I luoghi dei giardini sono l’amore, la morte, il ricordo

Sin da giovane giardiniera ho ravvisato un legame segreto tra il giardino e la morte.
Da sempre, facendo giardinaggio, ho sentito questa idea accompagnarmi lungo un sentiero di rose e peonie. Ero divisa dalla lussuria e dal romanticismo che mi coglievano sfogliando i cataloghi di rose e il senso di morte quando ero in giardino. Potevo fissare per ore un singolo punto di una pagina del catalogo Austin e sognare amori passionali e dannati, magari un po’ teatrali, poi andare in giardino e –tra una vangata e l’altra- sentire la surreale idea di stare scavando la mia fossa.

Poi la morte arriva davvero, non la tua ovviamente, e i pensieri si fanno più logici, meno immateriali, perdono in gentilezza, guadagnano in capacità analitica.

È stata Mara Miller* ad aprirmi gli occhi: i giardini non sono un’articolazione dello spazio, ma piuttosto del tempo. Il fatto che il giardino si sviluppi unidirezionalmente lungo la freccia del tempo, la sua natura ciclica, il suo dialogo incessante col flusso del pensiero, con il nostro movimento, con la percezione fisica del nostro essere, mi convincono sempre più profondamente che il luogo dei giardini non sia solo tangenzialmente lo spazio tridimensionale, ma che la loro vera essenza debba essere collocata nella quarta dimensione.

Lo spazio sarebbe solo casuale, un “posto” a cui ancorare tutto ciò. Ecco perché le definizioni “spazio verde” e “area verde” sono incomplete, poiché vi manca l’indispensabile legame col tempo e con l’umano, che solo il “luogo” possiede.
Il vero giardino raccorda tutti questi elementi: umani, emotivi, logici, eidetici, ed ecco perché alcuni accorsatissimi giardini di grandi landscape artist mi sembrano solo delle attrazioni turistiche buone per far staccare tanti biglietti d’ingresso.

Il tempo, il paesaggio, i biglietti d'ingresso

Il tempo, il paesaggio, i biglietti d’ingresso

Mi torna sempre in mente la storia del Vicario Gibbs, come a martellarmi la testa.

Questo Gibbs visse alla fine del 1800 e partecipò ad un numero inimmaginabile di concorsi per floricoltori. Era un collezionista, un ibridatore e un uomo della sua epoca, aveva ammodernato la tenuta del padre ad Aldenham e vi produceva fiori e frutta da concorso a tutta forza.
Tra lui e il suo giardiniere si portarono a casa più di 100 medaglie della RHS.
Poi Gibbs morì nel ’32. La sua favolosa tenuta fu lottizzata e venduta. Trent’anni dopo non c’era quasi più niente del meraviglioso giardino di Aldenham.
Oggi non so cosa ci sia: una strada, un ufficio postale, una fabbrica di scarpe, dei villini popolari.

Ho sempre pensato di non essere un buon essere umano, di avere qualche avaria, di essere difettosa. Ho sperato però che avrei potuto contribuire “con il mio verso” al “potente spettacolo che continua”, e ho sempre desiderato di lasciare dietro di me se non dei buoni ricordi, almeno un buon giardino.
La storia del Vicario Gibbs ci dice che no, che non è così, che non puoi sopravvivere alla morte neanche tramite ciò che ti sopravvive, come un giardino.

Rudolf Borchardt** diceva che l’autentica poesia parla di “amore e morte”.
Mi pare che questo valga anche per il giardino: anche il giardino, quello vero, parla questi due linguaggi simultaneamente. Oggi amerai, domani morirai, e gli alberi saranno qui a vegliare sulla tua tomba, di questo sii consapevole mentre vivi, sussurra il giardino. E dunque il giardino assume un valore sacrale perché mette in comunicazione e in diretto contatto il presente (incerto) e il futuro (certo).

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Ma nel mondo moderno possiamo ancora permetterci di concedere valore sacrale al giardino, quando questo è afflitto da tecnicismi insopportabili e da autoreferenzialità e citazionismi anche un po’ ridicoli? Quanta distanza stanno mettendo tra noi e i giardini i rendering degli studi di architettura?

Per me il giardinaggio, come l’arte, è una “ricompensa”, come diceva Montale, “una forma di vita per chi realmente non vive”.

Gibbs è morto, il suo giardino pure, e io non mi sento troppo bene.

*MARA MILLER The Garden as an Art SUNY Press
**RUDOLF BORCHARDT Il giardiniere appassionato, Adelphi

Il Vicario Gibbs

09/03/08
Il Vicario Gibbs
Filed under: Giardinaggio e natura
Posted by: Lidia @ 2:48 pm

Tra l’inizio e la metà del 1800 le associazioni di giardinaggio ed orticoltura ebbero un aumento esponenziale. Ray Desmond scrisse che nel 1804 c’era una sola associazione di giardinaggio (la RHS di oggi), mentre nel 1842 ce n’erano oltre 200.
Questo successe anche alle esposizioni ed ai concorsi, che erano molto sentiti anche nei piccoli centri delle contee più piccole. I concorsi floreali sono un classico dei buoni sentimenti, fanno da contorno a molta letteratura e a molto cinema (ricordate La Signora Miniver ?)
Alla fine del XIX secolo il Vicario Gibbs e il suo giardiniere Beckett facevano piazza pulita di ogni medaglia nei più importanti concorsi inglesi. Tra tutti e due vinsero più di 100 medaglie d’oro alla RHS, che è tutto dire!
Questo Gibbs era un riccone, aveva ereditato dal padre una tenuta e l’aveva ammodernata, diventando un ibridatore ed un collezionista di piante. Tra le altre cose aveva Eucharis, Croton, pesche, nettarine, uva, fichi, meloni, banane, Dracaena, Celosia e l’immancabile ananas. Molte erano creazioni sue o del suo giardiniere, la reputazione della tenuta di Aldenham in quegli anni era alle stelle.
Gibbs morì nel 1932 e il suo giardino morì con lui. La sua collezione di piante (circa 2000 lotti) fu messa all’asta, e già nel 1950 non c’era quasi più traccia della favolosa tenuta di Aldenham.
Sin da giovane giardiniera ho ravvisato un legame strettissimo tra il giardino e la morte, come tra la poesia e la morte. Rudolf Borchardt diceva che l’autentica poesia parla di “amore e morte”. Mi pare che questo valga anche per il giardinaggio.
Forse il giardinaggio, come la poesia, è una “ricompensa”, come diceva Montale, “una forma di vita di chi realmente non vive”.
Ho sempre pensato che se anche non fossi stata un bravo essere umano, avrei sempre potuto essere una brava giardiniera, e che dopo la morte avrei lasciato qualcosa, se non il ricordo, almeno un buon giardino.
Gibbs è morto, il suo giardino pure, ed io non mi sento troppo bene.

2 Responses to “Il Vicario Gibbs”
1.ezio Says:
October 18th, 2008 at 10:13 pm e
Lidia , non vuoi farmi dormire stass’era pensando a questi tuoi ultimi due scritti, ma ti sfido e andrò su goggle per vedere se hai publicato qualche cosa su qualsiasi argomento e lo leggerò.
2.Lidia Says:
October 20th, 2008 at 3:23 pm e
Qui trovi una mia vecchia discussione su G.it, allora il mio nik era Constance Spry http://forum.giardinaggio.it/incontri-ed-eventi-libri-mercatino/8521-avete-paura-morire.html. Qui c’è una discussione su CdG http://www.compagniadelgiardinaggio.it/phpBB2/viewtopic.php?t=8586. Come vedi il pensiero della morte e del giardino mi tormenta da molto tempo.