MAO e lo spirito del Giappone. Foto di Suzanne Held

Do brevemente notizia di una mostra fotografica di Suzanne Held che si terrà a MAO (Museo Arti Orientali) di Torino. Molti siti la propongono in questo periodo, e non mi sembra il caso di dilungarsi più di tanto. In coda vi metto i dettagli, se volete scaricarli.
La mostra è
dal 29 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014

Chi vive in zona ed è amante dei giardini, se può ci faccia un salto, perchè Suzanne Held cercherà di cogliere lo spirito del Giappone anche attraverso i giardini.
Io invece vi metto la foto di un giardino che mi piace molto. Una volta lo feci vedere al Garden Club di Imola. Una signora esclamo: “Ma non è un giardino!”

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067 Garden of Fine Arts in Kyoto (by Tadao Ando)

CS MAO Mostra Giappone
MAO mostra Giappone APPUNTAMENTI

MAO Museo d’Arte Orientale
Via San Domenico 11 – Torino
tel. 011.4436928

Orario: aperto da martedì a domenica, ore 10-18 (la biglietteria chiude un’ora prima), chiuso il lunedì
Ingresso mostra e collezioni museali: intero € 10; ridotto € 8; gratuito fino 18 anni. Per riduzioni e gratuità visitare il sito http://www.maotorino.it

Ufficio Stampa: Daniela Matteu – Tanja Gentilini tel. 011 4429523
e-mail daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it; ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it

E tanto per chiarire

E tanto per chiarire, non è che non sappiamo a cosa mirino questi esperimenti e perchè ricevano tali inoculazioni di fondi.

Io personalmente non so come si faccia ad onorare, in Italia e altrove, la figura di Enrico Fermi, disgusto dell’umanità preceduto solo da Robert Oppenheimer. Una gran massa di scienziati, Einstein compreso, sapeva bene cosa stavano combinando laggiù a Manhattan, ma hanno tenuto la bocca chiusa. Alcuni hanno fatto finta di espiare, ma come puoi espiare una colpa così grave? Chi può pensare che l’attacco ad una base militare possa equivalere alla distruzione di due intere città indifese?

Credete davvero che mandarono in orbita Gagarin (e chissà quanti altri prima di lui) per fargli vedere quanto sono belle le stelline? O che la Missione Apollo avesse come scopo di portare a casa dei sacchetti di sabbia lunare come souvenir?

Abbiamo non so quanti satelliti spia e satelliti armati sopra le nostre teste, e quando la Guerra Fredda è finita la tecnologia di lancio è servita non certo per migliorare l’Umanità, ma per mandare in orbita satelliti per le telecomunicazioni per farci stare incollati al telefonino e spendere un sacco di soldi.

E ora? Curiosity, un altro rover marziano, è sulla superficie da poco tempo. Credete davvero che cerchi i batteri primordiali del pianeta e non abbia neanche un piccolo, piccolissimo gadgettino che gli serva per scoprire se su Marte c’è qualche bella roccia piena piena di uranio?

Sediamoci intorno al fuoco e raccontiamo storie tristi sulla morte dei re
W. Shakespeare

Fiori di ciliegio

Ogni anno in questo periodo il Giappone festeggia lo “Hanami”, la fioritura dei ciliegi. “Hana” significa per l’appunto “fiore”, e “mi” “guardare”, ma quando in Giappone si dice che si va a “guardare i fiori” si intende che siano quelli di ciliegio, e non altri.
Il ciliegio è albero sacro per i nipponici, che loro chiamano affettuosamente “Sakura”, e di cui hanno ricoperto le falde del monte Yoshino, poco distante da Tokio. Ne piantano centinaia di miglia lungo viali, nei parchi e nei giardini imperiali. Molti sono ciliegi selvatici, ma la maggior parte sono varietà orticole da fiore, dunque sterili.
La fioritura è spettacolare , ma dura poco più di una settimana. Ogni fiore è perfetto, ma è cadùco, impermanente. Per questo motivo il fiore e l’albero di ciliegio hanno preso a simboleggiare la Perfezione, la Virtù, la Cortesia, ma anche la fragilità della Bellezza e della Vita. Addirittura ai fiori del ciliegio erano paragonati gli antichi guerrieri samurai.

Hanami

Al telegiornale si danno i bollettini sull’avanzare del “fronte della fioritura” e si danno consigli su quale posto scegliere per godersi appieno lo spettacolo. Tutti fanno festa quanto i ciliegi sono in fiore, comprese le “hana office” e i “sararimen” (“fiori di ufficio” e “uomini del salario”, un delicato gioco di parole per descrivere elegantemente la classe impiegatizia). Negozi ed uffici chiudono, la gente si riversa nei parchi, stende la sua stuoia e tira fuori le cibarie dai cestini da pic-nic, gli “o-bento”, di forma cilindrica ed a scomparti, solitamente di legno e vimini, ma anche di lacca pregiata o di legno istoriato, preziosissimi e molto costosi. All’interno della stuoia ci si leva le scarpe come se si fosse in casa e si mangia e si chiacchiera in modo insolitamente informale per un popolo estremamente rigido come i giapponesi. Si beve anche molto sakè, il liquore di riso, e spesso ci si ubriaca, alla faccia dell’etichetta.
La gente è chiassosa, disordinata, fa ressa e spinge. Lo “Hanami” viene festeggiato in quel modo superficiale e consumistico che anche noi abbiamo sotto gli occhi ad ogni festa comandata. E pensare che già nel 1320 il poeta buddista Kenko si lamentava della grossolanità dei gitanti!
Ma la maggior parte osserva i ciliegi con uno sguardo intenso, velato di malinconia, poiché sanno che tutto questo finirà molto presto.
Gli esteti si dedicano all’osservazione di un solo ramo, addirittura c’è chi segue lo sbocciare di un singolo fiore, massima espressione della perfezione. Al ciliegio sono state dedicate poesie, i celebri “haiku”, i brevissimi componimenti che ispirarono tanta parte della poesia italiana ed in particolare segnarono Giuseppe Ungaretti.
I nomi delle varietà sono spesso molto evocativi, portano nomi di principesse o di divinità, altri sono un po’ buffi (come d’altronde anche i nomi delle peonie cinesi). Ce n’è uno che si chiama “Kuruma-gaeshi”, cioè “mandare indietro i carri”, e che voleva sottolineare come fosse necessario fermarsi ad ammirare la bellezza dell’albero in fiore per tutta la giornata, e che quindi fosse necessario mandare indietro il carro.
Da noi il ciliegio da fiore non è molto conosciuto, ed è un peccato, poiché è veramente un bell’albero, specie la varietà di Prunus x subhirtella ‘Pendula Rosea Plena’. Purtroppo è una varietà non semplice da trovare anche in zone meno primitive di noi, e il più delle volte è necessario prenotarla. Il massimo che si può sperare di trovare qui è l’orribile ‘Amanogawa’, un ciliegio da fiore ideato per i piccoli giardini, a portamento affusolato e colonnare, come un cimiteriale cipresso.