Viviamo senza citofono da…boh, credo dieci anni. Non abbiamo mai fatto sostituire il vecchio perchè ci hanno proposto cifre impossibili e anche per una forte pigrizia.
Se qualcuno suona, apriamo e andiamo a vedere chi è.
La cosa tra l’altro ha il suo fascino. Si può sempre indovinare chi è, dall’orario, dal tipo di suono, dalla durata dello scampanellio, dalle ripetizioni, dal ritmo, e da mille altre cose: una portiera d’auto che si è chiusa poco prima, un freno a mano tirato con forza, un insolito abbaiare del cane, il rumore del motorino acceso che significa “postino”.
Di solito se non indovino alla prima, la becco alla seconda. Mai arrivata alla terza.
She never ever learned to read or write so well,
But she could play the guitar like earing a bell.
Go, Lidia, go, go!
16 pensieri riguardo “Per chi suona il campanello”
mi piace!
Non ho citofono in campagna, in città ne funziona uno su due e ha lo stesso suono del campanello della porta,per cui è sempre un azzardo apri? rispondi? mah!
Theo è un bravissimo portinaio abbaia forte e i seccatori scappano,gli altri insistono e allora apro.
ciao Lidia
Il mio citofono invece funziona da relè: quando suona attiva Zazie che si mette ad abbaiare d’impegno gravemente offesa e quindi mi avvisa anche se sono in bagno (è il momento preferito per il citofono di suonare). Allora apro la finestra e rispondo a segni, ma quasi sempre è una delle sorelle islamiche del primo piano che non vuole saperne di procurarsi la chiave del portoncino oppure è il postino che pretende di consegnare qualche assurda raccomandata di creditori. Forse dovrei prenderlo a martellate (il citofono, non il postino, povero) una volta per tutte.
io sto in campagna ma con un marito tecnologico. Vuole mettere videocitofono e sensore alla sbarra in fondo alla stradina d’ingresso ( tra un po’ metterà pure il bodyscanner, mi sa…)
Tullix, Fizzi e Lucilla passano la notte davanti al computer pensando a un portone. Gli altri dormono, ma ci stanno durante il giorno. E chi zappa in giardino?
Io non posso zappare perché mi viene subito mal di schiena e le vesciche alle mani. Poi devo fare delle ricerche su Nonna Papera per il commento successivo.
Non capisco il tedesco. Notte, anche perchè prima o poi la tenutaria del blog si incazza, anche se devo dì che 37 dotti interventi sul mobile di nonna Papera…
Nonna Papera (in originale Granma Duck) si chiama in realtà Elvira Coot, figlia di Clinton Coot e di Gertrude Folaga; madre di Elder Duck (padre di Paperoga e di Abner Chiarafonte Duck), di Daphne Duck (madre di Gastone Paperone) e di Quackmore Duck (padre di Paperino e di Della Duck, a sua volta madre di Qui, Quo e Qua). Tutto questo nella versione più accreditata (esistono varianti torbide e inquietanti).
Comunque i mobili di Nonna Papera sono più in stile Old America.
Bene. Mi hai provocato (è facile). Se Lidia permette, potremmo parlare del giardino di Dranma, alias Nonna P. Secondo me da qualche parte c’è già una dotta discussione sull’argomento. Io sottomano ho un “Attraverso i giardini” Kepos Quaderni 5, dove Alessandro Bonomini scrive un capitolo sull’argomento. Lui dice che il garden di N.P normalmente è un praticello quadrato, ma per due volte la si vede coltivare delle…petunie. Stando a quello che mi ha raccontato Leo Minniti (I campi), invece dovrebbe avere emerocallis e rose, che erano i fiori più popolari in America a cavallo dell’800-900. Comunque, petunie o emerocalli, l’idea che Dranma per un attimo smettesse di fare torte glassate per coltivare pianticelle, mi da un gran sollievo.
Più che torte glassate N.P. (Granma con la G, non Dranma, che significa invece “dramma”, nel senso di “melodramma”, in cingalese) pare facesse torte di frutta, principalmente Apple Pie. Secondo il fondamentale “Of Mice and Ducks” (University of Sausalito Press, 1949) di Abigail A. Arbuckle, il giardino di N:P: misurava 2,35 acri americani (1 acro americano = 4046,87261 metri quadrati), cioè 0,951 ettari, non propriamente un fazzoletto di terra, quantunque Emil E. Elthusen, nel suo controverso “Der unbehauste Gans” (Munchen, 1962) affermi apoditticamente: “himmlisch verblasene und verblumelte Liebesgeschichten”, mettendo in dubbio le attitudini al giardinaggio di N.P. e del bisnipote Ciccio (in originale Gus Goose). In “Poppies and Goslings. Toward a Comparative Duckology” (Laredo, 1957) infine Donald D. Donaldson spezza una lancia a favore dell’ipotesi della coltivazione del papavero forse a fini non strettamente legali (“how gobbling poppies?”, pag. 721).
caro Tulix, mi stai facendo felice di gioia (bello, vero?). Granma? Peccato. Che lei non fosse una grande giardiniera, lo si era capito benissimo, e non lo erano neppure i suoi parenti Duck, più amanti di amache, e neppure Paperina, nonostante si desse un pò da fare. La biofilia non correva nella famiglia Duck. Correva un pò di più nei Mause, se non altro per Topolina che aveva un giardino con delle rose con fiori grandi come dei carciofi. Non insinuare cosacce per Granma. Con i semini di papavero ci faceva il pane, anche perchè erano troppo pochi. Però, con 0,951 ettari… Lo sai che a Roma è finito sul giornale, tanti anni fa, il simpatico giardiniere capo di Villa Panphilii, perchè ne aveva seminato un bel quadrato nella villa stessa. Erano bellissimi! Bianchi appena sfumati di rosa. I Narcotici, avvisati da un solerte runner, glieli hanno strappati tutti! Lui si è scusato dicendo che i semi gli erano stati portati dalla moglie cecoslovacca per fare il pane. La Granma era di origine ceca? Quando ero piccola mi facevano leggere poco i fumetti. In compenso mi regalavano dei libri moolto pericolosi, come “Il biricchino di papà”, dove imparai subito che cos’è l’erotismo, il complesso edipico, l’incesto e la pedofilia. Ma loro (i miei) non se n’erano accorti. Più tardi ho continuato con i fratellini Delly (te li raccomando!) e poi mi sono perfezionata con D’Annunzio, ma quello in soffitta, di nascosto. Da lui ho imparato come si mette in pratica tutto quel bendidio, ma mi ha attaccato anche l’amore per i fiori. Continua a cercarmi qualche cosa dei fiorellini della vecchia Papera. Tu dici che quelli che hanno le casine a schiera con tutti quei bei praticelli rasati, il trittico d’alberi vicini vicini e le surfinie, siano dei lettori di Topolino? Ciao ragazzi!
"Quando guardiamo il cielo di notte ci soffermiamo ad ammirare le stelle a caso senza seguire uno schema.. lasciamo che la nostra fantasia si perda in questo immenso soffitto brulicante di luci... una stella grande.. qualcuna piccola.. un'altra azzurra ed una rossa! Luci lontane che forse ora non esistono neanche più.. eppure sono lì le guardiamo ogni sera quando le nuvole ce lo permettono.. luci che continuano a brillare .. a vivere.. che continuano a farci sognare! Questo BLOG vuole essere uno spazio semplice, senza pretese, uno spazio dove antichi sorrisi e sguardi continuano a brillare come stelle... semplicemente continuano a vivere nell'immenso cielo della rete." (Domenico Nardozza)
mi piace!
Non ho citofono in campagna, in città ne funziona uno su due e ha lo stesso suono del campanello della porta,per cui è sempre un azzardo apri? rispondi? mah!
Theo è un bravissimo portinaio abbaia forte e i seccatori scappano,gli altri insistono e allora apro.
ciao Lidia
Il mio citofono funziona. E’ il portone ad essere rotto!
@ lucilla: ma riescono a entrare, quelli che suonano?e tu, riesci ad uscire? Un portone rotto può essere un impiccio molto serio.
Entrano tutti. Anche quelli che hanno citofonato.
Il mio citofono invece funziona da relè: quando suona attiva Zazie che si mette ad abbaiare d’impegno gravemente offesa e quindi mi avvisa anche se sono in bagno (è il momento preferito per il citofono di suonare). Allora apro la finestra e rispondo a segni, ma quasi sempre è una delle sorelle islamiche del primo piano che non vuole saperne di procurarsi la chiave del portoncino oppure è il postino che pretende di consegnare qualche assurda raccomandata di creditori. Forse dovrei prenderlo a martellate (il citofono, non il postino, povero) una volta per tutte.
…oppure scambiare i fili elettrici dei campanelli… ihihih!
io sto in campagna ma con un marito tecnologico. Vuole mettere videocitofono e sensore alla sbarra in fondo alla stradina d’ingresso ( tra un po’ metterà pure il bodyscanner, mi sa…)
Tullix, Fizzi e Lucilla passano la notte davanti al computer pensando a un portone. Gli altri dormono, ma ci stanno durante il giorno. E chi zappa in giardino?
tutti quelli che restano fuori?
Lucilla stai scrivendo a nome di lucilla zanazzi, I suppose.
Io non posso zappare perché mi viene subito mal di schiena e le vesciche alle mani. Poi devo fare delle ricerche su Nonna Papera per il commento successivo.
Non capisco il tedesco. Notte, anche perchè prima o poi la tenutaria del blog si incazza, anche se devo dì che 37 dotti interventi sul mobile di nonna Papera…
Nonna Papera (in originale Granma Duck) si chiama in realtà Elvira Coot, figlia di Clinton Coot e di Gertrude Folaga; madre di Elder Duck (padre di Paperoga e di Abner Chiarafonte Duck), di Daphne Duck (madre di Gastone Paperone) e di Quackmore Duck (padre di Paperino e di Della Duck, a sua volta madre di Qui, Quo e Qua). Tutto questo nella versione più accreditata (esistono varianti torbide e inquietanti).
Comunque i mobili di Nonna Papera sono più in stile Old America.
Bene. Mi hai provocato (è facile). Se Lidia permette, potremmo parlare del giardino di Dranma, alias Nonna P. Secondo me da qualche parte c’è già una dotta discussione sull’argomento. Io sottomano ho un “Attraverso i giardini” Kepos Quaderni 5, dove Alessandro Bonomini scrive un capitolo sull’argomento. Lui dice che il garden di N.P normalmente è un praticello quadrato, ma per due volte la si vede coltivare delle…petunie. Stando a quello che mi ha raccontato Leo Minniti (I campi), invece dovrebbe avere emerocallis e rose, che erano i fiori più popolari in America a cavallo dell’800-900. Comunque, petunie o emerocalli, l’idea che Dranma per un attimo smettesse di fare torte glassate per coltivare pianticelle, mi da un gran sollievo.
Hanno aggiustato il portone.
Più che torte glassate N.P. (Granma con la G, non Dranma, che significa invece “dramma”, nel senso di “melodramma”, in cingalese) pare facesse torte di frutta, principalmente Apple Pie. Secondo il fondamentale “Of Mice and Ducks” (University of Sausalito Press, 1949) di Abigail A. Arbuckle, il giardino di N:P: misurava 2,35 acri americani (1 acro americano = 4046,87261 metri quadrati), cioè 0,951 ettari, non propriamente un fazzoletto di terra, quantunque Emil E. Elthusen, nel suo controverso “Der unbehauste Gans” (Munchen, 1962) affermi apoditticamente: “himmlisch verblasene und verblumelte Liebesgeschichten”, mettendo in dubbio le attitudini al giardinaggio di N.P. e del bisnipote Ciccio (in originale Gus Goose). In “Poppies and Goslings. Toward a Comparative Duckology” (Laredo, 1957) infine Donald D. Donaldson spezza una lancia a favore dell’ipotesi della coltivazione del papavero forse a fini non strettamente legali (“how gobbling poppies?”, pag. 721).
caro Tulix, mi stai facendo felice di gioia (bello, vero?). Granma? Peccato. Che lei non fosse una grande giardiniera, lo si era capito benissimo, e non lo erano neppure i suoi parenti Duck, più amanti di amache, e neppure Paperina, nonostante si desse un pò da fare. La biofilia non correva nella famiglia Duck. Correva un pò di più nei Mause, se non altro per Topolina che aveva un giardino con delle rose con fiori grandi come dei carciofi. Non insinuare cosacce per Granma. Con i semini di papavero ci faceva il pane, anche perchè erano troppo pochi. Però, con 0,951 ettari… Lo sai che a Roma è finito sul giornale, tanti anni fa, il simpatico giardiniere capo di Villa Panphilii, perchè ne aveva seminato un bel quadrato nella villa stessa. Erano bellissimi! Bianchi appena sfumati di rosa. I Narcotici, avvisati da un solerte runner, glieli hanno strappati tutti! Lui si è scusato dicendo che i semi gli erano stati portati dalla moglie cecoslovacca per fare il pane. La Granma era di origine ceca? Quando ero piccola mi facevano leggere poco i fumetti. In compenso mi regalavano dei libri moolto pericolosi, come “Il biricchino di papà”, dove imparai subito che cos’è l’erotismo, il complesso edipico, l’incesto e la pedofilia. Ma loro (i miei) non se n’erano accorti. Più tardi ho continuato con i fratellini Delly (te li raccomando!) e poi mi sono perfezionata con D’Annunzio, ma quello in soffitta, di nascosto. Da lui ho imparato come si mette in pratica tutto quel bendidio, ma mi ha attaccato anche l’amore per i fiori. Continua a cercarmi qualche cosa dei fiorellini della vecchia Papera. Tu dici che quelli che hanno le casine a schiera con tutti quei bei praticelli rasati, il trittico d’alberi vicini vicini e le surfinie, siano dei lettori di Topolino? Ciao ragazzi!