Con “Wizdoms” Nagabe apre a riflessioni profonde sulla sessualità e l’individualità. Con “Monotone Blue” si sdraia ai cliché del boy’s love.

Recensioni con SPOILER

Con questi due albi si può dire di avere in mano il meglio e il peggio di Nagabe. Tanto ricco e denso di riflessioni è Wizdoms, quanto scontato e banale Monotone Blue, che deve il suo successo alla bellezza grafica e allo stile insolito nel mondo del fumetto giapponese, ma anche alla più ampia commerciabilità dovuta alla scelta di riproporre le dinamiche del boy’s love in chiave favolistica con personaggi ibridi tra umani e animali. Non è davvero un caso che quest’ultimo sia stato molto apprezzato nell’ambiente yaoi* e romance, quanto è stato ignorato Wizdoms.

Con chiarezza Monotone Blue è dedicato al target yaoi, mentre Wizdoms a lettori e lettrici non specifici.

Nagabe è uno dei pochi autori che la J-Pop rispetta e valorizza. La J-Pop, come anche Star Comics, è capace di ottimi risultati tipografici quanto di brutture da girone dantesco. Alcuni albi, come Escape journey (J-POP) o Mars (Star Comics), sono così disastrosi nella cura tipografica e nel lettering, da far passare la voglia di acquistarne i seguiti (a me infatti è passata).

L’edizione è senza dubbio molto buona (anche se non migliore di Love from the other side) e dalla veste si comprende quanto la casa editrice ci abbia puntato in termini di vendite, contando su una trama mainstream.

Monotone Blue ha tutti e sette i sacramenti del boy’s love tradizionale, dalla polarizzazione dei protagonisti nella diversa fisionomia (peloso <->glabro) e temperamento caratteriale (solare e aperto <-> ombroso e spaventato), alla ambientazione scolastica con tutti suoi corollari (il cantuccio sotto le scale, l’armadietto delle scarpe, i compagni bulli, gli incontri dopo le lezioni).

C’è poi la romanticizzazione dell’abuso sessuale e della violenza -di cui francamente avrei fin sopra i capelli- come premessa necessaria al sentimento più autentico.

Con Monotone Blue insomma Nagabe entra nel vasto circuito mainstream dopo aver abitato una zona poco frequentata dal manga, del disegno raffinato e carico di suggestioni, del fantastico con declinazioni filosofiche e umane, e della riflessione sull’individualità dei sentimenti.

Non manca la pagina interna alla Sasaki e Miyano.

Come sempre belli i dettagli che conosciamo, le scarpe, il drappeggio, le carte, i piccoli oggetti, la resa dei manti degli animali. Un po’ trascurato il tratteggio in favore di una retinatura molto semplice, non riuscitissima l’ibridazione umano-animale, che è uno dei punti di forza di Nagabe, forse perché vessata dalla necessità di associare all’umano la qualità di studente e all’animale quella di “peloso standard”, quasi “pet”.

Sicuramente Monotone Blue è molto carino, ma nulla di più. Dalla postfazione leggiamo che avrebbe dovuto far parte di una raccolta di storie brevi e personalmente trovo che sarebbe stata collocazione più indicata. Dalla mano di Nagabe era lecito attendersi una spinta maggiore, un più aperto coraggio.

Redazione, forse avresti dovuto opporre maggiore resistenza…

Diversissimo il discorso per Wizdoms che associa almeno tre componenti: quella fantasy-favolistica, quasi disneyana, quella della scuola di magia con evidenti richiami a Harry Potter, e la scoperta dell’amore e della sessualità in ambito totalmente gay. A differenza di Love from the other side, dove l’amore lesbico era presente, sia pur sporadicamente e probabilmente viziato da una prospettiva non corretta, in Wizdoms le donne sono solo supporter o fan, non raggiungono neanche la dimensione di “ally”.

Le riflessioni che Wizdoms solleva sono numerose e di una certa complessità, immerse in una dimensione favolistica e un spirito tanto giovanile per la trama e lo scenario, quanto maturo per i disegni. Tanto sono sedimentate che possono persino non essere raccolte. Questo è infatti quel tipico libro che si può leggere a quindici anni e avere un certo tipo di percezione, a trenta un’altra, e a sessanta un’altra ancora (un po’ come per One room angel di Harada).

In questa scuola di magia e di scienze perdute, Wizdoms, i giovani studenti scoprono la sessualità e il romanticismo, in modo delicatissimo e poetico. Il senso del “prendersi cura” come gesto che dà e prende amore è commovente. Quell’emozione ricca di desiderio, imbarazzata e confusa, non troppo sicura di quel che avverà dopo, ma curiosa, affamata e perseverante. Questa sensazione è descritta molto bene. È proprio dalla nascita di questo sentimento l’inizio di uno dei più bei viaggi che ogni persona compie nella sua vita (e che se tutto va bene, finisce con l’ultimo battito del cuore): la scoperta della sua sessualità e delle sue unicità, sfaccettature e particolarità.

Il romanticismo di Nagabe è il far iniziare il viaggio a coppie che già si conoscono e che hanno instaurato un rapporto di amicizia, il che ci culla nell’idea che sarà un viaggio condiviso e lungo. Bella la scelta dei nomi, che danno un tocco europeo, non solo britannico, senza essere né aulici né banali ma molto fiabeschi (con i nomi europei o americani, i mangaka giapponesi hanno in genere grossissime difficoltà, Nagabe sembra veleggiare perfettamente questo mare).

L’atmosfera Hogwartsiana è un richiamo dichiaratamente aperto.

Come per Love from the other side c’è una gran cura dei dettagli e degli interni. A volte vediamo gli spazi solo per le figure che vi sono collocate, senza alcun riferimento. Lo stile si avvicina senza timore reverenziale a quello di Disney, Shepard, Potter.

Le storie d’amore non sono mai consumate, viene raccontata quella fase in cui al romanticismo si affianca il desiderio sessuale, e in qualche modo, il possesso dell’amato. Gli amori nascono prevalementemente tra studenti, ma anche con e tra professori. C’è insomma una variabilità dell’età dei protagonisti. La disomogeneità di età è un tratto tipico del manga sentimentale ma è proprio questa a dar maggiore filo da torcere in occidente, dove una grande distanza di età non è recepita positivamente . È un po’ come se Nagabe volesse prendere tutte le correnti del manga sentimentale ed erotico e trasformarle con la sua insuperabile capacità illustrativa. O come se volesse farsene beffe. O -ancora- come se volesse aggirare alcune pruriginosità usando lo stratagemma della forma animale (che semanticamnete rimane sempre quella di un ragazzo anche se narrativamente non lo è) e beffare stavolta il lettore. O tutte e tre queste cose insieme.

E niente, Nagabe, ti stimo.

Il riferimento a Enest Howard Shepard, illustratore di
Winnie the Pooh, è chiarissimo

Per quanto mi riguarda vengono poste in essere domande quali: “Se pur esiste il consenso, esiste la consapevolezza?”. “Quanto di commerciale c’è in tutto ciò?”. “Eppure mi piace, lo trovo adorabile”.

Dei due pipistrelli ci si preoccupa però di sottolineare che non sono fratelli. Proprio in quel genere di racconto in cui l’essere fratelli è una scelta del cuore e non un dato biologico. Pare quel tipo di frase utile a scongiurare ritorsioni e censure.

Anche nell’episodio più problematco, in cui il giovane studente Emil è innamorato del professor Fermat, che alla fine si scopre ricambiarne i sentimenti (molto accorata la ricerca di Fermat sulla natura del suo stato, che cerca di organizzare in una rigorosa formula matematica, il cui risultato è L O V E), ognuno di noi trova un ricordo di sé da giovane, quando ci si prendevano cotte-paura per gli/le insegnanti.

Alla fine ciò che conta è uno spirito fresco e appassionato, non un infingimento (come un po’ avviene in Monotone Blue) e in verità, analizzato con cura il messaggio, se c’è qualcosa che ci turba è la normalissima preoccupazione che le deboli strutture che tutelano i giovani non siano efficienti, ma questo è un demerito sociale che non riguarda il libro.

“Marley e Collette” è in assoluto l’episodio più tenero e toccante, ecco perché all’uscita di Monotone Blue, che riprende il personaggio della lucertola, mi attendevo qualcosa di strappacuore (e invece gneeeente).

Anche gli amori adulti hanno la loro parte. L’unicorno ricorda solo a me il dolce Haruki di Given?

“Wizdoms”, cioè il regno della magia e della saggezza. “Wiz” come wizard, “Wisdom” come saggezza. Sembra che Nagabe ci stia chiedendo di affrontare la siua opera con la magia della mente saggia.

  • yaoi: genere di manga, solitamente autopubblicato, che contiene storie di relazioni sentimentali e sessuali tra maschi. In Italia si usa molto distinguere lo shonen ai, cioè storie prevalentemente romantiche, dallo yaoi, storie con relazioni sessuali esplicite, ma in realtà sarebbe meglio chiamare entrambi i generi “boy’s love”.
  • val la pena ricordare che i boy’s love sono disegnati da donne per un pubblico femminile, anche se sono molto apprezzati anche dai maschi. I fumetti gay si chiamano bara (“rosa”, il fiore, non il colore).

“Love from the other side” di Nagabe, J-Pop Edizioni, amori “altri” dal sapore midcult.

Non dovrebbe sorprendere che un autore come Nagabe piaccia tanto in Occidente. Il suo stile Art Nouveau coinvolge e affascina per dettaglio e creatività. Le creature insolite che disegna sono inquietanti e romantiche, dalle forme spaventose e dallo sguardo dolce.

Un filone che l’Europa conosce molto bene e che usa spesso nella favolistica, nella narrativa e anche nella cinematografia: racchiudere uno spirito nobile in una forma ripugnante. Dalla Bella e la Bestia, alla Casa dei melograni di Oscar Wilde, fino a The elephant Man, l’Europa ama storie in cui un corpo mostruoso ospita un cuore gentile e fragile.

Ci piace forse sentirci incompresi, indulgere nell’idea di essere meglio dell’immagine che lo specchio ci restituisce? Può darsi, ma è anche vero che dopo la Restaurazione e la Rivoluzione Industriale, la società diventa castigatrice nei confronti di forme e comportamenti non in linea con la struttura sociale e che gli artisti risentono subito e intensamente delle prigionie mentali.

L’idea di mostruoso, di brutto, si collega a quella di malvagio, cattivo, negativo. È un pensiero che in occidente ci deriva dall’imbarbarimento culturale del Medioevo, periodo nel quale risiedono molte delle suggestioni favolistiche riprese dal tradizione folklorica scritta e dal fantasy contemporaneo. Già nel suo precedente e fortunato Girl from the other side, Nagabe ha usato in abbondanza scenari medievali occidentali, e si può dire di questo autore che sia molto proiettato verso lo stile occidentale, tanto da conservare qualche flebile traccia stilistica del manga solo nei volti, principalmente femminili. Per il resto Nagabe pare avere abiurato l’Oriente in favore del Liberty occidentale, di cui fa letteralmente incetta e di cui è certamente gran fruitore.

Il riferimento più immediato è l’Arthur Rackham dei Racconti di Mamma Oca , sia per il bianco e nero che traccia silhouette che per la distribuzione dei personaggi nella pagina, aperta e ariosa, in cui sfondi e linee essenziali, come quella del pavimento o del soffitto, vengono rese unicamente dalla posizione dei soggetti e dall’utilizzo accorto e prudente di elementi come oggetti e animali.

L’altra fonte più immediatamente riconoscibile è il complesso di illustrazioni eseguite con l’arte incisoria tra la Secessione Viennese e il déco. Si rintracciano subito le influenze di Károly Kós, Carl Krenek e Ivan Bilibin.

Tuttavia il segno di Nagabe non si ferma al periodo d’oro dell’illustrazione, ma si proietta in avanti, raccogliendo anche le suggestioni posteriori che sono un diretto frutto del Liberty europeo, cioè l’enorme filone di Norman Rockwell e dell’illustrazione olandese per ragazzi degli anni Trenta.

Da Rockwell l’esilità delle figure, ben spaziate e dalle pose ben concepite. Il drappeggio degli abiti, le scarpe molto lunghe, le calze a costine (e molto altro).

Altra traccia immediatamente visibile è quella di Winsor McCay, l’autore di Little Nemo. L’episodio con il leone e il bambino ne porta una vistosa memoria.

Questo in particolare mi è sembrato l’episodio meno riuscito, un po’ pedante e midcult, sul filone “piccolo principe boy’s love”.

Nagabe riesce a essere molto dettagliato anche con tratti non iperrealistici, e questo è uno dei suoi massimi punti di forza.

Qui il riferimento è alla contemporanea illustrazione di favolistica per bambini, tipica dell’areale britannico (Jill Barklem, per capirsi).

Tra il bosco buio abitato da creature oscure e spaventose e il toast tagliato in quadrotti perfetti, c’è un’enorme distanza immaginativa. La capacità di Nagabe di spostarsi tra il domestico e il surreale è tremendamente affascinante e in grado di catturare l’attenzione con immediatezza.

Tuttavia l’insieme dei racconti risulta manierato, didascalico e poco audace. Un po’ incerto sul pubblico di riferimento, che non deve essere troppo maturo per non rimanere deluso da contenuti non certo originali, e non troppo giovane da rimanere turbato da amori queer. Un buon libro, insomma, per i giovani tra i 14 e i 20. Eppure la capacità grafica di Nagabe potrebbe spingersi davvero in là, fino a toccare surrealtà e zone oscure di grande potenza evocativa. Dispiace quindi che il mangaka si sia vistosamente piegato alle regole editoriali del fumetto, rimanendo ancorato a un target giovanile e dipingendo sentimenti e sessualità in modo totalmente conforme all’impronta editoriale corrente. Non c’è infatti nessun guizzo di originalità nelle storie narrate da Nagabe, se non la disomogeneità delle creature che le abitano. Questo può bastare all’occhio, ma non alla mente. La mente cerca qualcosa di più.

Il miglior lavoro di Nagabe pare rimanere uno dei suoi primi manga, Girl from the other side, seguito da Wizdoms. Questo è apprezzabile, mentre il successivo Monotone Blue è davvero banale e non si riesce a capire come sia stato celebrato da così tante critiche positive. Nel tempo Nagabe si è omologato, come succede -credo- a ogni mangaka che aspiri al successo.

Peccato.

“Girl from the other side” di Nagabe, edizioni J-Pop Manga -videorecensione con appunti sullo stile e le figure femminili

SPOILER

 

Le mie opinioni sulla qualità tecnica di questo manga di 11 volumi, edito da J Pop. Aggiungo alcune impressioni sul tratteggio delle figure femminili.

Nagabe ha uno stile fortemente Liberty, ci sono tracce di Beardsley, Rockwell, Emil Orlik, Carl Krenek, Karoly Kos, e ovviamente di Ivan Bilibin.

Illustrazioni di Carl Krenek (sotto)

Alcune illustrazioni di Ivan Bilibin (sotto)

Il profilo twitter di Nagabe, un illustratore molto interessante.