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Come faremmo senza Wikipedia? C’è poco da dire: Wikipedia è una delle cose davvero utili che ci ha portato il web 2.0 .
Pur con i suoi enormi meriti, è molto lontana da un livello qualitatativo neanche prossimo all’accettabile. Ottima per sapere in che anno è stato girato un film, il doppiatore di questo o quello, chi viene prima se re Giorgio o la regina Vittoria, in che periodo esatto c’è stato il minimo di maunder, chi era Maunder e chi era Stardivari, a che famiglia botanica appartiene l’acero e dove si trova la Val di Fiemme.
Ma…però…Che pena certe voci, magari abbondanti, ridondanti perfino, zeppe di dati, di informazioni, di link, di bibliografia. Ma complemetamente sterili per quanto riguarda la critica. Certo, Wikipedia si vuole mantenere super partes : che pretesa assurda. Nulla e nessuno è super partes, il semplice fatto di dichiararsi neutrale è una presa di posizione.

Veniamo ad uno dei dogmi di Wilipedia, “Non utilizzare materiale protetto da copyright”. Ok, vuoi dire “non copiare pedissequamente”. Ma non utilizzare materiale protetto da copyright tout court significa non utilizzare la cultura che la società ti ha messo a disposizione. E che ne è dell’Uomo senza la cultura sociale? Secondo Wikipedia nasco già con dentro tutte le informazioni che mi servono su fiori e giardini? Non posso usare nessun libro, perchè è un materiale protetto da copyright, anzi no! posso usare tutti i libri il cui autore sia morto da almeno 70 anni! Allora posso citare Omero? Magari che sì, ma non posso citare Giubbini (lunga vita) e neanche Pizzetti (onore alle ceneri).
Allora ricapitolando: non posso usare la cultura sociale, non posso usare idee e pensieri di persone vive, cosa rimane? le mie opinioni? NOOOOO! perchè Wikipedia se hai un’opinione non te l’accetta. Allora perchè accetta la critica di Tullio Kezich? Mica è morto da settant’anni. Epperchè Tullio Kezich era Tullio Kezich, io non sono un cazzo di nessuno e quindi la mia opinione non ha l’imprimatur di validità che è richiesto da Wikipedia.
Aaaah, ecco.

Allora diciamo così: se uno è dotato di capacità critica e di indole riflessiva, ha buone capacità espressive e vuole inserire una critica ragionata su un filosofo, un film, un musicista, DEVE ricorrere alla critica più o meno storicizzata, citando ovviamente la fonte. Altrimenti, puoi essere il più grande esperto di quella materia, ma la fonte non puoi essere tu, a meno che non abbia scritto qualche pubblicazione in proposito (e preferibilmente tu sia già morto da settant’anni).
Se -mettiamo- sei Gianni Togni, e sulla tua pagina c’è scritto che sei nato a Serra san Bruno, tu vai e dici, no, sono romano de Roma. Wikipedia sicuro ti dice che non hai messo la fonte. Ti verrebbe da dire: “Ché, porto la mamma per testimone?”.
Poniamo il caso realmente accaduto di Layhawke, in cui qualcuno dotato di buon occhio ha scritto che il falco non era un falco, ma una poiana codarossa. Wikipedia gli ha scritto: “questa voce è senza fonte”.
Alla faccia di Socrate! La capacità di osservazione non conta più?

Ma la piaga peggiore di Wikipedia non sono le sue regole rigide, che se l’hanno privata di spessore e capacità critica e di osservazione, la mantengono al riparo da sciacallaggi, rampantismi e ego ipertrofici: la piaga peggiore è il wikipediano.
Il wikipediano non esprime mai un suo pensiero, è ovvio, ma ha una infinita gamma di citazioni d’autore buone per tutte le occasioni.
Conosce la grammatica latina ma è più carente sulla letteratura latina, che per lui è solo una buona scusa per usare parole un po’ strane. Il wikipediano non risponde se lo chiami, diciamo che è come il centralino di un istituto di credito: un muro di gomma.
Si esprime non a parole sue ma attraverso l’uso di link che rimandano a fonti attendibili. Alla domanda “Come va?” potrebbe avere un attacco di panico per l’incapacità di formulare una risposta.
Cosa peggiore di tutte, il wikipediano ha un’età media molto bassa, ciò determina un’inflazione di voci sulle saghe televisive, sui cartoni animati, sui videogiochi, e un abbandono totale di quelle precipue di una enciclopedia, cioè attinenti alla geografia, alla storia, alle arti, alle scienze.
Naturalmente anche in voci come Assassin’s Creed o IG2 troverete gli stessi difetti: nessuna capacità d’osservazione o speculativa viene messa in gioco.

Drammaticamente l’attegiamento wikipediano si è trasferito (come d’obbligo) nella vita sociale. Perciò nelle discussioni comuni vengono pretese citazioni e “dati di fatto”, non già nella migliore tradizione del giornalismo britannico, ma nella sconfitta totale del gioco di induzione-deduzione che è lo splendore della mente umana e che non è stato replicato da nessuna intelligenza artificiale.

La mia triste conclusione è che Wikipedia è esattamente ciò che dice Nonciclopedia, cioè una parodia di una enciclopedia.
Fosse solo questo, lo accetteremmo, ma Wikipedia ha diffuso una sorta di dogmatismo culturale, una muraglia di ottusità derivata dalla disabitudine all’elaborazione propria e al ragionamento logico, un disinteresse per i libri scientifici e tecnici, e ovviamente per le enciclopedie vere.
Prendiamo la magnifica Enciclopedia del Novecento. Intanto l’opera non porta che poche voci, ma molto approfondite: anche la scelta di tali voci è una presa di posizione, una capacità di discernimento. Inoltre le voci sono dei temi, come “universo” o “illustrazione”, “kitsch”. Non ci sono persoggi storici, ma le tematiche che hanno permeato la cultura novecentesca.
E se uno volesse sapere perchè mai a Poussin gli è saltato in mente di dipingere a quella maniera, certo non troverà la spiegazione su Wikipedia, ma dovrà cercare in un libro di storia dell’arte o magari sfogliare Le Muse.

Per approfondire. Ma cosa ti devi approfondire? La cultura da Wikipedia è un sapere che non arriva neanche ad essere dottorale o nozionistico, ma unicamente compilativo, cioè la negazione del sapere.
Sapere, non a caso è corrispondente di sapere (nel senso di “avere sapore di”). Perchè per sapere una cosa bisogna conoscerne il sapore, averla assaggiata.

Il wikipediano mangia col sale di farmacia.

La falsa modernità che ci porta più problemi che vantaggi

Quante volte avete maledetto il vialetto che porta al garage per il quale avete provato di tutto, dal prato calpestabile con autobloccanti, al mattonato grezzo, al brecciolino, per finire al cemento o alla nuda terra, polverosa e arsa?

E quante altre volte avete sbattuto la testa contro il “coso” esterno del condizionatore? E lo spazio del già piccolo terrazzo sottratto dalla cabina della caldaia?
Per non parlare della bellezza dei tetti di tegole con i pannelli solari, più dannosi di quanto non si immagini (per la loro realizzazione si usa il cloro, un elemento pericolosissimo per l’ambiente e l’uomo) e delle famigerate pale eoliche per le quali Lucilla ha uno sconfinato amore.

Quanto ci danno fastidio tutti questi tric trac in giardino?
La modernità deve essere ciò che fa progredire l’Uomo, non renderlo schiavo o farlo regredire. La bellezza dei giardini “comuni” è un indice fortissimo del benessere economico, sociale, della ricchezza del capitale culturale di una popolazione.

Giardini brutti/brutto paesaggio=povertà economica e culturale.
E in aggiunta alla povertà economica e culturale i danni diretti o indiretti causati dalla “modernità”, che modernità non è ma tecnologismo, e anche di scarsa qualità.

La domotica. Premi il tasto verde del tuo cellulare e azioni la lavastoviglie. Ottimo, mi piacerebbe averlo. Mi piacerebbe anche una lavastoviglie, se è per questo.
Pisci nel water e ti dice se hai l’azotemia alta. Quello mi piace un po’ meno, specie se mi dà le tre cifre dei trigliceridi.
Batti le mani e si sollevano le tende. Fantastico per chi è malato o disabile.

Ma perchè tutte queste cose costano carissime e invece i condizionatori col “coso” esterno costano meno? Perchè farci rimanere indietro? Per smaltire tutti i vecchi modelli di lavatrici, frigoriferi e condizionatori ancora stipati nei magazzini delle grandi catene di elettronica.
Potremmo avere lo stesso, meno ingombrante, meno inquinante e -sono sicura- allo stesso prezzo. In un mondo in cui la manodopera non costa che qualche centesimo al giorno non credo minimamente che i prodotti elettronici abbiano costi di produzione realmente diversi. Si paga la marca, il nome, il logo, la novità, lo status-symbol.

Quante volte avete pensato alla migliore strategia per occultare un tombino, il tubo della caldaia, la grata dei vicini, o peggio, la desolante, mortificante, ammorbante, vista della città attorno a voi? Chi non vuole pararsi la vista dei dannati vicini? Ebbene, anche i dannati vicini vogliono pararsi dalla nostra vista, perchè per loro, siamo noi i “dannati vicini”.
Ci affacciamo dal terrazzo e a volte ci viene pure da piangere, ma non pensiamo che lo stesso sta accadendo, nel medesimo istante ad altre persone che stanno guardando verso di noi, per i quali siamo magari “quei poveracci che tentano di coltivarsi quattro fiori in terrazza”.
Per la gente noi siamo gente. Troppo spesso si dimentica.

Ma quanto sacrifici ancora dovremo tributare all’adolescenza del nostro progresso? Ci troviamo giardini incuneati tra scale condominiali, rampe d’accesso al garage, garage, ringhiere e pareti a tutta forza. In più li dobbiamo riempire di ammennicoli essenziali alla nostra vita quotidiana.

E’ mai possibile che le città debbano davvero diventare la nostra tomba, che non possa esistere una città vivibile se non a numero chiuso come Poundbury? Non è che stiamo chiedendo le città ideali o formulando progetti utopici, credo sia nel cuore di tutti il desiderio di città, paesi e metropoli meno soffocanti e più quiete.
Che poi per arrivare al parco per farti una corsetta devi prenderti lo smog di corso Francia o guidare in mezzo al traffico, è un controsenso tra i più assurdi.

Non si auspica un ritorno indietro. Vogliamo star bene, vivere bene e anche con un po’ di comodità, quando questo non nuoccia alla nostra salute, a quella dell’ambiente e delle altre persone. Ma vogliamo che questo benessere sia per tutti e non per pochi privilegiati, e se questo può voler significare riprendere la bicicletta o l’asinello, ben vengano questi due mezzi di locomozione.
Gradiremmo un teletrasporto efficace, inodore, insapore e non inquinante, ma intanto non potremmo lanciare sul mercato la già da tempo esistente automobile ad acqua?