ma era come se scaricassi spazzatura. Come se facessi foto a valanga solo per scaricarle dove le potevo dimenticare, per poi ritrovarle all’occorrenza. Una volta scaricate su Flickr perdevano immediatamente valore, morivano. Le potevo resuscitare postandole qui, commentandole, spiegandole, creandoci sopra una storia.
Ora che sono state eliminate sono rinate. Vivono nell’hard disk del pc di mia sorella, ma vivono.
Pubblicarle era nè più nè meno che distruggerne il valore.

Perciò no. Dalle oltre mille foto che avevo, oggi ne ho solo una cinquantina. Se vorrò condividere le mie foto, lo farò tramite questo blog.

Per fare un tavolo ci vuole il legno…

Dice la canzoncina: “Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero”.
Bene, anche per fare un giardino ci vuole un albero, e che non sia un albero qualunque.
Il giardiniere, quello di un certo livello, quello che si distingue dalla massa, si riconosce subito da che alberi usa.
Perché poi l’albero? Ma è semplice, perché l’albero è molto grande, occupa più spazio,il suo posizionamento corretto implica una pianificazione attenta e consapevole, una scelta adeguata dell’esemplare, (che non sia né troppo grande né troppo minuto), il suo sviluppo elegante chiarisce che siamo di fronte ad un giardiniere-osservatore costante, che conosce i metodi di potatura corretti, che lascia mano libera alla natura senza sfociare nell’anarchia, che sa amministrare la wilderness con sapienza e abilità, che ci pensa sopra due volte prima di potare o meno la farnia ;P .

Un giardiniere così è uno che non solo conosce le piante da fiore, che sono piccole creature “traslocabili” rispetto ad un albero, ma tratta le piante da giardino più difficili, più imprevedibili, più faticose da imbrigliare con i tagli, più complesse da salvaguardare dagli agenti atmosferici, dai parassiti, dalle avversità in genere e -non ultime- da leggi comunali poco opportune e spesse volte scritte da burocrati dell’epoca paleozotica.

Un giardiniere raffinato scarterà per prime le Thuja e i cipressi, aborrirà il cipresso di Lawson, e se non abita in zone veramente rigide, in linea generale non sceglierà mai una conifera, piuttosto un albero da frutto.
Al Sud un bellissimo albero che è facile vedere nei giardini, arrivatoci di certo non per merito dei proprietari, è la Radermachera sinica,

Je suis, je suis, je suis...


un albero di una raffinatezza inenarrabile, con grandi fiori bianchi che compaiono in età adulta. Per la sua lentezza nel crescere e la sua delicatezza, la Radermachera è diventata tipica pianta da interni, regalata con la coccarda rossa in occasione di compleanni e feste familiari. Poi, dopo anni, ci si accorge che sta benissimo anche fuori e la si pianta in un angoletto, “tanto morirà il prossimo inverno”. Invece no, e la grazia soavissima della Radermachera si trova spesso faccia a faccia con anonimi condomini e orribili villette bifamiliari in cemento armato. Tale è la lieve bellezza dell’albero, che persino gli scempi caseggiati contemporanei ne risultano alleggeriti.

Un albero molto di moda dove gli inverni sono rigidi è l’acero, con le sue sfavillanti colorazioni autunnali.

Acer shirasawanum 'Aureum', tratto da un sito che sicuramente s'incazza se sa che gli ho fregato la foto


Ho sempre avuto un grande affetto per gli aceri, per il loro essere alberi che rimandano ad un immaginario ipernutrito da cliché televisivi di una vita “country”, comoda, ricca di tutte le gioie della famiglia e del relax della campagna, una vita traboccante di sciroppo d’acero e di frittelline dolci, torta di mele e crumble di prugne. Ma l’ormai pedissequo favore collectible riservato a quest’albero me lo rende meno familiare, meno attraente e sempre meno desiderabile. Tanto più che non posso permettermelo, perché qui fa troppo caldo. Come disse la volpe: l’uva è acerba.

He loves pancakes!

Altrettanto amato dell’acero, ma molto meno diffuso e collezionato, è il Liquidambar (altro gioiello prezioso negato a chi vive al caldo).

Gloria d'autunno

Un albero che andrebbe invece cancellato dai giardini è il Prunus serrulata ‘Amanogawa’, che quando è fiorito sembra una sorta di opera concettuale postdadaista. E’ molto diffuso da noi, dove i Prunus non da frutto sono quasi sconosciuti, quindi figuriamoci altrove.

Altolà, chivalà, parola d'ordine!

Un albero di cui diremo senz’altro che il suo proprietario ha un gusto non comune è lo Styrax japonicus, sempre più diffuso ed apprezzato tra chi vuole distinguersi. Trovargli una buona collocazione non è affatto facile, perché è un albero che ama un’ombra umida e un terreno piuttosto acido. Non è molto grande e non vuole vento freddo sul dorso, ma ha una disposizione naturalmente elegante dei rami e un portamento aperto, oltre che una fioritura bianca spettacolare. E’ una creatura da bordo acquatico, o da boschetto umido, insomma, un albero che chiede un certo tipo di ambientazione che 1) uno si ritrova naturalmente a casa sua, per pura combinazione 2) o che per ricostruirla occorrono mezzi e tempo che possiede solo chi ha un largo patrimonio da alienare in beni superflui come il giardino.

Buttatevi per terra e chiedete pietà

Il collezionista di fiori

08/25/08
Il collezionista di fiori
Filed under: Arte ed Estetica
Posted by: Lidia @ 5:00 pm

Sono fortunata: mi piacciono quasi tutti i giardini. E questo perché a me non interessano i giardini di per loro, ma perché guardare un giardino è come entrare dalla porta principale dentro il cuore delle persone, delle cose, delle città.
Può essere la striscia d’erba mezza secca dello spartitraffico, o il prato pisciato dai cani, o il giardino di un vecchio pensionato. Tutto mi piace, purché racconti.
Ce l’ho invece con la bordura all’inglese, spaventoso golem del giardino contemporaneo, che invece non racconta niente, solo conformismo, conformismo, conformismo.
Specie fuori dall’Inghilterra, dove pure ha un senso logico e narrativo.
Questi ciuffoni di fiori perlopiù primaverili ed estivi, mescolati più o meno a casaccio (perché poi è sempre a casaccio, diciamoci la verità), mi hanno davvero rotto le scatole.
Non sono frutto di una scelta estetica ed artistica, ma solo del consumismo sfrenato della nostra società, che una volta che ha finito di consumare le cose, inizia a consumare anche le idee.
Vi riporto, tal quale, un passo tratto dal libro Il sistema dell’arte contemporanea, di Francesco Poli, che parla di collezionismo di quadri:

L’atteggiamento passionale verso l’arte soprattutto nei riguardi della propria collezione spiega, ad esempio, il fatto che quasi tutti i collezionisti si considerino come casi unici e non classificabili. Infatti essi tendono ad identificarsi con le opere in loro possesso, che per loro non rappresentano tanto valori estetici autonomi in se stessi, quanto piuttosto il frutto delle “proprie scelte” la dimostrazione della “propria” sensibilità artistica, e quindi, al limite, direttamente l’espressione del “proprio” valore. E’ chiaro, dunque, che l’amore per le proprie opere d’arte, essendo una forma di autogratificazione, è una passione che “difficilmente gli altri possono comprendere”.

Sostituite “giardinieri” a “collezionisti” e “piante” a “opere d’arte” ed avrete il teatrino completo.
La bordura all’inglese a me sembra l’incarnazione del più sfrenato consumismo delle idee e dell’estetica, e dietro ad ogni planting plan mi sembra si nasconda un gelido e serpeggiante “consiglio per gli acquisti”.

2 Responses to “Il collezionista di fiori”

1. Alessandro Says:
August 26th, 2008 at 9:15 am e
La bordura inglese proprio perché costituita essenzialmente da una miscela di fioriture, illude chi la realizza, perché può apparire una facile via per concretizzare il bisogno di creare il proprio giardino. Permette di raggiungere lo scopo, focalizza la spesa direttamente e quasi unicamente nella materia vegetale e il gioco gli sembra fatto. Si ottiene presto un giardino, riconoscibile ai più e collocabile ad un livello più alto della media dei giardini odierni nelle cittadine italiane. Probabilmente una dimostrazione del proprio status sotto copertura. Penso che lo scopo del consumo è giustificarsi una vita dal ritmo frenetico, zeppa di prove e risultati, che tolgono tempo a se stessi e che si tenta di recuperare col possesso di cose che ci collocano e ci riconoscono.

2. Lidia Says:
August 26th, 2008 at 4:29 pm e
Ciao Alessandro, grazie del tuo commento. “Dimostrazione del proprio status sotto copertura” è davvero una frase che mi piace.