E quant’altro

Mi sembra, osservandomi intorno, che il mondo del giardino italiano abbia detto tutto il dicibile e anche più del superfluo, seppur senza trovare neanche la domanda che bisogna porsi per avere una risposta (una domanda, una risposta).
Io perlomeno sento di non aver più niente da comunicare.

Oggi arrivo ad una decisione che era maturata in me da molti mesi. Non so come continuerà l’attività di questo blog e se continuerà.
Certo porterò a termine l’impegno preso con il prestigioso quanto inutile premio “Amore al risciacquo”, ma per il resto non so. Non mi interessa.

Di “quant’altro” ne abbiamo fin troppo, e non credo che nessuno morirà per la mia assenza.

A tardi vederci.

26 pensieri su “E quant’altro

  1. così non vale… e no cara Lidia non ci puoi mollare, andrebbe a mancare in web un’importante rappresentanza giardinicola! Chiudi un po’ “per ferie”, riposati e ripensaci e torna carica più che mai, niente si inventa tutto è già stato scritto pertanto solo i pensieri e le menti brillanti possono e devono svegliare le folle.
    con affetto (posso scriverlo o risulto antiquata?)
    simonetta

      • Una volta, tantissimi anni fa, mi hai detto che si è speciali quando si sa di essere speciali. Mi spiace che senbra tu abbia un po perso di vista quanto TU sia speciale. Una stella ha il diritto di splendere, ma anche un po’ il dovere… E penso che le persone che seguono queste pagine lo facciano perchè questo è un luogo molto speciale, dove risiedono idee, forme e valori che è ormai difficile trovare la fuori e che poche persone ormai custodiscono e sanno offrire.
        Detto ció, bisogna avere il dovuto, (seppur malinconico) rispetto del tuo sentire e delle tue decisioni.

        Serenità

  2. Se sono fissata o meno non lo so, sta di fatto che da un pò sono ossessionata dal ‘quant’altro’. Lo usano tutti, in discorsi solitamente idioti, spesso anche più volte in una stessa frase. Lo usano tantissimo e a sproposito (come se esistesse un buon proposito per usarlo). L’ho bandito da casa mia. Se anche tu Lidia sei arrivata al ‘quant’altro’, è giusto salutarci. Ciao. (ma spero tanto tu riprenda la luccicante padronanza della lingua e dei soggetti)

    • Unh, Nano! credevo fosse evidente l’uso spregiativo nel mio post della frase “quant’altro”!
      Proprio perchè logoro, abusato, incapace di trasmettre alcunché: esattamente come questo blog oggi.

    • Ah, e ovviamente la penso esattamente come te sul sintagma “quant’altro”, mutuato dai giornalisti televisivi e “iconizzato” da un millantatore culturale come Fabio Fazio.
      Tra l’altro, per fortuna io non ho mai avuto il discutibile piacere di usarlo, nè nella linqua scritta nè in quella parlata.

    • Nano, scusa, rileggendoti mi accorgo che hai scritto “pò”. Consentimi la piccola perfidia di farti notare che si scrive “po’ “.
      Non perchè non ho più idee giardincole ho perso la conoscenza della grammatica.

    • Fantastico, sto chiudendo il blog, sto dichiarando sconfitta, sono in bancarotta ideologica, e mi trovo un messaggio di auguri e buon ritorno e due sull’analisi grammaticale?
      Echecazzo, se avevo un dubbio prima, ora non ne ho più.
      Se mi seguivate giusto per tenere d’occhio la mia lingua e la mia grammatica per pungermi al primo errore, ma che cavolo mi seguivate a fare?
      Se pensate che io avrei usato il “quant’altro” se non in termini ironici, allora vuol dire che NON mi seguivate e NON mi conoscete.
      Che delusione. Che amarezza.
      Uno ci mette il sudore, il sangue e la vita in un progetto e alla chiusura si ritrova due messaggi così.

      • Con tutti il rispetto, ma è cosí grave esser riusciti ad attirare ad una pagina di “Giardinaggio” lettori che con le piante hanno poco o niente a che fare?
        E poi non scherziamo, hai visto le tue categorie? Arte, artigianato, poiesis (46) Conoscenza, agnizione, ricerca (75), film (15), Libri (83), Personale (184), pubblicità, spot, video, cultura consumista (46), Società (86)… senza togliere niente ai tuo personalissimo ed originale punto di vista sulla natura, credevi di avere creato solo una pagina di piante? Ed è un peccato avere una visione aperta del mondo e poi ironica e rabbiosa e quasi sempre gradevolmente prolissa.
        Spiace che hai malinterpretato il mio commento. Ed è proprio perche in altre “pagine” le parole non sono importanti che leggiamo GI.
        È un peccato se chiudi, ma di solito chi chiude non sbatte fuori a calci i lettori ^^’

  3. …(questa è una domanda… mancava punto… ? …) Ed è un peccato avere una visione aperta del mondo e poi ironica e rabbiosa e quasi sempre gradevolmente prolissa?

  4. Boh, io non ho la preparazione culturale per apprezzare appieno il 100% delle sfumature dei post e delle discussioni, ma vederti abbandonare questo blog mi rattrista veramente molto.

    Chiudi per ferie per un po’, ricaricati e ritorna!

  5. mi spiace molto leggere quanto sopra.
    per essere frivolmente leggera ti dico di mangiarti un bel pezzo di fondente e ripensarci.. con me il fondente fa miracoli.
    un abbraccio, vorrei leggerti ancora!
    c

  6. Non so cosa dire…ci sono rimasta male, anche se è puerile dirlo: Il tuo blog era la seconda “visita” che facevo, una volta aperto il computer, e se non rispondevo spesso, cercavo sempre di capire i tuoi messaggi, le tue opinioni e le tue foto: riflettici ancora un po’, anch’io come tanti passo momenti di vero disgusto per il mio mondo, ma poi lentamente recupero, con molta fatica, è vero.

  7. Vi ringrazio, siete gentili e il conforto…mi conforta davvero tanto! Scusate il gioco di parole, ma non so come esprimermi.

    Il blog starà sempre qui, occasionalmente se mi verrà da scriverci qualcosa lo farò. C’è l’assurdo premio amore al risciacquo che attende di compiersi sotto le feste.
    Ma proprio perchè si parla di responsabilità, devo dire qualcosa. Io sono stata caricata di responsabilità psicologiche sin da ragazzina. E’ pesante, è un pesante fardello, ma credo sia giusto così. Avrei anche voluto scriverne, ma poi…be’.
    Ritengo che noi siamo responsabili di tutti gli altri, anche del “cinese di Pechino” che non conosciamo. Una responsabilità ideologica e una responsabilità materiale.
    Siamo responsabili delle persone, ma naturalmente ci comportiamo come se non lo fossimo e ripetiamo spesso: “Il problema è suo”, “E’ un problema suo”.
    No, sono pagliacciate americane di matrice liberista.

    Ancor più dobbiamo essere responsabili nei confronti delle idee. Perchè se pensiamo che ci possa essere un futuro luminoso per questa vecchia terra senza idee che sostengano il nostro agire, allora siamo i primi criminali.
    Mi dispiace, ma non mi va di riempire questo blog con qualcosa di cui non sono pienamente convinta solo per inseguire il numerino in clasiffica.
    Perderò molto, molto prestigio, molta visibilità, molto del mio attuiale potere contrattuale. Perderò collaborazioni, perderò “immagine”.
    Ma il mio senso di responsabilità nei confronti dell’idea del giardino non mi permette di continuare solo per questo. C’è chi s’è fatto il blog, l’ha usato per alzare qualche dollaro, farsi conoscere, e poi l’ha abbandonato. Grazie no.
    Non abbandono Giardinaggio Irregolare. Lo lascio sospeso a tempo indeterminato, fino a che non avrò di nuovo un orizzonte ideologico di fronte a me.

  8. Mi sono distratta un attimo e mi ritrovo con Lidia che vuole mollare? Lo dici seriamente o solo per contare quanti amici di penna si uniscono in coro a cercare di convincerti di non mollare? Se è per sapere in quanti ti seguiamo l’operazione è riuscita perfettamente dato l’alto numero di commenti lasciati al tuo post ai quali mi associo anch’io; mi dispiacerebbe assai non leggere più le tue riflessioni (giardinicole e non ) quotidiane sempre interessanti e mai banali anche se ultimamente sempre più “Irregolari” per un contesto “Giardino”. Se, invece, hai veramente deciso di chiudere (e un pensiero in tal senso è venuto pure a me) per un comprensibile, ineluttabile ed ineludibile affievolirsi dell’entusiasmo iniziale, fallo senza voltarti indietro e dedica il tuo tempo a quant’altro ti possa rendere, al momento, più felice, senza doverci dare giustificazioni particolari.

    • Non è certo phishing for compliments, ci stavo pensando da mesi (forse da quando sono diventata più “irregolare”). Non so neanche se sia calo dell’entusiasmo o semplice rassegnazione davanti all’evidenza di una cultura italiana omologata in ogni sua sfaccettutare, a partire dalle più elitarie (vedi il famoso post sul Foliage e la querelle con Mimma Pallavicini), alle più propagandistiche, come quelle del blog verde del TGcom, alle più effimere come l’orto di Michelle, fino alle nostre, che potremmo dire più ingenue e sincere, ma anche quelle virate o alla tecnica agronomica o al contorno del giardino. Poche, rare e preziose le eccezioni.
      Semplicemente finchè ho avuto qualcosa da dire l’ho detta, ora mi sento inutile e pleonastica come il sintagma “quant’altro”.
      Quando e se mi sentirò, tornerò a scrivere.
      Forse.

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