Enciclopedia delle erbe, uscita con Gardenia

A partire -mi pare- da giugno, “Gardenia” ha proposto un abbonamento con in regalo L’enciclopedia delle erbe di Deni Brown.
L’edizione è Dorling Kindersley, una casa editrice che viene spesso riproposta in Italia, e che molti conosciamo per i suoi ottimi manuali.
Ovviamente l’editore italiano è Cairo.

Il primo volume si presenta come una guida alla storia e all’uso delle erbe e delle spezie, partendo dalla nascita della classificazione binomiale, passando per le leggende mitologiche, fino agli erbari più importanti della storia.
Successivamente si apre una ricca sezione di progettazione dedicata a come inserire le erbe nel giardino e in diversi scenari (formale, informale, contenitori, bordura, ecc.). L’orto non è nominato neanche di striscio.
Le realizzazioni grafiche dei progetti sono del tipo che conosciamo già dai testi della RHS e della DK, veramente belle, minuziose, perfettamente riuscite, ammirevoli.

Dopo una carrellata sulle erbe e le spezie provenienti dalle diverse parti del globo, si inzia con un vero e proprio “Catalogo delle erbe”.
Se qualcuno se lo stesse chiedendo non è il medesimo del volumetto “Erbe” uscito anni or sono, sempre con il marchio DK, assieme a TV Sorrisi e canzoni, e neanche quelle del Dizionario delle piante ornamentali UTET-Garzanti, anche se le foto mi sono molto familiari e sono sicura di averle già viste.
Il “Catalogo delle erbe” è riccamente illustrato con fotografie e prodigo di indicazioni colturali e su come coltivare le piante (alcune delle quali con proprietà fitoterapiche tutte da dimostrare) in giardino, ancora una volta.
In realtà appare proprio come un catalogo di vendita per corrispondenza, o un libro di giardinaggio, non di fitoterapia.

Il secondo volume è quasi interamente occupato da un indice (illustrato ma non “illustratissimo”) delle piante usate in fitoterapia, descrivendone gli usi più correnti sia in medicina che in cucina, elencando le parti utilizzate, le malattie che possono curare e il tipo di preparazione per cui sono più adatte.
Ma non ci sono delle vere e proprie ricette o dei rimedi. Quindi alla fine questo grande elenco risulta poco pratico. Il sapere che l’Eryngium è ottimo per le malattie delle basse vie urinarie e che se fanno dei decotti non mi illumina sulle proporzioni e sulle parti della pianta da usare. E chi si cura con le erbe sa che queste indicazioni sono a dir poco fondamentali.

In coda c’è una spiegazione abbastanza ampia e gradevole su come si coltivano le erbe, come si raccolgono, come si riproducono e conservano. Ma il tutto è, ancora una volta, presentato in quella veste grafica tipica della RHS e della DK che è molto graziosa e ben fatta ma un po’ fuorviante.
In poche parole ci si concentra molto sull’aspetto ornamentale delle erbe e non su quello fitoterapico.
Segue l’ indice.

Ci aspettavamo un po’ di più a dire il vero, per quanto chi si abbona a “Gardenia” si abbona anche alle delusioni.
Il volume non è affatto un manuale di fitoterapia, ma un insieme di materiale raccogliticcio, per quanto di ottima qualità, sulla coltivazione delle erbe ornamentali o ad uso culinario (i vecchi abitanti della bordura di cucina, come diceva Vita), integrato con accenni storici e mitologici per camuffarsi da qualcosa che non è,in omaggio alla moda della fitoterapia.
Nulla di originale, nulla che non si possa “dedurre” se si hanno altri volumi di orticoltura e soprattutto, di fitoterapia.

A questo punto è facile capire che la DK vende degli stock di materiale che poi sono accorpati per trasformarsi in pubblicazioni con un ISBN nuovo, ma che di nuovo hanno ben poco. Se questo materiale non fosse di buona qualità saremmo anche un po’ incazzati.

Quindi un consiglio: se vi volete abbonare a “Gardenia”, è comunque una bella opera da avere non foss’altro per le foto e le illustrazioni, se la volete comprare ex novo pensando di scoprire i segreti delle piante medicinali, lasciatela pure dove sta.
Se siete genericamente interessati alle erbe e non avete proprio nessun altro manuale, e questo vi piace, compratevelo. Male non fa.

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